TUTTOLANDIA

"…il posto che mi piace si chiama mondo…"

Un invito al bar…..

….domani mattina, così…
C’è sempre una buona scusa per vedersi tra amiche.
Quella di domani? Iniziare con il calore dell’amicizia e una profumata colazione una giornata che si presenta fredda, oggi la temperatira è scesa di ben 10°.
Bello no! Iniziare bene il nuovo giorno.

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Scorpione

SCORPIONE  Il segno dello Scorpione è governato da Marte e per questo il giorno favorevole è il maertedì, il suo elemento è l’acqua, la sua pietra il rubino, il metallo il ferro.
I nati sotto questo segno sono pieni di risorse: energia, perspicacità, senso dell’umorismo, passione, sensualità. I nati in questo segno sono tra i più sensuali dello zodiaco, sono possessivi e capaci di grandi emozioni, sono molto gelosi, possiedono grande magnetismo, conquistare qualcuno gli riesce benissimo; al contrario, affascinarli e conquistarli è molto difficile.
Sono anche autoritari e a volte mancano di tatto perchè sono orgogliosi e anche presuntuosi, per questo però sono anche molto indipendenti da tutto e da tutti, difficilmente chiedono consigli. Amano il rischio. Diffidano delle amicizie, ma se si fidano l’amicizia è per sempre.
Le negatività di questo segno sono l’eccessivo estremismo, l’arroganza verbale, l’incapacità di tacere quando è necessario, amano dominare la mente di chi amano, tradiscono facilmente ma pretendono la fedeltà assoluta.
Anche i nati in questo segno, malgrado la forza caratteriale, hanno delle fragilità: hanno bisogno di affetto, di rassicurazione, di pace e serenità; il loro timore è di essere aggrediti, per questo aggrediscono per primo.
Sul lavoro non lo ferma nessuno, può fare qualsiasi cosa a qualsiasi livello avendo capacità e volontà, ama riuscire.
Con i figli è un buon educatore, senza troppe debolezze.
Gli scorpione sono emotivi (come gli altri segni d’Acqua) ma non lo dimostrano; le emozioni le mantiene nascoste.
Sono portati alla meditazione, per questo il loro colore è il viola.
Riesce nello sport perchè ama la competizione.

Sono del segno dei Pesci, ma ho l’ascendente Scorpione, ora mi impegnerò a scoprire di tutto quello che ho scritto quale parte ho assorbito di questo segno, come dice mio marito: “…c’hai la punta avvelanata…”. E meno male, essendo un Pesci che più Pesci non si può mi mangerebbero in un secondo!!!

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Da non leggere se vi sentite tristi…

Quando si perde qualcuno è sempre un dolore, che sia la persona che più ti è vicina, che sia chi più ti è lontana, è sempre un dolore. Forse cambia l’intensità o il modo di viverlo, ma sempre dolore è.
Vivere e convivere con il dolore non è facile, ma è un’aspetto della vita che tocca tutti gli esseri umani.
Non c’è una ricetta per evitare nè il dolore nè la morte.
La morte è un argomento che non tratto spesso, non perchè mi disturbi, lo faccio solo quando si affaccia nella mia vita, Sorella Morte mi mette timore, non paura. Mi mette timore da quando sono mamma e l’ho fronteggiata più di qualche volta, prima neanche la pensavo.
Ne ho discusso con una mia amica questa mattina, si commentava un fatto accaduto in zona; lei ne ha terrore, non l’accetta, mi ha domadato perchè ho la forza di parlarne, glio ho risposto che non è forza è l’inevitabilità, è ciò che non si può eludere, è una legge scritta nella natura, è un calore che mano mano si consuma…Sapete cosa mi disturba dei tempi attuali? Che la morte non è più accompagnata da un senso di pudore, dal silenzio, ma è eclatante, è sbandierata, è rumore, è immagine propinata all’inverosimile, è a volte estremamente pietosa, ma anche accompagnata da una discutibile retorica…che poi si dimostra falsa e commerciale.
E mi scuserete se posto tanto su Sorella Morte, ma oggi mi gira così.

