TUTTOLANDIA

"…il posto che mi piace si chiama mondo…"

I miei amori

Argo, Angel, Vento

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ancora Argo

14 apr 2014 (2)

mia figlia e il “suo” Argo

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Giovanni Duprè

dScultore, nasce a Siena il 1º marzo 1817.
Figlio di un intagliatore del legno, lo diventò a sua volta frequentando la bottega di Paolo Sani; poi, trasferitosi a Firenze frequentò l’Accademia di Belle Arti.
800px-Giovanni-Dupre-Abel morenteL’opera più famosa dell’artista è “Abele morente”: aveva venticinque anni quando prese in affittato un piccolo studio e, al corso di nudo dell’Accademia, scelse Antonio Petrai (il Brina) per fargli da modello; il lavoro fu eseguito nel 1842 e fu completato per l’Esposizione del settembre del medesimo anno; l’opera riscosse un grande successo di pubblico e fu lodato da Lorenzo Bartolini e Luigi Pampaloni, ma altri lo criticarono affermando che Duprè aveva fatto un calco dal vero anziché modellare la statua, addirittura venne fatto spogliare il Petrai per dimostrarlo, ma le dimensioni del modello non coincidevano affatto con quelle del marmo; l’opera fu acquistata dalla zar di Russia e ora si trova all’Ermitage (una copia in bronzo è alla Galleria d’arte moderna di Firenze).ab
A Firenze si sosteneva che l’artista fosse capace di riprodurre solo statue sdraiate, per mettere a tacere questa diceria il conte Del Benino, ottimo conoscitore d’arte e sincero amico di Duprè, gli suggerì di eseguire una scultura eretta; un anno dopo eseguì “Caino”caino, finanziato dal conte, anche quest’opera è conservata all’Ermitage; pieta_38-smallaltro capolavoro è la Pietà (cappella Bichi Ruspoli nel Cimitero della Misericordia di Siena). Le prime due opere menzionate sono considerate ad alta qualità tecnica a differenza di altre ritenute mediocri (es.il Monumento a Cavour-Torino).
Tra le più considerate c’è la statua di Giotto, commissionatagli dalla granduchessa Maria Antoniettag; anSant’Antonino (loggiato degli Uffizi); saffo abbandonataSaffo abbandonata (Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma).
Altre opere di rilevante importanza sono: il busto di Letizia Cristina Bonaparte (Museo del Colle del Duomo di Viterbo), figlia del fratello di Napoleone I;SanLorenzo_5250MsSanLorenzo_5250detail il monumento funerario per la contessa Berta Moltke Ferrari-Corbelli (basilica di San Lorenzo a Firenze); tra le sue ultime opere, San Francesco (cattedrale di San Rufino ad Assisi).s._francesco_di_giovanni_duprè_03
Duprè scrisse anche un libro autobiografico intitolato “Pensieri sull’arte e ricordi autobiografici” (1876/1878), pubblicato nel 1879, che ebbe un notevole successo e fu tradotto anche per l’estero; restano dell’artista anche “Scritti minori e lettere”. Muore a Firenze nel  gennaio 1882 .
ondaIl nome di Duprè è legato alla Contrada dell’Onda (Siena) dove, nella sede storico-museale, della sono conservate diverse opere dello scultore che è anche ricordato nell’inno dell’Onda.

“…..Su te veglia il più grande Patrono,
per te Siena, nel mondo si onora
del Duprè che alla fede innamora
con la bella immortale ” Pietà “. ….

La sua casa natale, che si trova nell’omonima via, è segnalata da una lapide inserita sopra l’entrata principale del palazzo, su cui è inciso:
« Questa umile casa ove nacque Giovanni Dupré onore dell’arte e d’Italia rammenti ai figli del popolo a che riesca la potenza del genio e della volontà. »

