TUTTOLANDIA

"…il posto che mi piace si chiama mondo…"

Confessioni di un borghese – Sàndor Màrai

borAgli inizi del Novecento, la famiglia Màrai abita,  in un appartamento di lusso nella città di Kassa. Qui Sàndor trascorre l’infanzia e l’adolescenza fino al giorno in cui entra in un collegio di Pest, prima dolorosa separazione dall’amata madre, ma anche dall’amato padre.
A diciannove anni si trasferisce in Germania per frequentare l’università e conseguire la laurea di giornalismo, che non prenderà mai; dove sperpererà il denaro datogli dal padre; dove vivrà esperienze sessuali; dove scriverà, retribuito, articoli sui giornali; dove ripercorrerà la vita di Goethe e dove si renderà conto che la tragedia di questa nazione è prossima, una nazione da cui si aspettava meno superficialità, ma dove vive benissimo, come fosse la sua vera nazione d’appartenenza, anche perchè nelle sue vene scorre anche sangue di lontane origini tedesche. Sposerà Lola giovanissimo, un matrimonio non ben visto dalle rispettive famiglie; con lei partirà per Parigi dove scoprirà un mondo nuovo, più “occidentale”, dove conoscerà i parigini come non credeva che fossero. Dopo qualche anno viene preso da un’irrequietezza che attenaglierà la sua vita tanto da spingerlo a viaggiare, tra le due guerre, in tutta l’Europa: dalle città tedesche, come Monaco, Francoforte, Berlino, all’italiana Firenze, passando per Londra e spingendosi fino in Oriente.
Negli anni trenta torna a Budapest, dove divide la sua vita tra Buda e Pest, sempre con quell’irriquietaezza che non lo abbandonerà mai.
Ci ho messo un mese per leggere questo meraviglioso libro, per due motivi: problemi miei personali che mi lasciavano poco tempo per assaporare la lettura e la lunghezza di questa opera scritta minuziosamente, molto analitica, dove le magnifiche descrizioni dei luoghi, della cultura, dell’assetto sociale dei tanti Paesi che l’autore ha visitato, delle emozioni, dei sentimenti, a volte mi bloccavano e dovevo tornarci sopra, perchè mi era già sfuggita l’immagine precedente, un libro complesso, che all’inizio ho trovato “pesante”, ma poi mi ha conquistato. Nella prima parte del romanzo vedevo tutto dilatato, anche se scoprire la cultura e il modo di vivere, l’educazione scolastica e familiare, di un altro popolo, tanto distante da me per cultura e chilometri, e tanto lontano nel tempo, mi è piaciuto molto. Bellissime le descrizioni fisiche e psicologiche dei suoi famigliari, a tratti anche ironiche, una parte che mi mancava di questo autore di cui ho letto diversi libri e che non avevo trovato mai.
In questo libro Màrai calca la mano sulla piccola borghesia economicamente agiata, quella in cui lui viveva, quella borghesia colta che era prossima alla decadenza. Ne calca l’eleganza, il romanticismo, ma anche la noia, il tedio che a lui arrecava, dove la vita scorreva sui soliti binari che lui non voleva più seguire.
Con questo libro ho conosciuto una parte della storia ungherese a me completamente sconosciuta e ancora mi fa conoscere autori incredibilmenti, un’Ungheria colta che mai avrei immaginato.
Quello che avrei voluto conoscere di più è la figura di Lola, che viene tratteggiata superficialmente.

 

 

 

 

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Epatite B

bSi trasmette per contatto sessuale o sangue infetto.
1980: iniziano a calare i casi, si passa dal 3% al 0,8%.
E ora che succede? Controtendenza: oltre gli stimati 500mila portatori cronioci, si aggiungono 2 nuovi casi (accertati) l’anno ogni 100mila abitanti.
Motivo? 1) Presenza di immigrati provenienti da Paesi dove questa infezione è endemica (Africa subsahariana, Cina, Sudest asiatico, alcuni paesi dell’America latina, Alaska, Canada); 2) comportamenti a rischio: sesso non protetto, droghe iniettate in vena, piercing, tatuaggi effettutati con strumenti non monouso.
Oggi ci sono trattamenti terapeutici risolutivi, ma che lasciano effetti collaterali pesanti; nel 20% dei casi si guarisce ma la persona rimane positiva al virus, che tende a modificarsi sviluppando resistenza ad alcuni farmaci.
I virus sono più “intelligenti” di questa società “industrializzata”, “civile”, “competente”, “all’avanguardia”, “preventiva”? Non credo, credo che siamo noi poco di tutto quello che ho elencato, anche se sembra il contrario.
Proprio l’idea di avere farmaci potenti in grado di controllare la malattia ha indotto molti a sottovalutare la prevenzione.
Per fortuna dal 1991 esiste la vaccinazione obbligatoria, ciò rende le nuove generazioni meno esposte, chi ha più di 29 anni purtroppo è esposto al contagio. Pensiamoci.

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Salmo penitenziale babilonese

sal

Al Dio, noto o ignoto, proclamo il mio dolore […].
O Signore, non respingere il tuo servo.
Egli giace prostrato nelle paludi; prendilo per mano!
I peccati che ha commesso, convertili in grazia!

 

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