TUTTOLANDIA

"…il posto che mi piace si chiama mondo…"

Abbazia di Kylemore

imagesabbE’ situata nel Connemara, Irlanda, dove i campi sono di un intenso verde, essendo questa una zona paricolarmente piovosa.
kylemore-abbey E’ un’imponente costruzione in stile neogotico, fu edificata nel XIX secolo dal finanziere e parlamentare inglese Mitchell Henry; quando morì la moglie Margaret, nel 1875, all’età di cinquant’anni, Mitchell decise di venderla. Fece costruire, in memoria della consorte, una chiesa, miniatura della cattedrale di Bristol, a circa un miglio dal castello, dove entrambi sono sepolti. La chiesa all’interno è composta principalmente dal marmo verde di kylemore_chapel 5532518745_a143a70ab3 Connemara.
La proprietà passò alle suore benedettine di Ypres, fuggite dal Belgio per la Prima guerra mondiale, che la trasformarono in un’abbazia che ancora oggi è conservata perfettamente; pur essendo un abbazia è sfruttato per scopi turistici e ospita un collegio femminile;5532516161_03c5b4e450_z alcuni interni sono aperti ai visitatori così come gli immensi giardini vittorianiindexgimages4t; all’interno vi è anche il laboratorio artigiano della lavorazione della ceramica.
images L’edificio è situato sulle rive del profondo lago Kylemore che ne riflette la suggestiva immagine.

2 commenti »

Lo so, lo so….

...un fritto rifritto.
Ma è una frase bellissima. Sognate gente, sognate. Buon fine settimana a tutti.
10563142_907417492606826_130121788454664732_n
9 commenti »

SACRO GRA

imm di Gianfranco Rosi (da un’idea di Nicolò Bassetti), fil/documentario del 2013

 Intorno al GRA (Grande raccordo anulare) di Roma vive un’umanità varia, con storie diverse una dall’altra, anche se alcune di loro si intrecciano.
Personaggi vari, che vivono negli appartamenti dei grandi palazzoni di periferia dove gli aerei sembrano sfiorarli tanto volano a bassa quotagra(1), un botanico che, pianta per pianta, monitorizza il punteruolo rossoimages, un barelliere del 118 che vive da solo, un principe decaduto che vive nell’antico palazzo che affitta per varie occasioni, anche per girare fotoromanzi, in uno di questi lavora un anziano attore che racconta di se ad una giovane attrice, un pescatore di anguille e la sua compagna, le prostitute, i transessuali, le cubiste.

 

I romani sanno che il GRA è un anello che gira attorno a Roma (circa 70 km), una volta la racchiudeva, oggi si trova in mezzo tra il centro e le limitrofe periferie e quelle nuove costruite al suo esterno.
Mi viene da pensare che il regista abbia scelto il GRA proprio perchè circolare, tante storie vissute alla sua ombra che girano in tutti i quartieri e si ripetono nel tempo senza cambiare di molto; penso che abbia voluto raccontare l’eterogena umanità di questa ormai immensa città e periferia, abbia voluto dirci che gira gira, la vita è un circolo, proprio come il Raccordo.
Non ha scelto personaggi particolari come vita, ma come condizione umana, non ha scelto grandi attori ma personaggi di vita quotidiana, sembrano quasi i caratteristi cinematografici, ma vi posso garantire che a volte questa la realtà supera l’immaginario; sono personaggi anche grotteschi, anche drammatici, personaggi che chiusi nel loro mondo hanno solo una finestra come visione su ciò che li circonda.
Non so di preciso cosa Rosi abbia voluto esprimere, in alcune parti si perde il collegamento con altre, ma sicuramente ha documentato la realtà di un’umanità molto vicina a noi, ma che alcuni neanche conoscono, o fanno finta di non conoscere?
Cosa mi è piaciuto: non è eclatante come mi aspettavo però le compiacenti inquadrature (in alcuni casi necessarie), la fotografia, l’aver portato al grande schermo le emozioni, le paure, i pensieri della gente comune senza essere un “grande fratello” che scava morbosamente tra le pieghe della loro vita, quasi un lasciare a loro l’intimità di svelarsi o no, a noi l’intimità di capire e riflettere e decidere: sarà verità o finzione? Mi è piaciuta l’idea di portare a conoscenza l’altra parte della Capitale, una scelta originale; bella e dolce, quasi poetica, anzi tolgo il quasi, poetica la scena tra il barelliere e la mamma malata…lo smaltimento di vecchie salme (cimitero Flaminio)….il GRA che divide ma alla fine unisce, tutte le figure umane di questa mia Roma, che unisce la parte che il turista vede e quella che ignora.
Cosa non mi è piaciuto: una certa lentezza che a tratti può annoiare, sopratutto nelle parti frammentate, poco legate tra di loro,anche se subito, tra una storia e l’altra c’è la ripresa del GRA, l’anello….
Non so perchè sia stato premiato, non sono un critico cinematografico, ma resta il fatto che questo film ha vinto il Leone d’oro al miglior film alla 70ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, cosa che non accadeva dal 1998; Rosi ha personalmente girato nelle periferie e incontrato centinaia di persone e anche girato personalmente alcune scene, forse è stato visto come un lavoro coraggiosoi (centro/ periferia senza alterare nulla), che ha sfidato le grandi produzioni, i film più “impegnati”…

