TUTTOLANDIA

"…il posto che mi piace si chiama mondo…"

Due libri…

su agosto 30, 2014

…tanto diversi uno dall’altro, uno l’ho letto io, uno Mely, il suo compito per l’estate.

Il mio: I sette peccati di Hollywood – Oriana Fallaci

fallaci1956: Oriana Fallaci arriva a Hollywood come inviata dell’Europeo, porta con se dodici camicie da regalare al regista Jean Negulesco affinchè possa favorire una sua intervista con Marilyn Monroe; l’intervista non avverrà mai ma darà alla giornalista una certa notorietà che gli permetterà in seguito di entrare nell’apparente dorato mondo del cinema. Verrà invitata nelle case degli attori per le interviste, parteciperà alle esclusive feste, conoscerà produttori e visiterà gli studi di registrazione. Descrive personaggi come Hedda Hopper e Sheila Graham, classificate come “pettegole di Holliwood”, i retroscena di come si costruisce un divo, il fascino di Gregory Peck, il rosso dei capelli di Rita Hayworth, Frank Sinatra, il potere di De Mille, Orson Wells…Ci racconta i loro vizi, eccentricità, i loro scrupoli e i loro compromessi.
Non è un romanzo ma una serie di interviste che raccontano come vivevano e chi erano i divi di Hollywood dell’epoca.

E’ il suo libro d’esordio, pubblicato da Longanesi nel 1958, per molto tempo non è stato più stampato, è stato riproposto nel 2009, a me finalmente l’ha trovato la Biblioteca comunale..
E’ l’unico libro che non avevo letto di Oriana Fallaci; non sempre mi sono trovata d’accordo con lei, oggi ad esempio riconosco che aveva previsto una grande realtà che si stà avverrando, cellule in Europa di quell’Islam malato; aveva perfettamente ragione. Di lei, d’accordo o no, mi è sempre piaciuta la passione che metteva nello scrivere, la franchezza che aveva nelle sue idee, l’ironia con cui trattava certi argomenti, come quelli di cui parla in questo libro.
Io trovo che sia un libro molto bello, come molti suoi libri che mi hanno dato molte emozioni, per la mia epoca era quasi una sovversiva, io la trovavo, e ancora lo penso, una donna arguta e mai superficiale.
Nel libro non c’è trama, niente grandi e trascinanti personaggi, ma lo scrutare con gusto e sagacità i divi, le loro manie e il loro declino, un viaggio nell’America patinata che incuriosiva e stupiva (e ancora lo fa).
In questo libro ci presenta l’Hollywood che forse non esiste più, dico forse perchè sono convinta che i meccanismi siano rimasti gli stessi; una chicca che vale la pena di leggere, mi ci sono tuffata, ne ho respirato la patina dell’epoca, ma quando lo leggevo ero sicura di essere nella nostra epoca, poco è cambiato, se non la tecnologia.

 

Mely: Uno, nessuno, centomila- Pirandello

pVitangelo Moscarda, che la moglie chiama Gengè, eredita  dal padre diverse proprietà e una banca che gli permettono una vita agiata. Tutti lo chiamano usuraio, lui rifiuta questa definizione. La sua tranquilla vita viene sconvolta dal commento banale che la moglie fa sul suo naso.
La vita per Vitangelo cambia completamente, inizia a pensare di come appare agli altri e che non è come egli si vede. Inizia così una ricerca spasmodica di sé stesso e lo fa compiendo azioni contrarie a quelle che avrebbe fatto prima del cambiamento: dona una casa, vende la banca, fa discorsi che gli procureranno la fama di pazzo tanto che la moglie lo abbandona e tenterà di mandalo in manicomio senza riuscirci; nella sua vita entrerà Anna Rosa, amica della moglie, che gli sparerà ferendolo gravemente. Vitangelo, ripresosi si fà aiutare da Monsignor Partanna, un religioso che lo convincerà a rinunciare a tutti i suoi beni per costruire un ospizio per aiuatre i più poveri.
Anche Vitangelo vivrà nell’ospizio ritrovando la serenità allontanandosi dal mondo degli uomini. cercando il solo contatto con la natura.

 

