TUTTOLANDIA

"…il posto che mi piace si chiama mondo…"

Biancaneve deve morire – Nele Neuhaus

bianaca  Tobias Sartorius, trentenne, ha scontato una pena di dieci anni per omicidio.
Quando torna a casa, nel piccolo paese di Altenhain, tra i monti del Taunus, non riceve alcuna accoglienza, anzi, tutti sembrano insofferenti alla sua persona.
La trattoria il Gallo d’Oro, che apparteneva alla sua famiglia, è stata chiusa ed è in rovina come la casa dove viveva con il padre, uomo ormai ridotto ad un essere indifeso e vulnerabile; la madre, non reggendo al peso di ciò che è accaduto è andata via di casa.
Ma Tobias, chi ha ucciso? In una sera d’estate scompaiono Laura Wagner, la sua ex fidanzata, e Stefanie Schneeberger, l’attuale amatissima fidanza. Che fine hanno fatto le ragazze? Gli indizi raccolti dagli investigatori portano a lui, ma Tobias di quella sera non ricorda nulla, solo di essersi ubriacato.
Stefanie è bella: lunghi capelli neri, bocca rossa…una vera Biancaneve.
I corpi delle ragazze non vennero mai trovati fino a quando….
E c’è una giovane originale ragazza, Amelie, che serve ai tavoli dell’unico ristorante del paese, e c’è la bellissima Nadya, l’unica amica che è rimasta a Tobias, e ci sono due investigatori, Oliver von Bodenstein e Pia Kirchhoff, che dovranno impegnarsi molto per affrontare la nuova situazione, tutto nell’arco di venti giorni.

 
Ma chi è Biancaneve? Sicuramente non quella delle fiabe. Per saperlo bisogna leggere questo libro che non è un capolavoro (ma oggi ce ne sono?), ma che io ritengo un buon thriller ben scritto, c’è sempre un colpo di scena pronto a tenerci sulla corda e a coinvolgerci, impossibile annoiarsi. La storia è intrigante, coinvolgente, torbida, misteriosa; una storia dove l’omertà, la voglia di potere, la vigliaccheria e la sofferenza escono prorompenti nelle situazioni che si intrecciano alle vite dei personaggi. Tanti tasselli che si incastrano uno all’altro piano piano sotto i nostri occhi e poi si scontrano con i problemi personali, quelli della vita di tutti i giorni, degli investigatori, che hanno un volto incredibilmente umano e fragile. Il romanzo è ambientatao ad Altenhain, che esiste veramente (chissà cosa ne pensano gli abitanti…non dico altro) ed è ispirato alla scomparsa di una ragazzina di 12 anni il cui corpo non è mai stato ritrovato.
Ho voglia di leggere gli altri libri di questa autrice tedesca che non conoscevo, nella speranza che vengano ben tradotti, a tratti ho avuto il dubbio che così non fosse, ma non sapendo il tedesco mi devo accontentare.

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Fiammetta Michaelis

Nasce a Firenze nel 1465 da Michele e Santa Cassini.
Quando muore il padre nel 1479, si trovava con la madre a Roma già dal 1478. Fiammetta riceve come dote, una vigna presso il Vaticano, case (una in via dei Coronari, una in via degli Acquasparta, una con torre nello scomparso vicolo della Palma), tutte proprietà che appartenevano al cardinale Giacomo Ammannati Piccolomini, morto quello stesso anno.
E si, una dote, perchè la bellissima fiorentina era una cortigiana, tra le più ambite di Roma, definita negli ambienti papali “damigella di singolare beltà”. Fiammetta aveva tredici anni ed era ben istradata dalla madre, anche essa “cortigiana”.
A Roma le cortigiane (modo elegante per definire le prostitute nel Rinascimento) erano divise in categotie: “cortigiane da lume o da candela” di infima condizione, “da gelosia e da impannata” che sostavano dietro le imposte della finestra e attiravano i clienti, “domenicali” che esercitavano il mestiere solo di festa, e “cortigiane oneste”, donne agiate, con un buon livello culturale, capaci all’occorrenza di recitare una poesia o di sostenere una dotta discussione, queste frequentavano solo persone di alto rango; neanche a dirlo, Fiammetta apparteneva a quest’ultimo tipo.
Torniamo alla “dote” che alla lettura del testamento del porporato creò grande scandalo anche per quell’epoca; Sisto IV fece bloccare il testamento dove fu corretta la motivazione e cioè che la dote venne concessa non per i servigi (durati un anno e mezzo) ma “per amore di Dio e per provvederla di una dote”.

