TUTTOLANDIA

"…il posto che mi piace si chiama mondo…"

La sposa bianca di Ousmane – Mariama Bâ*.

os Dakar, capitale del Senegal, fine anni ’60 primi anni ’70, Mireille, francese, figlia di un diplomatico e Ousmane, senegalese, si innamorano.
In quell’epoca un amore tra un nero e una bianca non era visto bene ne dai bianchi, ne dai neri.
I due, dopo varie vicissitudini riescono a sposarsi e la giovane Mireille, convertita all’islamismo e piena di speranze va a vivere a Dakar, tentando in tutti i modi di entrare nelle grazie della suocera, ma senza rinunciare ai suoi diritti e dignità.
Ma lo scontro di mentalità, l’apparenza di una vita che poteva adattarsi per entrambi, la sudditanza sociale a cui le donne senegalesi sono soggette, ataviche tradizioni, relazioni non in uso tra gli occidentali (poligamia), razzismo e la non accettazione della Toubab da parte della famiglia di Ousmane porteranno i due all’allontanamento.
L’asfissiante unione delle donne del luogo faranno della giovane bianca oggetto di razzismo che la isolerà rifiutandola; anche Ousmane, benchè abbia una ottima cultura (è insegnante di filosofia) non riuscirà a superare i comportamenti che la società senegalese gli impone, neanche davanti all’arrivo di un figlio che anzi verrà disprezzato perchè meticcio.
L’ipocrisia, i silenzi, l’isolamento porteranno Mirielle ad un gesto tragico.

 
L’autrice del libro la conoscevo perchè era stata citata durante un convegno sulle donne, a cui avevo partecipato anni fa,  in cui si parlava di violenza, dignità, parità…Ma non mi aveva sfiorato nenache l’idea di leggere i suoi libri. L’avevo completamente rimossa dalla mia mente fino a qualche giorno fa, quando, in una prticolare circostanza, un ragazzo senegalese mi ha regalato questo libro.
Nel libro ci sono precise denunce, forti se collocate negli anni ’80: malgrado il Paese si avviava ad una apertura culturale, proseguiva un percorso di aridità sentimentale e tradizionale che impediva, o quanto meno fortemente ostacolava, l’unione delle coppie miste impedendo lo sviluppo di una società più aperta e libera; il denaro aveva un ruolo sociale fondamentale; l’impatto devastante dell’ancestrale cultura era dominante; la poligamia diffusissima; la violenza sulle donne, non fisica ma morale e mentale era all’ordine del giorno.
La scrittura del romanzo è complessa essendo anche farcita di molte parole in lingua senegalese (ovviamente con nota che chiarisce il significato), a volte mi sono interrotta per rileggere alcuni passaggi, frasi a metà, punteggiatura non proprio ben collocata…; mi sarebbe piaciuta una descrizione più intima dei protagonisti, ma questo libro vale la pena leggerlo perchè ci fa conoscere un mondo sconosciuto, ci parla di gruppi, di individui soli, parla di quanto sia più comodo vivere nel passato che costruire un presente. Va letto per il coraggio che ha avuto questa donna di scrivere l’annientamento dell’ essere donne in una cultura dove non erano nulla se non avevano un uomo accanto, ha avuto il coraggio di parlare della frustrazione delle donne africane in alcuni contesti.
Da un sondaggio del 2011 si evince che molte donne europee sposano senegalesi accettando di essere prima, seconda o terza moglie, e che gli uomini dichiarano pubblicamente il loro stato civile. Ma allora cosa sarà mai cambiato?

