TUTTOLANDIA

"…il posto che mi piace si chiama mondo…"

Tristezza e crostacei

Domani pomeriggio non sarà proprio una giornata serena, la cagnolina dei miei vicini verrà addormentata per sempre, purtroppo non è stato possibile curarla più di tanto e da ieri notte è praticamente paralizzata.
Per i bambini sarà dolorosissimo, visto che è con loro da 12 anni e spesso usciva con noi in giardino. Già so che la bambina deve studiare e disegnare i pesci e allora mi sono preparata (mentre i genitori porteranno via Lola) una storia da raccontare, spero di dare un po’ di sollievo alla mia ciurma.


Ho pensato al Paguro Bernardo (o Bernardo l’eremita), che si presta simpaticamente ad inventare una storia, mi sono ricordata che mio nipote da piccolo rideva come un matto solo a sentirne il nome.
Credo che molti di voi lo conoscono…
E’ un crostaceo diffuso anche nel Mediterraneo.
Come i suoi simili ha dieci zampe e due grosse chele, ma sfortunatamente il suo addome è privo della corazza, questo lo rende indifeso.
Ma se madre natura si è dimenticata di fornirgliela, Bernardo ha sapientemente rimediato creandosi una corazza artificiale.
Caccia un mollusco dalla sua conchiglia e ne prende possesso, con questa si sposta lasciando uscire solo le zampe, si muove sui fondali marini e quando si sente in pericolo rientra nella conchiglia. Quando questa diventa piccola cerca una conchiglia più adatta e la cambia. Per essere ancora più sicuro il Paguro Bernardo installa sulla conchiglia le attinie (anemoni di mare) che servono per la mimetizzazione e per la difesa, infatti queste hanno dei tentacoli velenosi che tengono lontani i nemici, a sua volta l’attinia si nutre dei residui del pranzo del crostaceo o si nutre di ciò che incontra durante gli spostamenti. Se la conchiglia è grande a volte si possono notare fino a quattro/cinque attinie.
Bene! Ora mi devo solo concentrare per inventare una storia allegra e che abbia anche un senso sulla convivenza. Spesso invento al momento e se uno di loro fa domande aggiungo qualcosa che ne inglobi la risposta.

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Green Book *

di Peter Farrelly,
America anni ’60.
Ad un buttafuori italoamericano di origini siciliane, Tony Lip, viene proposto di fare da autista a Don Shirley, pianista afroamericano, che deve partire per un tour di concerti insieme al suo trio. Dovranno attraversare gli Stati del profondo Sud dell’America.
Tony, cresciuto nella culla del razzismo, abituare a scazzottare se ce n’è bisogno, dal linguaggio e i modi volgari, inizialmente tentenna, ma spinto dal bisogno accetta.
Don Shirley è colto, raffinato, talentuoso e non sopporta le volgarità.

L’ho rivisto con mia figlia, ci tenevo che lo vedesse.
Dico subito che sono spudoratamente di parte, per due motivi, amo Viggo Mortensen e adoro questa storia.
Non mi dilungo nel commentare, dico solo che è un film da vedere assolutamente. Film pluripremiato che racconta anche con leggerezza e ilarità l’America retrograda, omofoba e razziale di quel periodo, ma che strizza l’occhio ai nostri tempi, dove razzismo e conflitti sociali sono purtroppo ancora attuali.
Film straordinario con due attori bravissimi, Viggo Mortensen e Mahershala Ali, che creano una coppia riuscitissima.
Il film è tratto da una storia vera**

 

* GREEN BOOK È IL NOME DI una guida turistica, con scadenza annuale, che negli USA degli anni ’60 indicava negli stati segregazionisti del Sud i luoghi pubblici, alloggi, attività commerciali, alberghi, ristoranti, stazioni di servizio dove gli afroamericani potevano accedere lungo le strade.

