TUTTOLANDIA

"…il posto che mi piace si chiama mondo…"

Siddhartha – Hermann Hesse

41LFxDw+s+L._SY445_Siddharta e Govinda, giovanissimi, vogliono vivere con i Samana, mistici che che vivono nei boschi accontentandosi di poco e riflettendo su tutto ciò che li circonda. Dopo aver fatto questa esperienza Siddharta e Govinda partono alla ricerca del Buddha con cui Govinda decide di restare anche se questo comporta la separazione dal suo migliore amico che decide di  partire per altre mete. Siddharta, arrivato in una città, conosce Kamala, bellissima e ricca cortigiana che lo inizierà ai piceri dell’amore e che gli farà conoscere Kamaswami, ricchissimo e potente mercante che gli darà l’opportunità di diventare ricco a sua volta. Dopo molti anni Siddharta capisce che la sua è una vita inutile, non gli piace, così lascia tutto, anche Kamala che non gli dice di aspettare un figlio da lui, a cui metterà lo stesso nome. Siddharta parte senza meta, sicuro di poter tornare il Samana che era; giunto presso un fiume incontra Vasudeva, un barcaiolo saggio che lo accoglierà e gli rivelerà la forza del “fiume” che in lui ha portato la pace. Siddharta vivrà molti anni con lui. In quegli anni imparerà: il silenzio per ascoltare il fiume; incontrerà inaspettatamente suo figlio e Kamala, che è in viaggio per andare a conoscere il Buddha e la vedrà morire a causa del morso di un serpente; cercherà di trattenere con lui il figlio ma   inutilmente e lo vedrà andare via; vedrà Vasudeva allontanarsi per terminare la sua vita nella foresta; ritroverà Govinda, che anziano come lui, inizialmente non lo riconoscerà e di nuovo lo vedrà andare via. Siddharta troverà, dopo averla cercata tanto, una nuova strada che lo porterà all’illuminazione.
Avevo iniziato a leggere questo libro all’età di 17 anni, sulla scia di molti miei amici, in quel periodo era uno dei libri più letti, veniva quasi considerato una bibbia; molti, tra i più grandi, decidevano di andare in India per seguire la fiosofia orientale, ma all’epoca c’era una forte influenza dell’oriente, sia nell’arte, nella moda, nel pensiero, si cercavano vie alternative…Una mia amica e il fidanzato partirono per l’India, ci hanno vissuto per un anno, poi sono tornati, si sono sposati, lei indossando un sari bellissimo. Io a poco più della metà delle pagine l’ho lasciato, non ricordo neanche perchè; ho deciso di rileggerlo ora, e anche se non posso fare un paragone immagino che l’interpretazione sarebbe stata diversa rispetto ai due periodi in cui l’ho letto. Forse all’epoca l’avrei vissuto con l’inquietudine dell’adolescente, oggi lo vivo con la ragione dell’adulta, anche se a tratti mi ha emozionato.
Sicuramente è un libro che contiene una morale ben precisa: la scoperta della propria conoscenza non passa per il giudizio altrui o il giudizio che noi diamo agli altri e sulla loro vita. Siddharta rappresenta l’uomo che è in ognuno di noi: tormentato, con la voglia di liberarsi dalle convenzioni, con la paura di farlo, l’uomo che cerca, per mezzo delle esperienze, quale sia la via giusta per lui, quella dell’amore? Quella dei sensi? Quella genitoriale? Quella mistica? Quella puramente materiale? Quella facile dell’apparenza o quella dell’impenetrabilità dell’anima?
Siddharta è un libro meraviglioso, mi spiace non averlo letto da ragazza, forse ne sarei rimasta affascinata (o forse no visto che non l’avevo terminto?), mi è piaciuto leggerlo ma come un romanzo, sicuramente più affascinante di altri, ma un romanzo, ambientato in India, terra misteriosa e spirituale (una volta), con una bella storia. La ricerca del proprio io è sempre in agguato, è sempre fascinosa, sempre piena di sfumature che spesso ci sfuggono, in questo libro ci sono molti spunti di riflessione sull’argomento, come sempre Hesse è maestro nello scavare e scadagliare l’animo umano, ma molte cose non le condivido, forse perchè sono troppo occidentale? O troppo avanti negli anni per questo testo? Sicuramente condivido il pensiro che qui è ben tracciato: per conoscere se stessi bisogna sperimentare e sbagliare, essere feriti, passare attraverso il dolore, mettersi in gioco…
Cerco me stessa sempre, ma mai potrei vivere rinunciando al contatto umano, ad alcuni piaceri, alle piccole felicità quotidiane; al silenzio non rinuncio, in alcuni casi è necessario, ma non a costo dell’annientamento. Decisamente sono troppo occidentale; le filosofie orientali mi affascinano, le trovo interessanti ma non mi hanno mai ammaliato, anzi,  in alcuni aspetti non le comprendo. Sarà anche vero che chi le pratica raggiunge una serenità superiore ad altri, ma qualche dubbio mi viene, anche sulla base di un’esperienza fatta anni fa.
Comunque è un libro che consiglierei di leggere, dai racconti dell’anima si può sempre estrapolare insegnamenti, mettersi in dubbio o confermarsi certezze.
A me ha confermato alcune mie convinzioni. La parte che mi ha coinvolto di più è stato il racconto che gira intorno al fiume…nell’acqua che scorre ci ho visto un simbolismo, lo  scorrere della vita dell’uomo dalla nascita alla morte.

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