TUTTOLANDIA

"…il posto che mi piace si chiama mondo…"

Abelardo ed Eloisa

su agosto 14, 2014

Una storia d’amore, passione, religione. Una storia con un fondamento storico, dove però non è mancata una leggenda, ma forse le grandi storie d’amore non ne possono fare a meno.
Siamo a Parigi nel 1116.

Abelardo e la sua allieva Eloisa di E. B. Leighton

Abelardo e la sua allieva Eloisa di E. B. Leighton

Qui vive Eloisa, ancora adolescente, diciasette anni; viene affidata allo zio dalla madre, il canonico Fulberto che ne è fratello; questi la fa studiare nel convento di Argenteuil, che Eloisa frequenterà con eccezionale impegno in tutte le materie, dalla grammatica alla retorica, dalla geometria all’astronomia, dal latino al greco, all’ebraico; tanto brava che Pietro il Venerabile, celebre Abate di Cluny (la più grande e importante abbazia d’Europa), scrisse che “…è studentessa “celebre per erudizione…”; Fulberto decide allora di ampliare la sua cultura arricchendola con le lezioni del più celebre maestro di Parigi, Abelardo, maestro di logica, filosofo e teologo (sembra che per primo abbia usato il termine “teologia”).
Pietro Abelardo, chierico, ha 37 anni e insegna in una scuola sul colle Sainte Geneviève; questi si innamora perdutamente della sua allieva, tanto che chiede di andare a pensione da Fulberto, lo zio ingenuamente accetta.
Anche Eloisa si innamora e si fa prendere dal vortice della passione, per lei è l’amore pieno, la dedizione assoluta, che dichiara scrivendo:”Al mio signore, anzi padre, al mio sposo anzi fratello, la sua serva o piuttosto figlia, la sua sposa o meglio sorella… ti ho amato di un amore sconfinato… mi è sempre stato più dolce il nome di amica e quello di amante o prostituta, il mio cuore non era con me ma con te».