Commento di Melissa che porterà a scuola, devo dire che mi ha sorpreso; ci ha messo quasi un mese per leggere questo libro. Il romanzo di Pirandello, Uno, nessuno, centomila fu pubblicato nel 1926. E’ diviso in otto libri che contengono al loro interno dei capitoli ognuno con un titolo.
Ho scelto di leggerlo perchè mi ha incuriosito il titolo, non è stato facile, ci è voluta una buona dose di concentrazione; mi sono trovata davanti non il classico romanzo, ma una specie di rompicapo, una serie di parole che per arrivare ai concetti che Pirandello presenta, ho dovuto leggere e rileggere e a volte chiedere spiegazioni. Ci ho messo un pò per finirlo, ma più lo leggevo e più mi interessava, perchè anche se con parole contorte, Pirandello mi ha messo davanti a realtà a cui non avevo mai pensato e che trovo vere, anzi geniali.
La storia narrata, che porta il protagonista alla follia e alla sua guarigione, altro non è che la ricerca di chi siamo.
Le frasi del romanzo che mi hanno fatto riflettere sono:”…se noi non ci conosciamo siamo praticamente con un estraneo…”quell’estraneo che, come fa dice Pirandello “…è inseparabile da me”…(Libro I)
E ancora:”La realtà non sarà mai una per tutti, una per sempre, ma muta di continuo secondo le situazioni…”(Libro VII); ” Ho affermato già che non siete neppure quell’uno che vi rappresentate a voi stesso, ma tanti a un tempo, secondo tutte le vostre possibilità d’essere, e i casi, le relazioni e le circostanze.”(Libro IX), cioè, per ognuno di noi, il modo d’interpretare gli altri è determinato da situazioni, abitudini, sentimenti personali, dalle proprie esperienze; vediamo le persone (o ci vedono) secondo la situazione, basta che questa cambi e vediamo la stessa persona in un altro modo; addirittura il giudizio sulla persona può essere modificato nel tempo.
Altra considerazione che io trovo interessante è quella che fa capire che la propria immagine fisica, il nome con cui veniamo chiamati, il contesto dove siamo nati, le emozioni che si provano involontariamente, e che il protagonista definisce la “forma”, vanno accettate perchè non le abbiamo scelte noi.
Altra considerazione da fare è che spesso quando gli altri ci vedono come veramente siamo ne restano sorpresi, ad esempio l’episodio di Vitangelo in banca, dove ribadisce con fermezza che lui è il padrone e Quantorzo e Firbo ne restano sorpresi perché in effetti è la verità, mentre lo vedevano solo come un usuraio; addirittura anche noi ci meravigliamo a volte delle nostre reazioni in determinati momenti.
L’autore, con questo romanzo, ci vuole far capire che per noi stessi siamo “uno”, quello che crediamo di essere, che conosciamo solo noi; ma che in noi vivono tanti io, “centomila”, come ci vedono gli altri; che siamo anche “nessuno” se non ci riconosciamo nel giudizio degli altri o non siamo sicuri di noi stessi.
Di questo romanzo ho letto più velocemnte gli ultimi due capitoli dove c’è una vera trama: la descrizione della Badia e la sua storia, la descrizione del vescovo Partanna e di come è arrivato all’elezione, di Don Antonio Sclepis, l’incontro tra Maria Rosa e Moscarda, il ferimento e l’arrivo all’ospizio.

 

 

 


14 responses to “Due libri…

  1. dimmibarbie ha detto:

    grazie per la chicca del libro della Fallaci che sicuramente cercherò;)
    per quanto riguarda Pirandello, quel testo è un caposaldo della letteratura del Novecento, un monologo strepitoso dal ritmo incalzante e con un linguaggio che definirei ai confini del filosofico…una scrittura che è un rebus, che chiede di essere decodificata per far emergere il senso autentico di ogni parola, e che ci consegna l’immagine di un uomo, che si riflette in uno specchio frantumato in centomila pezzi…da leggere e rileggere insieme al saggio sull’Umorismo sempre di Pirandello, altro piccolo e sconosciuto gioiellino..
    grazie per questo post molto interessante

    • fulvialuna1 ha detto:

      Grazie a te per la visita e il commento, graditissimo. Mia faglia ha faticato a leggerlo, anche perchè la parola risulta essere molto lontana dall’attuale modo di scrivere, ma proprio per il concetto filosofico che però l’ha affascinata, mi chiedeva spesso chiarimenti o conferme al suo modo di interpretare, credo che sia un testo che andrebbe fatto leggere nelle scuole, ma oggi si punta a tutt’altro; il prof di italiano di Meli è uno che fa spaziare gli alunni tra passato e recente, lo trovo intelligente.
      Il libro della Fallaci te lo consiglio vivamente, è anche una carrellata nella storia del cinema, io adoro questo argomento.

      • dimmibarbie ha detto:

        hai perfettamente ragione, i programmi scolastici andrebbero aggiornati e soprattutto bisognerebbe rendere comprensibile la scrittura di autori come Pirandello ai giovani come tua figlia…andrebbe teatralizzata la letteratura;)
        per quello che riguarda la storia del cinema concordo con la tua passione, essendo poi un’attrice come potrei non essere appassionata della storia del cinema e del teatro?
        è un piacere leggerti e commentarti ,
        a presto

      • fulvialuna1 ha detto:

        Grazie, sei una fonte di idee e riflessioni. Grazie di passare.

