TUTTOLANDIA

"…il posto che mi piace si chiama mondo…"

A tavola!

Ieri verso le 11 mi telefona un’amico:”Torniamo dalle vacanze, passiamo da quelle parti, proprio una toccata e fuga, porto mozzarelle di bufala fresche…cosa prepari per pranzo?”
“Mmmm, vediamo….mozzarelle di bufala…Bhè, visto la mano poco utilizzabile, direi pomodori dell’orto del Sor Richetto, il basilico fresco della mia pianta, fichi e mele raccolte questa mattina presto dai miei alberi…ah dimenticavo, pane casareccio cotto al forno! Che ne pensi?”
“Affare fatto!”.
E la domenica diventa una poesia, perchè come scrisse Marco Tullio Cicerone “Il piacere dei banchetti non si misura dalle squisitezze delle loro portate, ma dalla compagnia degli amici.”

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Due libri…

…tanto diversi uno dall’altro, uno l’ho letto io, uno Mely, il suo compito per l’estate.

Il mio: I sette peccati di Hollywood – Oriana Fallaci

fallaci1956: Oriana Fallaci arriva a Hollywood come inviata dell’Europeo, porta con se dodici camicie da regalare al regista Jean Negulesco affinchè possa favorire una sua intervista con Marilyn Monroe; l’intervista non avverrà mai ma darà alla giornalista una certa notorietà che gli permetterà in seguito di entrare nell’apparente dorato mondo del cinema. Verrà invitata nelle case degli attori per le interviste, parteciperà alle esclusive feste, conoscerà produttori e visiterà gli studi di registrazione. Descrive personaggi come Hedda Hopper e Sheila Graham, classificate come “pettegole di Holliwood”, i retroscena di come si costruisce un divo, il fascino di Gregory Peck, il rosso dei capelli di Rita Hayworth, Frank Sinatra, il potere di De Mille, Orson Wells…Ci racconta i loro vizi, eccentricità, i loro scrupoli e i loro compromessi.
Non è un romanzo ma una serie di interviste che raccontano come vivevano e chi erano i divi di Hollywood dell’epoca.

E’ il suo libro d’esordio, pubblicato da Longanesi nel 1958, per molto tempo non è stato più stampato, è stato riproposto nel 2009, a me finalmente l’ha trovato la Biblioteca comunale..
E’ l’unico libro che non avevo letto di Oriana Fallaci; non sempre mi sono trovata d’accordo con lei, oggi ad esempio riconosco che aveva previsto una grande realtà che si stà avverrando, cellule in Europa di quell’Islam malato; aveva perfettamente ragione. Di lei, d’accordo o no, mi è sempre piaciuta la passione che metteva nello scrivere, la franchezza che aveva nelle sue idee, l’ironia con cui trattava certi argomenti, come quelli di cui parla in questo libro.
Io trovo che sia un libro molto bello, come molti suoi libri che mi hanno dato molte emozioni, per la mia epoca era quasi una sovversiva, io la trovavo, e ancora lo penso, una donna arguta e mai superficiale.
Nel libro non c’è trama, niente grandi e trascinanti personaggi, ma lo scrutare con gusto e sagacità i divi, le loro manie e il loro declino, un viaggio nell’America patinata che incuriosiva e stupiva (e ancora lo fa).
In questo libro ci presenta l’Hollywood che forse non esiste più, dico forse perchè sono convinta che i meccanismi siano rimasti gli stessi; una chicca che vale la pena di leggere, mi ci sono tuffata, ne ho respirato la patina dell’epoca, ma quando lo leggevo ero sicura di essere nella nostra epoca, poco è cambiato, se non la tecnologia.