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Lunedì di Pasqua

In Lussemburgo, capitale del Lussemburgo, nel Lunedì di Pasqua, si svolge il mercato della ceramica tradizionale.
pSulle bancarelle vengono esposti, tra i diversi manufatti,  i caratteristici Peckvillercher, piccoli fischietti di terracotta a forma di uccelli, che vengono comprati per essere regalati a bambini e ragazze o scambiati tra collezionisti.pp L’origine di questa tradizione sembra essere collegata a un riferimento biblico: un vasaio nominato nel capitolo 18 del libro di Geremia.
pppLa tradizione dei Peckvillercher risale al 1827; vennero prodotti, come ancora oggi, per la prima volta dagli artigiani della città di Nospelt;  gli artigiani iniziarono a produrli con le piccole quantità di argilla avanzate dalla produzione dei vasi.
La tradizione ha subito diverse interruzioni; pinel 1937, Jean Peters, artista della ceramica, ripropose la manifestazione nel centro della capitale, creando fischietti di terra rossa; dal 1957 i ceramisti di Nospelt hanno definitivamente confermato questa iniziativa dove presentano fischietti scegliendo ogni anno un nuovo design.

 

gQuesta parola fu rivolta dal Signore a Geremia: «Àlzati e scendi nella bottega del vasaio; là ti farò udire la mia parola». Scesi nella bottega del vasaio, ed ecco, egli stava lavorando al tornio. Ora, se si guastava il vaso che stava modellando, come capita con la creta in mano al vasaio, egli riprovava di nuovo e ne faceva un altro, come ai suoi occhi pareva giusto.
Allora mi fu rivolta la parola del Signore in questi termini: «Forse non potrei agire con voi, casa d’Israele, come questo vasaio? Oracolo del Signore. Ecco, come l’argilla è nelle mani del vasaio, così voi siete nelle mie mani, casa d’Israele…..

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Auguri

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Quest’anno….

….mi è preso a parlare di uova, starò forse diventando una chioccia?

Altra leggenda: Maria Maddalena, accompagnata da alcune donne, va al sepolcro e lo trova vuoto, corre dagli apostoli per dare la notizia; Pietro allora gli dice:”Ti crederò solo se  le uova di quel paniere diventano rosse.” E così fu.

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La notte – Elie Wiesel

la notteIn Ungheria, 1941, Eliezer studia il Talmud, prega nella sinagoga, crede fortemente in Dio.
Nel 1942, gli ebrei che non hanno la cittadinanza vengono espulsi, tra questi Moshe, l’inserviente della Sinagoga; viene portato in Polonia dove è consegnato, insieme ad altri, alla Gestapo che li trasferisce in una foresta dove sono costretti  a scavare delle fosse dove cadranno dopo essere stati colpiti a morte; i piccoli saranno utilizzati come bersagli; molti ci metteranno giorni a morire; ci sarà chi tentaerà di sostituirsi al posto dei figli per essere ucciso al loro posto… Moshe colpito non in modo grave si finge morto e riesce a fuggire e tornare a Sighet (Transilvania), dove ha sempre vissuto; inizia a raccontare agli Ebrei ciò che ha visto, li mette in guardia da ciò che accadrà da lì a poco, ma nessuno gli da retta, pensano che sia diventato pazzo, rifiutano di credere che possa esistere un tale orrore.
Nel 1944, tutti gli ebrei di vengono rastrellati dalle SS, caricati sui treni e portati a Birkenau; tra questi c’è il giovane Eliezer e la sua famiglia che verrà divisa: la madre con le sorelle, che il ragazzo non vedrà mai più, lui con suo padre.
Eliezer, quindicenne, conoscerà così l’orrore dell’Olocausto: neve, freddo, pazzia, padri che cercano disperatamente i figli, figli che abbandonano i genitori, ormai destinati alla fine, per poter sopravvivere loro stessi, l’assenza del cibo, il campo di lavoro di Monowitz, le violenze, i bombardamenti, le botte, l’impiccagione di un bambino di cui è costretto ad assistere alla lunga agonia, il bagliore dei forni,  la perdita della profonda fede che aveva in Dio.
Nel 1945 i tedeschi, incalzati dai sovietici, si spostano costringendo sessantamila prigionieri ad una marcia che li condurrà in Germania, nei campi di concentramento dove si compirà l’ultimo atto voluto da Hitler: l’annientamento totale della razza ebraica. A Eliezer e suo padre tocca il campo di Buchenwald dove suo padre, sempre più debole morirà. Eliezer vedrà l’arrivo degli americani.

