TUTTOLANDIA

"…il posto che mi piace si chiama mondo…"

La leggenda della viola mammola

 Violetta era una buona e bella fanciulla dai capelli neri,   ondulati,  gli  occhi grandi azzurri come il cielo,
le carni delicate come petali di rosa;  le labbra, di corallo leggermente schiuse, lasciavano scorgere i dentini bianchi come perle.
L’anima sua squisitamente gentile e delicata, ed un’adorabile modestia davano maggior prestigio alla sua bellezza.
Viveva con la madre in una capanna in mezzo al bosco, povera, a tutti sconosciuta.
Una mattina, mentre coglieva i ciclamini nella foresta le apparve un angelo splendente, vestito di azzurro e oro, con le ali tempestate di fiori; le sorrise, la prese per mano e la portò con lui in alto nel cielo sereno.
Volava, volava, mentre il sole li avvolgeva di raggi d’ oro, e gli uccelli cinguettavano le loro belle canzoni.
Violetta domandò: – Dove mi conduci?
– Nel paese dei fiori. – rispose il cherubino biondo.
Dinanzi allo sguardo attonito di Violetta tutto si faceva più piccolo, poi non scorgeva più nulla, avvolta da immense nuvole bianche dai riflessi d’oro; chiuse gli occhi quando li riaperse era giunta nel paese dei fiori.
Com’era splendido !
Un immenso giardino in cui nel mezzo di ogni aiuola gremita di fiori s’ergeva un fiore più grande, e su esso un angioletto dalle ali d’oro.
Limpidi ruscelli intersecavano il terreno come nastri d’argento dalle verdi rive occhieggiavano le bianche margherite e gli azzurri miosotidi; qua e là freschi zampilli gettavano una pioggia d’argento.
Nel mezzo del giardino in un trono formato di petali di rosa, stava il bel cherubino.
Egli condusse Violetta in mezzo ad un’aiuola: ad un tratto le spuntarono le ali, il suo logoro vestito si mutò in un superbo abito di seta viola e Violetta si trovò fra i vellutati petali di un fiore delicato e gentile che portava il suo nome.
La sua felicità accrebbe quando tutta l’aiuola si riempì di violette, che nascoste sotto le verdi foglioline diffondevano un profumo soave.
Il cherubino biondo la presentò agli altri fiori, e disse loro che la nuova venuta doveva essere simbolo della modestia.
Da quel giorno le belle violette spuntarono sui prati e sulle rive al cominciar della primavera e vengono raccolte con gioia  da manine gentili di bimbi.

4 commenti »

Romano Battaglia

“Tanti anni fa, la gente,

prima di entrare ne bosco a cercare funghi,

si toglieva il cappello, si inginocchiava  a recitare una preghiera.”

Oggi, dico io, ci sentiamo troppo padroni della natura, non pensando che la Natura è  la nostra padrona.

 

Lascia un commento »

JAQUELINE LAMBA

Una bellezza leggendaria, Jaqueline Lamba: capelli dorati,fisico perfetto, sguardo di sfida.

Nasce nel 1910 al passaggio della cometa di Halley.
Resta orfana a tre anni del padre, a quindici della madre, donna bellissima. Cresce in istituti religiosi intollerante alla disciplina.Vuole fare la pittrice e si iscrive all’Union Centrale des artes di Prigi; per mantenersi fa da modella agli artisti, la commessa ai grandi magazzini, dipinge tessuti…Leggendo il poeta Andrè Breton se ne innamora. Sa che i surrealisti si incontrano al Cafè de la Place Blanche e decide di andarlo a conoscere, quel giorno indosserà l’abito più bello che ha, color del fuoco. Il poeta ne rimane folgorato definendola “scandalosamente bella”. La sera stessa il poeta lascia la donna con cui viveva e tre mesi dopo si sposano. Lei dipinge ma Breton non ama quel suo “gioco”, così lo definisce, vuole averla solo per lui, come una bambola, come la musa ispiratrice del surrealismo.

Viaggiano per il mondo e in Messico incontra Frida Kahlo della quale diventa amica.
Resta incinta inaspettaamente e nasce una bambina che verrà chiamata Aube (Alba), della quale Breton si innamorerà perdutamente. La bimba è sempre con loro, anche nelle ore tarde nei caffè.
Breton è un uomo conservatore malgrado sia un esponente del surrealismo, mentre Jaqueline vuole la sua indipendenza, anche come artista e per questo spesso litigano e lei si allontana da casa per tornare quando tutto si quieta.

