TUTTOLANDIA

"…il posto che mi piace si chiama mondo…"

Voli virtuali

Questa mattina un pallido sole ha cercato di farsi spazio nel grigio del cielo…non c’è riuscito.
Grigio, grigio e ancora grigio.
E allora faccio un volo con la fantasia e me ne vado sull’Atakor, Algeria, su quelle cime alte, importanti (che ormai solo la fantasia mi fa scalare): il monte Tahat 2908m, il Picco Ilaman 2739m, l’Asekrem 2.726m.

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E chissà se incontrerò lo spirito eremita di Charles Eugène de Foucauld che tanto era affascinato da questi luoghi e dalla cultura dei Tuareg.

Interno dell'eremo di Assekrem

Interno dell’eremo di Assekrem

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Kaki di montagna / è la madre a morderne / le parti più aspre (Matsuo Basho) 

Grazie a Sandro che riesce sempre ad emozionarmi, questa volta ho visto il bel volto di mia figlia diventare rosso per l’emozione.
Sandro ci hai unite anche in questo e siamo unite a te.

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(Foto di Meli, rivista da Kalosf)

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Anna – Niccolò Ammaniti

prossima-uscita-anna-di-niccolo-ammaniti-L-25CHta  Dopo la morte dei genitori, Anna, testarda, coraggiosa, adolescente, deve cimentarsi con tutte le sue forze, e con l’aiuto di suggerimenti scritti su un quaderno lasciatogli dalla mamma, nella lotta per la sopravvivenza sua e del fratello Astor, più piccolo di lei, in una Sicilia diventata un immenso cumolo di rovine: boschi misteriosi, natura arida, centri commerciali e città abbandonate. Una Sicilia dove percorreranno chilometri e chilometri e dove vivranno momenti di pericolo e paura, dove incontreranno strani personaggi. Un virus letale per gli adulti si propaga sulla Terra, lasciando in vita solo bambini e ragazzi che non superano i 13/14 anni.
Riuscirà a salvarsi? E per farlo sarà sufficiente uscire dall’isola dove ha  sempre vissuto?

 
Leggendo questo libro ti viene voglia di non diventare grande, i grandi muoiono.
Ma i giovani hanno speranza, ecco credo che la volontà che c’è nel libro di Ammaniti è dare la speranza, far credere nella speranza. Anche se la speranza passa per la crudezza di questo libro, per le immagini apocalittiche, anche un po’ macabre se vogliamo, per l’ansia che suscita. Anna è una figura forte, che dovrà lottare contro altri bambini, contro un cane, contro se stessa…Ci ho visto diverse metafore nel libro: crescere passando per momenti difficili, si diventa adulti inevitabilmente anche scontrandosi con le tragedie della vita; adulti che muoiono, forse quando non hanno più nessuno stimolo, hanno perso le speranze di ciò che desiderano e non possono avere, il tempo fugge; il mare, l’immensa distesa che da idea di libertà, che accoglie, come la madre quando ti porta in se; e questo progresso che innesca sempre nuove catastrofi….Forse il tema è sfruttato, ma visto con gli occhi dei bambini cambia di molto. Magari domandiamoci se ciò potesse accadere veramente cosa mai lasceremo alle future genererazioni? Solo la speranza, quella che molti di loro stanno già perdendo attualmente, perchè le “catrastofi” non sono solo quelle descritte nel romanzo, ce ne sono di quelle meno eclatanti, più silenti, ma insidiosissime, che possono distruggere davvero. E le regole (il quaderno) a volte bisogna cambiarle e adattarle al momento che si vive, un’altra verità.
Questo romanzo, anche inverosimile se vogliamo, mi è piaciuto, mi ha anche emozionato, è intenso, struggente.

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Finalmente….

….ieri sono arrivate notizie di Jak, già stavo pensando di dover attuare a breve il piano A*.