I Romani e i Greci rappresentavano la fuga dell’anima con una leggera farfalla o una colonna spezzata: l’istanmte in cui qualcosa va via, non si può recuperare…è per sempre.

C’è chi nella sua fragilità, nel suo carisma, nella sua vita vissuta fino all’ultimo istante la vede così:
“Quando moriremo andremo sicuramente in Paradiso, perchè l’Inferno l’abbiamo già vissuto qui”
Jim Morrison

Rabindranath Tagore ha detto:
“La morte non è
una luce che si spegne, e’ mettere fuori una lampada perché è arrivata l’alba.”

Per molte tribù africane niente muore definitivamente perché tutto si trasforma in una nuova vita, Leopold Senghor, poeta senegalese ha scritto (una poesia che amo molto):
I morti non sono morti (da I canti d’ombra)
“Coloro che sono morti non se ne sono mai andati:
essi sono nell’ombra fitta.
I morti non sono sotto terra:
sono nell’albero che stormisce,
sono nel bosco che si lamenta,
sono nell’acqua che scorre,
sono nell’acqua che dorme,
sono nella capanna,
sono in mezzo alla folla,
i morti non sono morti.

Coloro che sono morti non sono mai andati:
sono nel seno della donna,
sono nel bambino che si lamenta,
nell’incendio che brucia.
I morti non sono sotto la terra:
sono nel fuoco che si spegne,
sono nell’erba che piange,
sono nelle rocce che gemono,
sono nella foresta,
sono nella casa:
i morti non sono morti.

Ascolta più spesso…
È il respiro degli antenati.”

“Nessuno muore, se resta nel cuore di chi vive…”
Alex Bongiovanni

La morte come evento inevitabile lo spiega un racconto delle scritture sacre buddhiste:
“Una madre si era recata dal Buddha con in braccio il proprio bambino appena morto.
Prostrata dal dolore gli gridò: “Dammi una medicina per mio fglio!”.
Ma il Buddha le rispose: “Va’ in città e portami un granellino di senape da ogni casa dove non sia mai morta una persona”.
Ella andò, ma ben presto si rese conto che in tutte le case era entrata la morte.
Allora concluse: “Sarà la stessa cosa in tutte le città. È la legge: tutte le cose devono passare”( Maharathapurana )
E’ la realtà e bisogna saperla accettare, dal buddhismo:”«Nessuna agonia angosciosa disturba il cuore fermo di chi ha raggiunto il grado supremo del cammino spirituale, cioè il nirvana.”

“Come l’uomo è uscito nudo dal grembo di sua madre, così se ne andrà di nuovo come era venuto, e dalle sue fatiche non ricaverà nulla da portar con sé.” (Qoeleth 5,14-16)

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Sogni

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Ebola

Qualcuno penserà: “Anche questa si mette a parlare di questo virus? Non basta la tele?”…avete ragione, forse non dovrei farlo, o forse si.
Quando ero ricoverata allo Spllanzani di Roma rimasi colpita dagli uomini in tuta bianca, scafandeo, bombole, guanti…che passarono davanti la mia stanza…si parlò di Ebola, era il 2000 e questo virus faceva già paura. Una persona che era ricoverata con me, medico (non dell’ospedale) mi diceva che erano anni che si parlava di una propabile pandemia, l’autorità sanitaria mondiale l’attendeva, questo su dati scientifici ricavati dal presentarsi periodicamente da virus particolari. Io non so se sia vera o no questa cosa, ma oggi, alla luce di quello che sento, quel discorso mi rimbomba nella testa, e mi mette paura. Persone fragili immunitariamente come me, sentono su di loro ancor di più i brividi; che poi io, personalmente, vivo sempre come fossi un leone è un’altro discorso, ma fino ad ora tutto quello che mi circonda, anche il visibile solo al microscopio non mi ha mai turbato, ma questa cosa qui mi fa pensare e tanto.
Non parlo di Ebola con cognizione da esperta, magari lo fossi! Ma un pò mi sono documentata, tra rete e fonti a cui mi affido spesso.

