TUTTOLANDIA

"…il posto che mi piace si chiama mondo…"

Orgogliosa di voi!

Grazie per tutte le emozioni che mi avete fatto vivere

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Sergio Bambarén

È questa la chiave di tutto:
rendersi conto di essere vivi.
ricordarsi che non è mai
troppo tardi per voltarsi
a guardare il sole.
Ancora una volta.

 

 

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Ritratto di gentildonna

Olio su tela, conservato a San Pietroburgo, Museo dell’Ermitage, opera di Antonio Allegri detto Correggio.
Trovo questa opera di grande stile, un dipinto dettagliato, raffinato.
Il personaggio raffigurato è Veronica Gàmbara, principessa governante di Correggio.
Veronica Gàmbara (Pralboino, 30 novembre 1485 – Correggio, 13 giugno 1550) sposò all’età di ventiquattro anni, inizialmente per procura (il matrimonio religioso fu celebrato ad Amalfi), il quasi cinquantenne Giberto X da Correggio con il quale ebbe due figli, rimase vedova dopo dieci anni di matrimonio.
Fu raffinata poetessa; moltissime poesie le dedicò al marito del quale era profondamente innamorata; dopo la morte del conte non si risposò, portò il lutto tutta la vita, meditò anche il suicidio ma desistette pensando alla giovane età dei figli, il maggiore divenne un condottiero, il minore un cardinale.
Governò il piccolo feudo di Correggio con  intelligenza e capacità, che gli valse l’immensa stima dei suoi concittadini.

 

 

 

Poscia che ‘l mio destin fermo e fatale
Vuol pur ch’io v’ami e che per voi sospiri,
Quella pietà nel petto Amor v’ispiri
Che conviene al mio duol grave e mortale

E faccia che ‘l voler vostro sia eguale
A gli amorosi ardenti miei desiri;
Poi cresca quanto vuol doglia e martìri
Che più d’ogn’altro ben dolce sia ‘l male.

E se tal grazia impetro, almo mio sole,
Nessun più lieto e glorioso stato
Diede amor o Fortuna al mondo mai.

E quanti per addietro affanni e guai
Patito ha il cor, ond’ei si dolse e duole,
Chiamerà dolci, e lui sempre beato.

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Poesia scritta dopo la morte del marito:

Quel nodo in cui la mia beata sorte,
Per ordine del ciel, legommi e strinse,
Con grave mio dolor sciolse e discinse
Quella crudel che ‘l mondo chiama morte.

E fu l’affanno sì gravoso e forte,
Che tutti i miei piaceri a un tratto estinse;
E se non che ragione alfin pur vinse,
Fatto avrei mie giornate e brevi e corte.

Ma tema sol di non andare in parte
Troppo lontana a quella ove il bel viso
Risplende sovra ogni lucente stella,

Mitigato ha il dolor, che ingegno od arte
Far nol potea, sperando in paradiso
L’alma vedere oltra le belle bella.

 

Moltissimi dei suoi componimenti sono andati perduti,
Quelli ritrovati sono preziose testimonianze sulle abitudini e modi di vivere del tempo e una ricca testimonianza sull’evoluzione della nostra lingua.

Tornata durante un viaggio al paese natio compose questa poesia:

Con quel caldo desio che nascer suole
Nel petto di chi torna, amando, assente
Gli occhi vaghi a vedere, e le parole
Dolci ad udir del suo bel foco ardente,
Con quel, proprio voi, piagge al mondo sole,
Fresc’acque, ameni colli, e te, possente
Più d’altra ch’l sol miri andando intorno,
Bella e lieta cittade, a veder torno.

Salve, mia cara Patria, e tu, felice,
Tanto amato dal ciel, ricco paese,
Che a guisa di leggiadra alma fenice,
Mostri l’alto valor chiaro e palese;
Natura, a te sol madre e pia nutrice,
Ha fatto a gli altri mille gravi offese,
Spogliandoli di quanto avean di buono
Per farne a te cortese e largo dono.

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Dedicata al marito

Occhi lucenti e belli,
com’esser può che in un medesmo istante
nascan da voi nove sì forme e tante?
Lieti, mesti, superbi, umili, alteri
vi mostrate in un punto, onde di speme
e di timor m’empiete,
e tanti effetti dolci, acerbi e fieri
nel core arso per voi vengono insieme
ad ognor che volete.
Or, poi che voi mia vita e morte sète,
occhi felici, occhi beati e cari,
siate sempre sereni allegri e chiari.

