TUTTOLANDIA

"…il posto che mi piace si chiama mondo…"

San Pietro

su agosto 3, 2014

s pietroSi chiamava Simone, fu uno dei dodici apostoli di Gesù; è considerato il primo papa della Chiesa cattolica.
Nasce in Galilea ed era un pescatore di Betsaida (sul lago Tiberiade) in Galilea.
Sposato, si trasferì con la moglie,  il padre, la suocera, il fratello Andrea e una propabile figlia, Petronilla, poi martire a Roma, a Cafarnao. La certezza che qui abitò è tratta dal ritrovamento, nel 1968, della casa che fu identificata come quella di Pietro, grazie alla presenza di alcuni attrezzi da pesca rinvenuti, ma soprattutto per il ritrovamento di alcuni graffiti raffiguranti Gesù e Pietro, databili al II secolo d.C.
Tra febbraio e marzo del 28, in riva al mare di Galilea, incontra Gesù che gli disse (secondo il racconto di S.Giovanni):”Tu sei Simone, figlio di Giona, tu sarai chiamato Cefa (pietra)”. Dopo un miracolo che lo coinvolge, Gesù gli dirà ancora:”…d’ora in poi tu sarai pescatore di uomini.” E ancora, chiamandlo Pietro:”…su questa pitra edificherò la mia Chiesa e le porte dell’inferno non prevarranno contro lei. E a te darò le chiavi del regno dei cieli: e qualunque cosa avrai sciolto sulla terra, sarà sciolta anche nei cieli.”, da queste parole si fa riferimento alla creazione del papato.chiavi
Come capo della Chiesa, Pietro toccò diversi luoghi: Gerusalemme dove si ebbe il primo concilio (48-49); Antiochia, dove visse sette anni; Corinto e infine Roma, dove vi arrivò con la moglie e la figlia (che propabilmente era una discepola da lui battezzata).
A Roma sorgono diverese leggende sul santo: secondo la tradizione cristiana l’antico carcere Tullianum (o Mamertino), nel Foro Romano, sarebbe stato il luogo di detenzione dell’apostolo Pietro dove, nella cella più bassa, resa accessibile mediante una strettissima scala, e con la fonte d’acqua miracolosamente fatta scaturire, lui e l’apostolo Paolo (anche lui imprigionato), battezzarrono e convertirono compagni di cella e carcerieri; si dice che Pietro, scendendo nel Tullianum, cadde battendo il capo contro la parete lasciando in tal modo la propria impronta nella pietra (dal 1720 protetta da una grata), l’episodio è rievocato dal Belli nel sonetto

San Pietr’ in carcere

La mejo cosa che a campo Vaccino
Se facessi a li tempi de Nerone
Fu a ppied’a campidojo una priggione,
Che ttutti ce parlaveno latino.
Quer logo se chiamava er Mammerdino;
E nun credete a me che sso un cojone,
Ma ffatevene fa la spiegazzjone
Da un certo avocatuccio piccinino
E ppropio quella la priggione, indoye
Ce fotterno san Pietro carcerato
Prima c’annassi a le Carcere nove.
E lui ce fece quer pozzo affatato
Che da tant’anni, o ttempo bono, o ppiove,
E’ ssempre pieno, e nun z’e mai votato.