 
*Mariama Ba nasce nel 1929 a Dakar, suo padre è stato il primo ministro della sanità della legge quadro Deferre; essendo orfana di madre è stata cresciuta dalla nonna.
Ha dovuto lottare per acquisire una formazione, perché in quel periodo si credeva non necessario che le ragazze avessero una cultura personale e ancor meno che potessero diventare insegnati cosa a cui lei aspirava. I nonni l’hanno fortemente ostacolata, ma grazie al padre che aveva una visione ampia del futuro è andata a scuola. I nonni erano una famiglia agiata (il nonno è un lebou, prima etnia a Dakar) che possedeva molti palazzi e anche una grande moschea in muratura dove le persone si riunivano ad ogni ora per pregare; Mariama Ba sarebbe dovuta crescere senza conoscere la scuola, con l’educazione tradizionale che comprende l’iniziazione a dei riti, avrebbe dovuto saper cucinare, lavare i piatti, setacciare il miglio, trasformare la farina in couscous, avrebbe dovuto saper lavare la biancheria, stirare i bubu maschili e sottomettersi, quando sarebbe arrivato il momento, con o senza il suo consenso, a un’altra famiglia, a un marito.
Dopo le scuole primarie, all’età di 14 anni sceglie di fare la segretaria frequentando un corso accellerato, ma la direttrice della scuola primaria, ritenedola particolarmente intelligente e dotata la ritira dal corso e gli fa fare un esame per entrare all”Ecole Normale des jeunes filles’ di Rufisque, scuola con base francese. Supera brillantemente l’esame ma i nonni si oppongono all’iscrizione, essendo il padre assente per lavoro la decisione aspettava a loro, la direttrice insiste fino ad ottenere il consenso, il legame tra le due durerà tutta la vita. Si diploma nel 1947 e inizia ad insegnare a Medina, lo farà per 12 anni fino quando, per una malattia, viene assegnata all’ispezione regionale; qui lavorerà fino al suo decesso avvenuto nell’agosto 1981 a seguito di una  lunga malattia.
Ha sposato un membro senegalese del Parlamento, Obèye Diop-Alto, quando ha divorziato si è dovuta prendere cura da sola dei loro nove figli.
E’ stata socia di un gran numero di associazioni femminili attive per dei diritti e la difesa delle donne: l’Amicale Germaine Legoff’, associazione di tutte le ex alunne della Normale; Soroptimiste International, sezione di Dakar; Cercle Fémina, che si interessa di solidarietà….
Non è riuscita ad inserisrsi in un partito politico anche se partecipa all’avvio del nuovo stato indipendente del Sénégal.
Si è battuta contro la disparità di trattamento tra l’uomo e la donna specie nella religione musulmana.
Pubblica il suo primo libro nel 1980, “Uni si longue lettre”, tradotto in numerose lingue che le valse il primo premio Noma in Africa. Nel 1981 viene edito “La sposa bianca di Ousmane” di cui non vede l’uscita essendo da poco deceduta.

“Dove soffre la donna, soffre l’intera umanità”

Mariama-Ba

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Fior di loto

Non è il titolo di una poesia, anche se poesia è, quella della natura.
loto Il suo vero nome è Nelumbo che ha altri nomi accanto per specificarne la provenienza: Asia, Australia o America.
01_11115_01_maxilot E’ un genere di pianta molto decorativa, sia per la forma delle foglie, che possono raggiungere un diametro di oltre un 1 metro, che per i suoi fiori, spesso grandi, composti da più di 20 petali di colore bianco, rosa, giallo, rosso… e dal profumo inebriante.
È una pianta acquatica che cresce rapidamente in stagni o in piccoli bacini privi di corrente che non devono superare la profondità di 3m. Esigono molte ore di irradiamento solare ed il terreno deve essere molto pesante misto ad argilla e limo, le radici devono essere sempre ad una temperatura calda e costante; alcune varietà rustiche resistono alla stagione invernale senza bisogno di protezioni lotoo
Queste piante producono frutti i quali, giunti a maturazione, lasciano cadere i semi nell’acqua.
Il fiore di Loto e la femmina, chiamata fiore di Lota, sono ermafrodite in quanto possono cambiare a loro volta sesso.
I frutti, essiccati, vengono utilizzati nelle composizioni floreali.
I fiori, i semi, le foglie giovani e i rizomi sono tutti commestibili; in Asia i petali vengono mangiati mentre le foglie sono utilizzate come piatto per il cibo; i rizomi in Cina, in India, in Pakistan, in Giapponese, sono utilizzati come condimento per un tipo di zuppa o per i fritti. Petali, foglie e rizomi possono essere consumati anche crudi, ma il rischio di trasmissione di parassiti è alta, meglio consumarli cotti.
torta luna In Cina tutti gli anni viene festeggiata in autunno la luna e il giorno delle torte della luna, in cui si mangia e regala tradizionalmente la torta della luna, fatta con pasta di semi di loto e rossi d’uovo di anatra salati. Il popolo cinese ritiene che il loto sia un cibo molto salutare e per questo è usato da molti secoli, studi fatti hanno dimostrato che esso è ricco di fibre, vitamina C, potassio, tiamina, riboflavina, vitamina B6, fosforo, rame e manganese e contiene pochi grassi.
In Vietnam i semi (che sono simili a noccioline) vengono mangiati assieme ad un’erba detta liánhua mentre gli stami essiccati vengono usati per la preparazione di un tè profumato; in Cina i semi possono essere consumati freschi, essiccati o cucinati come i popcorn, se ne ricava anche una pasta utilizzata in pasticceria per la preparazione di dolciumi, o bolliti e ricoperti di zucchero per la preparazione di una zuppa dolce.
Una curiosità: la casa del lusso italiana Loro Piana ha avviato un progetto con le popolazioni dell’Ille Lake in Birmania al fine di realizzare un tessuto per sartoria ricavato dai gambi del fiore di loto che va raccolto, rullato e filato entro 24 ore con speciali tecniche delle popolazioni locali tramandate da secoli; si potranno produrre massimo 50 metri al mese; il prezzo al pubblico è di circa 2.500,00 euro al metroLOTUS_FLOWER_008lora-piana-lotus-flower1