 

Mely: Uno, nessuno, centomila- Pirandello

pVitangelo Moscarda, che la moglie chiama Gengè, eredita  dal padre diverse proprietà e una banca che gli permettono una vita agiata. Tutti lo chiamano usuraio, lui rifiuta questa definizione. La sua tranquilla vita viene sconvolta dal commento banale che la moglie fa sul suo naso.
La vita per Vitangelo cambia completamente, inizia a pensare di come appare agli altri e che non è come egli si vede. Inizia così una ricerca spasmodica di sé stesso e lo fa compiendo azioni contrarie a quelle che avrebbe fatto prima del cambiamento: dona una casa, vende la banca, fa discorsi che gli procureranno la fama di pazzo tanto che la moglie lo abbandona e tenterà di mandalo in manicomio senza riuscirci; nella sua vita entrerà Anna Rosa, amica della moglie, che gli sparerà ferendolo gravemente. Vitangelo, ripresosi si fà aiutare da Monsignor Partanna, un religioso che lo convincerà a rinunciare a tutti i suoi beni per costruire un ospizio per aiuatre i più poveri.
Anche Vitangelo vivrà nell’ospizio ritrovando la serenità allontanandosi dal mondo degli uomini. cercando il solo contatto con la natura.

 

Commento di Melissa che porterà a scuola, devo dire che mi ha sorpreso; ci ha messo quasi un mese per leggere questo libro. Il romanzo di Pirandello, Uno, nessuno, centomila fu pubblicato nel 1926. E’ diviso in otto libri che contengono al loro interno dei capitoli ognuno con un titolo.
Ho scelto di leggerlo perchè mi ha incuriosito il titolo, non è stato facile, ci è voluta una buona dose di concentrazione; mi sono trovata davanti non il classico romanzo, ma una specie di rompicapo, una serie di parole che per arrivare ai concetti che Pirandello presenta, ho dovuto leggere e rileggere e a volte chiedere spiegazioni. Ci ho messo un pò per finirlo, ma più lo leggevo e più mi interessava, perchè anche se con parole contorte, Pirandello mi ha messo davanti a realtà a cui non avevo mai pensato e che trovo vere, anzi geniali.
La storia narrata, che porta il protagonista alla follia e alla sua guarigione, altro non è che la ricerca di chi siamo.
Le frasi del romanzo che mi hanno fatto riflettere sono:”…se noi non ci conosciamo siamo praticamente con un estraneo…”quell’estraneo che, come fa dice Pirandello “…è inseparabile da me”…(Libro I)
E ancora:”La realtà non sarà mai una per tutti, una per sempre, ma muta di continuo secondo le situazioni…”(Libro VII); ” Ho affermato già che non siete neppure quell’uno che vi rappresentate a voi stesso, ma tanti a un tempo, secondo tutte le vostre possibilità d’essere, e i casi, le relazioni e le circostanze.”(Libro IX), cioè, per ognuno di noi, il modo d’interpretare gli altri è determinato da situazioni, abitudini, sentimenti personali, dalle proprie esperienze; vediamo le persone (o ci vedono) secondo la situazione, basta che questa cambi e vediamo la stessa persona in un altro modo; addirittura il giudizio sulla persona può essere modificato nel tempo.
Altra considerazione che io trovo interessante è quella che fa capire che la propria immagine fisica, il nome con cui veniamo chiamati, il contesto dove siamo nati, le emozioni che si provano involontariamente, e che il protagonista definisce la “forma”, vanno accettate perchè non le abbiamo scelte noi.
Altra considerazione da fare è che spesso quando gli altri ci vedono come veramente siamo ne restano sorpresi, ad esempio l’episodio di Vitangelo in banca, dove ribadisce con fermezza che lui è il padrone e Quantorzo e Firbo ne restano sorpresi perché in effetti è la verità, mentre lo vedevano solo come un usuraio; addirittura anche noi ci meravigliamo a volte delle nostre reazioni in determinati momenti.
L’autore, con questo romanzo, ci vuole far capire che per noi stessi siamo “uno”, quello che crediamo di essere, che conosciamo solo noi; ma che in noi vivono tanti io, “centomila”, come ci vedono gli altri; che siamo anche “nessuno” se non ci riconosciamo nel giudizio degli altri o non siamo sicuri di noi stessi.
Di questo romanzo ho letto più velocemnte gli ultimi due capitoli dove c’è una vera trama: la descrizione della Badia e la sua storia, la descrizione del vescovo Partanna e di come è arrivato all’elezione, di Don Antonio Sclepis, l’incontro tra Maria Rosa e Moscarda, il ferimento e l’arrivo all’ospizio.