E’ molto amata dagli amici, ma di lei si innamora perdutamente Antonin Artaud, che le scrivera anche dal manicomio. Picasso la considera  sua sorella minore.

E’ sempre più intollerante, ha voglia di libertà; si tinge i capelli di verde in onore di una poesia di Baudelaire.
Con l’arrivo della guerra fuggono in America, a New York. Jaqueline ama subito la città, dove trova gallerie disposte ad esporre i suoi quadri; Breton invece si sente fuori luogo e abbandonato.

I due si separano e Jaqueline va a vivere con la figlia da David Hare, giovane scultore, con cui da tempo ha una relazione. I due si amano appassionatamente e viaggiano per molti anni; da David avrà un figlio maschio: Meredith Merlin, chiamato Golden Boy. Pur amandolo alla follia, Jaqueline lascia David a causa dei continui tradimenti di lui. Torna in Francia con i figli dove l’attendono gli amici, sopratutto Picasso che l’aiuta a trovare una casa nel Sud, dove dipingerà le sue migliori opere. Muore malata di Alzheimer, dimenticata da tutti.

Lascia un commento »

8 Marzo 2012

2 commenti »

Una canzone…

Quante belle canzoni sono state dedidacate alle donne, questa è una di quelle che a me fa sognare.

Il cielo in una stanza

Quando sei qui con me
questa stanza non ha più pareti
ma alberi,
alberi infiniti
quando sei qui vicino a me
questo soffitto viola
no, non esiste più.
Io vedo il cielo sopra noi
che restiamo qui
abbandonati
come se non ci fosse più
niente, più niente al mondo.
Suona un’armonica
mi sembra un organo
che vibra per te e per me
su nell’immensità del cielo.
Per te, per me:
nel cielo.

G. Paoli

Lascia un commento »

Gambe

Francois Truffaut diceva che le gambe delle donne sono compassi che misurano il mondo.

Un suo personaggio, Bertand, le guardava sfilare da un seminterrato parigino, sognava, e forse invidiava, l’inventore dello stiletto, Roger Vivier.

2 commenti »

Marzo

Marzo tinge e April dipinge.

Lascia un commento »

Sirene

Le sirene hanno il corpo metà donna e metà pesce. Si dice che non sappiano parlare perchè in acqua non srve, ma quando salgono in superficie cantano, il loro è un canto misterioso e chi lo ascolta perde la memoria. Si dice che se, guardando la sabbia sotto il mare, quella mossa dalle onde, si nota un luccichio una sirena è passata di là, il luccichio è l’impronta della coda lasciata quando di notte salgono in superficie per pettinare i loro lunghi capelli.

Si dice che siano nate tanti secoli fa da un corno magico, il corno di Akeloo, dio dei fiumi nell’antica Grecia, che osò sfidare il forte Ercole. Ercole gli strappò il corno durante la lotta provocando l’uscita di dodici gocce di sangue che, cadendo nel mare, diedero origini alle prime dodici sirene. Anche se Akeloo era brutto, loro nacquero bellissime. Da loro nacquero tantissime sirene.

Si dice che in Italia viva la sirena Murgen, all’interno di un enorme conchiglia ed esce una sola notte all’anno per predire il futuro; il castello della Regina delle Sirene si trova nel mare di Lecce…basta cercarlo. In Scozia vive  Ceasg, che ha la coda di salmone e se la catturi, in cambio della libertà esaudisce tre desideri. In Giappone vivono le timide Nigyo. In Thailandia vive Duyugun, che ha i capelli lunghissimi. In Guyana vive Amana, dea delle acque, che assume molte forme ed è colei che conosce tutti i misteri dei maghi e delle streghe. Nelle acque che circondano l’Africa vive la sirena più potente di tutte, Mami Wata, che da poteri magici a chi ha la fortuna di vederla.

Le sirene hanno delle cugine, le Nereidi: si muovono nel mare cavalcando delfini e cavallucci marini, hanno lunghi capelli ornati di perle, sono 51 e hanno tutte nomi bellissimi. La più famosa è Teti, madre dell’eroe Achille che conquistò la città di Troia.

In fine c’è la Sirenetta di Copenaghen, una statua di bronzo su uno scoglio affacciato sul mmare di Danimarca; è nata dalla fantasia dello scrittore Andersen; per amore di un uomo rinunciò alla sua bella voce. Lo scultore danese che l’ha rappresentata gli ha dato il volto della moglie Eline, un volto triste ma dolcissimo.

Lascia un commento »