 

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Tango Libre

tango  di Frédéric Fonteyne.

 

Belgio. Un secondino timido, Jean-Christophe, conduce una vita piatta tra lavoro e casa, unico amico un pesce rosso.
Il secondino va a lezioni di tango dove incontra una non bellissima ma sensuale ragazza, Alice, infermiera, che vive con un figlio adolescente e ama due uomini rinchiusi nello stesso penitenziario dove lavora il secondino.
Fernand è il marito, 10 anni da scontare, Dominic è l’amante, 20 anni da scontare; amici fraterni, non gelosi uno dell’altro del reciproco rapporto con Alice, scontano il carcere per una rapina dove viene uccisa una guardia giurata. Un triangolo amoroso che nasconde un segreto, il figlio adolescente sa che suo padre è Fernand, ma in realtà è Dominic.
Per ballare il tango ci vuole un bravo maestro e allora mescolate tutto è incontrerete “l’argentino”, carcerato, che non porta scarpe adatte per ballare ma è un tanguero eccezionale.

 
Un film del 2012, rimasto nel buio in Italia.
Sensualità da un lato, rudezza e violenza dall’altro. Un film originale dove il tango fa emergere la vera natura dei protagonisti.
Relazioni intrecciate su cui aleggia l’ombra di questo ballo carico di erotismo.
Potete immaginare la sensualità del tango tra le mura maschili di un carcere? Forse non si può, ma può far pensare alla libertà. Perchè l’uomo anche se oppresso non ha mai dimenticato quanto la mente e il corpo possano evadere da situazioni estreme. La scelta del tango da parte del regista è audace ma ha un suo perchè: il carcere è l’ambiente originario del tango; ballo complesso che parte dalla mente e si trascina con movimnti sinuosi del corpo che parlano…un ballo dove è vietato usare la parola ma che usa un linguaggio di passi particolare, a molti incomprensibile (La lingua del tango è il lunfardo. Le sue origini furono quelle di un argot o slang di prigionieri, usato nelle carceri per non farsi comprendere dalle guardie, gergo di Buenos Aires, con termini di origini diverse tra cui varie parlate d’Italia quali il genovese e il napoletano, portate in Argentina dagli immigrati. In questo contesto si inserisce anche la creazione di una particolare forma di parlare invertendo l’ordine delle sillabe di una singola parola, chiamata vesre, ossia l’inverso di revés, che significa ‘rovescio’….da  Wikipedia).
Finale a sorpresa che è “quasi” inverosimile….
Attori all’altezza, Anne Paulicevich, Alice, che firma anche il soggetto e la sceneggiatura inserendo tratti autobiografici, è veramente brava, credibile e intensa.
Colonna sonora stupenda, ti avvolge.
Mi è piaciuto questo film, tanto, la scena che ho amato di più, oltre veder ballare Mariano Frúmboli, l’argentino, ballerino professionista di tango argentino, che io trovo oltremodo talentuoso, è quella che chiude il film: una danza collettiva prorompente. Bellissima. Se amate il tango non perdetelo.