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fiammetta Il palazzetto definito la casa di Fiammetta, fa angolo con quella che oggi viene chiamata Piazza Fiammetta e Via dell’Acquasparta, è un bell’edificio quattrocentesco a due piani, con un portico sorretto da colonne e pilastri, una delle finestre, quella centrale presenta, un davanzale ornato. Dopo vari passaggi, alla fine dell’Ottocento la casa entrò in possesso della famiglia Bennicelli che, ai primi del Novecento, la fece restaurare apponendovi lo stemma di famiglia che è tuttora presente sopra il porticato. Che li vi abbia abitato la donna lascia ancora qualche dubbio perchè si sa che l’aveva affittata per 26 ducati l’anno. Si pensa che il nome della piazza derivi, non dal fatto che la donna vi abitasse, ma dal fatto che la bella Fiammetta amava li passeggiare. In realtà sembra che  abitasse nel piccolo rione Immagine di Ponte, in una casa che potrebbe essergli stata donata da Cesare Borgia.
Perchè Fiammetta è stata anche legata, come amante, e fu la preferita, a Cesare Borgia (figlio del papa Alessandro VI, sempre porpore in giro…) nel 1843. I due si incontravano nella vigna ereditata da lei vicino al Vaticano.
Fiammetta aveva sempre espresso il desiderio di essere sepolta nella Basilica di Sant’Agostino in Campo Marzio, all’epoca frequentata dalle prostitute romane e dove era sepolto il cardinale Ammannati, così fu fatto alla sua morte, avvenuta nel 1512; fu sepolta nella cappella da lei acquistata nel 1506 che aveva fatto decorare dal fiorentino Iacopo Indaco con affreschi e una pala della Pietà, poi donata nel 1606 al cardinale Scipione Borghese. Le cortigiane che si recavano a Sant’Agostino per pregare o farsi confessare erano molto generose con le elargizioni alla chiesa e spesso vi venivano seppellite, magari in cappelle dedicate con il loro nome. Così accanto a Santa Monica e illustri Cardinali giacevano anche le cortigiane d’alto bordo, come Giulia Campana e la famosissima Tullia d’Aragona. Purtroppo non rimane traccia di nessuno dei loro monumenti sepolcrali, spazzati via, insieme ai loro resti, dalla controriforma.
Nel testamento della bella cortigina, rilasciato ad un notaio il 19 febbraio 1512, nel quale è indicata come “Fiammetta del Duca di Valentino” (con riferimento a Borgia), lasciò tutto in eredità al “fratello” Andrea, che in realtà era suo figlio.

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Il primo, vero….

….giorno di primavera!!!

Ieri sera gia i presupposti c’erano, mentre Semir riposava tranquillo accanto a me, sul divano20150328_181303 io stavo immobile a godere gli ultimi raggi di sole inondare la sala20150328_181332 e precedere uno stupendo tramonto 20150328_182216

Questa mattina l’aria era frizzante, ma il cielo pulito, il sole caldo, anche i miei pelosi ne hanno approfittatoFoto2952 prima gustando il calore dei raggi e poi cercando un pò di fresco 20150328_115104 mentre io gironzolavo sul prato alla scoperta delle tante margheritine che lo stanno invandendo insieme ai bellissimi gigli selvatici 20150328_11475920150328_11481620150328_114822 e trovare tracce di Signora Talpa 20150328_11504320150328_115045. E con il sole fanno capolino le piante che hanno dormito tutto l’inverno 20150328_120630 e i rami si colorano di gemme, quelle della Robinia 20150328_114911 e del meraviglioso Ciliegio20150328_114950

Le querce, guardiane del mio giardino, sentinelle del perimetro della mia casa, ancora fanno dormire le loro, ultime a sfogliarsi fino in inverno inoltrato, stanno lì a godersi i raggi del sole che scaldano la corteccia antica.

 

In un giorno di sole
sedere tranquillamente
in panciolle.
Arriva la primavera
e l’erba cresce da sola.

da Zenrin-Kushu
raccolta di poesie Zen del XV sec.

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Finalmente….

…a smesso di piovere da circa un’ora.