 

 

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X agosto

San Lorenzo, io lo so perché tanto
di stelle per l’aria tranquilla arde e cade,
perché sì gran pianto
nel concavo cielo sfavilla.

Ritornava una rondine al tetto:
l’uccisero: cadde tra spini:
ella aveva nel becco un insetto:
la cena de’ suoi rondinini.

Ora è là, come in croce, che tende
quel verme a quel cielo lontano;
e il suo nido è nell’ombra, che attende,
che pigola sempre più piano.

Anche un uomo tornava al suo nido:
l’uccisero: disse: Perdono;
e restò negli aperti occhi un grido:
portava due bambole in dono…

Ora là, nella casa romita,
lo aspettano, aspettano in vano:
egli immobile, attonito, addita
le bambole al cielo lontano.

E tu, Cielo, dall’alto dei mondi
sereni, infinito, immortale,
oh! d’un pianto di stelle lo inondi
quest’atomo opaco del Male!

Giovanni Pascoli

Il poeta vede nelle stelle cadenti il pianto del cosmo sulla malvagità e l’ingiustizia dell’uomo…e perchè no?  La nostra casa è un luogo dove rifugiarci.
Una poesia struggente e intensa.

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Olimpiadi

Poi l’ho fatto…avevo detto che non ce la facevo a puntare la sveglia per guardare le gare…ma poi ce l’ho fatta! Devo partecipare. Adoro le Olimpiadi e guardare le gare e gli atleti.
Grazie davvero ai nostri “ragazzi” che ci hanno regalato grandi emozioni, e medaglie!
Ma grazie a tutti gli atleti che gareggiano nello spirito di partecipazione.

L’immagine che porterò sempre con me è quella del mezzofondista keniano Timothy Cheruiyot che dona il suo braccialetto porta fortuna al vincitore della gara, il norvegese Jakob Ingebrigtsen. Emozionante!

E ora vorrei ricordare Nadia Comaneci, una ginnasta meravigliosa, che a soli 14 anni ci ammaliò con le sue evoluzioni nelle Olimpiadi del 1976 a Montreal; prima atleta nella storia ad ottenere sette volte il punteggio di 10, vince tre medaglie d’oro,  una d’argento e una di bronzo. 40 chili in 1 metro e 53.
    

Nadia nasce in Romania sotto la dittatura di Nicolae  Ceausesco, una farfalla che ha forza, rapidità, agilità, ma anche intelligenza grande concentrazione e soprattutto coraggio, tanto.
Costretta a vivere per 5 anni in una “prigione dorata”, in una lussuosa villa a Bucarest, voluta dal figlio di Ceausesco, Nicu, che la costringeva ad esibirsi davanti agli amici, un trofeo da gestire a suo piacimento. Una vita controllata, ultima Olimpiade a cui partecipa è a Mosca, tredici anni di tormento.
Ma Nadia ha coraggio e in una notte di novembre del 1989 attraversa, assieme ad un gruppo di compagni, il confine con la Bulgaria, e passando tra boschi e montagne arriva in Austria, la libertà senza paura pur sapendo che il rischio era perdere la vita.
Il suo scopo è arrivare all’ambasciata americana, e ci riesce. In Oklahoma l’aspetta Bart Connor, anche lui atleta, che aveva conosciuto a new York durante l’America Cup. Insieme organizzano fondazioni, negozi, palestre e dopo venti anni dalla prima volta che si sono visti si sposano, in Romania, e all’età di 44 anni Nadia diventa mamma.
Grande meravigliosa donna.

 

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Lavoro

In Italia c’è…ma a me sembra che è più facile erogare il reddito…chissà perchè!

“Felice colui che  che ha trovato il suo lavoro; non chieda altra felicità”
Thomas Carlyle

BUONANOTTE

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Tag

Neogrigio, del blog Una vita non basta (https://unavitanonbastablog.wordpress.com), ha proposto un tag.
Ha espressamente detto che fino a qualche anno fa ne giravano parecchi, vero, io spesso vi ho partecipato.
Mi divertivano.
Ho deciso di partecipare a questo, lo propongo…se vi va!…vediamo cosa esce fuori!