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Il volo della martora – Mauro Corona

il-volo-della-martora-libro-85553  Quattro gruppi di racconti (ventisette) che parlano di animali, di piante, di uomini, del paese di Erto; tutto sotto l’ombra di una data: 9 ottobre 1963 quando una parte del Monte Toc precipitò nel lago del Vajont creando una catastrofe che spazzò paesi e più di duemila morti.
Ricordi d’infanzia e giovinezza, dove fantasia e realtà si intrecciano.
 Di Mauro Corona ho letto diversi libri, e ancora ne leggerò, ma il suo primo non lo avevo volutamente letto. Ora l’ho fatto.
Un libro bellissimo che corre spesso sul filo dei ricordi di un bambino cresciuto con l’amore familiare a metà, tra povertà e durezza, ma che ha respirato e imparato tradizioni e realtà della vita di montagna, una vita che non esiste più, che sembra lontana anni luce da noi, ma che è la radice di molti di noi.
Racconti ironici ma anche struggenti dove la solitudine non è disprezzata, dove la natura è scandagliata nei suoi segreti, dove l’uomo diventa impontente davanti un’onda devastarice, che ha annientato secoli di vita, da lui stesso creata per non aver rispettato quella che è la nostra vera madre.
Figure di donne e uomini che sembrano surreali, ma che in realtà sono esistiti, quotidianità che ho ritrovato nella memoria, visto che i miei nonni materni venivano da un paese di montagna.
Corona è un uomo che non ha illusioni, ma tante amarezze e nostalgia per tutto ciò che ha perso, per ciò che ha visto sparire, ma che riesce a raccontare “la vita” di ieri con una forte realtà mescolandola ad una fantasia che se non ci fosse renderebbe la lettura una cronaca. E’ questo che mi piace di lui, la magia nel creare storie e nell’unire le parole. Ora che ho letto questo suo primo libro capisco ancor di più da dove sono nati i romanzi intrisi di figure particolari.
Sarà che amo la natura, sarà che spesso ho nostalgia delle corse nei vecchi vicoli del paese dei miei nonni, sarà che ho nostalgia della vita semplice di una volta, ma Corona mi entra nell’anima e ci resta, un monito a non dimenticare quanto la natura sia potente e noi uomini infinitamente fragili.
Spero che mia figlia voglia leggere un domani i suoi libri per capire ancor di più quanti errori noi uomini abbiamo commesso e commettiamo avidi di noi stessi e non delle rocce che sono sentinelle dei monti, non dei boschi che in una giornata di calore ti regalano il refrigerio, non degli animali che permettono anche la nostra vita, non avidi di vedere l’anima delle cose che ci circondano.

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Non c’è nulla…

…di più bello che mi rallegri come passare un’intera giornata con mia figlia nei luoghi della mia infanzia…Il suo sorriso, le sue risate ironiche, la sua voglia di sapere il mio passato, sono la magia che annulla il tetro della vita.

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Liebster Awards

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Ringrazio la simpaticissima padrona del blog Ilmondodelleparole, https://ilmondodelleparole.wordpress.com, per questo Liebster Awards.
Questo Award è stato ideato in Germania, finalizzato a parlare di sé stessi.

Le regole da seguire:
– usare l’immagine sopra riportata
– rispondere alle 10 domande
– nominare altri 10 dieci blog e avvisarli
– porre 10 domande a questi blogger.

Rispondo
1. Il vostro più bel ricordo?
Non ho un solo bel ricordo, ne ho tanti anche se con motivi diversi.