6 commenti »

La Signora in nero…

Ma poi sarà vero che veste di nero? Non credo…per me usa il colore secondo l’appuntamento.

Uno studio finlandese durato dieci anni e testato su 17mila persone, indipendentemente dal sesso, età, abitudini e attuale stato di salute, ha rivelato che, se abbiamo nel sangue, in determinate concentrazioni, queste quattro molecole: albumina, Alfa1-glicoproteina acida, citrato, particelle liproteiche (a denistà molto bassa e di una certa dimensione), potremmo sapere se rischiamo di morire nei prossimi cinque anni; grazie al “death test” (che è appunto un banale prelievo del sangue), questi bioindicatori ci daranno la propabilità di quando moriremo. Sono in corso nuovi approfondimenti per perfezionare questo test che, se daranno i risultati sperati, potrebbe diventare un vero e proprio esame clinico. Ora mi domando: e’ una fortuna o una sforuna sapere o no se la Dark lady ci farà visita? Io dico che è una completa sfortuna…vi immaginate chi poco poco ha un carattere debole, chi è facilmente impressionabile, o chi magari aspetta di morire entro i cinque anni e poi esce dallo studio medico e muore falciato da un’automobile, da un vaso che cade sulla testa, da un abuso…. (perchè credo che questo il test non sia in grado di rilevarlo), o chi delinque preso dalla follia del “…tanto devo morire…” Insomma di ipotesi ne potremmo fare molte.

Ma la Signora in nero, che cosa ne pensa di questa invadenza nei suoi, da secoli ormai, progetti? Io non glielo domando, non gliel’ho chiesto neanche quando mi è venuta a trovare e ne  ho troppo rispetto per chiederlo a un test creato dagli umani, razza di cui faccio parte ma che da un pò mi infastidisce in certi suoi atteggiamenti. Per quel che mi riguarda la lascio al suo fascino misterioso, e ne sono convinta, testo o no, impenetrabile.

PS. E quei poveracci dei cartomanti, maghi, veggenti come camperebbero se gli tolgono anche questa facoltà?

marekpz2vhjf

12 commenti »

Una giornata…

…finalmente con il sole, che ci regala gigli e funghi 20141115_10104520141115_101258 lumachine che lente lente 20141115_101344 si appropriano della mia meravigliosa pianta che è diventata la loro casa20141115_101405 e fanno buona compagnia ai ragni che, con l’arrivo del sole, tessono opere d’arte eteree e  meravigliose 20141115_101437. E visto che l’aria è anche frizzantina, di stare a riposo non se ne parla10 novembre 2014 (1) e Jo decide di fare shopping 10 novembre 2014 (2), riesce a saltare la staccionata che divide il cortile dalla lavanderia e tira giù dai fili magliette, intimo, un lenzuolo, calzini….e dopo l’impresa si riposa IMG-20141108-WA0022 sotto lo sguardo di “quella” che ormai gli fa da mamma e da “palo”nov 2014. E con il sole arriva Meli saltellando per l’8 in oreficeria, il 7 1/2 in storia, il 7 in matematica (che per lei è come aver preso 10!) e l’8 1/2 a pittoriche; un’abbraccio lungo e forte mi ha avviluppato, è felice! 20141029_17514020141030_190912(con qualche imperfezione, ma tanto impegno). E come poteva concludersi questa giornata se non con un meraviglioso tramonto, che mi ricorda che domani ci sarà ancora un giorno da vivere con pienezza e amore.