TAG: libri

1. Cartonato o brossura?
Assolutamente cartonato.

2. Libri di seconda mano o nuovi?
Decisamente nuovi.

3. Audiolibri o no?
L’audiolibro lo trovo….assurdo. Solo per determinate situazioni ne riconosco l’utilità.

4. Compri in base alla copertina?
No, mai, il libro deve attirarmi per storia, autore…poi, certo, l’occhio vuole la sua parte….

5. Un bel libro con una brutta copertina?
Lo acquisto comunque.

6. Un brutto libro con una bella copertina?
Assolutamente no!

7. Primo libro mai letto?
Un libro di fiabe…un regalo dei miei.

8.L’ultimo libro che hai terminato?
Cigni selvatici.

9. L’ultima serie che hai finito?
Non leggo serie di solito, sono tentata da Simon Scarrow, vedremo.

10. L’ultimo libro che hai acquistato?
Sono mesi che non acquisto libri, mia figlia ha deciso di regalarmene uno ogni tanto e allora lascio che sia lei a decidere.

11. Qual’è il tuo genere preferito?
Non ho un genere preferito, leggo di tutto.

12. Quale genere non leggi mai?
L’horror!

13. Leggi poesia?
Si.

14. Qual’è il tuo segnalibro del momento?
Un cartoncino con stampa di Monet…ma mi sta abbandonando.

15. Qual’è il tuo adattamento di libri preferito?
Nessuno, due cose per me troppo distinte.

16. Quale libro ami che è poco conosciuto?
Non saprei dire…ne ho letti talmente tanti…forse Deviazione di Luce d’Eramo.

17. Che libro odiavi a scuola?
Matematica!

18. Compri per collezionare?
No, compro per amore e l’amore non so cederlo quindi lo colleziono 🙂

19.Doni libri?
Li regalo, i miei sono miei e basta…un po’ egoista ma non posso darli via.

20. Qual’è la tua posizione preferita per la lettura?
Divano o letto.

21. Di quale nuova uscita sei più entusiasta?
Al momento nessuna.

 

 

 

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Imparo ogni giorno…

Quanti punti ho messo nella vita e poi ho ricominciato. E di nuovo ricomincio.
Ma fino a che ci sarà l’arcobaleno
l’alba sul nuovo giorno
le nuvole che promettono pioggia
fasci di luce che vincono il grigio delle nuvole
occhi che ti guardano con amore …allora non c’è sconfitta, allora c’è sempre inizio, c’è sempre un sogno

Non c’è fine, ma vita

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Romeo&Juliet

di Carlo Carlei.

 

   

Salto temporale: dal Medioevo al Rinascimento.
Due adolescenti innamorati: Romeo e Gulietta.
Montecchi e Capuleti.

 

 

Non sto a spiegare la trama, la storia è conosciuta e universale.
Il regista cambia qualcosa, ma il sentimentalismo, il romanticismo, la dolcezza dell’amore sono gli stessi, anche se trasportati in un’altra epoca. Belli, bellissimi i giovani protagonisti (Douglas Booth/Romeo,Hailee Steinfeld/Giulietta) anche troppo.


Proprio la bellezza della protagonista, così innocentemente pura e bambinesca toglie alla recitazione carisma e avvenenza
Belli i costumi e le ambientazioni, ottima la fotografia.
Non eccellenti gli attori… e allora di questo film mi è rimasta solo la magia dell’amore.
Che vale sempre la pena sognare.

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I giorni regalati

Con le amiche si commentava il film “Tully”, da lì siamo scivolate a parlare dei nostri figli, ormai tutti oltre i 20 anni.
Ma ci è piaciuto ricordarli da piccoli…le loro marachelle, giochi, la scuola, le feste…
Quando sono rimasta sola, ho aperto una scatola dove conservo qualche foto, oggettini, biglietti che riguardano mia figlia, la scatola della mia seconda vita, così la chiamo io.
Ho cercato questa foto…l’inizio della mia seconda vita da madre.
Quel momento che mio marito ha voluto immortalare: ore 15.30, 22 novembre, 49 chili, leggera ricrescita dei capelli, appena uscita dall’ospedale dopo tre mesi dal coma, Meli aveva 1 anno e 2 mesi, non l’avevo più vista da vicino, non l’avevo potuta abbracciare…
Quando mi sono ammalata ho pensato che dopo anni in cui mi era stata negata la gioia di diventare mamma e poi improvvisamente averla realizzata potevo non vivere più questa meravigliosa esperienza.
E invece da quel momento i miei giorni di mamma non erano finiti, erano iniziati.

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