 

eEbola potrebbe (il condizionale per me è d’obbligo in riguardo a questo virus, ma non spiego perchè, sembrerebbe fantescienza anche se non lo è) un virus zoonotico (trasmesso da animali); il cosiddetto serbatoio naturale del virus sono molto probabilmente le volpi volanti (simili a grossi pipistrelli), che mangiano frutta e abitano le foreste tropicali; si pensa che il virus “viva” all’interno di questi animali da moltissimo tempo perché non causa in essi nessun sintomo; per arrivare a noi il virus potrebbe essere passato dalle volpi volanti alle scimmie, o altri animali della foresta, e infine all’uomo, che viene contagiato rapidamente attraverso la carne, ricavata per mangiare, di animali selvatici come antilopi o scimpanzè. Il fenomeno si è aggravato da quando compagnie occidentali e cinesi sono penetrate nella giungla per il disboscamento e la ricerca di fonti di minerali.
Il virus prende il nome dalla valle dell’Ebola, nella Repubblica Democratica del Congo e proprio qui fu “scoperto” nel 1976 e dove ci fu la prima epidemia (conosciuta, dico sempre io) scoppiata in un ospedale missionario condotto da suore olandesi, e nel Sud Sudan; ad oggi sono stati isolati cinque ceppi diversi del virus, di cui quattro sono letali per l’uomo. Ebola è estremamente aggressivo per noi umani, causa una febbre emorragica mortale (tasso dal 50% all’89% ). I sintomi sono: febbre, vomito, diarrea, dolore o malessere generalizzato, a volte emorragia interna e esterna.
Il virus Ebola sopravvive alcune ore all’esterno di un organismo; se si tocca la superficie infetta e poco dopo ci si toccano gli occhi o si mettono le dita in bocca potrebbe avvenire il contagio (baciare una persona malata, toccare i fluidi biologici o qualcosa su cui sono caduti, mangiare il cibo di un malato, pungersi con l’ago di una siringa usata per curare un paziente).
Sembra che il virus rimanga attivo nello sperma anche a distanza di 3 mesi dalla guarigione ma si può prendere solo da persone che hanno già i sintomi della malattia; non si può contrarre il virus (come qualcuno ha detto) attraverso la puntura di una zanzara, Ebola si diffonde solo tra mammiferi e non ci sono prove dirette che venga trasportato dagli insetti (come, per esempio, la malaria).
La peggiore epidemia del virus è proprio quella iniziata nel mese di aprile di quest’anno e tutt’ora in corso.
La diffusione dell’epidemia è preoccupante, le stesse autorità sanitarie mondiali non riescono a stabilire se e quando si fermerà, il rischio di internazionalizzazione c’è; in Italia il rischio è del 5-10%, non siamo ai primi posti come rischio ma siamo nella lista dei primi 20 paesi; in paesi come la Francia, l’ Inghilterra e il Belgio, che hanno collegamenti aerei diretti con i paesi africani dove è in corso l’epidemia, il rischio è più alto, nell’ordine del 20%. Queste previsioni sono valide fino a fine ottobre….
La maggior parte dei contagi, all’inizio, avveniva solo nei villaggi in cui scoppiava l’epidemia, regioni e agglomerati remoti e isolati, qui i decessi erano la maggior parte e la quarantena era favorita proprio dall’’isolamento, per la mancanza di strade; oggi l’arrivo in una città popolosa e con rapidi collegamenti con l’esterno potrebbe essere molto preoccupante; una grande città è ideale per la trasmissione di un virus così aggressivo.
Non esistono a tutt’oggi cure o vaccini, anche se ci sono stati tentativi con la trasfusione di individui colpiti ma sopravvissuti. Sono alla studio metodi estremamente avanzati come la cosiddetta tecnologia antisenso o il farmaco sperimentale Zmapp, ma non si hanno ancora risultati clinici attendibili.
ebola  Il CDC (Centers for Disease Control and Prevention) ha inviato 120 esperti in Liberia, Guinea e Sierra Leone; nelle regioni stanno confluendo operatori sanitari anche da altri paesi africani, altri aiuti provengono dalle Nazioni Unite e da diversi paesi, tra cui Cuba, Sudafrica, Regno Unito, Francia e Germania.
Mi domando se tutto questo possa bastare, si stà intervenento con velocità e ampiezza? E’ possibile reprimere una epidemia che segue traiettorie diverse secondoi la regione colpita?
In Liberia, alla fine di agosto, i centri per la cura di Ebola non riuscivano ad accogliere tutte le persone che chiedevano di essere ricoverate; attualmente il governo sta allestendo ricoveri temporanei in scuole non usate e altri edifici pubblici in modo che le famiglie possano portarvi i loro parenti colpiti, a ciascun paziente vengono forniti cibo, acqua, antidolorifici e l’attrezzatura protettiva per il familiare o chi dovrà assisterli. E’ sufficiente una precauzioni di questo tipo? Non credo, anzi, mi viene in mente che le possibilità di sopravvivenza dell’infezione raddoppi. Anche in Sierra Leone sono stati allestiti dei centri simili, ma lì l’epidemia è più lenta, chissà perchè! In Guinea non ci sono piani di base perché si ritiene che i dati sull’epidemia siano troppo incerti, infatti il primo paziente a contrarla è stato probabilmente un bambino di due anni che aveva mangiato carne di animali selvatici, da allora il paese è riuscito a sconfiggere il contagio per ben tre volte, ma ogni volta il virus si è reintrodotto nel paese, probabilmente portato da persone che hanno attraversato le foreste al confine con Sierra Leone e Liberia.
L’epidemia verrà ritenuta scemata quando almeno il 70 per cento dei pazienti sarà in isolamento e riceverà le cure appropriate. Finché quella soglia non sarà raggiunta si prevede che il numero dei casi triplicherà circa ogni mese.
Mi auguro che i nostri “governanti” stiano veramente pensando al bene della cittadinanza, perchè quando li sento dire “Non c’è da preoccuparsi”, minimo siamo alla catastrofe, come quando dicono “Le tasse non verranno aumentate”, infatti ne aggiungono di nuove.