” Ciao, ndogo rafiki mkubwa (ecco quando mi saluta così mi arrabbio)………….
Questo Paese è sorprendente, ghiacci e acqua calda, i vulcani sembrano sempre pronti ad esplodere…..e poi qui sotto passa una faglia importante……
Ti comunico che mi sono spostato a Reykjavík, ecco perchè ho tardato a scriverti, segnati questo indirizzo……., ci resterò un bel pò. Mi è dispiaciuto lascire quelli che ormai considero miei amici, ma ci siamo ripromessi di passare ancora tempo insieme, uno verrà a Roma, devo dare a loro tutte le fotografie che ho scattato. Immagina quante………
Aris verrà qui per qualche giorno accompagnata da Erik che si fermerà per una ventina di giorni, come vedi sarò in buona compagnia, anche se ormai stare solo con me stesso non mi mette più paura.
Adoro questa città, molto popolata (inevitabilmente), ha palazzi bassi dipinti con colori forti che mi mettono allegria, non vedo l’ora di scoprirne tutti gli angoli.
La casa dove alloggio è bellissima e piccolissima…….si si l’ho fotografata.
Comunque la nostalgia si fa sempre più forte, ma resisto ancora, devo esplorare alcuni luoghi e poi torno, ho veramente voglia di tornare. Tutto mi piace di questa terra, dei suoi abitanti, ma ho capito che Roma è la mia città, la mia vita è lì…….e poi devo tornare a lavorare o morirò da barbone, un po’ già lo sono nel senso che  ho fatto crescere la barba….no, non la taglio, lo farò prima di tornare così non brontolerai.
Ti abbraccio forte, e presto ti parlerò di un luogo che assolutamente devo vedere e provare…Ti lascio con questa curiosità.
………….”

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* piano A: in caso di mancate notizie dopo un determinato periodo (e questa volta l’abbiamo sfiorato per cinque giorni), ho una serie di numeri telefonici per intracciare Jak o chiedere alle autorità di rintracciarlo; non contenti abbiamo anche un piano B, può sembrare ridicolo ma lui è solo in questo immenso mondo.

 

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Biblioteche

“Fondare biblioteche è un po’ come costruire ancora granai pubblici: ammassare riserve contro l’inverno dello spirito che da molti indizi, mio malgrado, vedo venire.”

Marguerite Yourcenar

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Perchè ho postato questa frase? Perchè questa verità la sento a pelle ogni giorno di più nel trascorrere del tempo.

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Un post così…

Questa mattina (lo faccio due/tre volte la settimana) sono andata a fare colazione nella pasticceria della mia amica Debora, dopo un pò arrivano cinque ragazzi che incontro spesso, e abbiamo scambiato qualche battuta, informazione, hanno voluto sapere dello spettacolo Profezie e Destini (sarebbero dovuti venire ma hanno avuto un contratempo), abbiamo parlato di un viaggio…uno di loro mi ha detto “Paola ma tu sei sempre così positiva e dolce?” Uno ha detto “Secondo me si” Io ho risposto”Positiva forse, dolce si”. Della serie me la sono e me la canto, dico che la dolcezza mi appartiene, è qualcosa che ho dentro, non ne posso fare a meno, forse è nata con me…poi ci penso e dico no, me l’ha trasmessa mio padre. E si, mio padre, che era un uomo dalla dolcezza tangibile, meravigliosa. E allora l’ho pensato, con quegli occhi dal castano profondo, sempre languidi, meravigliosi e tornando a casa mi è venuta voglia di rivedere le foto con lui. E come in un sogno sono salita con lui sulla Vespa e sono partita per quella Roma quasi vuota di automobili…io non ricordo niente di quelle passeggiate ma se chiudo gli occhi lo sento dire “Guarda Paola, il Colosseo, li i gladiatori…e guarda l’Arco…e ora andiamo a veder gli atelti delle Olimpiadi…e guarda il chioschetto prendiamo un gelato…” E sento le sue raccomandazioni”Non ti muovere Principessa, tieni le manine strette qui…” E sento il suo bacio sulla mia testa, e il suo profumo di buono, il suo dopobarba pungente, le mani che mi annodavano il fazzoletto sotto il mento…E 20160420_094315-1 vorrei che mi abbracciasse ancora, adesso che sono “grande”, e anche se ero grande quando se n’è andato e stato troppo presto lasciarmi…

 

Papà la Vespa oggi festeggia 70 anni dalla sua uscita…ma forse tu già lo sai.

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La bicicletta verde

index di Haifaa Al-Mansour.

Riyad, Arabia Saudita.
Wadjda, 10 anni, vuole sfidare un suo compagno, Abdullah, a una gara di velocità con la bicicletta. Una bicicletta verde.
Madre e padre si oppongono perchè alle bambine è vietato dedicarsi a questo sport e in particolare non può “guidare” questo oggetto, tradizionalmente riservato agli uomini, causa le leggi della tradizione religiosa, oltretutto alle donne è vietato indossare scarpe da ginnastica, e poi non ci sono soldi.
Wadjda decide di partecipare ad una gara di Corano della scuola, dove il premio è denaro e vincendo potrebbe così compare  la tanto sognata bicicletta.
Wadjda riuscirà nel suo desiderio? Si, con un percorso che è quasi una rivoluzione.