 

 

 

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Stop al restauro

E questa mattina ho terminato anche il restauro del baule di mia sorella.  Nostro fratello lo ha trovato circa due mesi fa in una cantina di un suo amico, era lì da anni, nessuno aveva il coraggio di buttarlo ma neanche di usarlo; era appartenuto alla nonna che cedendo la casa al nipote vi aveva lasciato tutto. Qui ho faticato veramente: un mese di trattamento tarli, quando abbiamo capito che erabno stati debbellati ho stuccato il possibile, ma la cementite non l’ho usata, è troppo bello questo legno per comprometterne e cambiarne totalmente la struttura. L’interno l’ho foderato con tessuto perchè sono riuscita a lisciarlo, con molta, molta pazienza. Il ferro intorno l’ho dorato usando le mani, niente pennello. Ecco il risultato.

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Da domani mi darò al cucito, se la mia mano sarà in forma, visto che mi sono “affettata” un dito con il taglierino e mi sembra che la cosa non vada troppo bene. Aspetto ancora un pò e poi vado in pronto soccorso.

 

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“Ma voi due…

…ce la fate a stare ferme due minuti?” Dice a volte mio marito, quando la casa si riempie di pennelli, barattoli di colori, stoffe….

Finalmente ho terminato il restauto del baule; era vergognosamente rovinato, addirittura mancavano pezzi, i miei suoceri lo avevano relegato in garage con vecchie buste dentro e non l’hanno trattato troppo bene. E’ di mio marito, io l’ho portato qui, scartavetrato, stuccato, passata cementite e….Mi dispiace non avere una foto iniziale, che ho inavvertitamente cancellato…L’interno purtroppo non era molto recuperabile e ho dovuto foderarlo con carta adesiva :-(
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Il Joker di Meli…DSC06549

…e le sue conchiglie, incollate suisassi e che distribuirà in giro per casa, negli angoli più impensatiDSC06552quelle stesse conchiglie che ha usato per rinnovare lo specchio della sua cameretta; ne ha cambiato anche il coloreDSC06554DSC06555Vorrà prolungare la voglia di mare?

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Robot

La canzone è di Bjork. Voce meravigliosa e canzone dalla melodia stupenda.

All Is Full of Love

(traduzione)

Ti daranno amore
Si prenderanno cura di te
Ti daranno amore
Devi crederci

Forse non dalle fonti
Dove ci hai versato il tuo
Forse non dalle indicazioni
che stai fissando

guardati un po’ intorno
E’ tutto intorno a te
tutto è pieno d’amore
tutto intorno a te

E’ tutto intorno a te
solo che non ne stai ricevendo
tutto è pieno d’amore
Il tuo telefono è staccato
tutto è pieno d’amore
Le tue porte sono chiuse
tutto è pieno d’amore

tutto è pieno d’amore
tutto è pieno d’amore
tutto è pieno d’amore
tutto è pieno d’amore

 

E’ al MoMa di New York.

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Autostima?

