TUTTOLANDIA

"…il posto che mi piace si chiama mondo…"

In the Land of Blood and Honey – Nella terra del sangue e del miele

su marzo 17, 2014

immRegia di Angelina Jolie

Anja, pittrice, vive una storia d’amore con Danijel, poliziotto. La guerra in Bosnia, 1992, li dividerà: lei è musulmana, lui serbo.
Le truppe serbe iniziano i rastrellamenti, in uno di questi Anja viene catturata insieme ad altre donne, vengono portate in un centro dove subiranno violenze atroci; il centro è comandato da Danijel che tenterà di proteggerla vivendo ancora il loro amore fino a quando suo padre, generale, troverà il modo di separarli.

Un insieme di temi difficili, spinosi, forti da trattare: il conflitto serbo/bosniaco, il conflitto religioso, lo stupro etnico pubblico e sistematico delle donne, l’uso dei prigionieri come scudi umani. Il tema centrale è l’orrore subito della popolazione musulmana, in particolare delle donne, il massacro dei loro figli. La mia amica Roberta ha pianto dall’inizio alla fine, non reggeva a certe scene.
Le emozioni mi hanno coinvolto continuamente, moralmente e sentimentalmente; nel mio intimo di donna ho sofferto moltissimo, ci sono scene forti dove la dignità delle donne viene completamente frantumata, ma la  Jolie ha fatto bene a mostrarle perchè sono state realtà; il mondo lo sapeva, ma inizialmente nessuno a mosso un dito per fermare il massacro, (nel film è ben dichiarato). Alcune scene del film sono state necessarie, come le esecuzioni, tra cui quella finale che racchiude tutta la sconfitta degli uomini davanti alla guerra, qualsiasi sia il loro credo, fazione, interesse; la guerra stessa è una sconfitta, per chiunque; le guerre sono tutte uguali: violenza.
L’unico dubbio su questo film, che nella sua durezza ho apprezzato, anzi una Jolie che mi piace più come regista che come attrice, mi viene sulla storia d’amore, che ci può stare, anzi ci stà, quante se ne sono sentite in quel periodo, ancora oggi ci sono testimonianze, ma più che una storia d’amore mi sembra l’ennesima prevaricazione su una donna, potrebbe essere vista come carnefice e vittima; ma potrei anche vederla in un’altro modo: sentimento senza retorica, mostrare l’orrore della guerra anche in un sentimento come l’amore che non necessariamente deve ben finire.  Ma si può usare una storia di questo tipo che può spingere, indurre a pensare che ci possa essere la possibilità di cambiare anche per chi ha scelto l’orrore, l’inferno di un conflitto che ha distrutto famiglie intere, città, che ha annientato quasi una genereazione?
Il film è girato e distribuito in lingua bosniaca, ma è sottotitolato.
Il film non è stato distribuito in Italia, chissà perchè.


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