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Una storia che attraverso la bicicletta verde vuole presentare un segno di libertà, di emancipazione che passa anche per lo sguardo inconsapevole di una bambina, che ancora non ha capito fino in fondo quanto la sua libertà di donna dipenda dal padre-padrone. immagine_la-bicicletta-verde_34353 La bambina sarà aiutata dalla madre (dopo l’iniziale ostruzionismo) che, a mio giudizio, la regista usa come espressione di solidarietà tra donne, ciò che difficilmente avviene in quei paesi; il messaggio che lancia è che l’unione tra donne può essere un forte mezzo per uscire dalla pesante condizione in cui versano la-bicicletta-verde-21
La vera rivoluzione di questo film però è l’essere stato girato da una donna, la prima donna/regista dell’Arabia Saudita, che ci mostra la povertà, la desolazione di alcune zone, la repressione che arriva dalla religione. La storia è carina, tanto, anche divertente a tratti, ci presenta la quotidianità del vivere, la non eguaglianza in cui vivono le donne (anche se in modo superficiale), ma sinceramente il film non mi ha coinvolto più di tanto, i temi sono ormai conosciuti. Non mi è piaciuto tanto il mettere in risalto solo le donne senza mettere un accento ben preciso sugli uomini che sono gli artefici della loro chiusura sociale. Avrei preferito più efficacia nel descrivere la vita sottomessa delle donne. Comunque si intravede una speranza nelle nuove generazioni.
Un appunto: ma quanto è brutta la locandina del film! A me non piace proprio.

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Liebster Award

iris e periploblody

 

Grazie di cuore a Sara del blog  https://iriseperiplo.wordpress.com e alla conduttrice del blog http://bloodyivy.it,per avermi conferito questo premio.

Le regole:
1) Rispondere alle 11 domande di chi vi nomina.
2) Formulate 11 ulteriori domande a vostra scelta
3) Nominate 11 blog e avvisateli
4) Inserire nel post il distintivo del Liebster Award

Rispondo alle domande di Sara:

1) Perché hai creato un blog?
Avevo bisogno di una finestra sul mondo, le mie danno tutte sul giardino della mia casa e volevo guardare più in la.

2) Quanto tempo dedichi al tuo blog?
Non ho un tempo preciso, secondo le mie esigenze.

3) Cosa cerchi di trasmettere tramite i tuoi articoli?
La curiosità, la poesia, la fantasia, un pò di cultura e tanto tanto amore.

4) Quale argomento inspira i tuoi articoli?
Argomenti diversi, se mi imbatto in qualcosa che mi interessa o mi piace cerco di farne partecipi tutti coloro che mi seguono (e che ringrazio sempre per la loro costanza).

5) Sei curioso?
Si, la curiosità è innata in me, fin da piccola.

6) Qual è il tuo articolo preferito? Perché?
Tutto ciò che scrivo diventa per me preferito, altrimenti resta nell’aria.

7) Qual è il tuo libro preferito? Perché?
Rileggo almeno una volta l’anno Le braci di sandor marai, ma moltissimi libri sono i miei preferiti.

8) Sé fossi una pietanza, quale saresti?
Pennette all’arrabiata…

9) Quale immagine ti rappresenta?
Quella che appare su wp, una bambina sui libri, però mancano falco, lupo e cane.

10) Qual è la Citta Italiana o Estera che preferisci? Perché?
Estere…non ne ho, italiane la mia Roma, non perchè ci sono nata, ma perchè è di una bellezza immensa (malgrado il degrado), un museo a cielo aperto, e chi ne conosce gli angoli nascosti può confermare che è una città d’amore.

11) Quali social network usi?
Nessuno.
E ora rispondo alle domande di http://bloodyivy.it

1) Hai solo un blog o riesci a gestire più di uno?
Ho solo questo blog.