E ancora: la chiesa dei Ss. Nereo e Achilleo, (che già nel V sec. si chiamava in fasciola) ricorderebbe la “fasciola”, la benda che ricopriva la ferita a un piede, cadutagli mentre, in fuga dal carcere Mamertino, usciva da Roma; la minuscola chiesa del Domine, quo vadis?, sulla via Appia, fu costruita dove Cristo sarebbe apparso a Pietro in fuga da Roma e, alla richiesta dell’apostolo «Signore, dove vai?», avrebbe risposto «A Roma per essere di nuovo crocifisso», questo determinò il ritorno di Pietro sui suoi passi e l’accettazione del martirio; la cappella della Separazione sulla via Ostiense è ubicata dove Pietro e Paolo arrivarono dal carcere per poi separarsi verso luoghi diversi; le catene che lo tenevano avvinto sarebbero quelle custodite a S. Pietro in Vincoli in un’urna di bronzo dorato, si dice anche che siano costituite da due diverse catene che avevano tenuto «in vincoli» l’apostolo, una in Palestina e l’altra a Roma; collocate nell’urna da S. Leone Magno,  venute a contatto si saldarono miracolosamente formando una catena unica di 38 anelli; la leggenda più pittoresca è quella legata alla pietra, conservata nella chiesa di S.Francesca Romana, sulla quale rimasero impresse le ginocchia di S. Pietro mentre pregava Dio di punire la superbia di Simon Mago che s’innalzava in aria, questo volo è narrato nelle Costituzioni apostoliche dallo stesso apostolo.
La morte di Pietro avvenne a Roma in un periodo che va dall’incendio del 64 alla morte di Nerone del 68; per tradizione si é fissata la data al 29 giugno del 67. Fu una delle vittime della persecuzione dell’imperatore che fece seguito a1l’incendio della città del quale Nerone accusò i cristiani. Non esiste un documento che indichi la data esatta ma con una serie di deduzioni si è giunti alla conclusione che essa avvenne esattamente il 13 ottobre del 64.
Scritti apocrifi indicano il luogo della sua crocifissione (avvenuta a capo in giù, come egli stesso richiese, ritenendosi indegno di morire come Cristo) presso l’obelisco di Nerone (quello che anticamente si trovava all’esterno dell’attuale sagrestia della basilica ed ora è situato al centro di piazza San Pietro) verso il monte, cioè nel circo di Nerone presso il colle Vaticano. L’apostolo fu sepolto nelle vicinanze dell’obelisco, dove rimase fino al 258 quando, per mettere al sicuro le spoglie durante la persecuzione di Valeriano, fu trasferito nelle catacombe di S. Sebastiano insieme ai resti di Paolo. Un secolo più tardi papa Silvestro I ripristinò le antiche sepolture e Pietro tornò in Vaticano, nel luogo in cui Costantino fece poi costruire la primitiva basilica. Sulla tomba di Pietro la tradizione cristiana ha espresso precedentemente altre versioni contrastanti, a causa delle due traslazioni che tale sepoltura ha subìto nei primi due secoli prima di tornare alla posizione originaria. Secondo la testimonianza del presbitero Gaio, riportata da Eusebio di Cesarea “se andrai al Vaticano o sulla Via Ostiense, vi troverai i trofei dei fondatori della Chiesa”. Comunque nessuna tradizione ha mai indicato altra città oltre Roma. Vari tentativi di ritrovare la tomba dell’apostolo risultarono infruttuosi per essere il sito stato utilizzato come necropoli anche nel II e III secolo, ma durante degli scavi sistematici effettuati nelle grotte vaticane a partire dal 1939 venne individuata, in corrispondenza dell’altare della Basilica di San Pietro, un’edicola, poggiata su un muro intonacato di rosso, su cui era leggibile il graffito in caratteri greci dal significato “Pietro è qui”, luogo generalmente indicato come tomba di Pietro. L’episodio è divenuto uno dei misteri archeologici di Roma, in quanto non venne rinvenuto, sul momento, alcun resto riconducibile ad una sepoltura. Solo nel 1965 uno degli operai che avevano partecipato agli scavi riferì che all’epoca gli era stato consegnato del materiale riposto in una scatola da scarpe abbandonata da qualche parte nei magazzini. La scatola rinvenuta conteneva: terra, frammenti d’intonaco rosso e di tessuto, monetine medievali e resti umani e animali. Le indagini scientifiche appurarono che i resti umani, risalenti al I secolo, appartenevano ad un uomo di 60-70 anni, la terra e l’intonaco rosso erano le stesse dell’edicola, i frammenti di stoffa erano di un drappo rosso intessuto d’oro e le monetine erano probabilmente state portate lì attraverso fessure e screpolature del terreno da topi ai quali infatti appartenevano i resti animali. Se non si poteva parlare di prove certe, gli indizi erano tali da poter confermare che l’edicola rinvenuta 16 anni prima doveva effettivamente essere la tomba di Pietrotomba pietro

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2 responses to “San Pietro

  1. fariv66 ha detto:

    Sempre interessanti le tue note …
    Ciao FaR

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