Elie Wiesel scrive un romanzo autobiografico dove racconta la sua deportazione nei campi di concentramento, dove racconta l’orrore visto e vissuto, dove perde la fede in Dio e nell’uomo.
Perchè l’Olocausto ha ucciso schiere di persone fisicamente, ma ha anche distrutto l’anima delle persone.
Questo romanzo, scritto circa cinquant’anni fa, ci presenta la disumanità e la sopraffazione di cui è capace l’uomo verso i suoi fratelli con parole semplici, chiare, senza orpelli, facili da leggere; lo fa con la forza di chi non vuole dimenticare e non far dimenticare…quella notte, perchè la notte è ricorrente in questo racconto: le notti illuminate dai camini dei forni, le notti al gelo sui treni, la notte dell’attesa per la liberazione, ma sopratutto la notte che stà per terminare, quella dove si intravede un’alba, ma anche quella che può sempre tornare, infatti l’autore ha scritto: “…se Auschwitz non ha saputo guarire l’uomo dal razzismo, che cosa potrebbe riuscirci?”  Una domanda che dovremmo farci di continuo visto ciò che ancora succede oggi tra genocidi e sopraffazioni e indifferenza.
Un libro bellissimo, da leggere, che ha fatto commuovere e arrabiare e indignare mia figlia più di altri letti sullo stesso argomento.

 

 

 

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Noah

noahRegia di Darren Aronofsky.

Il Creatore dopo aver dato vita alla terra, mette nell’Eden Adamo ed Eva che raccolto e mangiato la mela, simbolo di tentazione, vengono mandati sulla Terra dove avranno tre figli: Caino, Abele e Seth. Caino ucciderà Abele e chiederà aiuto agli angeli ribelli, chiamati “Vigilanti”; i suoi discendenti diffondendosi su tutta la terra porteranno odio e caos; gli unici non contaminati dal male saranno i discendenti di Seth. Tra questi c’è Noè, padre di tre figli: Sem, Cam e Jafet. Noè sogna la montagna dove vive Matusalemme, suo nonno, e un’inondazione; è un messaggio divino che lo fa decidere per un viaggio che lo porterà fino da Matusalemme al quale chiederà il significato del sogno.
Durante il viaggio decidono di portare con loro una bambina, Ila, orfana, ferita al ventre; questa verrà curata da Naamah, moglie di Noè, che si rende conto che a causa della ferita la bambina diverrà sterile. Durante il viaggio incontrano i Vigilanti, diventati giganti di pietra; uno di loro accompagnerà Noè da Matusalemme dove finalmente gli viene svelato il suo compito: costruire un’arca dove mettere in salvo tutte le coppie di ogni specie animale, perchè il Creatore manderà un diluvio che spazzerà tutto ciò che vive sulla terra.
Quando l’arca è quasi pronta tuti gli animali vengono imbarcati, ma arriva anche una tribù, guidata da Tubal-cain (discendente di Caino), che uccise il padre di Noè; questi, ritenendosi superiotre anche al Creatore pretende che, se veramente ci sarà il diluvio, di salire con i suoi uomini sull’arca.
Intant: Sem si innamora di Ila, la quale vorrebbe che lui si prendesse una donna fertile per poter avere una famiglia; Cam vorrebbe una donna per lui, Noè glielo proebisce e Cam fugge via, durante la fuga trova, in una fossa di cadaveri uccisi da Tubal-cain, una ragazza, Na’el, e decide di portarla sull’arca.  Noè vista la ribellione dei figli decide che dopo il diluvio nessun uomo dovrà mai vivere sulla Terra, come desidera anche il Creatore, loro saranno gli ultimi. Disobedendo a questo volere, Naamah va da Matusalemme a chiedere aiuto affinchè i suoi figli posano avere mogli e famiglie; Matusalemme, in cerca di bacche, incontra Ila a cui darà la sua benedizione permettendole di tornare fertile e amare Sem.
Inizia il diluvio, Cam tenta di portare con se Na’el ma nella corsa verso l’arca questa cade in una trappola e si ferisce, Cam tenta di aiutarla, Noè va in suo aiuto ma, resosi conto che avrebbero perso tempo e sarebbero stati raggiunti da Tubal-cain e da i suoi seguaci trascina via suo figlio abbandonando la ragazza, che muore calpestata.
La tribù attacca Noè, che aiutato dai Vigilanti, che di nuovo si trasformeranno angeli e voleranno nell’Eden, riesce ad entrare e chiudere l’arca; ma anche Tubal-cain riesce, di nascosto e ferito, ad entrarvi. Intanto l’acqua sale vertiginosamente ricoprendo tutto e gli uomini vengono sommersi. Anche Matusalemme morirà travolto dall’acqua.
Cam scopre Tubal-cain e accecato d’odio verso il padre, decide di tenerlo nascosto.
Ila rimane incinta e Noè, non volendo nuove stirpi umane, decide che se a nascere sarà una femmina la ucciderà; Sem e Ila decidono di partire e costruiscono una zattera che Noè incendierà. Ila partorisce due gemelle femmine che Noè non ha il coraggio di uccidere. Tubal-cain decide di uccidere Noè servendosi di Cam, ma questi prende le difese del padre e durante la lotta uccide Tubal-cain.
Quando le acque si prosciugano Noè, sapendo di aver tradito il volere del Signore va a vivere da solo, sarà Ila a fargli capire che ciò che ha fatto è un gesto d’amore e a convincere Noè a riavvicinarsi alla sua famiglia; Cam allora decide di andare via.