2) Il post stile Tag sono un modo per parlare di sè anche se il proprio blog è sui libri, sul makaup, sulle ricette di cucina. Condividere ogni tanto qualcosa di personale è comunicare per dire che si è, non solo bravi scrittori, ottimi cuochi, seri giornalisti, incredibili fotografi, bellissimi modelli…ma anche persone, e propabilmente più originali di quello che dagli altri post del blog traspariva.
E tu rispondi volentieri ai tag quando ti nominano?
Si rispondo volentieri, è veramente un modo di farsi conoscere se si risponde con sincerità, ma già il blog dice chi veramente sei, anche li si può barare, ma a lungo andare qualcosa esce fuori…E poi rispondere per me è una forma di cortesia verso chi ti invita.

3) Un Tag che ti è piaciuto?
Direi tutti quelli a cui sono stata invitata e ho risposto, altrimenti salto.

4) E tu hai mai creato/inventato Tag?
No.

5) Nominare, cioè linkare alla fine del post altri blog è un modo per dare visibilità e far conoscere altri blog, però in molti finiscono i tag con “sentitevi tutti nominati2. Tu cosa fai?
Tutti nominati non l’ho mai detto, qualche volta dico chi ha voglia di cimentarsi….perchè magari in quel momento mi trovo in difficoltà a scegliere. Di solito nomino sempre. Anche chi so che non risponderà…perchè mai dire mai.

6) Hai mai partecipato o persino inventato un Challenge?
No, non mi interessa.

7) Hai mai partecipato o persino gestito tu un give-away?
No.

8) Collabori con qualche blog/sito?
No.

9) Se hai mai avviato sul blog una collaborazione con i prodotti di qualche azienda..E’ stata una bella esperienza?
Mi è stato proposto ma ho rifiutato, non mi interessa.

10) Hai mai pensato ad un logo tutto tuo per il tuo blog?
No, anche qui mi ripeto, non mi interessa…la mia bambina è più che sufficiente.

11)Last but not beast…Grazie per la disponibilità e, potrei taggarti ancora?
Grazie a te per l’invito, è stato un piacere. Quando vuoi😉
Le domande che propongo, che non sono proprio mirati ai blog in particolare…:

1) Perchè segui il mio blog?
2) Qual’è il genere di blog che preferisci?
3) Quale esperienza non vorresti mai aver vissuto nel virtuale?
4) Quale esperienza vorresti vivere nel virtuale?
5) Perchè una donna/uomo si dovrebbe innamorare di te?
6) Di un uomo/donna cosa ti fa innamorare?
7) Potendo costruire un ponte, uniresti…
8) Potendo, distruggeresti…
9) Un fiore…
10) Un animale…
11) Un minerale…

 

Nomino:

https://annamyworldofmakeup.wordpress.com

https://viaggiandoconbea.wordpress.com

https://raccontidalpassato.wordpress.com

https://fabianaschianchi.wordpress.com

https://ilmondodelleparole.wordpress.com

https://kalosf.wordpress.com

https://mifo60.wordpress.com

https://mostoselvatico.wordpress.com

https://ladimoradelpensiero.wordpress.com

https://tuttoilmondoateatro.wordpress.com

https://vinvivendo.wordpress.com

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Il Carvi

Carum_carvi_-_Köhler–s_Medizinal-Pflanzen-172A fine primavera (o inizio autunno) possiamo seminare il Carvi, chiamato anche cumino dei prati (da non confondere con il cumino).
Il Carvi in Italia è diffuso nelle zone subalpine e sull’Appennino settentrionale (tra 800 e 2200 m), ama caldo e sole. I frutti vengono usati come spezie nel Nord Europa per aromatizzare il pane, nell’Europa centrale e in Scandinavia per insaporire carni, formaggi e acquaviti; i frutti hanno un sapore simile all’anice.
Le radici possono essere consumate bollite o cotte a vapore.
Gli oli essenziali, contenuti nei semi (che sono tossici per alcuni tipi di volatili), vengono utilizzati nell’industria cosmetica per la loro fragranza che è molto profumata.
Gli oli essenziali contengono anche principi attivi che hanno proprietà terapeutiche benefiche per l’organismo umano: favoriscono il processo digestivo, ripristinano la flora batterica, contrastano la flatulenza, stimolano l’appetito; usati sotto forma di vapori sono mediamente efficaci contro alcuni batteri che provocano infiammazioni alle vie respiratorie; abbassano il colesterolo, contrastano i radicali liberi proteggendo da tumori, malattie cardiovascolari, invecchiamento precoce, malattie degenerative; leniscono le allergie e, a differenze dei comuni antistaminici, non hanno effetti collaterali; annusati hanno funzione di espettoranti in caso di tosse e raffreddore, assunti con miele e acqua calda sciolgono il muco nelle vie respiratorie; sono tonficanti agendo su fegato, cuore, muscoli, rallentando la formazione di rughe, ricaricano le energie aumentando le forze.
L’uniche controindicazioni del Carvi sono: l’irritazione quando il suo olio essenziale viene assunto in forme molto concentrate, contenendo il carvone non può essere assunto dai bambini con meno di tre anni e dalle donne in gravidanza.