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Fontana romana

La funtana der Tritonefontana del tritone

La vasca, com’annaveno de moda
nell’epoca barocca, porta dentro,
acconocchiati ar centro,
quattro derfini ch’arzeno la coda
pe’ regge un conchijone spalancato
indove stà buttato su l’imbraga
‘na specie d’omo-pesce che se sciaqua
coll’acqua de ‘no schizz’a cal’e cresce
che j’esce cor soffià da ‘na lumaca.
E li du’ stemma, in mezzo a li derfini,
scorpiti sur davanti e su de dietro,
co’ tanti de trerregni de S. Pietro
fra chiave grosse come tronchi d’arberi
confermano che, comprice er Bernini,tritone1
quello che qui nun fecero li barberi
è stto fatto da li Barberini.
Poesia di Armando Fefè, poeta romanesco, sconosciuto ai più; io stessa ne ignoravo l’esistenza fino a quando una mia conoscente ha comprato una casa nelle vicinanze di via Ezio, dove il poeta abitò e morì.

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Finalmente sono potuta entrare nel bosco, R. gentilmente mi ha invitata e mostrato i lavori che stà eseguendo. Un mondo incredibile. Tanta desolazione nel pensare a quante piante e alberi ha dovuto togliere, ma questo permetterà una crescita migliore a quelli rimasti sani e permetterà a molte specie vegetali di tornare a splendere. Ieri sono entrata in questa magia alle 17 e ne sono uscita alle 19, stanca, ma serena. Ho camminato molto, ho raccolto castagneDSC06612DSC06613 ho ascoltato le spiegazioni e i racconti di R., una persona veramente speciale. Poi il brivido: mi ha mostrato un avvallamento di circa 3 metri di profondità…ho riconosciuto il luogo dove io e Vento spesso andavamo a passeggiare e non si sa quante volte sono passata su quello che io consideravo un avvallamento…era un vecchio ponte di assi di legno e terra, serviva ai tenutari per passare dalla valle al bosco, era rimasto sepolto e dimenticato, quando andavo non mi rendevo conto, tanti erano i cespugli e la terra che lo coprivano; R. sapeva di questo ponte, ma non riusciva ad individuarlo, fino a quando si è reso conto che in quel punto l’acqua piovana spariva troppo velocemente, sprofondava come risucchiata, ha fatto scavare con la benna, ma appenna appoggiata è franato tutto. Se penso a quante volte ci sono saltata sopra…mi ha salvato il mio peso…una voragine che mi ha messo paura. Ora ricostruirà il ponte in pietra o legno…deve decidere.
Questi sono massi che hanno più di 50 anni, sono diventati duri come la pietra, ma in effetti sono formati da terra e radici, R. li ha posizionati in punti strategici senza distruggerli…DSC06585DSC06586
Questa era la casa del colono, questa parete è sostenuta solo dall’edera, l’altro lato è letteralmente crollato appena hanno tolto un paio di alberi, ora verrà demolita anche questa parte DSC06587
Dove sono stati tolti moltissi mi alberi, R. ha creato una specie di “isola” per salvare e riportare nelle migliori condizioni il pungitopo, ora ci si arriva agevolmente, prima mi sono graffiata mille volte per fotografarlo DSC06591