20141119_16362420141119_164307

14 commenti »

Santa Fabiola

… o Fabiola di Roma.
image2951 Fabiola era una nobile romana di fede cristiana, appartenente alla gens Fabia.
Ancora giovanissima sposò un uomo dal quale divorziò (nel rispetto del diritto romano) poco dopo a causa delle liti, delle incomprensioni ma soprattutto per le violenze che subisce e la vita dissoluta del marito; mentre questi  è ancora in vita Fabiola si  sposa nuovamente, ma se questo è consentito nella legge laica, non lo è per quella della Chiesa, lo scandalo è grande per la comunità cristiana romana e quindi viene additata come pubblica peccatrice; a breve però muoree il secondo marito, rimasta vedova, nell’anno successivo, decide di cambiare radicalmente vita, si consacrò alla preghiera e alla penitenza fecendo atto di pubblica penitenza entrando nella basilica Lateranense, alla vigilia di Pasqua, vestita di sacco e con il capo coperto di cenere; fu accolta da papa Siricio tornando così in piena comunione con la Chiesa. Dona tutte le sue ricchezze alla chiesa e ai monasteri e
inizia a dedicarsi all’assistenza di poveri e malati e fonda il primo ospedale romano.
Nel 394 si trasferì a Betlemme, ospite di San Girolamo che l’indirizza alla vita ascetica e all’attività caritativa, va a vivere nel monastero fondato da santa Paola dedicandosi alla lettura ed alla meditazione della Bibbia; decide di tornare a Roma nel 395 quando i barbari giungono in Asia saccheggiando e distruggendo chiese e monasteri; rimase comunque in contatto epistolare col suo maestro Girolamo.
Fondò la xenodochio (struttura di appoggio) di Porto, presso la foce del Tevere, che offriva ospitalità gratuita e cure mediche ai pellegrini poveri.
Fabiola muore nel 399, ai suoi funerali parteciparono moltissimi fedeli, una profonda manifestazione di gratitudine e venerazione che già la circondava.
Santa Fabiola è patrona delle vedove, delle vittime di coniugi violenti e/o infedeli, dei divorziati.
La memoria di Fabiola c’è stata tramandata da Girolamo che ne descrisse la vita biografica, umana e spirituale in alcune lettere indirizzate, nel 400, al suo parente Oceano, ma Fabiola divenne famosa grazie al romanzo storico (in lingua inglese) del cardinale Nicholas Patrick Stephen Wiseman; il romanzo è intitolato Fabiola o la Chiesa delle catacombe, l’immagine che ne dà è però diversa dalla realtà storica.

 

