TUTTOLANDIA

"…il posto che mi piace si chiama mondo…"

12 anni schiavo

444125Regia di Steve McQueen.

1841, piantagioni di cotone dove la frusta è il suono più ricorrente, una frusta che non risparmia nessuno ne donne ne uomini.
Solomon Northup (personaggio realmente esistito), intelligente uomo che suona il violinoimages, libero nel Nord, viene rapito è fatto schiavo nel Sud dove l’attende un destino incredibileimagess; la sua fuga e il ritorno a casa.

Ancora un film sulla schiavitù nera negli Stati uniti, tratto dal libro di Northup; un film drammatico, toccante, diverso dal film di Tarantino “Django”, lì veniva presentata la violenza fisica e il riscatto del nero come vendetta, qui si presenta la sopravvivenza degli schiavi come bene primario  ma senza dimenticare le loro emozioni.
Sceneggiatura bellissima, forografia fantastica, il colore fa da padrone nei grandi spazi aperti, quasi a contrastare il nero della vita vissuta dai schiavi; una natura che per contrasto sembra rappresentare la vita: alberi verdi, la nascita del cotone, i tramonti su cieli puliti, ma anche il parassita che mangia il cotone e lo distrugge.
Ci sono scene raccapriccianti, crude, di puro sadismo, di sangue…ma niente che non si sia già visto in altri film. Quello che c’è di diverso in questo magnifico film, veramente da Oscar, è la presentazione dell’intimo degli schiavi, ciò che hanno vissuto non solo fisicamente, ma emotivamente e psicologicamente. Geniale è stato, per me, Steve McQueen a usare il volto del protagonista in inquadrature dove non parla, anzi in tutto il film parla poco, ma le sue espressioni, i suoi occhi, hanno detto e rivelato molto più delle paroleimagesa; bellissime, e che mi hanno portato via l’anima, quelle in cui il film si ferma, per due minuti, che sembrano lunghissimi, dove niente si muove o nessuno parla, ma ti entra dentro tutta la drammaticità e la potenza di ciò che si racconta nel film.
Bravissimo Michael Fassbender che interpreta Edwin Epps, il violento, folle, imagesàà“padrone” della piantagione e degli schiavi in cui Solomon riuscirà ad allontanarsi per sempreimages9imagesyr; fantastico Chiwetel Ejiofornella, nella parte di Solomon Northup, lo schiavo/libero che riesce a farci capire quanto l’appartenenza ad altri esseri umani è un concetto inaccettabile, che chi ha vissuto da schiavo ha dovuto accettare quasi passivamente perchè il resto dell’umanità se ne fregava di ciò che accadeva nelle piantagioni; un cast all’altezza del film, attori giusti ineseriti perfettamente nei personaggi da rappresentare, brava davvero Lupita Nyong’o nelle vesti della schiva preferita del padrone ma terribilmente vessatalupita nyong'o 12 anni schiavo
Usare una storia vera, testimonianza dell’epoca vista dalla parte di un nero, credo abbia dato quel tocco di realtà storica importante, anche se alcune scene sono state inventate dal regista, altre scritte nel libro non sono state inserite, ma ciò non ne ha alterato la sostanza. La scena che più mi ha fatto soffrire è quando Solomon, appeso a un albero con una corda al collo, sfiora con la punta dei piedi un terreno fangoso, cercando di farne un mucchietto che gli impedisca di morire impiccato, una sequenza silenziosa, rotta all’inizio solo dal suo rantolo e poi più nulla…una lotta per la vita che mi ha sconvolto.
L’unica stonatura del film è Brad Pitt, abolizionista, che si regala una particina alla fine, come il solito da buonista.
La cosa che più mi ha rammaricato? Leggere, alla fine del film, che Solomon non ebbe mai giustizia contro i rapitori, il “padrone”, che la sua la sua opera come abolizionista non sia stata considerata, che non si sa dove e come sia morto. Sul fatto che non avesse giustizia ci potevo scommettere, libero si, ma anche vittorioso sui bianchi no, ma sulla sua scomparsa sembra quasi, anzi ne sono certa, si sia voluto far sparire una figura scomoda per quel tempo, bravo il regista ad avercelo fatto conoscere.
Cosa trovo assurdo? Il comportamento dei distrubutori italiani che volevano le locandine con i “bianchi del film”: Michael Fassbender e Brad Pitt; gli attori del film non si sono presentati all’anteprima italiana al Festival di Capri come segno di protesta. La domanda è: ci riteniamo un Paese antirazista e poi chiedimo di promuovere il film con attori bianchi mentre in America (culla dello schiavismo nero) vine presentato con un nero in primo piano? Motivo?

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