Finalmente vado a trovare Irene, una amica non di quelle con cui sono particolarmente legata, ma c’è una buona conoscenza.
La vado a trovare perchè dopo un intervento chirurgico è stata malissimo, febbre, reazione allergica, depressione…Intervento chirurgico: plastica del seno, dalla seconda alla terza e un'”alzatina”. Era da tempo che lo diceva, suo marito era contento, il vero sponsor della situazione, e lei lo ha fatto. Ora stà meglio, ma sinceramente non l’ho trovata così entusiasta.
E qui torno a pensare al perchè di questi “ritocchi”,  se siano veramente  utili; se avesse avuto un seno rovinato, troppo sceso o quant’altro avrei potuto capirlo, ma così! E non è l’unica che  ricorre a scelte simili, sono in tante…dico sono perchè da questo gruppo mi separo, una cosa che non farei mai, i ritocchini. Il desiderio può essere apparire più bella, più guardata? Perchè? Il disagio credo sia più sottile, più intimo: l’ insicurezza, la mancanza di benessere interiore, mancanza di autostima. Anzi tolgo il credo (lo so sono supponente, ma qui non cedo), lo confermo: la diversità che si cerca con queste pratiche “di moda” è in realtà una vera e propria mancanza di autostima. Sicuramente c’è chi lo fa anche per esibizionismo, per mantenere uno spirito giovanile,  ma l’ansia (perchè per me di questo si tratta) da estetica non ha forse le sue radici nel timore, nella paura di non piacere agli altri? Non è forse legata al fatto di non sentirsi adeguati, poco forti, determinati, organizzati, come vorrebbe la società di oggi?
Anni fa, parlo delle donne ovviamente visto che faccio parte della categoria, ci si rapportava solo con le donne che vivevano in casa, con l’amica del cuore, con qualche attrice, oggi le figure che propongono i media, le istituzioni, la rete, i network, il cinema, sono infinite: le donne di plastica, le super mamme, le casalinghe perfette, le donne al potere, le top-model senza un difetto (non solo fisico), le donne solo carriera…La collettività detta regole fisiche e di vita che ci globalizzano, ci uniformano, la società impone il mito della bellezza, ci toglie la forma; a fronte di questo, quello che siamo veramente sfuma; ci dimentichiamo di relazioni vere, quelle autentiche, quelle che ci aiutano a mantenere la nostra identità.
Si dice spesso, parlando dell’anima, che il corpo ne è il tempio, io ci credo, mantenerlo in forma è importante: curarsi, valorizzarsi, migliorare la propria immagine è sicuramente importante, quando siamo in salute e soddisfatti anche la mente è più lucida, concentrata, si è di più in buonumore. Ma questo non si ottiene standardizzandoci, creando un noi sempre più perfetto, non diventando degli automi, non si ottiene rifiutando la realtà di ciò che siamo;  sono convinta che questo produce solo sofferenza interiore e inquietudine che innescano diverse dipendenze, come quella dei “ritocchini”. A volte è più facile non accettarsi che farlo, perchè mettersi in discussione costa fatica, e oggi la fatica se si può si elimina, anche dall’anima,  con mezzi meccanici, farmaci, false mode, falsi santoni o quant’altro. Premetto che non sono contraria a chi lo fa, la libertà va sempre rispettata, ma non sono favorevole.
Penso che le donne debbono essere più gentili con loro stesse, non solo criticarsi, sappiamo essere e fare bene tante cose; dovremmo guardarci allo specchio e amarci, amare anche quelle “imperfezioni” che ci rendono uniche, diverse dalle altre,non aver paura del tempo che passa; dovremmo coltivare e dare più spazio alle nostre passioni che innescano soddisfazioni immediate reali, non patinate.
Essere donna è un viaggio straordinario, come è bello curarsi, truccarsi, vestirci, sognare, e vivere la realtà.
Sono partita con l’autostima e mi sono persa in tante parole, ma il succo è capire se quello che dico è vero, credo che in parte lo sia, altrimenti la carrellata di facce che presento qui che motivo avrebbero di farsi, e poi rifarsi, e poi rifarsi ancora? E non mi si parli di lavoro.
Si, sono convinta: manca l’autostima, sotto sotto hanno bisogno di conferme per sentirsi potenti, come oggi la società impone alle donne, credono di essere mostri sacri. Forse sono solo mostri, visto che a furia di spianare, cancellare, aumentare livellare (non solo il viso, oggi anche ginocchia e dita delle mani) l’effetto non sempre è ben “riuscito”.

Ne aveva forse bisogno la bellissima e “manageriale” Elle Macpherson?

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E a 22 anni se non mancasse l’autostima perchè “rifarsi”?

palvin pBarbara Palvin prima

palvin ddopo

 

 

 

 

 

O perchè a 25 anni quando il mondo è ai tuoi piedi?

olsen pElisabeth Olsen prima

olsen ddopo

 

 

 

 

 

E vogliamo parlare della nostra Alba?