Abelardo e Eloisa sorpresi da fulberto   J.ean Vignaud

Abelardo e Eloisa sorpresi da fulberto J.ean Vignaud

Abelardo scrive parole vinto anche dalla passionbe erotica che ha per la giovane:”Col pretesto delle lezioni ci abbandonammo completamente all’amore, lo studio delle lettere ci offriva quegli angoli segreti che la passione predilige. Aperti i libri, le parole si affannavano di più intorno ad argomenti d’amore che di studio, erano più numerosi i baci che le frasi; la mano correva più spesso al seno che ai libri… il nostro desiderio non trascurò nessun aspetto dell’amore, ogni volta che la nostra passione poté inventare qualcosa di insolito, subito lo provammo, e quanto più eravamo inesperti in questi piaceri tanto più ardentemente ci dedicavamo a essi senza stancarci”; compone per lei struggenti poesie d’amore che vengono scoperte dai suoi studenti e si diffondono in tutta Parigi, diventando popolarissime per la dolcezza e la forza delle parole.
Fulberto caccia allora Abelardo; Eloisa scopre di essere incinta e lo comunica con una lettera ad Abelardo che decide di portarla via: durante un’assenza di Fulberto la rapisce e la conduce al suo paese natale, Pallet, in Bretagna, ospitandola nella casa di famiglia. Qui, Eloisa, alla fine dell’anno 1116 partorisce il figlio, al quale viene dato il nome di Astrolabio (rapitore delle stelle). Abelardo, sentendosi in colpa verso Fulberto dichiara di voler sposare Eloisa, a condizione che il matrimonio rimanga segreto per non danneggiare la sua carriera, non di docente ma di chierico a cui non è permesso sposarsi.
Eloisa è contraria al matrimonio perché convinta che lo avrebbe danneggiato, e lo fa  con queste motivazioni:”Quante lacrime verserebbero coloro che amano la filosofia a causa del matrimonio… cos’hanno in comune le lezioni dei maestri con le serve, gli scrittoi con le culle, i libri e le tavolette con i mestoli, le penne con i fusi? Come può chi medita testi sacri e filosofici sopportare il pianto dei bambini, le ninne nanne delle nutrici, la folla rumorosa dei servi? I ricchi possono sopportare queste cose perché hanno palazzi e case con ampie stanze appartate, perché la loro ricchezza non risente delle spese e non è afflitta dai problemi quotidiani”.
Tuttavia, tornati a Parigi, si sposano in presenza di Fulberto e di pochi amici, senza rivelare pubblicamente il matrimonio. Dopo breve tempo però la famiglia di Eloisa divulga la notizia, i due negano, ma per evitare scandali Abelardo manda Eloisa nel monastero di Argenteuil dove era stata educata. I parenti pensando che Abelardo abbia costretto Eloisa a farsi monaca per liberarsene, decidono di vendicarsi mandando, di notte, nella sua casa, tre uomini che lo aggrediscono evirandolo; due di essi verranno catturati e, secondo la legge del taglione, accecati ed evirati a loro volta, mentre Fulberto, il mandante dell’aggressione, verrà solo sospeso dai suoi incarichi.
I due amanti non si rivedranno mai più; Eloisa prende i voti e trascorre il resto della vita in convento; Abelardo, diventato eunuco, ritorna alla sua vita accademica ed ecclesiale.
Adalberto riceve due condanne dalla Chiesa per le sue idee teologiche ma godrà comunque la fama di grande maestro; compie un gesto di grande generosità verso le monache del chiostro di Argenteuil che sono state sfrattate dal vescovo di Saint Denis, tra loro c’è anche Eloisa, dona loro un eremo che egli ha costruito con le sue mani usando canne e arbusti cui dà il nome di Paràclito (Spirito Santo).
Quando Abelardo è ancora abate di Saint Gildas, in Bretagna, per caso Eloisa scopre una sua lettera in cui lui narra a un amico le proprie sventure, allora Eloisa gli scrive ricordandogli i tempi della loro passione che in lei non si è mai spenta, gli grida il suo amore che arde come allora:”Non ho voluto soddisfare la mia volontà e il mio piacere, ma te e il tuo piacere, lo sai bene”. Abelardo rimane profondamente turbato e scosso dalle parole, lui che ormai trova conforto solo nei grandi successi nel campo culturale, le risponde:”Io adesso sono circondato anche nell’anima….”, indicandole la preghiera come unico rimedio alla tempesta dei sensi. Eloisa non si arrende, è ancora giovane, ha circa 35 anni, ed è presa dai ricordi che lei considera indimenticabili e carichi di passione, scrive ad Adalberto:”Il piacere che ho conosciuto è stato così forte che non posso odiarlo” e domandandogli:”Perché la sublimazione si dovrebbe raggiungere soltanto annichilendo i sensi e il sentimento d’amore che si prova verso un’altra persona?».
Abelardo allora le ricorda severamente il suo ruolo di badessa, invitandola a dedicarsi allo studio e alla preghiera.
Eloisa questa volta obbedisce e nella sua terza e ultima lettera promette che non gli parlerà mai più del passato e dei propri sentimenti.
Nell’autobiografia “Historia calamitatum mearum”, Abelardo riconosce le proprie colpe, dicendo che il suo incontro con Eloisa e la passione che ne conseguì fu la giusta punizione per la propria superbia, accresciutasi dalla gloria e dalla fama raggiunta con le lezioni che diventavano sempre più seguite:”… la ricchezza insuperbisce sempre gli stolti, le sicurezze terrene indeboliscono il vigore dell’animo, che si fa poi facilmente adescare dalle lusinghe dei sensi … la pietà divina mi richiamò a sé, umiliandomi perché ero superbissimo e avevo dimenticato che tutte le qualità di cui mi vantavo non mi appartenevano, ma erano doni divini”.
Negli ultimi anni di vita Abelardo è ospitato nel convento di Cluny da Pietro il Venerabile, da qui scrive a Eloisa:”Mi vedrai presto, per fortificare la tua pietà con l’orrore di un cadavere e la mia morte, ben più eloquente di me, ti dirà che cosa si ama quando si ama un uomo» le chiede di seppellirlo  nel cimitero del Paràclito; muore il 21 aprile 1142, Eloisa viene avvistata da Pietro il Venerabile:”Cara e venerabile sorella in Dio, colui al quale dopo il legame carnale, siete stata unita dal legame più elevato e più forte dell’amore divino, colui col quale e sotto il quale avete servito il Signore, questi… lo riscalda nel suo seno e nel giorno della sua venuta… lo custodirà per rendervelo con la sua grazia». Dopo una prima sepoltura, nel dicembre dello stesso anno è traslato nel convento Paràclito, dove Eloisa ne accoglie le spoglie. Alla sua morte, il 16 maggio 1164, anche Eloisa vuole essere sepolta nello stesso loculo.abelardoeloisa1200px-AbelardHeloiseTomb

Una leggenda riferisce che le braccia del cadavere di Abelardo si aprissero nel momento della deposizione della moglie.
abelardoeloisa1200px-3_pere_lachaise_I resti dei due amanti furono poi spostati all’interno del convento; il convento fu venduto, nel 1792 (ora ne restano dei ruderi), ma la tomba rimase fino al 1800 quando i loro feretri furono trasportati a Parigi nel cimitero del Père Lachaise, l’anno dopo fu costruita una cappella; furono ancora spostati nel 1814 al tempo della restaurazione monarchica, alla fine del 1817 furono finalmente collocati nella stessa cappella dove ora riposano.
Dopo la Rivoluzione Francese, come molte opere anche la tomba di Abelardo ed Eloisa fu rovinate, venne ricostruita dall’archeologo e conservatore Alexandre Lenoir pur non conoscendo la forma e le decorazioni originarie.

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8 responses to “Abelardo ed Eloisa

  1. 65luna ha detto:

    Bel post…buon ferragosto! 65Luna

  2. aboer65 ha detto:

    Che storia! Non la conoscevo, è tenerissima e terribile allo stesso tempo.
    Quanta sofferenza provocata da una religione che tende a mortificare anche i sentimenti più nobili…

  3. Horsefly ha detto:

    Onnipresenti nei cruciverba della settimana enigmistica 🙂

  4. Diemme ha detto:

    Ma che bella storia!

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