TUTTOLANDIA

"…il posto che mi piace si chiama mondo…"

Stò per spengere il pc….

…e a parte i messaggi dei miei amici virtuali, che mi fanno sempre un immenso piacere, arriva la più bella notizia di questi giorni: Marco è fuori pericolo, la ripresa sarà lenta, difficile, ma ci sarà. Parto più leggera.

Ciao a tutti.

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Vacanze romane

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Mini vacanza romana per qualche giorno, mia figlia vuole stare un pò con sua nonna prima dell’inizio scuola. Gironzolare tra le meraviglie della mia città mi allevierà un pò dalla tensione di questi giorni. A presto, un ciao a tutti.

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Dragonship

DRAGONSHIP La vorrei avere in questo momento. La nave fantastica di tanti racconti e leggende, o la nave vichinga, chiamata così per la loro potenza nel fendere il mare e la loro possenza. Una nave magica con la quale attraversare in un batter baleno il Tirreno, dalla terraferma alla Sardegna; poter andare e tornare quando voglio. Un vero sogno ad occhi aperti; e allora ci arrivo con il cuore.

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La notte…

…per me completamente insonne, per Marco è stata soddisfacente; ci ha chiamati la moglie (che finalmente non è sola essendo arrivati padre e un cugino) e ci ha riferito “il bollettino medico nostrano” , così chiamiamo ironicamente (e ci vuole ) la telefonata mattutina, che la notte è stata stabile, i valori non sono mai scesi e forse tra un’ora potrà vederlo. Questo ci fa ben sperare.

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Il telefono ha squillato…..

...e il sogno è incompleto. Ci aspettavamo un “è in intensiva per massimo 48 ore…” invece “..dobbiamo aspettare 24 ore per dichiarare il fuori pericolo, l’intervento ha presentato una situazione più complicata da quello che si vedeva dagli esami…” E ancora aspettiamo con fiducia che passino queste 24 ore! Mio amrito ha messo la testa tra le mani, ha chiuso gli occhi, ha pensato alla moglie, al suo dolore, perchè lui è stato più fortunato, dopo il mio intervento (dalle 14.00  alle 21.00) gli hanno detto 48 ore di intensiva, alla 18esima ero già pronta per il reparto intensivo, un vero miracolo. Ora sentire che c’è ancora tanta attesa, e che attesa! non ha potuto che sentire una spina nel cuore, rivivere quei momenti delicatissimi.

Sono fiduciosa. Lo devo a tutto quello che credo e a Marco.

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Sogni ad occhi aperti

182943_191961750957877_1670551726_nNottata insonne, mi sono girata e rigirata non so quante volte, ho dormicchiato  e alla fine mi sono alzata, alle quattro. Il silenzio era totale e il buio infinito. Qualche stella illuminava gli spazi di cielo non coperti dalle nuvole e ho sognato. Saltando su ogni stella illuminavo un sogno trascorso: il mare limpido che abbiamo solcato io e Marco con la canoa, le corse sulla spiaggia nemmeno un mese fa, la cena preparata tutti assieme, i nostri ragazzi che apparecchiavano; sogni ad occhi aperti; ma il sogno più grande sarà sentire lo squillo del telefono che ci comunica che è terminato il lungo intervento. Un sogno: un pizzico di fede che ci aiuti, un pizzico di fortuna che ci accompagni!

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Energia = 0

969455_465441636868829_1020724139_nOggi è così, energia 0. Per due motivi.