2. Se potessi cambiare casa, dove andresti ad abitare?
Australia.

3. Se potessi entrare in un film e viverlo, quale film sceglieresti?
La Rosa purpurea del Cairo.

4. Immagina di poterti trasformare in un animale: quale animale diventeresti?
un giorno falco, un giorno lupo.

5. Una persona con cui puoi parlare davvero di tutto?
Mia madre.

6. Se vincessi un milione di euro, per cosa li impiegheresti?
Comprerei una casa per la mia amica Sonia, qualcosa userei per me e il resto a chi ne ha veramente bisogno.

7. Il regalo più bello che hai ricevuto?
Mia figlia.

8. Se potessi conoscere un personaggio famoso, chi vorresti incontrare?
Nessuno in particolare, non c’è più il mio preferito.

9. Un sogno ancora da realizzare?
Quello del giorno dopo.

10. A quale di queste domande hai preferito rispondere?
La 4, ma ho risposto con piacere a tutte.

Ora pongo le domande e non nominerò i 10 blog perchè da brava curiosona mi piacerbbe che i bloggheristi che frequento (e anche chi passa per la prima volta) rispondano alle domande…così mi “impiccio” un pò :-)

1.Quale è per voi il modo più comodo di vestire?
2.Cosa vi rende allegri?
3.Qual’è la vostra definizione di sexy?
4.Qual’è il vostro luogo del cuore?
5.Qual’è il periodo storico che più vi interessa?
6.Se dico bianco pensate?
7.Se dico blu pensate?
8.Se dico verde pensate?
9.Andate in palestra?
10.A quale di queste domande hai preferito rispondere?

Grazie a chiunque parteciperà.

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Estate

“L’estate è quel momento in cui fa troppo caldo per fare quelle cose per cui faceva troppo freddo d’inverno.”

Mark Twain

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Bianca come il latte rossa come il sangue

Bianca come il latte rossa come il sangue – Alessandro D’Avenia

bianca-come-il-latte-rossa-come-il-sangue Leo, sedicenne dai folti capelli che ama il colore rosso e odia il bianco, è segretamente innamorato di Beatrice, ragazza dai lunghi capelli rossi. Gli unici ad esserene al corrente sono Niko, suo migliore amico e compagno di squadra del calcio giocato a scuola e Silvia, amica del cuore dalle medie, segretamente innamorata di lui, che l’aiuta nei momenti difficili della vita e nei compiti.
Beatrice e Leo frequentano la stessa scuola ma non la stessa classe.
I genitori di Leo sono una coppia  presi dal lavoro e dai loro problemi, sono a volte asfissianti nel controllare la vita del figlio, anche se di quella fuori casa, eccetto la scuola, sanno ben poco.
A scuola ariva un supplente, professore di storia e filosofia che darà una svolta alla vita di Leo con la sua amicizia.
Beatrice si ammmala: leucemia. A causa di questo il giocarellone e anche un pò strafottente Leo riuscirà a dichiarare i suoi sentimenti alla ragazza che però lo disillude dichiarandogli che sta per morire. Il giovane non si arrende, passerà con lei interi pomeriggi fino a quando purtroppo Beatrice non vorrà più vederlo.
Leo capirà allora che il vero suo amore è Silvia.