Cardinal-wiseman-detail Nicholas Patrick Stephen Wiseman nasce a Siviglia nell’agosto del 1802 da genitori di origine irlandese da poco stabilitisi in Spagna.
Si laureò in teologia al Venerabile Collegio Inglese di Roma, dove poi insegnò lingue orientali fino a quando si stabilì, nel 1835, a Londra, qui si interessò dei rapporti fra scienza e teologia, di argomenti storici, dei rapporti fra la Chiesa anglicana e quella cattolica. E’ stato un cardinale e arcivescovo cattolico, alle proteste da parte degli anglicani rispose con un opuscolo invitante alla moderazione, “Appello alla ragione al retto sentire del popolo inglese intorno alla gerarchia cattolica” (1850).
Fu anche scrittore, pubblicò vari libri e trattati sulle lettere antiche, ma la sua opera più famosa rimane il romanzo Fabiola o la Chiesa delle catacombe (1854), tradotto in molte lingue.
Morì il 15 febbraio 1865 a Londra.
libero Fabiola o la Chiesa delle catacombe, è un romanzo storico. Il romanzo nasce dopo numerose ricerche compiute dal Wiseman, è un’ottima fonte di documentazione sui costumi dei primi cristiani, pur contenendo luoghi comuni :l’ebreo della storia, Efraim, è dipinto quale usuraio senza scrupoli; l’inesatta teoria (smentita dagli attuali studiosi) che i Re Magi fossero quattro: il Wiseman aveva notato un’antica figura cristiana, San Giuseppe, scambiandolo per il quarto magio, tanto che sul frontespizio dell’edizione inglese del romanzo venne raffigurata l’immagine in questione.
L’intento dell’opera era quello di sensibilizzare i lettori alla fede cattolica, in particolar modo quelli di cultura inglese.
Nel romanzo si evidenzia l’eroismo dei martiri della persecuzione dioclezianea e si loda la Chiesa e la sua opera salvifica, ma il tema principale è rappresentato dalla progressiva conversione al cristianesimo della protagonista Fabiola.
Il romanzo inizia nella Roma del 302 e si conclude nel 318: abbraccia l’intera persecuzione di Diocleziano e gli anni immediatamente successivi all’Editto di Milano (promulgato da Costantino I nel 313).
Il primo personaggio che si incontra è la matrona Lucina, madre del giovane Pancrazio (ispirato a San Pancrazio martire) e vedova di un martire, di cui conserva una spugna imbevuta nel suo sangue. Pancrazio torna a casa turbato perchè un suo compagno di studi, Corvino, figlio del prefetto di Roma, lo ha profondamente offeso; Corvino ha scoperto che Pancrazio è cristiano e non vede l’ora di rifarsi in qualche modo sul suo compagno, che è migliore di lui nello studio. Lucina e Pancrazio si consolano a vicenda, e la madre farà dono a Pancrazio della spugna col sangue del padre; piangendoci sopra, Pancrazio, la rende di nuovo molle e viva, simbolo della tenacia con cui egli difende la fede.
Fabiola compare nel terzo capitolo: una ventenne bella, corteggiata e viziata; è figlia di Fabio, mercante che trae tutte le sue fortune dal monopolio dei traffici con l’Asia. Fabiola ha tre schiave: Graia (di origine greca), Jubala detta Afra (di origini africane) e Sira (originaria del Medio Oriente), questa, cristiana, vuole convertire la sua padrona, anche se questa è talvolta vendicativa e crudele con le sue schiave. Quando Sira parla a Fabiola dell’uguaglianza di tutti gli uomini, questa, offesa, la ferisce gravemente con uno stiletto (arma che le romane utilizzavano per ferire le schiave); Sira viene difesa da Agnese, ricca fanciulla romana già cristiana, poi santa, che invano si offre di prenderla al suo servizio. Ad una cena organizzata da Fabio viene introdotto un personaggio arrivato dall’Oriente, Fulvio che si allea con Corvino perchè anticristiano. Dopo varie vicissitudini (in cui cadranno alcuni santi: Sebastiano, San Cassiano, Cecilia e Tarcisio), Fabiola si convertirà al cristianesimo e diventerà amica di Sira (che morirà di tisi) che gli rivelerà di chiamarsi in realtà Miriam e di essere la sorella di Fulvio (che in realtà si chiama Oronzio).
Il libro si conclude con Oronzio che riparte verso il deserto, poiché dopo essere stato battezzato (aveva ricevuto dalla madre i rudimenti della religione) è diventato un monaco cenobita nel deserto vicino Gaza.

7 commenti »

Paradiso amaro

par Film del 2011, regia di Alexander Payne.

Matt King, che vive a Waikiki (isole Hawaii), si ritova la vita sconvolta dal coma irreversibile della moglie, a causa di un incidente nautico: dovrà prendersi cura delle due figlie (cosa che non ha mai fatto) e saprà si essere stato tradito.
King deve anche fronteggiare la responsabilità di vendere un terreno sconfinato a Kauai, di cui è amministratore; il terreno è stato ereditato dalla sua famiglia, dalla facoltosa bisnonna più di 150 anni fa.
Tutta la sua vita verrà messa in discussione; dovrà recuperare il rapporto con le figlie Alexandra (ribelle) e Scottie, dovrà contenere l’ira dal suocero che, in gran parte, attribuisce a lui l’incidente della figlia; dovrà gestire l’amarezza per aver scoperto in modo casuale che la moglie aveva un amante e stava per chiedere il divorzio; deve gestire l’incontro con Brian, l’amante della moglie, che è coinvolto nell’acquisto del terreno.
Matt dovrà prendere una decisione forte e difficile: far rispettare il testamento biologico della moglie, deve accettare di lasciar morire Elizabeth.
E deciderà di non vendere i terreni per non alterarne la bellezza con costruzioni in cemento.

