TUTTOLANDIA

"…il posto che mi piace si chiama mondo…"

L’ultimo dono – Sándor Márai

dono

-Morte, accoglimi come tuo figlio (Kosztolányi). Forse è meglio in quest’altro modo: Morte, ti accolgo come mio padre (Márai Sándor)

-La nascita non è un’esperienza, giacché è accidentale, – si verifica e basta, senza alcuna intenzione. La morte è un’esperienza, perché si verifica anche andando contro le nostre intenzioni. (Márai Sándor)

-Ho compreso di non averti mai amato, la sola che io abbia amato è la mia passione. (Márai Sándor)
Fra il 1986 e il 1987 Sándor Márai viene colpiti da diversi lutti: due fratelli, la sorella, il quarantaseienne figlio adottivo e la sua adorata moglie Lola, compagna per sessantadue anni.
Lo scrittore ha sempre sognato di poter morire insieme a lei, invece la vede andare via lentamente, l’unica cosa che può fare per lei è mantenere la promessa fattagli: disperdere le ceneri nell’Oceano.
La vita per lui non ha più senso, continua però a scrivere il suo diario dove annota riflessioni e pensieri sulla morte, dopo poco più di un anno dalla morte della moglie si ucciderà sparandosi alla tempia.

Un diario che mi ha commosso e addolorato allo stesso tempo mettendomi davanti ancora una volta come una malattia può devastare la vita. Un diario dove è bellissimo leggere l’amore con cui Márai vede ancora la bellezza dell’ormai ottanteseienne donna che lo ha affiancato tutta la vita. Un diario dove mi è dispiaciuto, io che amo la vita ad oltranza, non veder realizzato “l’ultimo dono“ che l’uomo chiedeva di veder realizzato. Un diario che mi ha fatto scoprire diversi letterati, poeti, romanzieri ungherese a me sconosciuti e dai quale sono affascinata.
Un libro bellissimo che va metabolizzato e assaporato anche se intriso di dolore.

 

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