TUTTOLANDIA

"…il posto che mi piace si chiama mondo…"

La notte – Elie Wiesel

su aprile 19, 2014

la notteIn Ungheria, 1941, Eliezer studia il Talmud, prega nella sinagoga, crede fortemente in Dio.
Nel 1942, gli ebrei che non hanno la cittadinanza vengono espulsi, tra questi Moshe, l’inserviente della Sinagoga; viene portato in Polonia dove è consegnato, insieme ad altri, alla Gestapo che li trasferisce in una foresta dove sono costretti  a scavare delle fosse dove cadranno dopo essere stati colpiti a morte; i piccoli saranno utilizzati come bersagli; molti ci metteranno giorni a morire; ci sarà chi tentaerà di sostituirsi al posto dei figli per essere ucciso al loro posto… Moshe colpito non in modo grave si finge morto e riesce a fuggire e tornare a Sighet (Transilvania), dove ha sempre vissuto; inizia a raccontare agli Ebrei ciò che ha visto, li mette in guardia da ciò che accadrà da lì a poco, ma nessuno gli da retta, pensano che sia diventato pazzo, rifiutano di credere che possa esistere un tale orrore.
Nel 1944, tutti gli ebrei di vengono rastrellati dalle SS, caricati sui treni e portati a Birkenau; tra questi c’è il giovane Eliezer e la sua famiglia che verrà divisa: la madre con le sorelle, che il ragazzo non vedrà mai più, lui con suo padre.
Eliezer, quindicenne, conoscerà così l’orrore dell’Olocausto: neve, freddo, pazzia, padri che cercano disperatamente i figli, figli che abbandonano i genitori, ormai destinati alla fine, per poter sopravvivere loro stessi, l’assenza del cibo, il campo di lavoro di Monowitz, le violenze, i bombardamenti, le botte, l’impiccagione di un bambino di cui è costretto ad assistere alla lunga agonia, il bagliore dei forni,  la perdita della profonda fede che aveva in Dio.
Nel 1945 i tedeschi, incalzati dai sovietici, si spostano costringendo sessantamila prigionieri ad una marcia che li condurrà in Germania, nei campi di concentramento dove si compirà l’ultimo atto voluto da Hitler: l’annientamento totale della razza ebraica. A Eliezer e suo padre tocca il campo di Buchenwald dove suo padre, sempre più debole morirà. Eliezer vedrà l’arrivo degli americani.

Elie Wiesel scrive un romanzo autobiografico dove racconta la sua deportazione nei campi di concentramento, dove racconta l’orrore visto e vissuto, dove perde la fede in Dio e nell’uomo.
Perchè l’Olocausto ha ucciso schiere di persone fisicamente, ma ha anche distrutto l’anima delle persone.
Questo romanzo, scritto circa cinquant’anni fa, ci presenta la disumanità e la sopraffazione di cui è capace l’uomo verso i suoi fratelli con parole semplici, chiare, senza orpelli, facili da leggere; lo fa con la forza di chi non vuole dimenticare e non far dimenticare…quella notte, perchè la notte è ricorrente in questo racconto: le notti illuminate dai camini dei forni, le notti al gelo sui treni, la notte dell’attesa per la liberazione, ma sopratutto la notte che stà per terminare, quella dove si intravede un’alba, ma anche quella che può sempre tornare, infatti l’autore ha scritto: “…se Auschwitz non ha saputo guarire l’uomo dal razzismo, che cosa potrebbe riuscirci?”  Una domanda che dovremmo farci di continuo visto ciò che ancora succede oggi tra genocidi e sopraffazioni e indifferenza.
Un libro bellissimo, da leggere, che ha fatto commuovere e arrabiare e indignare mia figlia più di altri letti sullo stesso argomento.

 

 

 


17 responses to “La notte – Elie Wiesel

  1. gianpiccoli ha detto:

    Sai che n ho letti un bel po’?
    Sai che ho anche visitato luoghi non proprio ameni.
    Una cosa. Ho capito, inutile indugiare sulla cattiveria altrui, occorre eliminare la radice del male, per fare ciò non esistono vie maestre ma solo la buona volontà di accogliere e comprendere.
    In Germania ho conosciuto ottime persone, nonostante ciò i Tedeschi non mi son simpatici, perdonatemi, non sono maturo per comprendere, ma ci ho sempre provato e continuerò.
    Un abbraccio
    Giancarlo

    • fulvialuna1 ha detto:

      La buona volontà è sempre madre del migliorare, ma spesso manca, per tanti motivi o per opportunismo; io non ho niente da perdonarti, comprendere è una strada difficile, sopratutto in alcuni casi. Abbraccio te e la tua sensibilità.

  2. #iblogvannnodimoda ha detto:

    Letto un anno fa…mi è rimasto impresso nella mente “a fuoco”.
    Bellissimo..

  3. alepeluso ha detto:

    L’ha ribloggato su alessandrapeluso.

  4. Diemme ha detto:

    Io non lo leggerò, non riesco, non ce la faccio. Auschwitz non ha guarito l’uomo dal razzismo anzi, gli ha dato una scuola, un programma, un alibi.

    Vedo e sento cose che non mi piacciono, e non ho voglia di approfondire quale sia l’orrore che si può ripetere.

    Nel mio piccolo, combatto a spada tratta ogni discriminazione, e tento di non far allignare in chi mi sta intorno quella malerba.

  5. Massi Tosto ha detto:

    nell’azienda per la quale ho lavorato quasi trent’anni avevamo due stabilimenti a Oswiecim , sono state per mesi a lavorare in quelle zone e ci sono stato tante altre colte , mi sono sempre rifiutato di andare a visitare il campo , queste cose che succedono ai giorni nostri riaprono le ferite dell’umanità , Oswiecim è il nome polacco di Auschwitz……ciao Sister

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