 
Eccomi di nuovo alle prese con gli adolescenti, visto che mia figlia ci tiene tanto a farmi partecipe delle sue letture. Ma qui c’è anche un motivo in più, credo volesse essere rassicurata sulla vita e capire la morte, anche se la sua “scuola” di vita gliel’ha messa di fronte più di qualche volta.
Il libro è tratto da una storia vera; un libro che parla di come si può, o meglio come si deve credere nei propri sogni, anche se i sogni possono frantumarsi prima di concretizzarsi. Un libro dove si parla della vita degli adolescenti: scuola, primi amori, calcio, motorino, segreti, della loro innocenza e ingenuità.
Nel romazo si parla del coraggio, ma anche della paura, della voglia di scappare dalla morte che purtroppo è inevitbile.
La storia è scritta senza ricercatezze lettararie, è immediata, diretta, scorrevole, ma anche delicata per il tema trattato.
E’ un libro per un pubblico giovane, un pò mordi e fuggi come è la società attuale, come un pò vivono i ragazzi, sempre di corsa, anche superficialmente nei sentimenti, nei problemi, a scuola, ma che alla fine hanno  anche in loro emotività, dolore, amore, consapevolezza, ma la dimostrano a modo loro.
Non nego il nodo alla gola davanti alla descrizione della malattia e della morte. Quel “reparto” era il mio, quanti giovanisimi ragazzi ho conosciuto e li ho rivisti in questo libro; le loro risate e la spavalderia ma la paura nel fondo degli occhi, l’arroganza di attaccarsi alla vita e svenire per un prelievo, la gioia per un emocromo salire e l’incertezza se ci sarebbero stati a qul prelievo anche dopo un mese…
Ciò che ha colpito Meli è stato proprio questo e di questo abbiamo (ho) parlato per quasi un’ora. Non ha proferito parola, non ha fatto commenti, solo qualche domanda. Lei elabora per giorni e poi ti dice ciò che pensa. Ma questa la vedo dura da elaborare, rapportarsi con il dolore, la perdita, è sempre difficile e pensare di perdere tutto, quando sei nel pieno della giovinezza più spensierata è doloroso. E poi Dio che davanti alla morte può sembrare l’ancora di salvezza e se il sogno s’infrange cosa resta di Lui nella vita di un adolescente?
Ancora la voglia di sognare. Perchè se il dolore ti costringe a diventare “grande” la gioventù corre verso il fututo.

 

 

cinema_bianca_come_il_latte__rossa_come_il_sangue regia di Giacomo Campiotti.

 

Leo frequenta il terzo anno del liceo, ama la musica e il motorino, poco la scuola. E’ innamorato di Beatrice, più grande di lui, che non frequenta ma vede solo a scuola e a cui non riesce a dichiarare il suo sentimento.
Beatrice si ammala di leucemia e Leo farà del tutto per conoscerla e cercherà anche di donare il suo midollo convinto di poterla salvare.
Fin dalle medie Leo frequenta Silvia, l’amica del cuore che però è innamorata segretamente di lui da sempre. Silvia, il supplente di lettere e i genitori, saranno i ganci di Leo per tornare a credere nei sogni.

 

Meli è una che non si ferma al superficiale e allora dopo il libro: “Mà che ci vediamo anche il film e confrontiamo?” “Si amore mio.” Potevo non farlo?
 E’ un film del 2013 che, come nel libro, tocca tutti gli aspetti dell’adolescenza (amore, gioia…) ma anche della vita (morte).
Non mi ha “acchiappato” (potrebbe a questa età?) ma non mi ha deluso. Bella la colonna sonora dei Modà. Bravo Luca Argentero nei panni del professore “il sognatore”. Scichitano, Leo, mi ha deluso, simpatico si, ma non bravo.
Inizialmente caotico e quasi gogliardico, il film diventa man mano più coinvolgente. Un pò mi ha fatto ridere, un pò mi ha commosso perchè se alcune frasi sembrano banali, se alcune tematiche sembrano scontate, così non è. Chi passa per certe strade lo può dire.
Il commento di Meli è stato che il film non supera il libro e poi: “Paola, ma è davvero così chi si ammala di leucemia?” E il coltello si è conficcato nel mio cuore.

 

E poi dici che a volte la vita non gioca un poco a metterti alla prova…Dopo i bei discorsi nel rassicurare e far capire a mia figlia il perchè e le possibilità di guarigione di alcune malattie, questa mattina arriva una terribile notizia: Maria Grazia, diciassette anni, incinta di 3 mesi è in ospedale con una presunta aplasia…Il midollo non lavora da circa tre giorni. Il mondo ci è crollato addosso. M.Grazia è figlia di Katia la mia amica che mi ha sostenuto sempre durante la lunga malattia, quella che non vedo spesso ma con cui condivido tanto, anche le figlie (dall’asilo insieme), è figlia di Angelo, con cui ho fatto coppia in teatro per cinque anni….Tre mesi fa dichiara candidamente di aspettare un bambino, che lo ha cercato (è fidanzata ma lui non sapeva di questa decisione), che lo vuole tenere stò bambino e continuare a studiare…Famiglia sconvolta e poi l’accettazione e ora questo. Tra dieci giorni la risposta del “puntato” e vedremo…non è il caldo oggi a farmi barcollare, ma la vita. E Meli non parla.