1) 15 giorni fa il mio amico Marco (ci conosciamo da quando aveva 16 anni, era in comitiva con mia sorella), nonchè mio parucchire, parte in vacanza, destinazione Sardegna, con moglie, due figlie (17/14 anni), un figlio (8 anni). Martedì fa un’immersione insieme al piccolo (ama i fondali), mercoledì stà per ripetere e “per fortuna” non fa in tempo: infarto sulla spiaggia, se si fosse immerso sarebbe stata la fine. Ricovero, stabilizzazione a cui reagisce abbastanza bene; venerdì coronografia, ieri sera sentenza: intervento a cuore aperto e un by-pass, è per domani sperando che per tutta la giornata di oggi i valori si mantengano buoni. Lo sentirò questa sera e mi auguro di sentirlo più motivato di ieri, se è facile poterlo pensare. A parte la difficoltà della cosa ha molti pensieri: essere fuori territorio abituale (anche se l’ospedale in cui è stato ricoverato è un centro d’eccellenza per le cardiopatie e lo staff è eccezionale), con una famiglia al seguito alloggiata in residence, il negozio che deve forzatamente restare chiuso per un periodo più lungo del previsto e l’impossibilità che qualcuno di noi amici possa raggiungerlo, almeno fino a dopo la sala intensiva. Sinceramente stò rivivendo il mio percorso di due anni fa.

2) la mia tolleranza comincia a scendere e questo non mi piace, ma sopportare alcune cose mi comincia a diventare difficile. Come si può prendere a calci e malmenare una donna in gravidanza per rapinarla? Non bastava fargli aprire la cassa e prelevare quelle centocinquanta euro di guadagno? Non ci stò e speriamo che vada a finire bene per lei e il bambino, sapremo qualcosa entro stasera.

Neanche gli occhi di mio marito, a cui mi aggancio sempre quando c’è un problema, mi possonno aiutare, i miei pensieri e i suoi sono gli stessi in questo momento.

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Un tuffo nella mia Roma

Chiesa di Sant’Eligio degli Orefici

sant'eligioE’ un meraviglioso esempio rinascimentale, anche se a vederela a primo impatto non sembra; una chiesa che anche i romani conoscono poco. Non viene fatta conoscere!  Anche se una delle poche architetture esistenti di Raffaello. Questi ne iniziò la costruzione nel 1516, richiesta dalla corporazione degli Orefici.
Essendo incompleta alla morte di Raffaello (1520), i lavori furono proseguiti da Baldassarre Peruzzi che la terminò nel 1526 circa.
La facciata originaria crollò nel 1601 e fu rifatta nel 1620 da Giovanni Maria Bonazzini seguendo i disegni di Flaminio Ponzio.
La chiesa si trova in via di S.Eligio, denominata così dopo la costruzione della chiesa, ma che fino alla metà del Cinquecento era indicata come “vicolo che si dice strada nuova che conduce a piazza Padella”, una piazza scomparsa in seguito alle demolizioni avvenute nel 1939 per la costruzione dell’attiguo Liceo Classico Virgilio.
L’Università degli Orefici ed Argentieri si stabilì nel 1509 nella casetta cinquecentesca (ancora oggi appartenente al Collegio degli Orefici) e la chiesa fu voluta per dedicarla al collega e patrono S.Eligio.
Furono proprio le corporazioni a volere  Raffaello e donarono gli arredi, i paramenti, le suppellettili, lasciti di denaro.  tanto che, sul portale d’ingresso, ricostruito dopo il crollo con il travertino originario del 1551, vi è un’iscrizione dove si legge: “SANCTO ELIGIO TEMPLUM PICTURIS SIGNIS VALVIS MARMORE ATQUE OMNI ORNAMENTO CORPUS AURIFICUM FECIT ET EXORNAVIT”, ovvero “La Compagnia degli Orefici costruì a S.Eligio una chiesa e l’adornò con pitture, immagini, porte, marmi, e con ogni altro ornamento”.
L’interno è a croce greca, non vi sono decori particolari, anzi è molto semplice ma vi si trovano affreschi meravigliosi che adornano le pareti: del Romanelli l’Adorazione dei Magi magi;di Giovanni De Vecchi la Nativitànat;  di Taddeo Zuccari, Profeti e apostoli; di Matteo da Lecce, Madonna fra i santi Stefano, Lorenzo ed Eligiomad; ha una lineare ma raffinata cupola che viene attribuita a Baldassarre Peruzzi.cup1 cup
Inoltre vi si trova, dal 1722, il monumento funebre a Giovanni Giardini di Forlì, accademico di San Luca, argentiere dei palazzi Apostolici e cappellano del sodalizio, originariamente sepolto nella vicina chiesa della Morte e, dal 1730 la copia della lapide in memoria di Bernardino Passeri, orafo romano, confratello tra i fondatori del sodalizio, morto combattendo contro i Lanzichenecchi (e riuscendo  a strappare una bandiera) in Borgo nel 1527, durante il sacco di Roma. L’originale è ancora in via dei Penitenzieripasseri