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e poi… ritocca ritoccaalba d

 

 

 

 

E che tristezza…

liv tylor pLiv Tylor prima

liv d e dopo

 

 

 

 

 

E qui siamo all’apoteosi dell’autostima

ventura pprima di un altro prima

ventura ddopo di dopo di dopo…

 

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Amori

249196_481981418541147_1605692518_n  “Non è facile badare alla convenienza quando si è innamorati ”  (Menandro)

 Buonanotte.

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Apophis

Questo nome appartiene ad un remoto passato e ad un futuro non poi così lontano.

apofiApophis: è il dio serpente del buio, della distruzione, dell’oltretomba; è l’eterno nemico del dio Sole Ra, che percorre con la sua barca il cielo tutti i giorni per portare la vita sulla Terra, ma di notte è costretto a navigare nella Duat, l’Aldilà, dove il potere del Sole viene meno e la divinità resta vulnerabile ai nemici. Apophis è rappresentato come un pitone gigante dalle tante spire in riferimento al cobra che  era presente in epoca preistorica nelle zone acquitrinose del delta del Nilo. Nel libro di Apep è narrata la lotta dei soldati di Ra, al comando di Horo, contro Apophis e i suoi fanatici. Dopo un susseguirsi di combattimenti, dove gli avversari dal Delta vengono respinti fino ai confini della Nubia, Horo trafigge con la lancia il serpente, per questo le albe e i tramonti si tingono di quel rossastro che altri non è che il sangue di Apophis; nonostante ciò questi continua a rivoltarsi contro Ra, così, quando quest’ultimo attraversa le dimore notturne si imbatte nuovamente nel gigantesco serpente e lo combatte di nuovo, sconfiggendolo. Nel XXIX capitolo del Libro dei Morti, si legge un resoconto dei combattimenti delle divinità contro Apophis, che si chiude con il grido: «In verità, Ra ha sconfitto Apep (altro nome di Apophis)»; è narrato che Apophis lo attende tutte le notti tentando in continuazione di rovesciare la barca magica, se ciò avenisse provocherebbe l’Apocalisse. In altri racconti si narra che effettivamente Apophis alcune volte riuscì ad ingoiare Ra, ma che venne salvato dal tempestivo intervento di altri dei: Iside, Thot e Mehen, che è la guardia del corpo di Ra; e ancora, raramente poteva accadere che Apophis tentasse di attaccare Ra anche di giorno, quasi sempre il tentativo falliva rapidamente perchè il dio in quel momento è in forze, questo spiegava il fenomeno delle eclissi: rare è di breve durata.
apophisApophis: è un asteroide inizialmente chiamato dalla comunità scientifica 2004 MN4. Ha un diametro di circa 320 metri e quindi è classificato al livello 4 (su 10) nella scala Torino (scala che misura il rischio di impatto con la Terra da parte di asteroidi e comete). Apophis è già passato vicino alla Terra nel 2013, lo farà ancora nel 2021, nel 2029 e nel 2036. Nel 2029 si troverà a una distanza così ravvicinata che potrà essere visibile a occhio nudo in una vasta zona che comprende Europa, Africa e Asia occidentale, sarà la prima volta che un