 

Ieri Roberta mi chiede se potevamo vedre un film, forse riusciamo a riprendere questa sana abitudine, lei voleva un film con George Clooney, acconsento, li abbiamo visti tutti, manca solo Paradiso amaro.
Sicuramente non il migliore di Clooney, ma io trovo che sia un bel film, da vedere.
Ambientazione perfetta, le Hawaii, per far pensare ad un paradiso, ma alla fine ci si rende conto che lo è, ormai solo in parte geograficamente e territorialmente parlando; è una terra dove vivono umini con tutti i loro problemi, come in qualsiasi altra parte del mondo.
Il film, basato sul romanzo di Kaui Hart Hemmings, ci mostra un uomo completamente assorbito dal suo lavoro da non rendersi conto che le figlie sono cresciute con tutti i problemi che seguono, che la moglie aveva una relazione extraconiugale di cui era tanto appagata, almeno apparentemente, da decidere di chiedere il divorzio;
un uomo comune, sarcastico, che verrà travolto dal dolore diventando vulnerabile nelle difficoltà di tutti i giorni e che sarà messo davanti ai propri difetti e responsabilità.
Questo è un film, ma la realtà di queste situazione è alla portata di tutti, la mia famiglia l’ha vissuta quando sono entrata in coma; credetemi, vedere alcune scene mi ha catapultato in quelli che sono stati i momenti dolorosi di chi mi stava accanto (mi è stato raccontato che quando mio suocero è arrivato in ospedale, dopo avermi visto e accarezzato è svenuto, che mio marito mi teneva costantemente un mini registratore con la voce di mia figlia incollato all’orecchio, che mio fratello mi accarezzava la mano in continuo….).
Nel film si crea un equilibrio mai esistito tra padre e figlie, questo può accadere, come può accadere che gli equilibri saltino, ci vuole una forza enorme e una base solida per affrontare le onde della vita.
E lasciatemi dire: versatile George, che rischia sempre il personaggio, mai hollywoodiano, che rischia anche l’impopolarità, che in questo personaggio è perfetto, indexcon quel bel volto ciancicato dalle rughe dei pensieri,images con la sua epressività (il regista ci mostra molte inquadrature del suo volto), con il passarsi le mani sul volto nei momenti in cui si sente particolarmente confuso, gli riesce benissimo; un George che non ha puntato neanche un pò sul carisma che ormai gli è stato etichettato.
Belle le inquadrature dei visi, degli ambienti, bella la sceneggiatura (anche se un pò scontata), bravi gli attori, bravissima Shailene Woodley, la figlia ribelle02.
Un film/commedia (perchè c’è anche una base di ilarità) semplice, ma che mi ha toccato l’anima, perchè i personaggi sono molto aderenti alla realtà dei comuni mortali con tutti i loro difetti, per la situazione, perchè ci mostra che la vita quotidiana scorre anche se c’è una situazione drammatica, o forse perchè ci ho visto qualche riflesso della mia vita? C’è qualcuno che lo ha visto e mi può dare un giudizio, tanto per scontare che non sono di parte?
Una domanda me la pongo ancora una volta, ci dovrei aver fatto il callo ma proprio non mi va giù, perchè ancora una volta, in Italia, il titolo è stato tradotto in modo improprio?  Paradiso amaro, mentre in  realtà sarebbe Gli eredi (The Descendants).

4 commenti »

Una richiesta

…la mia, e lo faccio con le parole di S.Agostino:” Signore, non disdegnare questo tuo filo d’erba assetato.”

tappeto%20erboso1

6 commenti »

Na’ lagna (detta alla romana)

Oggi è sabato, non voglio guastare il fine settimana a nessuno con le mie lamentele/considerazioni, quindi se non vi va di sbuffare o anche di ridere, perchè potrei essere vista come un clown, non leggetemi.