Dopo la pioggia

Dopo la pioggia viene il sereno,933884_192671657553553_107732139_n
brilla in cielo l’arcobaleno:
è come un ponte imbandierato
e il sole vi passa, festeggiato.
È bello guardare a naso in su
le sue bandiere rosse e blu.
Però lo si vede – questo è il male
soltanto dopo il temporale.
Non sarebbe più conveniente
il temporale non farlo
per niente?
Un arcobaleno senza tempesta,
questa si che sarebbe una festa.
Sarebbe una festa per
tutta la terra
fare la pace prima della guerra.

Gianni Rodari

 

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24 Marzo – Un pomeriggio di cultura

“Mentre ascolto il silenzio
ricamo versi d’incenso”

Voglio iniziare così questo post; iniziarlo con le parole dolci e potenti di Marco Corsi, che non si definisce un poeta di mestiere e io, incompetente in materia, di questo gliene sono grata, perchè la parola mestiere sulla poesia non mi garba.
DSC06681 La poesia è qualcosa che nasce dal profondo dell’anima, da una scintilla del cuore, da una nota di passione, d’amore, dalla ricerca del sacro, dalla ricerca della parola. E sulla ricerca della parola Corsi ne ha da dire…l’ho amato già dai primi versi recitati da una voce calda e suadente che ha saputo catturare l’ascolto attento di chi era presenta alla presntazione del libro “E ancora leggera la brezza”(Del Manto Editore), avvenuta nella Biblioteca Comunale di Anagni.
Come non ci si può far avvolgere da
“…un muschio salmastro mi inebria
si veste di te poesia della luce.”
E come non si può sciogliere la commozione all’ascolto di
“Dove sei
Eri qui con me…
Mi mancano gli occhi che dicevano amore…
Tutte le mamme attendono i figli
Alle porte del Paradiso

Scusami se ti faccio aspettare”

Ecco la potenza delle parole, per me sono quelle che ti si avvinghiano addosso e non ti lasciano più. Le ascolti, le pesi, le stringi per non farle fuggire. E in questa raccolta ce ne sono da stringere!
Grazie a questo “poeta” che del profumo della carta e degli atavici autori ne ha fatto una ragione di vita.
E grazie per la risposta che ha dato a chi lo ha intervistato, alla domanda che, se apparentemente può sembrare spiazzante se rivolta a chi scrive poesie, se vale ancora la pena scriverle in un mondo che corre sul tecnologico, sulla velocità del pensiero leggero, Corsi ha detto di si e ha spiegato il suo perchè e io gli avrei voluto dire che guai se così non fosse, guai se non ci fossero menti e cuori e mani come le sue, che sono in grado di coprire di miele dolce e ambrato il verde acido e i colori flou di questo mondo mordi e fuggi, tutto tecnolgia, un mondo di parole a volte inutili e senza senso. Grazie a questo poeta che si è emozionato nell’ascoltare le sue poesie velate d’un pizzico di malinconia, ma che evocano immagini come quadri antichi, preziosi. E qui c’è cuore cari miei…ma che, novello Trilussa, ha saputo con un incisivo dialetto romano inserire nel libro una lirica vivace e allegra che con ironia tocca argomenti attualissimi.

DSC06680 Interessante e coinvolgente è stato ascoltare spaccati di vita vissuta su grandi figure come i De Filippo, letture che si trovano sul libro “Il teatro dei De Filippo” (Del Manto Editore), letture, annedoti, poesie, che sanno coinvolgere la tua mente con parole dirette, argomenti intelligenti.

Che dire, momenti positivi, costruttivi e gioiosi che, per chi come me ha sempre sete di sapere, conoscere, ascoltare e perchè no sorridere, hanno il gusto della vita, sono lezione di vita.

E non posso non abbracciare gli attori della Compagnia del Cavaliere che sempre si prestano a nuove esperienze con gioia, slancio e voglia di mettersi alla prova.

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E mentre fuori piove….