** La vicenda avviene nel 1962. Il viaggio durò circa un anno e mezzo (nel film è stato notevolmente ridotto).
Frank Anthony Vallelonga (padre di uno degli sceneggiatori, Nick Vallelonga) ha sempre dichiarato che l’amicizia con Shirley è stata sincera ed è durata fino alla morte di entrambi, avvenuta nel 2013.
Alcuni parenti del pianista protestarono per la pellicola affermando che tra i due non ci fosse stato mai un legame amichevole, solo di lavoro; questa affermazione è stata però smentita dal ritrovamento di alcune registrazioni dello stesso Shirley che parla dell’amicizia con Vallelonga e dalle lettere che il pianista aiutò a scrivere a Frank indirizzate alla moglie (nel film è riportato), quelle lettere servirono ai sceneggiatori per ricostruire gli eventi.

I veri protagonisti della storia

 

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E 23…

Augurarti cosa?
Che amore e serenità regnino sempre nella tua vita, amore mio infinito.

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L’innocenza senza confini

Oggi con il mio Capitan tempesta abbiamo cercato immagini di angeli, doveva disegnarli.
Poi mi guarda e mi dice : ”Sono come gli uccelli, hanno le ali”, e il fratello “No, sono gli uccelli come gli angeli, hanno le ali” e lui “No, perché gli uccelli li vedo tutti i giorni, gli angeli quando vogliono volare come loro si fanno prestare le ali… se guardo il cielo non li vedo mai perchè senza non possono volare ma se servono agli uccelli restano sempre. qualche volta li sogno…”
Saggezza innocente, ma non lontana dalla spiritualità che queste figure sempre infondono.

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Salomone

“Non tramare il male contro il tuo prossimo mentre egli dimora fiducioso presso di te.”

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Creature di carta che prendono vita…

 

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Non insegnate ai bambini

 

“….Non insegnate ai bambini – Non insegnate la vostra morale – è così stanca e malata – Potrebbe far male – Forse una grave imprudenza – è lasciarli in balia di una falsa coscienza…
Giro giro tondo cambia il mondo. – Non insegnate ai bambini- Non divulgate illusioni sociali – Non gli riempite il futuro di vecchi ideali – L’unica cosa sicura è tenerli lontano Dalla nostra cultura…
Non insegnate ai bambini – Ma coltivate voi stessi il cuore e la mente
Stategli sempre vicini – Date fiducia all’amore il resto è niente. Giro giro tondo cambia il mondo.
Giro giro tondo cambia il mondo…..”

 

Un immenso attualissimo indimenticabile Giorgio Gaber

 

 

 

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Proverbio della tribù dei Piedi Neri

Cos’è la vita?
È il lampo di una
lucciola nella
notte.
È il respiro di un
bufalo d’inverno.
È la piccola ombra
che attraversa
l’erba e si perde
nel tramonto.

 

Buonanotte blogger!

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Una chiesa…particolare

Se gironzolate per Roma passate in Via di S. Giovanni Decollato, o al passetto (un sottopassaggio) S. Giovanni Decollato, potrete visitare la chiesa omonima.
Forse in origine era S. Maria de Foeva, chiesa antichissima che prese il nome attuale nel 1488, quando venne concessa all’Arciconfraternita fiorentina della Misericordia; fu costruito anche  l’Oratorio detto di S. Orsola, da qui partiva la processione che prendeva in carico un condannato, liberato per il privilegio ottenuto dalla Confraternita.


L’Arciconfraternita, a Roma dal 1488, ricevette da papa Innocenzo VIII l’incarico di confortare i condannati a morte per decapitazione e di poter seppellire coloro che morivano in grazia di Dio in fosse comuni poste nel chiostro, le fosse erano coperte da chiusini con su scritto “Domine, cum veneris judicare, noli me condemnare” ( Signore, quando verrai a giudicare, non condannarmi).
Molti confratelli, che erano anche di famiglie illustri, si facevano seppellire anonimamente con i giustiziati che avevano confortato nell’ultimo istante, come forma di umiltà.