 

2 ore di film maestoso che non mi hanno dato tempo di annoiarmi. Si inizia con le parole della Bibbia per poi scivolare in un racconto che è assolutamente inusuale, rivisitazione del racconto biblico, che oserei definire fantastico.
Partiamo da Noè, grande patriarca, timorato di Dio, che qui ha un ruolo anche di combattente,  un lottatore (completamente diverso da quello raccontato religiosamente), ma come potrebbe non esserlo visto il caos in cui vivevano le tribù all’epoca? Vista la supremazia del più forte? Russell Crowe ne è degno rappresentante, magnifica e carnale presenza, sicuramnte uno scelto da Dio per la sua morale, ma pur sempre un uomo e proprio l’idea di mostrare  non il solito Noè, tutto proteso verso la religione, quasi un mistico, ma un uomo, con le sue passioni, i suoi conflitti interiori, i suoi errori, i suoi amori: la famiglia, i figli, la moglia (la bravissima Jennifer Connelly) è la cosa che mi è piaciuta; riflettendo anche sul dramma umano che quest’uomo ha dovuto sostenere, i suoi stati d’animo. E Matusalemme, visto anche come un nonno, con le debolezze che l’età mette in risalto (la voglia disperata di bacche, di assaporare ancora la vita sapendo di esserne alla fine), non è forse così nella realtà?
Oserei definire Darren Aronofsky un regista “visionario”, che pur portando al cinema una colonna portante dlla storia della Genesi, dal Vecchio Testamento,  ha fuso in questo film realtà e magia, facendo diventare la tradizione mitologia; sicuramente una scelta coraggiosa, visto l’argomento sempre tenuto sotto controllo da chi crede o tenta delle ulteriori spiegazioni ai testi, creando così un film spettacolare, con straordinari effetti speciali; un film anche  apocalittico, devastante che a me personalmente ha catalizzata (complice anche il 3D), mi ha affascinato non solo per le scene, ma proprio per la diversità di interpretare i personaggi della tradizione religiosa. Il film è sicuramente da vedere con i suoi meraviglios paesaggi islandesi e la singolarità con cui viene presentata la vita di Noè e Noè stesso. Oviamnete il regista ci ha messo del personale, ecco perchè parlo di “visionario” : la famiglia di Noè, e lui stesso, vengono presentati come  vegetariani a differenza dei cattivi che sono terribilmente carnivori, cosa che contrasta con la vita dell’epoca, i riti religiosi…ma se ciò fosse vero? Anticamente  molti popoli si cibavano solo di cereali e bacche; bella l’idea di far capire che solo l’indispensabile andrebbe usato, di tutto ciò che ci offre il pianeta, in fondo non è questo il messaggio che oggi molti ecologisti tentano di far passare? Ho apprezzato l’idea degli animali creati senza utilizzare veri animali, sono riprodotti al computer, come quelli che erano presenti migliaia di anni fa; non illogica l’idea di addormentare gli animali sull’arca (realmente riprodotta nelle misure e struttura), mi sono sempre domandata come avrebbero fatto tanti animali diversi e con ognuno il loro verso a vivere in un ambiente ristretto a non far impazzire chi li doveva accudire. Un’amica che era con noi è rimasta delusa dal fatto che la storia avesse poca attinenza con quella religiosa, a mia figlia ha chiesto”Tu che ne pensi, non ti sembra una storia assurda?”, Meli ha risposto:”Tutte e due potrebbero essere assurde, prendi uno che non crede…Ma se volevo vedere un film tanto religioso non sarei venuta al cinema, sarei andata al catechismo.” Ha forse ragione? Dico di si, il cinema è anche magia, rivalutazione e perchè no spettacolarizzazione, ovviamente secondo il tema trattato. Questo si presta. Ora tre domande mi sorgono in mente: 1) Cosa ne pensa il clero di questa versione…umanizzata della storia? 2) Se il diluvio è vermente accaduto, è forse cambiato qualcosa? Non mi sembra, l’uomo ancora oggi è attanagliato dalla cattiveria, soggiogato dalla voglia di potere, spesso insensibile all’altruismo. 3) Il regista ci ha voluto far capire che il male è talmente radicato nell’uomo da farne parte indissolubilmente e quindi impossibile da sconfiggere? Lo ha voluto dimostrare, secondo me,  inserendo nel racconto il male che entra nell’arca sotto le spoglie di Tubal-cain, che viene vinto è vero, ma che  prosegue con Cam che  abbandono la famiglia  incapace di perdonare il padre.

