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"…il posto che mi piace si chiama mondo…"

Il Guercino

Giovanni Francesco Barbieri nasce a Cento il 2 Febbraio 1591 in una famiglia di modesta condizioni.
Il soprannome di Guercino gli deriva dallo strabismo contratto in età infantile.
Già a sei anni ha inclinazione per il disegno, a otto anni dipinse la “Madonna di Reggio” sulla facciata della casa dove abitava che fu visibile fino a quando, due secoli dopo, la casa fu demolita. Fu  mandato a studiare, verso il 1600, nel paese di Bastia, da un modesto artista,Bartolomeo Bertozzi,dove potè apprendere solo la conoscenza e la mescolanza dei colori.
Fu allievo di diversi pittori e nel 1612 il canonico Antonio Mirandola, appassionato d’arte, gli procurò le prime commissioni: fu così che dipinse i “Due angeli col sudario”  e il “San Carlo Borromeo” della chiesa di Santa Maria Addolorata; gli affreschi del “Padreterno” e dell’ “Annunciazione per quella dello Spirito Santo”, le tre pale della parrocchiale di Renazzo di Cento, comprendenti la “Madonna con i santi Pancrazio e una santa monaca” (forse Santa Chiara), la “Madonna in trono” con i santi Francesco, Antonio abate e Bovo e “Il miracolo di San Carlo Borromeo” .
Nella casa Pannini il Guercino crea: “Una strada di Cento”, “Ragazzi che giocano davanti alla Chiesa di S. Biagio” in Cento, “La rozza”; il meraviglioso “Paesaggio al chiaro di luna”  e l’incredibile “Paesaggio con donne bagnanti”. Per il canonico Mirandola dipinse nel 1615 “Quattro evangelisti”, ora nella Pinacoteca di Dresda.
Senza riferimenti di scuola, libero da condizionamenti d’accademia, la sua libertà di rappresentazione lo porta a manifestare il suo amore per la natura e per la vita dei campi, il piacere di osservare scene quotidiane con freschezza e sobrietà, ciò si può vedere nel’opera “La mietitura” .
Nel 1617 fonda una scuola di pittura a Cento.
La conoscenza della pittura veneziana lo confermò nella sua vocazione alla sensibilità cromatica, che mise in opera nel 1620 nella “Vestizione di san Guglielmo d’Aquitania”, dipinto per la chiesa bolognese di San Gregorio e ora nella Pinacoteca di Bologna, dove l’atmosfera è cosparsa in un pulviscolo dorato e luminoso che bagna e sommerge le cose, rendendo ariose le ombre più dense: il Guercino come uno dei maggiori e più originali maestri del rinnovamento luministico.
Chiamato dal suo grande ammiratore, papa Gregorio XV, Guercino partì per Roma il 12 maggio 1621; il nipote del papa, il cardinale Ludovico Ludovisi, gli affidò la decorazione del Casino Del Monte, un villino appena acquistato. Con l’assistenza di Agostino Tassi, che vi affrescò le quadrature architettoniche, il Guercino dipinse a secco sulla volta della sala centrale al pianterreno del Casino “L’aurora” , rappresentata come giovane dea su un carro tirato da due cavalli, davanti ai quali fugge la Notte mentre un genio in volo incorona Aurora di fiori e un altro, sul carro, sparge fiori tutt’intorno; da una parte, sul letto, è il vecchio marito Titone; in alto, tre giovani donne raffigurano altrettante stelle, una delle quali versa rugiada da un’urna (consiglio di vederla, non staccherete gli occhi , è affascinante).
Il massimo risultato dell’arte del Guercino è considerata l’enorme pala della “Sepoltura di santa Petronilla” , il dipinto della mitica figlia di san Pietro misura più di sette metri per quattro; fu commissionata per un altare della Basilica di San Pietro, da dove fu rimossa nel 1730 per essere sostituita da una copia a mosaico di Pietro Paolo Cristofaro ed è attualmente esposta nei Musei Capitolini.
Eseguì,in Roma,altri dipinti fino alla morte di papa Gregorio XV e poi tornò a Cento.
La sua fama giunge in Inghilterra, dove lo si vorrebbe ospitare ma Guercino non è disposto a lasciare la famiglia e l’Italia e inviò a Londra “La Semiramide” che riceve la notizia della rivolta di Babilonia,ora a Boston. 
Fu chiamato nel 1626 dal vescovo di Piacenza a continuare gli affreschi della cupola del Duomo rimasti interrotti per la morte del Morazzone.Di nuovo torna a Cento dove dipinse per l’Oratorio del Nome di Dio il “Cristo che appare alla Madonna”, ora nella Pinacoteca civica.
Compiuto 42 anni, alcuni suoi amici cercarono di persuaderlo a prender moglie ma in vano. Rifiutò anche l’invito di Luigi XIII di trasferirsi in Francia.
Nell’Agosto del 1642 Guercino si trasferì a Bologna dove dipinse, nel 1647  “La visione di san Bruno”. Nel 1649 morì il fratello Paolo Antonio e il duca di Modena, Francesco I d’Este, lo invitò nel suo Palazzo di Sassuolo per un breve periodo di riposo che gli facesse superare la depressione. Nella casa-studio di Bologna andarono a vivere la sorella Lucia e il cognato pittore Ercole Gennari, che subentrò a tutti gli effetti allo scomparso Paolo Antonio, collaborando con il Guercino e occupandosi dei suoi affari; in questo periodo realizza “San Giovanni Battista che predica” , oggi conservato alla Pinacoteca civica di Forlì, un opera di notevole suggestione.
Dal novembre 1661 si riprese da un infarto che rallentò notevolmente la sua attività. L’11 Dicembre 1666 ebbe ancora un infarto a cui non sopravisse, morì il 22 Dicembre 1666 a Bologna.

“Gesù e la Samaritana”     “Martirio di santa Caterina” “San Luca”        “Diana”
  

 

 

 

“Santa Margherita”  “La sibilla persica”

 

 

 

 

Tra le opere più apprezzate del Guercino c’è “Ecce Homo”, anche se in parte è stata eseguita dagli allievi.

 

 

 

 

Io adoro questo pittore e vorrei esporre tutte le sue opere, perchè ogn’una a una sua forza, un suo movimento, un suo modo di rapirmi l’anima.

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