Destra, sinistra, centro…che senso hanno?  
Partiti? Quali? Quelli che cambiano nome e simboli nel giro di un secondo?
Politici? Quali? Quelli che aprono e chiudono argomenti con una facilità enorme? Un’arlecchinata…
Arlecchino_a_Venezia_icoGli arlecchini (non lo scrivo con la maiuscola pr rispetto ad Arlrecchino) che percepiscono indennità, le raddoppiano, che usufruiscono di privilgi e gratifiche periodiche, tutto in barba alle imprese che falliscono…Loro che lavorano (così dicono, li vedete stressati?) per il bene del Paese, il bene…
Il senso del bene sono solo le lobby, le caste, le classi dirigenti politiche.
Democrazia? Quale? Dovrebbe essere per il popolo, mi sembra ci sia solo (apparentemente) nelle parole dei governanti.
Politici? Quali? Quelli sempre pronti a comparire in Tv, quelli che raccontano storie meglio dei menestrelli di menestrello_small_homeuna volta, quelli sempre pronti a mostrare conflitti, a creare dissertazioni e intemperanze che non portano mai a niente di costruttivo, generano solo il caos: treni in perenne ritardo, chi ancora timbra al posto degli altri (zero controlli), madri e padri di cui non si sa chi biologicamente sia il figlio e viceversa (ancora la legge è ad interpretazione del giudice…), precarietà sul lavoro (ormai una vera e propria professione), scuole senza supplenti (?), concorsi incasinati o bloccati come le graduatorie, riforme e subito controriforme (boni soldi nostri che pagano i loro “straordinari”!), periferie degradate, cittadini e stranieri che non rispettano le regole (un pò perchè conviene, molto perchè stè regole tutto sono meno che regole, o almeno non si capiscono), stato che non condanna chi dovrebbe e quando è condannato non risarcisce (c’è lo scaricabarile, c’è: chi ha dato ha dato chi ha avuto ha avuto), e ai voglia quante se ne potrebbero aggiungere!!! Politici? Quali? Quelli che dovrebbero tutelarci, aiutarci e che promettono e promettono, ma quando arrivano alla potrona cosa fanno? Dimenticano tutto, anzi, rubano denaro pubblico (quindi nostro), approfittano dei beni immobili e mobili dello stato traendone anche profitto…., quei politici che usano parole talmente tecniche che la maggioranza stenta a capirli e devi fare un corso appropriato di tecnica dell’interperetazione, dove non verrebbe mai messo un docente, altrimenti si “saprebbe”, e si “sa” il sapere disturba la casta (mi ricorda qualche governo in giro per il mondo…).

Come ho gìà detto e confermo, non sento più appartenenza, non all’Italia come territorio, che invece amo, non all’Italia delle mie origini e cultura che adoro, ma come italiana in senso civico; sento il nauseante olezzo di una politica putrida, asfissiante; ci beiamo della nostra tecnologia (ultima, trivellare la cometa, serve questo a farci nominare nel mondo?), dei nostri scenziati (che studiano, programmano e realizzano all’estero), ma non c’è sviluppo culturale, dell’arte, siamo impantanati, scivolati tra gli ultimi in classifica; viviamo, anzi sopravviviamo (fate un giro da queste parti) e “vivicchiare” è sempre più difficile, è diventato uno stressante impegno.
Vorrei governanti del vero, del giusto, del non distruggere, li vorrei del costruire; li vorrei in grado di costruire uguaglianze e invece creano grandi disparità; li vorrei talmente forti, come un’architrave, dove la popolazione si potrebbe appoggiare nel bisogno, dove l’attuale generazione potesse attingere, dove le future generazioni potessero guardare per imparare e migliorare.
Vorrei una classe politica più giovane (ma non quelli che attualmente sbraitano come se vendessero merce al mercato dell’incanto), ma si sa, in Italia vige la legge “chi tardi arriva male alloggia” e allora….addio giovani, siete nati troppo tardi per questo momento.
Mi domando: si dice sempre che c’è l’alba dopo la notte, ma per noi quando arriverà? Ma, arriverà? Perchè questa è la notte. Non ancora fonda, ma notte.
naveParagono questa Italia ad una nave, una di quelle che fanno acqua da tutte le parti, stà naufragando, perchè siamo andati a sbattere contro gli scogli a causa di nocchieri che non hanno voluto seguire la vera rotta, che pur di raggiunge un porto a loro comodo, mettono allo sbaraglio le esistenze di molti.
Riusciremo noi marinai ad ammutinarci? Sinceramente? Non credo.
Io personalmente più vado avanti e più rallento i miei impegni sociali verso ciò che ritenevo giusto, faccio lo stretto indispensabile e sogno la terra dei canguri.
E buonanotte ai suonatori.