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Api…

Alle sei del mattino già il brusio delle api era assordante.
IMG_0098 Questa pianta (che rispetto al giorno che l’ho fotografata ha almeno 30 fiori in più), con i suoi meravigliosi, innumerevoli fiori le richiama. Entrano ed escono da quei calici senza profumo, dal colore delicatoe dal nettare abbondante, con un via vai continuo.
USA - Bees Disappear in the United States Un pò mi inquieta quella massa di operaie rumorose, ma mi affascinano anche.
E se penso che in Europa ci sono molte sostanze chimiche (pesticidi) che sono nocive per la loro vita, anche se l’EFSA, nell’Unione Europea, ne ha dettato norme restrittive, mi viene una grande amarezza.
I pesticidi (in particolare i neonicotinoidi usati per le sementi) possono:
compromettere la loro memoria olfattiva che è essenziale nel loro comportamento;
compromettere la capacità di raccolta del polline non essendo più in grado di tornare alle arnie e non riuscendo a spostarsi in modo efficiente;
causare lo sviluppo di disfunzioni, anche delle larve e delle regine.
Anche i pesticidi usati su mais, vite e melo sono un vero e proprio pericolo per questa specie animale.
In Italia la mortalità media delle colonie di api è del 20-25% annuo e solo grazie agli apicoltori, questo “patrimonio” rimane quasi costante.
Un gruppo di ricercatori dell’Università di Pisa di apidologia e apicoltura del dipartimento di Scienze agrarie, alimentari e agro-ambientali, suggerisce di piantare vedovine maggiori (Cephalaria transsylvanica), piante che fioriscono in autunno quando polline e nettare scarseggiano, per dare ristoro alle api Vedovina-maggiore-api-320x234
Credo che l’unica strada che darebbe risultati sarebbe il totale divieto dei pesticidi promuovendo una agricoltura più sostenibili come spiegano diversi ricercatori; il Kenia lo conferma, dove sicuramente le api hanno una resistenza genetica superiore alle nostre, ma che sono comunque soggette agli stessi parassiti e alle stesse malattie delle nostre, dove l’uso dei pesticidi è quasi inesistente; le api “keniote” non mostrano alcuna moria allarmante. L’ape con il suo “grande” lavoro è una sicurezza alimentare per noi umani .nidodape

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Donne….

….aerei e chador.

Prima donna pilota dell’Afghanistan Air Force, addestrata, a 21 anni, dagli Us Air Force, non ha una serie di diritti ma può andare in guerra, tenace la sua volontà anche se la famiglia è soggetta a continue minacce di morte e continui spostamenti. Classe 1992, sognava fin da piccola di essere un pilota, ora sogna di diventare  istruttore di volo per ispirare altre donne a questa carriera. Unico neo nel suo curriculum è una sanzione per aver contravvenuto un ordine: alle donne è vietato il trasporto di soldati morti o feriti, lei ha sfidato gli ordini quando ha scoperto soldati feriti durante uno sbarco in una missione., trasportatoli in ospedale ha dovuto riferire la sua azione ai suoi superiori. Il suo nome significa “fiore”, il suo chador è di colore nero. Lei è Niloofar Rahmani nnngender-parity-still-remains-a-distant-dream-in-afghanistan

 

La Pakistan Air Force ha 19 donne pilota, ma lei, luogotenente dall’età di 26 anni, è la prima e ancora unica a poter compiere operazioni di guerra come pilota di caccia; classe 1987,  combattime accanto a 24 colleghi maschi nela Squadron 20. Il suo chador è verde. Lei è Ayesha Farooq aaaaaa

 

In Arabia non può avere la patente, per le donne è proibito guidare, ma lei può “guidare” gli aerei. E’ la prima donna ada ver ottenuto dall’Aviazione Civile la licenza di flight dispatcher, praticamente è colei che  prepara i piani di volo degli aerei…una donna che da ordini ai piloti maschi. Lei è Aisha Al-Jaafarih 

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