oggetto di queste dimensioni sia visibili a occhio nudo. Il livello di impatto per questa data è impropabile anche se non impossibile, ma nel passaggio del 2036 è data per sicura;  il passaggio del 2029 altererà sostanzialmente l’orbita dell’oggetto rendendo incerte le previsioni se non acquisiremo maggiori dati che possano confermare, o smentire, l’impatto nell’ultima data. Comunque, impatto o no, l’asteroide rappresenta un pericolo serio date le dimensioni che possono provocare danni sul nostro pianeta; alcuni scenziati dicono che l’impatto stimato potrebbe generare un’energia pari a circa 87o megatoni, ovvero 65.500 volte la bomba atomica di Hiroshima, altri che l’impatto non sarà catastrofico come quelli che provocarono le grandi estinzioni centinaia di milioni di anni fa. Comunque si stanno pianificando una serie di iniziative per raccogliere maggiori informazioni su questo corpo celeste e per sviluppare la tecnologia necessaria per proteggere il nostro pianeta. Non se ne conosce ancora la composizione chimica e la struttura fisica interna quindi non si può ancora decidere se sia meglio deviarlo o frantumarlo; l’unico modo per saperelo è strutturare una missione che porti su Apophis una serie di strumenti, questo dovrà essere fatto al più presto, già nel 2021 potrebbe essere troppo tardi. I costi di tale operazione, e evntuali a venire, sono elevati, l’unica propabilità di abbatterli è la collaborazione tra ESA, NASA e le agenzie spaziali italiana, russa, cinese e giapponese.
Margherità HacK, con la sua incredibile competenza, ma anche grande ironia, disse a proposito:”…l’ESA è già al lavoro da anni…studiando il modo per deviare l’asteroide. L’innovativa missione Don Quijote dell’ESA, infatti, intende dimostrare che è possibile deflettere alcuni tipi di asteroidi utilizzando la tecnica dell’impatto cinetico, ideale secondo la maggior parte dei ricercatori, per il caso di Apophis….Esistono diversi studi e certamente la soluzione più semplice è quella di deviare la traiettoria con una testata nucleare, ma gli asteroidi possono essere formati da materiale incoerente e, nel caso dell’utilizzo di una bomba nel tentativo di neutralizzarli potrebbero invece essere trasformati in uno sciame che colpirebbe ugualmente la Terra. Per ovviare a questo rischio si potrebbe costruire un “trattore gravitazionale”, consistente in una astronave teleguidata, la quale posizionandosi sul suolo di Apophis e, tramite dei getti propulsori potrebbe deviare la rotta dell’asteroide. Questa missione è stimata in circa 12 giorni, per un costo complessivo di circa 300 milioni di dollari”. E quandoi gli hanno domandato se esiste un pianeta con le caratteristiche della terra su cui poter eventiualmente vivere ha risposto:”Si esiste (ride), ma a 20 anni luce dal nostro pianeta e impiegheremmo circa 2000 anni per raggiungerlo. Si chiama Gliese 581d. Bisognerebbe partire con una nave spaziale e, gli astronauti dovrebbero farsi ibernare fino al raggiungimento del pianeta….ma qui non è più scienza, ma fantascienza”.