Se siete arrivati fino in fondo a questa lettura, vi ringrazio, ma non pensate che sono scoraggiata, avvilita, vinta, no, sono incazzata, delusa e pronta a combattere una guerriglia, ma solo mia e per pochi; sono forse diventata egoista (visto che non lo sono mai stata)? No, non lo sono diventata, quello che il cuore mi dice ancora lo faccio, ma sicuramente meno generosa di prima, meno pronta alla barricata, perchè sulle barricate si va in tanti e io spesso sono rimasta sola. Sono stata ferita e ora mi sono stancata di esserlo. me le lecco da sola le ferite, ma non ne voglio altre. Chissà che stò modo di pensare mi faccia più godere del mio tempo? Credo proprio di si. Ieri ho iniziato.

6 commenti »

Oltre le colline

locandina  Film del 2012, regia di Cristian Mungiu.

 Due ragazze, cresciute insieme in un orfanotrofio, sono legate da un profondo affetto, e anche da qualcosa di più.

video-recensione-oltre-le-colline-11993
Dopo anni di separazione si ritroveranno, ognuna con scelte di vita diverse: Voichita (Cosmina Stratan) è una suora e vive in un monastero della Romania, un monastero che sembra fermo al medioevo, per modo di vivere e riti; Alina (Cristina Flutur), affidata ad una famiglia adottiva e poi scappata per andare a lavorare in Germania, vorrebbe portare Voichita con lei e tenta di convincerla, perchè è l’unica persona che abbia mai amato e da cui lo sia mai stata.

oltre-le-colline-cosmina-stratan-cristina-flutur-foto-dal-film-3_mid
Voichita non vuole lasciare il monastero, Alina diventa irrequieta e viene creduta indemoniata. Nel periodo che trascorreranno insieme nel convento conosceranno esorcismi, restrizioni e privazioni.
Un film che mi ha lasciato una grande malinconia e tanta amarezza. Per me un film bellissimo anche se non nel senso più comune della cinematografia.
Il regista si è ispirato ad un fatto realmente accaduto nel 2005 in un convento della Moldavia (poi diventato un romanzo di Tatiana Niculescu Bran): una ragazza muore dopo un esorcismo effettuato dal sacerdote che guidava la communità ortodossa femminile, della storia non si seppe più nulla, il regista l’ha riproposta.
Una storia che ho vissuta con profondità e non vi nego, con disagio.
Il disagio mi è stato dato nel vedere la realtà sociale che ancora si vive in alcune zone del mondo: malati legati, medici approssimativi, superficiale burocrazia, superstizione, adozioni poco “sentimenali”…una società senza equilibri.
La profondità l’ho vissuta per la lentezza, quasi surreale, volutamente data al passare del tempo, dei giorni…surreale…che invece è reale se si pensa al contesto in cui il film è ambientato; profondità per la storia d’amore raccontata, perchè questo film è anche una storia d’amore, anzi soprattutto una storia d’amore, una storia soffocata da regole che sembrano lontane secoli e che portano la rabbia, la violenza, che portano alla distruzione delle due protagoniste; la profondità per il rispetto a chi vuole sopravvivere anche davanti l’impossibile.
Un film drammatico, forte, che può sembrare noioso, io così non l’ho trovato, mi è piaciuto molto, anche per i colori inesistenti (ne vengono usati pochissimi) che aiuta molto il contesto di ambientazione, lo rende reale e suggestivo.
oltre-le-colline-cosmina-stratan-foto-dal-film-1_mid20_imm

149775178945Bravissime le due attrici romene che per questa interpretazione (una recitazione che definirei realistica), hanno vinto entrambe il premio come migliori attrici a Cannes.
Bellissima la fotografia.

Le domande che mi sono posta sono: cosa si è disposti a fare per amore? C’è un messaggio di salvezza nel film?
Per amore ci si può mortificare fisicamnte, annientare psicologicamente, ma un amore così è un amore malato,  figlio di altre disperazioni.
Chi ha donato l’amore fino all’estremo, ha tentato di salvare l’altra persona, ma lo ha fatto  inutilmente, perchè dove c’è chiusura verso la vita che cambia, dove ci sono regole austere, dove c’è soppruso e coercizione psicologica, dove manca la cultura non ci può essere alcun senso sociale, non può esserci un riscatto.

La salvezza? E’ oltre le colline, per trovare una visione della vita meno cinica e desolante, dove non c’è paura, dove non c’è il torbido…oltre le colline, per trovare il colore, un sorriso, un gesto di tenerezza.

Lascia un commento »

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 265 follower