Come già detto le fosse si trovano nel bellissimo chiostro, sotto i portici sono murate numerose lapidi sepolcrali, sul pavimento sono ancora visibili le sette botole, sei per gli uomini ed una per le donne.
Dal chiostro si può accedere alla “Camera storica”, dove sono conservati cimeli di notevole interesse: documenti che testimoniano processi, patiboli e roghi; il cesto che raccoglieva la testa dei giustiziati, anche quella di Beatrice Cenci, e l’inginocchiatoio sul quale la giovane recitò l’ultima sua preghiera; affissa ad una parete la condanna a morte di Giordano Bruno; il grande crocifisso che apriva i cortei diretti al patibolo e la barella con cui i confratelli riportavano il corpo del giustiziato; le cappe nere dei confratelli e le coperte che li riparavano dai rigori delle veglie in carcere; le fiaschette per l’aceto ed il vino greco da dare al condannato; le custodie di cuoio per i fogli sui quali il reo dettava le sue ultime volontà; le corde per calare i corpi degli impiccati ed il coltello per recidere il laccio; i registri che narrano figure di eretici, assassini, malfattori o presunti tali.
Ogni 29 di agosto, giorno del ritrovamento della testa del Battista, la Confraternita aveva il privilegio di liberare un condannato a morte, nella camera storica, a testimonianza di ciò, resta l’abito rosso che i confratelli facevano indossare al prigioniero liberato e l’urna che conteneva le fave bianche e quelle nere che servivano per scegliere colui che avrebbe avuto salva la vita, vinceva chi aveva più fave nere, nello stesso giorno si bruciavano anche le corde servite per le impiccagioni.
Il giorno prima di un’esecuzione i confratelli uscivano di sera dalla chiesa avvolti in neri mantelli, si dirigevano verso il carcere accompagnati dal lume di una candela e dal suono di una campanella, che annunciava che l’indomani un uomo sarebbe stato giustiziato. La veglia avveniva nelle segrete del carcere. Dopo l’esecuzione le teste mozzate venivano date alle fiamme il 24 giugno di ogni anno, in occasione della festa di S. Giovanni Battista, morto decapitato.
All’interno della chiesa troviamo tre nicchie con altari divisi da paraste doriche completamente affrescate da artisti toscani del tardo Cinquecento, con figure di santi. Il soffitto, a cassettoni, è ornato dalla Croce e dal giglio di Firenze, mentre al centro è raffigurata la Testa di S. Giovanni Battista.


Vi sono custodite opere importanti: la Natività di Jacopo Zucchi, l’Incredulità dell’apostolo Tommaso di Giorgio Vasari, la Visitazione del Pomarancio, la Madonna del Latte, proveniente dalla demolita chiesa di S.Maria della Fossa, un S. Giovanni Evangelista sottoposto al martirio dell’acqua bollente di Battista Naldini e, nel terzo altare, un bel Crocifisso ligneo.
Sull’altare maggiore si trova la splendida Decollazione del Battista di Giorgio Vasari del 1553.
Nell’oratorio si può ammirare un ciclo pittorico: otto episodi della vita di S. Giovanni Battista, come la Predica del Battista (1538) ed il Battesimo di Cristo (1541), entrambi di Jacopino del Conte, la Nascita del Battista (1551) e la Visitazione (1538) di Francesco Salviati, in quest’ultima tela, nel personaggio con la barba, è stato identificato il ritratto di Michelangelo, che apparteneva all’Arciconfraternita.
Accanto all’ingresso della chiesa, su un portale, vi è una cornice marmorea con all’interno, in rilievo, la testa di S. Giovanni, sulla cornice è incisa la scritta “Misericordiae Archiconfrater“, che costituisce lo stemma dell’Arciconfraternita


E non può mancare una leggenda romana (ma un fondo di verità c’è…): sembra che i romani partivano dalle carceri seguendo il percorso dei condannati a morte cercando segni per ricavare numeri da giocare al lotto, oppure si radunavano davanti la chiesa dopo la mezzanotte per pregare le anime dei giustiziati affinchè rivelassero loro i numeri da giocare.

 

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L’arrivo del Signore

Quando mi hanno abbandonato
quando sotto il peso
dell’anima crollavo,
d’improvviso mi abbracciò Dio.

Non arrivò con suono di trombe
ma con abbraccio muto, vero, forte,
non venne una mattina bella, infuocata,
ma durante una buia notte di guerra.

E i miei occhi vanitosi
si sono accecati,
e la mia gioventù morì, ma Lui,
magnifico e splendente,
lo vedo per sempre.

Az Úr érkezése
1908

 

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