…in casa volano farfalle di fettucce di cotone e glitter 20150212_105700IMG-20150220-WA0000 si disegnano t-shirt 20150307_113359 si termina il disegno 20150301_16220720150305_220353 si commenta il giudizio sul bassorilievo IMG-20150214-WA0003IMG-20150214-WA0004IMG-20150324-WA0000 che, anche se il lavoro non è perfetto, è stato più che positivo con grande gioia della mia ragazza IMG-20150226-WA0001 che con i suoi meravigliosi e puliti occhi guarda il mondo e lo ferma con uno scatto Copia di Melissa Cell. 20150324_105017IMG-20150309-WA0002

E mentre piove in casa c’è chi dorme 20150303_185829 protetto e amato, ignaro di come una sua simile Copia di 10330462_891800057552566_7829094460058343033_n sia stata legata e picchiata con una pala da chi la dovrebbe amare incondizionatamente: il suo padrone, che se avessi tra le mani, sotto questa pioggia battente e questo vento sferzante….

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Terrorizzare?

Sicuramente ce la mettono tutta, ma non la devono spuntare.

je suisFrancesco Caldara

Orazio Conte

Antonella Sesino

Giuseppina Biella

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Un viaggio…da sogno….

20150305_175438Piove dalla notte scorsa, nuvole basse tutto il giorno, fa freddo…e sopra i duemila nevischia…
Dico che sono un pò stanca di questo clima uggioso e umido.
rey2 Vorrei un bel sole caldo…e allora faccio una girata con la fantasia, chi mi segue? Vi porto…vediamo…a si! vi porto nell’arcipelago di Jardines del Rey.
rey Un arcipelago che si estende lungo la costa Atlantica di Cuba, dove troviamo innumerevoli cayos (isole): Cayo Guillermo, Cayo Coco, Cayo Romano, Cayo Guajaba, Cayo Sabinal, Cayo Santa Mariaù, Cayo Paredón Grande, Cayo Cruz….
Jardines del Rey, tradotto vuol dire Giardini del Re, nome che gli diedero i spagnoli conquistaori, nel 1513, in onore del re Ferdinando II di Aragona, come diedereo il nome a tutte le isole.
Isole che furono rifugio per corsari e pirati, dove è ancorata nell’omonima spiaggia, la Pilar, l’imbarcazione di Hemingway ( che a tutt’oggi non si sa se sia effettivamente l’originale tenuta in piedi da riparazioni, sostituzioni, aggiustamenti o una copia della vera, andata distrutta), che qui ambientò il romanzo Isole nella Correntepilpillar
Jardines-del-Rey Che dire, spiagge bianche, da sogno, dove sdraiarsi per accogliere il caldo sole, dune sabbiose tra le più alte dei Caraibi, imagesffff fondali mozzafiato, Jardines-del-Rey-2 imagesrrrrlagune e barriere coralline in acque cristalline in cui non puoi non nuotare e frutta, tanta frutta…. frutta
Scommetto che troveremo abitanti allegri, simpatici, ospiatali..
E allora vado, in questo luogo che è una magia? Il paradiso terrestre? Solo i Caraibi?
Io dico tutte le cose messe insieme.

pilar

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Libri

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 Sono un che legge, mi piace molto.
Ho imparato Melissa ad amare i libri fin da piccola piccola e devo dire che i risultati ci sono, nella sua camera abbiamo comprato un ‘anno e mezzo fa due nuovi mobili, per gli abiti? No, per i libri, videocassette di film, anche di quando era piccola, cd musicali, Lego che assembla a tutto spiano, ora anche per i suoi innumerevoli disegni…ma soprattutto libri. Ho sempre pensato che leggere l’avrebbe aiutata a sviluppare, non solo il pensiero e la parola, ma anche la curiosità; non gli ho mai imposto le mie scelte, l’ho sempre lasciata libera di decidere e oggi mi fa piacere quando mi dice: “Che leggi? Di cosa parla? Stop…non dirmi più di tanto, metti sulla torre (pila di libri sul suo comodino…mi ricorda qualcuno…) che lo leggo…”. Perfetto, è quello che desideravo per lei: scelta e curiosità, non sofferenza.
Tralasciando i romanzi che appartengono al passato, che non mi stanco mai di leggere perchè sono coinvolgenti e quelli di anni addietro, inizio a leggere qualche romanzo attuale e dopo un pò chiudo e passo ad un’altro. lcuni mi fanno passare il tempo, mi avvincono al momento, mi incuriosiscono, poi li dimentico dopo un pò.
Leggere è una delle cose più belle della vita, almeno io credo, ma mi rendo conto che non mi perdo un gran che a volte, anzi, il più delle volte. Nascono liste di libri tra i più venduti e letti e mi domando perchè; esplodono autori che sembrano aver finalmente scritto uno di quei libri che non puoi dimenticare (al secondo già ti ammosciano) e poi…per carità, non sono nessuno per giudicare e nemmeno per scalzare il critico che li presenta tra i migliori e scrive recensioni meravigliose che stampano sul retro delle copertine e che quando li leggi dici “…cavolo stò libro è da leggere assolutamente…”. Sinceramente? Alcuni li definirei orribili, piatti, ripetitivi.
Il libro non può essere fine a se stesso, ma deve sveglare la nostra interiorità, vitalità, ci deve far sentire un pò protagonisti….Il libro deve dare pienezza…Certo non tutti hanno questa forza, ma almeno dentro ti deve rimanere qualcosa. Per fortuna abbiamo la libertà di sceglierlo il libro ma a oggi mi stò convincendo che c’è ben poco da scegliere, pochi, anzi pochissimi mi hanno convinto veramente.