Ha creato una radura enorme, ha liberato le entrate per i sentieri che sono ancora da pulire, immagino quando sarà possibile passarci…non vedo l’ora; per non far passare chi va dentro il bosco, all’entrata dei sentieri ha messo tronchi abbattuti e il divieto, spero che gli “intrusori” (vedi cacciatori) lo capiscono, sono sentieri ancora inesplorati e non si sa cosa ci sia, come la voragine, ad esempio, di cui ho parlato prima; ci vorranno mesi per pulirli e sistemarli, ma sarà uno spettacolo DSC06598DSC06599DSC06602DSC06604
R. mi ha chiesto come facevo ad entrare senza passare da sopra (come gli ho raccontato) e allora l’ho fatto scendere sotto la collina, dove loro ancora non sono arrivati e gli ho mostrato il luogo che aveva trovato Vento per passare; davanti, come un sipario ci sono le pianteDSC06611 , le sorpassi e scendi ancora, ma se scansi le piante trovi la porta magica…. DSC06610, se giri a destra vai verso il regno delle vipere, se giri a sinistra ti inoltri fino a dove c’è uno sbarramento di cespugli invalicabili, R. non vede l’ora di rimuoverli per capire a quale dei sentieri si ricolleghi questa entrata.
Il bosco è fantastico…DSC06590Copia di DSC06589DSC06608DSC06588

Lasciatemi dire una cosa, nel bosco non ci sono abitazioni, non vivono persone, ma R. ha fatto scavare dei canali che confluiscono nella parte bassa del bosco, questo per far si che le acque piovane, particolarmente violente ormai, portino via terra, piante e tane…fate un pò voi….Anzi, pensi un pò lo Stato….

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Fuori misura….

…è il momento che stiamo vivendo. E tralascio argomenti sociali e politici, penso alla natura. L’uomo vuole comandarla, ne stravolge il sistema, non ha più limiti, la invade in ogni dove con superbia, dimentica l’armonia con cui è stata creata gettando lo scompiglio in ogni luogo, da nord a sud, da est a ovest, dalla terra al cielo, dai mari ai monti, persino sui pianeti. L’uomo la sfida, la vuole rendere schiava dei suoi piaceri, vuole trarre vantaggio nel manipolarla geneticamente, vuole stabilire un’ordine dimenticando che ce n’è uno naturale, che prima o poi chiederà conto, perchè l’uomo ha dimenticato che tutto ciò che è stato creato era per noi, perchè ci riproducessimo in pace e armonia. La natura ne chiederà conto…

——“Dov’ eri tu quando io ponevo le fondamenta della terra?medium_Scotland_Aberdeen_Deeriver_003810092718_LuisB_02
Dillo se hai tanta intelligenza!
Chi ha fissato le dimensioni, se lo sai,
o chi ha teso su di essa la misura?
Dove sono fissate le sue basi
o chi ha posto la sua pietra angolare,
mentre gioivano in coro le stelle del mattino
e plaudivano tutti i figli di Dio?
Chi ha chiuso tra due porte il mare
quando erompeva uscendo dal seno materno,
quando lo circondavano di nubi
per veste
e per fasce di caligine folta?”—— (dal Libro di Giobbe)