Sant’Eligio
eligioNacque a Chaptelat (presso Limoges in Francia) intorno al 590. Una leggenda racconta che gli si presentò il diavolo vestito da donna e lui, rapido, lo agguantò per il naso con le tenaglie; questa leggenda è raffigurata in due cattedrali francesi e nel duomo di Milano, con la vetrata di Niccolò da Varallo, dono degli orefici milanesi nel Quattrocento.
Nella realtà era figlio di gente modesta e ricevette un’istruzione che gli permise di essere assunto come apprendista dall’orefice, e grande maestro, il lionese Abbone, che dirigeva la zecca reale; l’allievo Eligio non fu da meno. Va a dirigere la zecca di Marsiglia continuando però a fare l’orefice. Col re Dagoberto I (623-639) viene chiamato a corte e cambia mestiere: il sovrano ne fa un suo ambasciatore per missioni di fiducia. Privatamente riscatta a sue spese i prigionieri di guerra, si dedica incessantemente ad opere di carità in favore dei poveri e dei malati, fonda monasteri maschili e femminili e, quando muore il re, sceglie la vita religiosa; il 13 maggio 641 viene consacrato vescovo di Noyon-Tournai; inizia così il suo impego nella campagna di evangelizzazione (e rievangelizzazione) del Nord della Gallia, delle regioni della Mosa e della Scelda, delle terre dei Frisoni, sempre in prima linea; promuove il culto dei santi di cui rinvenì alcuni corpi (San Quintino, San Luciano di Beauvais) e di cui realizzò anche i rispettivi reliquiari; la sua vita si conclude proprio sul campo, morirà in Olanda intorno al 660. I suoi resti verranno riportati a Noyon solo nel 1952.
Subito parte il suo culto, che si diffonde in Francia, Germania, Italia. Lo vogliono come patrono non solo gli orafi, ma in pratica tutti gli artigiani dei metalli, e poi i carrettieri, i netturbini, i mercanti di cavalli, i maniscalchi, e ai tempi nostri anche i garagisti. In alcune località francesi si dà la benedizione ai cavalli nel giorno della sua festa.

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Madre Teresa di Calcutta

“Ciò che conta non è fare molto, ma mettere molto amore in ciò che si fa.”

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Che bella serata!

Ieri sera mio marito mi dice:”Teatro?”
E io:”Teatro” (all’aperto, in piazza, il Marchese del Grillo)
“Moto?”
E io:”Moto” (quindi giubotto e stivali, perchè quando si dice moto non si sa mai dove si va a parare, almeno noi)
“Montagna?”
E io:”Montagna” (e prendo anche i guanti, perchè di notte, lassù, le mani in moto si ghiacciano)
Dopo il teatro decidiamo di salire a non più di 1000mt, erano già le 24,15 quando è terminato lo spettacolo; ci avviamo su, per la strada a tornati, scegliamo un percorso poco battuto, che sfiora i boschi di pini e qualche dirupo. Inutile dire che lo spettacolo è mozzafiato; dopo la forte pioggia e vento del pomeriggio, il cielo è pulito come non mai, illuminato da una meravigliosa luna piena che ci permette di spengere anche le torce. La valle è uno spettacolo, i pini argentati una magia. Rientriamo in casa alle 3, rinfrancati dall’aria fresca e pulita, dal silenzio, da noi.
Una delle tante belle notti della mia vita.

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