 

 

“Se il libro che leggiamo non ci sveglia con un pugno sul cranio, a che serve leggerlo? Noi abbiamo bisogno di libri che agiscano su di noi come una disgrazia che ci fa molto male, come la morte di uno che ci era più caro di noi stessi, come se fossimo respinti nei boschi, via da tutti gli uomini, come un suicidio. Un libro deve essere la scure per il mare gelato dentro di noi.”  Franz Kafka

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Lavoro

E di nuovo un amico che resta senza lavoro…Massimo è giovane, ha 46 anni, una moglie (che ha perso il lavoro da operaia in fabbirica due anni fa), due figlie.
La ditta per cui lavorava come ragioniere ha chiuso definitivamente un mese fa. Massimo, già da una decina di mesi ha cercato lavoro anche al di fuori del Comune, nelle provincie limitrofe, ha inviato domande e curriculum in altre regioni, ma niente, la motivazione è…l”età, in barba all’esperienza. Pensa anche ad oltrealpe…ma non è facile neanche andare via, e per lavoro e perchè qui hai tutta la tua vita.
Ieri ci siamo visti e abbiamo chiacchierato un pò…è triste, anche ansioso, si sente “inadeguato” in questo momento.
Posso dargli torto? No, un uomo nel pieno delle sue forze, in grado, e con la voglia di lavorare, che stà lì, così…certo all’interno della sua casa si da da fare, proprio per non cedere al disinteresse verso la vita: figlie a scuola, giardino, riparazioni…ma è lavoro? No, dovrebbe essere solo responsabilità e lo sfizio della vita.
Fortunatamnente hanno terminato di pagare il mutuo della casa a gennaio, proprio quando la ditta aveva già dimezzato i dipendenti.
Avere il lavoro vuol dire poter gestire la propria sussistenza: le utenze ad esempio, si può vivere senza luce o gas o acqua? E le tasse che comunque devi pagare? E mangiare? E’ vero che puoi far a meno dell’automobile, ma i figli? La scuola? Una prospettiva universitaria per loro, ad esempio…
E al di fuori di regolare le proprie finanze, lavorare non è anche mantenere un senso di identità, di dignità, una dimensione? E ancora, quando si lavora il tempo passa: affronti la giornata con la testa impegnata, socializzi, pensi alle ferie, a scoprire qualcosa di diverso, puoi affrontare uno svago, anche minimo, Massimo ad esempio gioca a calcetto, ora quella minima quota che davano per il campo lui non la versa, pensa ad arrivare “a fine mese”…
Quando lavori socializzi, non sei mai solo, si aprono aspettative per il futuro…il futuro..ce l’ha l’Italia dei lavoratori un futuro?
Se per anni lo hai anche minimamente programmato il futuro (a breve o lungo termine), la perdita della prospettiva ti può mandare in depressione, che oggi è una delle prime situazioni in cui cade chi resta senza lavoro. La cronaca ce lo dimostra.
E in barba a ciò che dicono alla tele, nuove assunzioni grazie alle nuove leggi, prospettive di nuove forme di lavoro e bla, bla, bla….in Italia aumenta il tasso dei disoccupati, chi trova lavoro è una piccola barca nel mare, ci sono più barche alla dervia di quelle che iniziano a navigare, e la drammaticità della cosa non è solo economica, ma nella salute della persona. Proprio la depressione e il disadattamento stanno portando situazioni davvero drammatiche all’interno delle famiglie e nel tessuto sociale/medico.

900-137199

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