 

 

 

 

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L’uovo di Pasqua decorato

Ieri la realtà, oggi la leggenda: come nacque la tradizione delle uova decorate di rosso. La mattina del Venerdì Santo un uomo si recava al mercato con un cestino di uova,  da vendere ai signori di città. La strada era lunga e polverosa e mentre camminava l’uomo scorse Gesù che portava la croce e aveva il volto sporco di sangue che fuoriusciva dalle ferite inflittegli dalla corona di spine. Lasciò il cestino e corse per aiutarLo. Quando tornò per riprendere il cestino, con meraviglia notò che le uova erano decorate con disegni, alcune in rosso, altre con colori bellissimi.

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Uovo sodo a Pasqua

L‘uovo è presente sin dall’antichità in molte culture con diversi significati simbolici.
Nella mitologia pagana il cielo e la terra erano considerati due emisferi che creavano un unico uovo; gli antichi Egizi consideravano l’uovo il centro dell’universo dove erano contenuti acqua, aria, terra, fuoco; gli antichi Persiani si scambiavano come segno di rinascita, all’arrivo della primavera, uova di gallina che venivano decorate a mano.
Anche nel Cristianesimo troviamo la tradizioni dell’uovo come simbolo della vita, della risurrezione: l’uovo appare privo di vita, però dentro conserva una nuova vita, così come il sepolcro di pietra nel quale era stato sepolto Gesù e dal quale ne uscì vivo.
Tempo fa, con un’amica di religione ebraica, si parlava dei simboli della Pasqua (la loro quest’anno cade nei giorni della nostra) e mi diceva che anche in un loro rito, il Séder, dove viene fatta una cena, tra gli alimenti, che  hanno tutti un simbologia, c’è anche l’uovo sodo, ma non ricordo bene il suo valore simbolico, se la liberazione degli ebrei dalla schiavitù egizia o il perdurare della vita.
I miei amici cristiano/ortodossi usano tingere le uova di rosso, in ricordo del sangue di Cristo sparso per la nuova vita, e non comprano uova di cioccolata.
Io ricordo che quando ero piccola, mia mamma li coloravo di giallo, verde, arancio…facendo bollire le uova insieme a erbe di diverso colore e aceto.
La tradizione dell’uovo decorato, in Europa, si deve all’orafo Peter Carl Fabergé, che nel 1883 ricevette dallo zar il compito di preparare un dono speciale per la zarina, venne creato un uovo di platino smaltato di bianco contenente un ulteriore uovo, creato in oro, il quale conteneva a sua volta due doni: una riproduzione della corona imperiale ed un pulcino d’oro; la tradizione del dono all’interno dell’uovo è diffusa ancora oggi
Da un secolo circa, l’uovo di Pasqua per eccellenza è quello di cioccolata.

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John Donne…

tutprimooo…ha scritto:

“Mi chiedo, in verità: che cosa mai abbiamo fatto, prima d’amare?”

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