TUTTOLANDIA

"…il posto che mi piace si chiama mondo…"

Margaret MacDonald Mackintosh

indexNasce nei pressi di Wolverhampton (Scozia) nel 1865. Margaret e la sorella Frances frequentano la Scuola d’Arte di Glasgow. L’artista lavora su metallo, esegue ricami su tessuti; collabora, insieme alla sorella, con il marito, l’architetto e designer Charles Rennie Mackintosh con cui realizza pannelli di gesso di grandi dimensioni, eseguiti all’inizio del ventesimo secolo, per gli interni di sale da tè e residenze private ; alcuni lavori furono esposti al Salone Internazionale di Torino nel 1903, fece progetti per una casa di un appassionato d’arte nel 1900 e per la Willow Tea Rooms nel 1902.
Nelle opere giovanili si ispira alla mitologia e al simbolismo celtico. L’artista ha influenzato molto l’Art Nouveau. La carriera dell’artista non fu lunga a causa delle sue cattive condizioni di salute, non creò alcuna opera dopo il 1921, morì nel 1933, cinque anni dopo il marito .
Trovo che sia un’artista meravigliosa, le sue opere sono bellissime. Alcune sono in mostra al Museo Kelvingrove di Glasgow.

principessa che dormePrincipessa che dorme

Farfalle francesifarfalle francesi

PrinicpessaprincipessaIl giardino misteriosoil giardino misterioso(il preferito di mia figlia)

The Glasgow Girls and The Glasgow FourThe Glasgow Girls and The Glasgow Four

Le mele argentate della lunale mele argentate della lunaI tre profumii tre profumi

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Tra le opere più importanti e conosciute: La Regina di Maggiola regina di maggio
Oh voi, voi tutti che camminate in WillowoodO voi,voi tutti che camminate  in Willowood,
La Rosa Bianca e la Rosa Rossa la rosa bianca e la rosa rossa

I miei preferitiMargaretMacdonaldiMargaretMacdonald9

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Liberazione – Sàndor Màrai

libSiamo alle soglie del Natale 1944. Uno scienziato, ricercato dai fascisti, viene murato all’interno di una ripostiglio, insieme ad altre cinque persone, al fine di salvargli la vita. Erzsébet, la figlia venticinquenne, vive sotto falsa identità nell’appartamento di un amico, di fronte al palazzo dove è murato suo padre. Erzsébet, sicura che quel nascondiglio salverà il padre, si vede, invece, costretta a scenderà nello scantinato del palazzo dove vive, insieme agli altri inquilini dello stabile. Per quattro settimane dovrà sopportare e condividere promisquità, cattivi odori, sporcizia, mancanza d’acqua, l’uso di un solo bagno, materassi sdraiati uno accanto all’altro, liti, furti e l’arrivo di nuove persone dai stabili vicini.  Erzsébet è stremata ma paziente, perchè sa che l’arrivo dei russi porterà la liberazione. L’incontro tanto sperato con il russo che gli dovrebbe dare la libertà non sarà come lo aveva immaginato.   

Un libro da leggere, un meraviglioso e bruciante romanzo che narra una Budapest bombardata e rastrellata prima dai tedeschi, poi dai russi; Màrai visse in prima persona questo dramma. Finì di scrivere Liberazione nel settembre del 1945. Belle e malinconiche le parole con cui Erzsébet pensa alla vita del padre e al suo lavoro, precisazioni dovute dalla trama del romanzo, ma io ci vedo anche una metafora della vita:  chi è costretto ad abbassare la testa dopo aver perso la libertà di vivere sotto il cielo stellato; bella la descrizione del russo, presentato come un gigante…ancora ci vedo una metafora, l’uomo che dovrebbe essere grande nei sentimenti si rivela essere solo e semplicemente un uomo, la sua “grandezza” si dissolve con le sue azioni; terribilmente reale la descrizione che fa dei bombardamenti, degli orrori compiuti, delle uccisioni, delle devastazioni, mi è sembrato di viverci dentro. Màrai ha saputo trasmettermi emozioni grandi e se credevo che le Braci fosse un capolavoro, questo lo classifico come un capolavoro assoluto. Mi ha stupito come Màrai sia riuscito a mettermi di fronte all’orrore, alla speranza, alla delusione, usando, sicuramente la narrazione sempre perfetta, ma facendomi entrare nei pensieri e nelle disquisizioni della protagonista in modo semplice ma con riflessioni profonde, mai scontate… Ne ho vissuto la paura e l’ansia per quella liberazione tanto desiderata. Il libro lo sento come un inno alla vita, a reagire: anche nelle condizioni più estreme il dolore, la paura, la stanchezza possono portare la speranza: quella di (ri)vivere  quello che si era lasciato per la follia di una, per fortuna, piccola parte di umanità malata di potere. E quello che mi ha affascinato di questo uomo così provato dalla vita, è che nel descrivere gli assediati, gli assediatori, i russi, non ha pensato solo alla componente cattiva dell’uomo, per ognuno di loro ha descritto una caratteristica che può, se non  giustificare, quanto meno tentare di capire : uno dei due tedeschi è smarrito, il russo prova anche dolcezza per Erzsébet, come lei ne proverà per lui..