Personalmente sono affascinata dal passato, quel passato che creava miti per darsi spiegazioni in quel momento impossibili a cercarsi; per quanto riguarda il futuro sono fatalista, l’Universo è padrone della nostra vita, ne sono sempre più convinta, anche se appartengo alla razza umana, quella razza che si affanna in una ricerca spasmodica di eternità…che ancora non ha capito che nulla si può quando la natura decide.

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Le rondini

img767Da alcuni giorni, da quando finalmente il tempo si è stabilizzato regalandoci bellissime giornate di sole e caldo, sono arrivate le rondini. Mi domando dove si erano nascoste in questi ultimi mesi…Come il sole volge al tramonto il cielo si riempie dei loro garriti e dell’intreccio dei loro voli: piroettano, virano, planano, scendono dopo essersi dondolate sul filo del telefono, curvano verso il tetto e con un batter d’ali riprendono quota. Un carosello allegro e fantasioso.
Le rondini appartengono agli Irundinidi, famiglia di uccelli passeriformi caratterizzati dalla nutrizione aerea (ogni rondine può catturare settemila insetti), ecco spiegato il loro movimento, la loro animazione: il cibo.
La capacità di cacciare gli insetti in volo è dovuta: al corpo esile e aerodinamico; alle lunghe ali puntate che danno una forte resistenza a voli relativamente lunghi; alla coda che può essere profondamente biforcuta con un leggero rientro, o di forma quadrata; la coda aumenta la manovrabilità e funziona anche come ornamento sessuale, nei maschi è più lunga e le femmine selezionano i compagni proprio sulla base della lunghezza della coda. Le rondini sono anche in grado di camminare e correre. La lunghezza del corpo varia da 10 a 24 cm e il loro peso da 10 a 60 grammi.
Il piumaggio più comune è quello di un blu scuro lucido o di un verde nella parte superiore e con le parti inferiori normali o striate, spesso bianche o fulve, la specie che vive in zone aride o montagnose è di colore marrone opaco nelle parti superiori.
Alcune specie sono territoriali mentre altre non lo sono, semplicemente difendono il proprio sito di nidificazione che viene selezionato dai maschi; questi, dopo aver costruito il nido attirano le femmine con il canto e con il volo, e poi si pongono a guardia del loro territorio.
Alcune specie formano grandi stormi dove riposano comunitariamente per proteggersi dai predatori (sparvieri e falchi), altre vivono separatamente e se un essere umano si avvicina troppo al loro territorio possono attaccarlo all’interno del perimetro del nido.
Le rondini sono insettivori ma evitano certi tipi di prede, ad esempio gli insetti pungenti come api e vespe, alcune specie però si cibano di frutta e piante, in Africa anche di semi di alberi di acacia; cibandosi di insetti sono più comuni presso corsi d’acqua, laghi, in ambienti aperti come prati, boschi, savane, paludi, mangrovie, boscaglie, dal mare alle aree alpine.
Costruiscono i nidi in cavità già esistenti come i vecchi nidi dei picchi, nei substrati morbidi come banchi di sabbia, nella fanghiglia (soprattutto Africa), in luoghi protetti sia dal clima e che dai predatori, nei fienili, ponti….
Ci sono esemplari non migratori, che vivono vicino alla loro zona di nidificazione per tutto l’anno e esemplari migratori che tornano all’area di nidificazione ogni anno e possono nidificare sullo stesso sito. Il nido è a forma di coppa aperta, fatto di fango e materiale vegetale, la parte interna è foderata di erba, piume ed altri materiali morbidi; la rondine nidifica 2 volte all’anno deponendo 4 o 5 uova che vengono covate dalla femmina per 16 giorni, entrambi i genitori nutrono i loro piccoli.
Le rondini sono distribuite in tutto il mondo e si riproducono in tutti i continenti eccetto l’Antartide; l’Africa detiene la più grande diversità di specie, si ritiene che questi animali siano originari prprio di questo continenete.
Purtroppo, a causa delle attività umane, in molte aree si è osservata una diminuzione del 50% circa in dieci anni; questo meraviglioso animale potrebbe estinguersi in pochi anni.
Qui da noi c’è la rondine denominata comune, la più piccola della famiglia, quella di colore blu scuro, tanto scuro da sembrare nero.
Una curiosita: la rondine comune è diventata l’uccello-simbolo dell’Estonia dal 23 giugno 1960; per gli estoni, la rondine rappresenta il cielo blu, sinonimo di libertà e di felicità eterna e secondo una loro credenza, se qualcuno uccide una rondine diventa cieco.