  2. ergatto ha detto:

    Fallaci ed il card Biffi furono sbeffeggiati dai sinistrati , derisi come visionari e pazzi….. avevano 101 ragini !!!! :))

  3. tachimio ha detto:

    Interessante scoprire un libro così della Fallaci. Ma poi in definitiva perchè rimanerne troppo colpiti? Per i libri scritti dopo, dai quali si allontana un pò per tematica? La Fallaci era in fin dei conti una giornalista e proprio sull’Europeo ci sono tante sue interviste ad attori, personaggi politici come dici anche tu. Quindi leggiamolo come un suo libro , un libro di un’ottima giornalista che col tempo riuscì nella sua attività ad intravedere verità che oggi sono sotto gli occhi di tutti, purtroppo. Per me anche una grande ed intelligente persona oltre che giornalista. Di Pirandello che dire? Un grande che oltre che leggere ancor più secondo me è da vedere e ascoltare attraverso le sue opere in teatro. Isabella

    • fulvialuna1 ha detto:

      La Fallaci se potesse scrivere ancora credo ci riserverebbe molto che potrebbe continuare ad affascinarci, anche come giornalista di cui ho semprte apprezzato le interviste, ne ho rilette diverse nel mese di giugno, quando mia sorella mi ha passato delle schde a riguardo.
      Pirandello andrebbe rivalutato al teatro sicuramente, ma a me sembra che invece sia caduto nell’oblio o sbaglio?

  4. Diemme ha detto:

    Con me hai fatto bingo… amo profondamente sia la Fallaci che Pirandello!

  5. alessandra62 ha detto:

    Mi ha colpito moltissimo Melissa per la sua capacità analitica e descrittiva riguardo alla descrizione di un romanzo capolavoro. Ha dimostrato molta maturità e sensibilità, complimenti! “Uno nessuno centomila” di Pirandello mi ha accompagnata nel corso della vita dal primo momento che lo lessi, precisamente a 15 anni, me lo regalò un ragazzo di quinta superiore che s’ispirò per scrivere un suo volumetto di tesi dal tema:- I pazzi siamo noi fuori o loro dentro, qual’è la realtà? Il dentro o il fuori?- meglio il secondo fidanzatino che mi spiegava le costellazioni. In ogni caso molte esperienze ed avvenimenti della mia vita mi ricordavano dei pensieri di Pirandello riportati nel libro, non ti dico quante volte ho pensato:- questa è la mia ombra, la mia ombra sono io..e via dicendo.

    Orianna Fallaci è una delle mie scrittrici preferite, ho letto molto di lei di cui è già stato detto ed apprezzato molto sulla sua grandezza e coraggio per non parlare del suo modo coinvolgente, intenso, emozionante di scrivere, mi sembra di correre con lei in chissà quali praterie del pensiero.
    Sempre a 15 anni lessi “Un Uomo” parla dell’unico suo vero amore, un uomo rivoluzionario, un grande protagonista di una storia vera.
    Un giorno mentre lo stavo leggendo una mia zia lo vide e mi disse:- non stai crescendo bene, hai una testa sovversiva, per forza, leggere libri come questo è come camminare nel pantano, ci si sporca per forza- ecco questa era la società e mentalità che votava lo scudo crociato pensando di votare per il potere indiscusso della Chiesa. Così lessi la Fallaci ancora più assiduamente, la mia mente aveva sete di un pensiero libero.
    Gli ultimi suoi volumi mi sembra siano dettati da uno stato emotivo un po’ condizionato dalla malattia. Sembravano lucidissimi, però qualcosa non mi tornava. Ricordo mio padre che scriveva dei racconti, vincendo qualche piccolo premio. Alla fine dei suoi giorni scrisse cose che mi sembrarono molto visionarie, per i miei famigliari invece sembrarono profonde , delle rivelazioni in punto di morte su cui riflettere.
    Noi siamo centomila, siamo uno solo ed anche nessuno. De Andrè scrisse:- quando si muore, si muore soli.
    Per concludere:- Grande Meli!!

    • fulvialuna1 ha detto:

      Grazie Alessandra per questo commento che mi offre una visione anche sul tuo personale. Sicuramente un fidanzato che ti insegna le costellazioni è più romantico e coinvolgente, ma l’altro ti ha regalato un modo splendido di guardarti dentro, con le parole di uno dei più grandi scrittori introspettivi, almeno così io lo vedo, che abbiamo avuto. Devo dire che meli ha stupitpo anche me, anche di fronte al fatto che non ha alcuna base filosofica, pedafogica, psicologica; ma è anche vero i proff. alle medie la candidavano per un socio/pedagogico proprio per le capacità che loro avevano individuato, di entrare nel pensuiero e di capire stati d’animo che non sempre a quell’età sono palesi. Devo dire che è sempre stata “una” poco superficiale, in tutto. Leggendo lke trame dei libri di pirandello ha scelto questo proprio sulla base di alcune frasi che la proiettavano nell’intimo dell’uomo, l’età della ricerca del nostro io forse è proprio quella di meli.
      Sulla Fallaci che dire! Mi trovo molto d’accordo con quello che hai detto, anche io nell’ultima parte della sua vita, trovavo delle forzature, ma questo non la sminuisce ai miei occhi, e trovo che alcuni temi da lei affrontati iano attualissimi e aimè terribilmente veritieri, un vero “presagio”. Un Uomo l’ho letto tre volte, un libro che mi coinvolge ed emoziona sempre.
      Ti abbraccio.

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