 

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Curiosità: bud in Libano è usato nel Meghli, un budino con farina di riso, anice, cannella, che si prepara per festeggiare la nascita di un bambino e viene offerto agli ospiti in coppette, in genere con sopra del cocco grattugiato e frutta secca.
Nel medioevo il Carvi veniva utilizzato in cucina per insaporire minestre, zuppe ed insalate, i suoi semi venivano serviti ricoperti di zucchero a fine pasto per facilitare la digestione.
dioscorides_detail Già nel I°secolo d.C. il medico e farmacista greco Dioscoride descriveva nel suo trattato sulle erbe “De Materia Medica “ le proprietà digestive di questa pianta lib
marco Sempre nel I° secolo d.C. Marco Gavio Apicio, gastronomo romano, divenne famoso per usare spezie e sopratutto il Carvi, con cui insaporiva focacce di grano, salse dolci e salate.
Ildegarda_Von_Bingen Secondo Ildegarda Di Bingen i semi hanno un’azione riscaldante sugli organi interni così da contribuire al rafforzamento dell’organismo contro il freddo invernale.

 

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Sfida all’Ok Dakar – Otello Marcacci

sfida-allok-dakar Eugenio Bollini deve districarsi tra la crisi coniugale che sta attraversando, l’amore per la figlia Viola, il difficile rapporto con il figlio Lapo, il gruppo di psicoanalisi che frequenta, lo stallo economico, ambigui personaggi e la sua poca autostima. E la possibilità di gareggiare nella Parigi-Dakar, e non con i mezzi con cui di solito si corre, ma in bicicletta!

Ritrovo con immenso piacere Eugenio Bollini, dico ritrovo perchè lo avevo incontrato mentre pedalava da “gregario” tra le pagine di Gobbi come i Pirenei (https://tuttolandia1.wordpress.com/2013/07/17/cosa-ho-letto-in-vacanza/).
E ritrovo la scrittura asciutta, fluida, godibile di Otello Marcacci (di cui ho letto anche Il ritmo del silenzio, da leggere assolutamente).
Sfida all’Ok Dakar è un romanzo da leggere tutto di un fiato. Ti coinvolge per l’originale trama che si intreccia alla figura predominante di Bollini (che continuo ad amare malgrdo non è proprio il tipo d’uomo che mi piace) e a paradossali coincidenze (che tanto paradossali poi non sono, la cronaca ce lo racconta tutti i giorni); troviamo attualità in queste pagine: salme scomparse, dopping, sentimenti, contrasti coniugali, figli, mogli, ex-mogli…e poi volete mettere correre la Parigi-Dakar in bicicletta? Ma in questo libro c’è sopratutto la sfida con se stessi, la voglia di riscattare il gregario che c’è in noi, c’è quella scintilla d’orgoglio e autostima (che poi come arriva non è importante) che davvero ti fa scavalcare le montagne e attraversare i deserti (metafore della vita).
Questo autore sa ironicamente giocare bene anche sui personaggi, che descrive con poche parole ma incisive e tu capisci subito con chi hai a che fare, qui ti trovi davanti l’ispettore Colombo, Rommel, Cavallina Azzoppata, Zanzara Assetata; e poi quei “nomi”: Aquafresch, Riccio in Letargo, Spider Pork…tutto venato da una sottile linea che sembra leggerezza, ma che invece è verità e nel romanzo ce n’è tanta di verità.
Un libro di cui ne consiglio la lettura, si sorride, si ride, ma si pensa anche, io mi sono commossa nel finale, che non svelo; da leggere perchè questo libro è ironia ma anche sentimento, è toccare temi quotidiani senza pescare nell’impossibile, è parlare di gente comune che ha sogni e speranze nel cuore e delusioni; da leggere perchè non ci deve dimenticare che la vita non è eternità. La vita va vissuta sempre, in prima persona.

 

 

 

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