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Roberta

img672Ieri sera ho preparato le castagnole, dolci di Carnevale, e questa mattina sono passata da Roberta per lasciarne un vassoio. Non mi ha sentito arrivare, il cane ormai non abbaia più quando arrivo; sono scesa dalla macchina e ho visto le sue scarpe vicino alle scalette che portano giù nell’orto. Mi sono affacciata proprio mentre stava tornando: fazzoletto a coprire i capelli, stivali di gomma, giaccone pesante, guance arrossate e mani sporche di terra, quella che cercava di drenare per non appesantire troppe le colture che sicuramente giò stanno marcendo a causa della troppa pioggia. Quando mi ha visto ha sorriso, siamo entrate nella casa “sgarrupata” come la chiama lei, una piccola stanza di servizio dove si cambia dopo il lavoro nell’orto. Dopo essersi cambiata e rinfrescata, mi guarda e dice “Caffè?” “Si”. Poi mi dice “Certo non è il massimo ricevere qualcuno quando sono tutta “scinciata”. “Ma quel qualcuno non ha avvisato, e poi lo sai che a me vai bene sempre, anche scinciata.” “E tu lo sai che puoi venire sempre, anche quando sono scinciata.” Ci siamo messe a ridere e ci siamo bevute il caffè chiacchierando del più e del meno.

“Ho amici in tuta da lavoro, la cui amicizia non cambierei neppure con il favore di tutti i sovrani del mondo.”  T.A.Edison

 

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Belle & Sebastien

Belle-e-Sebastien-locandina-210x300Figuriamoci se ci potevamo far mancare un film dove c’è un cane tra i protagonisti.
Così sfidando la pioggia torrenziale, ieri pomeriggio, siamo andate a vedere Belle & Sebastien, del regista Nicolas Vanier.
Sebastien è un bambino che vive in montagna con un uomo che gli fa da nonno e sua nipote. Nelle sue tante passeggiate in quota incontra quella che tutti definiscono la bestia perchè ritenuta colpevole di uccidere le pecore. La bestia altro non è che un cane che stringerà un forte legame con Sebastien, questi le darà come nome Belle. Il loro legame sarà tanto forte da affrontare e superare una prova difficilissima.

Il film è la versione cinematografica di una novella scritta da Cecile Aubry. Nelle altre nazioni in cui già è stato proiettato questo film ha sbancato i botteghini inaspettatamente.
La sala era completa ieri, e uscendo c’era una fila niente male. Abbiamo forse bisogno di vivere un pizzico di romanticismo, drammaticità e amore senza ricorrere a film troppo impegnati, da cassetta, con parolacce o melensi fino all’inverosimile?
Per qunto ci riguarda (io e Meli), dove c’è un cane si va e abbiamo fatto bene. Il film è una storia semplice,  la sua bellezza stà anche nel grande impatto visivo: luoghi supefacenti, riprese e colori incredibili; stà nell’amicizia del bambino, l’attore che lo impersona è bravissimo e con una delle facce più accattivanti che abbia mai visto negli ultimi anni, e un cane, fedele amico dell’uomo; e non dimenticando il periodo storico: l’occupazione tedesca della Francia durante la seconda guerra mondiale.
Un film dolcissimo, da vedere, per non dimenticare che l’amicizia esiste, per non dimenticare la natura, per non dimenticare la solidarietà.
La prima inquadratura mostra le cime altissime delle alpi e io ho sospirato, perchè per quanto mi stia adattando alla mia nuova vita sotto i duemila metri, il mio cuore è lassù, dove sento forte e potente la mano di Dio e la piccolezza dell’uomo, dove l’anima si può perdere in silenzi maestosi e aprirsi a profumi intensi; subito si vede un aquila sullo schermo e mia figlia mi ha detto “Forse in un’altra vita sei stata un’aquila, e allora ci credo che ami le vette.”
E lei alla fine del film mi ha detto “Anche io con Argo andrei in capo al mondo, loro ti capiscono anche senza le parole e non ti tradiscono mai.” Quanto è vero.

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