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La Bibbia e gli angeli

In tutti i libri della Bibbia appare una presenza sovrumana, che però non è divina, contemplata anche in molte religioni non ebraiche o cristiane: l’Angelo.
Nell’Antico Testamento è menzionato 215: mal’ak che in ebraico è “messaggero”, tradotto in greco, Anghelos (da cui deriva il nostro “angelo”); diventa il nome (o lo pseudonimo) di un profeta, Malachia, che in ebraico significa “angelo del Signore”.
Nella Bibbia l’angelo conserva tracce divine perchè è il semplice rivelarsi di Dio in modo indiretto, attraverso l’angelo è in realtà Dio stesso che appare agli uomini in forma umana per rendersi visibile; l’angelo, pur venendo dall’area divina entra nel mondo degli uomini, parla e agisce visibilmente come una creatura, ma il messaggio che porta è sempre divino; è una personificazione della parola di Dio che annunzia e opera salvezza. Ma gli angeli sono anche qualcosa di più di una semplice immagine di Dio, gli angeli appaiono con una loro entità e identità; nell’Antico Testamento non si parla mai di purissimi spiriti, come noi siamo soliti definire gli angeli, perché per i Semiti era quasi impossibile concepire una creatura in termini solo spirituali, separata dal corpo, Dio stesso è raffigurato con fisonomia, gli angeli hanno connotati e fisionomie con tratti concreti e umani; dopo l’esilio babilonese di Israele (dal VI secolo a.C. in poi) l’angelo acquista, negli scritti, un’identità propria sempre più delineata.
Dalle Scritture Sacre: “Cherubini dalla fiamma della spada folgorante”, posti a guardia del giardino dell’Eden (Genesi 3,24)a, sono coloro che saranno destinati a “proteggere l’Arca dell’Alleanza” (Esodo 25,18-21)arca_01g; ci sono i Serafini della vocazione di Isaia (6,1-7)isaia; nel capitolo 18 della Genesi, gli Angeli, si presentano davanti alla tenda di Abramo come tre viandanti: uno solo di loro annunzia la promessa divina…nel leggere il racconto (19,1), poi, diventano “due Angeli”, ritornano poi a essere “tre uomini” per ritrasformarsi in Angeli (19,15), mentre è uno solo a pronunziare le parole decisive per Lot, nipote di Abramo (19,17-22)abr; e con la fisionomia di un uomo misterioso che si presenta l’Angelo della lotta notturna di Giacobbe alle sponde del fiume Jabbok (Genesi 32,23- 33),gic.
L’Angelo ha anche una sua precisa identità e funzione, per esempio: al ministro siro Eliodoro, che vuole confiscare il tesoro del tempio di Gerusalemme, si fanno incontro prima un cavaliere rivestito d’armatura aurea e poi “due giovani dotati di grande forza splendidi per bellezza e con vesti meravigliose” che lo neutralizzano e lo convincono a riconoscere il primato della volontà divina (Maccabei 3,24-40)Héliodore_chassé_du_Temple; durante un violento scontro tra Giuda Maccabeo e i Siri “apparvero dal cielo ai nemici cinque cavaliere splendidi su cavalli dalle briglie d’oro: essi guidavano gli Ebrei e, prendendo in mezzo a loro Giuda, lo ripararono con le loro armature rendendolo invulnerabile” (Maccabei 10,29-30); a volte è un solitario “cavaliere in sella, vestito di bianco, in atto di agitare un’armatura d’oro”, a guidare Israele alla battaglia (Maccabei 11,8); “cavalieri che correvano per l’aria con auree vesti, armati di lance roteanti e di spade sguainate” (Maccabei 5,2)…tutti sono destinati ad infondere la sicurezza di una presenza forte che, come si diceva nei Salmi, si schiera accanto agli oppressi e ai fedeli per tutelarli e salvarli.
La presenza degli angeli popola la storia della Chiesa da sempre, e come dice Gesù “…non l’abbandona nel momento estremo, quello dell’approdo alla Gerusalemme celeste”.
L'ANGELO SOGNANTE Spesso gli angeli sono rappresentati in cielo come deliziosi e paffuti puttini, come facili figure da ritrarre nelle più disparate situazioni (io stessa, spesso faccio uso di  tali immagini); spesso vengono descritte come misteriose presenze da inserire nell’esoterico, nel magico, sono usati nell’idolatria e nella superstizione.
Ma l’angelo altro non è che il segno dell’unico mistero divino, Dio; è il mediatore tra Dio e gli uomini.
E ce lo ricorda S.Paolo scrivendo ai cristiani di Colossi (città di una provincia dell’Asia Minore), dove aveva polemizzato il loro culto angelico esasperato, che rasentava l’idolatria: “Nessuno si compiaccia in pratiche di poco conto e nella venerazione degli angeli, seguendo le pretese visioni” (Colossesi 2,18); e un anonimo autore della Lettera agli Ebrei (1,5): “A quale degli angeli Dio ha detto: `Tu sei mio figlio, oggi ti ho generato?’ “…. perchè al centro dell’autentica fede cristiana non ci sono gli angeli, ma Cristo che è “al di sopra di ogni potenza angelica” e nel cui nome “ogni ginocchio si piega in cielo, sulla terra e sotto terra” (Filippesi 2,1)

gerarchie-angeliche

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