 

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Politici, premier, parlamentari, deputati, senatori…chi più ne ha più ne metta…ma i Saggi che il nostro Presidente aveva eletto, che fine hanno fatto? Cosa hanno veramente realizzato? O alla fine non erano ne saggi ne competenti (a fare cosa ancora lo devo scoprire)?dubbi_2

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Il caffè nel bosco

t_olmo4  Qualcuno di voi avrà letto i miei post dove parlo del bosco che si estende davanti la mia abitazione, quel bosco di cui ho postato diverse foto, dove andavo a passeggiare con il mio dolce Vento, dove raccoglievo castagne, dove sentivo battere il Picchio…Il bosco è stato venduto nel mese di Agosto, lo abbiamo saputo a Settembre quando una mattina arriva una squadra di sei uomini muniti di bobcat, scavatrice, furgone, motoseghe, zappe e quant’altro. Quando capisco che iniziano a scavare mi precipito a chiedere chi erano, arriva un “tizio” dagli incredibili occhi azzurri che si presenta:”Sono il nuovo proprietario”. Resto basita e dopo l’iniziale smarrimento chiedo cosa farà con quell’enorme scavatore, “Tolgo ciò che c’è da togliere, alberi compresi.” Non stò qui a tediarvi su ciò che ci siamo detti, ma inizia una nuova amicizia, mi spiega il suo progetto (un area bonificata che diventerà un parco didattico, se il comune approva, altrimenti un semplice bosco), mi fa inforcare stivali e tuta e mi porta a visitare alcune parti mai esplorate (non vi nego con un pò di paura), poi mi dice “…lì no, c’è la fascia delle vipere…” ma questo lo sapevo, Amerigo è stato il mio maestro. Da Settembre, ogni sabato e domenica arriva questa squadra e non vi dico che meraviglia stà venendo fuori: è stata ritrovata la vecchia strada che collega il bosco alla collina, la casa (ormai diroccata e coperta dall’edera) del colono, quella che doveva essere l’antica ara…insomma uno spettacolo. Molti alberi, purtroppo per circa 50 anni abbandonati, sono stati tagliati perchè rovinati e pericolanti, altri segnati perchè veranno curati, altri lasciati; stanno delimitando il terreno dove cresce il pungitopo, vengono circondati con il legno gli alberi nati da poco per salvarli dai cinghiali che rischiano di abbatterli, la legna tagliata servirà per staccionate e cartelli e pali (ho assistito alla preparazioni di alcuni di questi con un metodo antico, affascinante), vengono trovate e rispettate le tane degli animali…un grande e intelligente lavoro, nel rispetto del territorio, della flora e della fauna di questa fetta di mondo; da R. ho molto d imparare. R. ci ha detto che al più presto, con la sua jeep ci porterà a visitare tutta la zona, visto che ha comprato una parte della valletta e quasi tutto il versante della collina (ama la natura tantissimo). Questa squadra stà togliendo anche bossoli dei fucili dei cacciatori, gli innumerevoli sacchi di immondizia, bottiglie di plastica, pezzi di mobili, di ferri vecchi, che la gente veniva a gettare o abbandonava prima che noi costruissimo davanti al bosco, qulcuno ancora ci provava i primi tempi, ma pli abbiamo scoraggiati; sono rimasta esterefatta, la parte nascosta, quella dove non sono mai andata, sembrava una discarica, molti entravano dalla valletta…che schifo! Non la “monezza”, l’umano. Qualcuno dirà, ma che ci entra il caffè? E ci stà, perchè il mio compito è prepararlo per questa squadra di lavoratori infaticabili, uno per metà mattina e uno dopo pranzo, non che me lo abbiano chiesto, ma quando l’ho proposto hanno appaludito, e ci aggiungo sembre ciambellone, o tiramisù, o biscotti. Lo faccio con grande piacere e il sorriso di quelle facce allegre, sinceramente non ha prezzo.

“Tanti anni fa, la gente, prima di entrare nel bosco a cercare i funghi, si toglieva il cappello, si inginocchiava e recitava una preghiera.”  Romano Battaglia

 

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