TUTTOLANDIA

"…il posto che mi piace si chiama mondo…"

Alfonsina Strada

su luglio 30, 2014

Grande soddisfazione per l’Italia la vittoria di Vincenzo Nibali, ma perchè non rendere omaggio alla pioniera del ciclismo femminile?

Alfonsina_MoriniAlfonsina Morini nasce a Castelfranco Emilia nel marzo del 1891 da una coppia di braccianti analfabeti.
Nel 1895 i Morini si trasferirono a Castenaso (Bologna) dove Alfonsina si appassiona alla bicicletta usando quella vecchia del padre; questa passione le procura il soprannome di “diavolo in gonnella”. Decide di partecipare alle gare ciclistiche di nascosto dei genitori e per farlo, essendo le gare a qul tempo vietate alle donne, si finge maschio; ai genitori mente con la scusa della Messa domenicale. Quando la madre lo scopre, in accordo del padre, la spingono al matrimonio nella speranza che questo gli avrebbe affievolato la passione ciclistica. l
A soli quattordici anni, nel 1905, sposa un meccanico e cesellatore, Luigi Strada, con il quale si trasferì a Milano; come regalo di nozze chiese e ottenne una bicicletta. Il marito, uomo senza pregiudizi, fu il suo primo sostenitore, manager e allenatore.
Nel 1907 si recano a Torino dove il ciclismo era ben radicato grazie all’Unione velocipedistica italiana e dove le donne su due ruote non erano motivo di scandalo. Qui comincia a gareggiare battendo anche la famosa Giuseppina Carignano e guadagnandosi il titolo di «Miglior ciclista italiana». A Torino conobbe Carlo Messori (dopo essere rimasta vedova diverrà il suo secondo marito), emiliano, che convinse Alfonsina ad accompagnarlo nel Grand Prix di Pietroburgo 1909, Russia, dove Alfonsina ricevette una medaglia dallo zar Nicola II.
Nel 1911 a Moncalieri stabilì il record mondiale di velocità femminile, con 37.192 chilometri l’ora superando quello stabilito otto anni prima dalla francese Louise Roger.
Nel 1912 la notò Fabio Orlandini, corrispondente della Gazzetta dello Sport da Parigi, che la raccomandò ad alcuni impresari francesi affinché la mettessero sotto contratto per le gare su pista nella capitale; in due anni ottenne numerosi successi correndo nel Vélodrome Buffalo, nel Vélodrome d’Hiver, al Parco dei Principi e incrementando la sua popolarità. Nel 1917, in piena Grande Guerra, Alfonsina si presentò alla redazione della Gazzetta, il quotidiano organizzatore, per chiedere di iscriversi al Giro di Lombardia; essendo tesserata come dilettante di seconda categoria, Armando Cougnet, patron delle corse, accetta l’iscrizione, per la prima volta avrebbe partecipato a una corsa su strada sfidando atleti del sesso opposto. Fu l’ultima tra coloro che completarono il traguardo insieme ad altri due ciclisti, a un’ora e mezza dal vincitore, dopo di lei, una ventina di corridori che non riuscirono a terminare la corsa. La presenza di Alfonsina Strada alla gara fu considerata una bizzarrìa che suscitò commenti pungenti ma, nonostante ciò, la ciclista si iscrisse all’edizione 1918 della Milano-Modena che dovette lasciare quasi subito a causa di una caduta; a novembre dello stesso anno si reiscrisse al Lombardia: di quarantanove iscritti solo trentasei si presentarono ai nastri di partenza, quattordici abbandonarono, vinse Belloni, Alfonsina giunse ventunesima superando allo sprint Carlo Colombo, relegato così all’ultimo posto tra coloro che avevano terminato la gara. Questo le fece ottenere il soprannome «regina della pedivella».
alfAlfonsina alza il tiro e nel 1924 si iscrive al Giro d’Italia: 3613 chilometri, 12 tappe intervallate da 11 giorni di riposo, 108 gli iscritti. Le strade non sono ancora tutte asfaltate, le biciclette pesano almeno venti chili, il cambio di velocità non esiste, Alfonsina si rende conto della difficoltà di reggere il passo dei colleghi maschi, ma con impegno e determinazione ogni volta riesce a tagliare il traguardo di tappa anche se sempre con alcune ore di ritardo. Giunge fuori tempo massimo durante la tappa L’Aquila-Perugia a causa di diverse cadute dove riporta una ferita importante;  alcuni membri della giuria non vollero estrometterla dalla corsa, considerando il tanto tempo perso per cadute, forature e autografi che dispensa ai tantissimi ammiratori; la ciclista paga di tasca sua massaggiatore e alloggio e riesce ad arrivare tra i trenta corridori alla fine  ma verrà esclusa dalla classifica del Giro, una decisione probabilmente influenzata dal maschilismo che ancora imperava all’epoca. Negli anni successivi le fu impedito di partecipare ancora al Giro, ma si tolse lo stesso delle soddisfazioni: vinse 36 corse contro colleghi maschi e conquistò la stima di numerosi ciclisti celebri, tra cui Costante Girardengo.
Con il secondo marito apre un’officina di riparazioni per biciclette a Milano che gestirà per venti anni, anche dopo essere rimasta vedova ancora una volta.
moto_alfonsinaMalgrado l’età avanzata tutti i giorni fa svariati chilometri in bicicletta, quando inizia a capire di non poter più pedalare acquista una moto Guzzi 500 rossa.
Una mattina Alfonsina cerca di mettere in moto la Guzzi, senza riuscirci, inizia a spingerlacon forza fino a quando la moto non cade e lei sopra, viene soccorsa e portata in ospedale dove arriverà morta a causa di arresto cardiaco, era il 13 settembre 1959.

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8 responses to “Alfonsina Strada

  1. enricogarrou ha detto:

    Bellissima la storia di Alfonsina Strada, che non conoscevo. Grazie per averla fatta rivivere magistralmente. Un abbraccio

  2. Topper ha detto:

    Che storia! Non l’avevo mai sentita nominare. Devo ringraziarti per questo.
    Quanto a Nibali sono equamente diviso tra la il piacere per la sua vittoria e la paura che possa essere dopato. A suo favore, da profano, c’è da dire che ha vinto, non stravinto. E fino a prova contraria resterà un campione.

  3. 65luna ha detto:

    Bellissimo e interessante articolo: grazie! 65Luna

  4. ombreflessuose ha detto:

    Che bella storia, grazie
    Onore a Nibali, Campione di semplicità e cuore
    Ha corso da grande come pochissimi sanno fare
    Lui ha già vinto Giro e Vuelta e non ci si improvvisa campioni così
    Poi…chi vivrà vedrà
    Buon weekend
    Mistral

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