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"…il posto che mi piace si chiama mondo…"

Storia di neve – Mauro Corona

su settembre 19, 2014

2639_StoriadiNeve_1224576488  1919: nasce, in quello che è uno dei più gelidi inverni mai visti, Neve.
E’ una bambina speciale, tanto che nell’arco della sua breve vita compirà alcuni miracoli.
Neve è la parte buona della strega Melissa, che è tornata sulla Terra per riscattarsi dei suoi tanti malefici compiuti quando era in vita
Il padre di Neve decide di appprofittare del dono di sua figlia per arricchirsi: organizza, insieme a dei complici, finti miracoli allo scopo di attirare persone malate, povere o ricche, che vogliano ottenere la grazia della guargione; per questi “miracoli” Felice Menin si fa pagare e chi non può gli cede pezzi di terrra, boschi, case, campi….Diventerà ricchissimo, ma questo innescherà una scia di ricatti, delitti, sopraffazioni che lo porteranno alla morte.
Anche Neve morirà, sciolta dall’amore per Valentino.

 
Sicuramente non è quello che mi aspettavo: Storia di neve…lo pensavo un romanzo in cui ci fosse una biografia dettagliata su questa giovane; ma come abbia potuto pensarlo, ora mi domando come era possibile, mi potevo aspettare un Mauro Corona tanto banale?
E’ sicuramente un libro complesso, dettagliatissimo, lunghissimo, dove a volte devi ripercorrere pagine precedenti per legare quella attuale e dove devi ricordare tanti nomi e legarli tra loro.
E’ un libro che mi ha affascinata, malgrado la crudezza che fa da padrona. “Che fosse stato o no il padrone, lo avrebbe fatto fuori lo stesso e si sarebbe tenuta il gregge e anche il servo.”
Ma non manca comunque il tocco poetico di questo originale, fantasioso e mai scontato scrittore.
Vi sono descritti avvenimenti che raffigurerei vicini all’horror e che mi hanno fatto venire l’ansia, vi sono descritti personaggi crudeli, malvagi, oserei dire primitivi e animaleschi, vi sono descritti personaggi con una umanità semplice che ti entra nel cuore (affascinante la figura dell’uomo che leggeva senza saper leggere, una figura poetica) , vi è descritta la delicatezza eterea e dolce di Neve che si lega a Valentino per amore e altri a cui vorrà bene per la loro particolarità, c’è la dura vita della società montana..”A quei tempi la gente era autonoma, viveva di quello che dava la natura e tutti avevano tutto: vacche, capre, galline…selvaggina…patate, fagioli, aglio, cipolle…E tutti sapevano fare gli artigiani e costruire di tutto.” “….e anche loro corsero fuori a vedere tutto il paese riunito attorno al falò di San Simon.” “Non si sprecava mai una pianta per fretta o desiderio di comodità. Le piante erano pane, e il pane non andava buttato via. Chi non rispettava gli alberi era visto come un criminale della peggiore specie….Erano gente seria , una volta , i cacciatori, non ammazzavano per niente, e se scoprivano qualcuno che facev il furbo glidavano una lezione…”
Nel libro c’è una buona dose di violenza che non lascia nulla all’immaginario, tutto è ben descritto, ma in quei personaggi, in quelle descrizioni quante figure di questa odierna società ho trovato! Molti autori prima di lui hanno toccato apici di crudeltà all’interno di romanzi poi diventati famosi. E anche se ambientato in anni ormai distanti da noi, non era impropabile che molte situazioni Corona le abbia in qualche modo vissute, ascolate , si siano tramandate, poi lui, con la sua fantasia ci ha messo molto, ma non è forse questo il compito di uno scrittore? Mia nonna spesso ci raccontava fatti da lei ascoltati e qualcuno vissuto quando, ancora piccola, anche lei viveva in una comunutà montanara chiusa e ristretta.
Ci sono diverse descrizioni del paese, dei boschi, dei periodi del gelo, delle stagioni; spesso si ripetono ma io trovo che ci vogliono per farci entrare in quell’attimo, in quel momento, e poi Corona vive nella sua anima il forte contatto con la natura, anche la più selvaggia (non è forse lui selvaggio in alcune descrizioni?), quella natura che volente o nolente detremina la vita di tutti noi. Oggi noi ne stiamo prendendo atto, mentre la gente una volta la assecondava, noi l’abbiamo combattuta e ora si stà riprendendo ciò che gli abbiamo tolto in modo violento, e con violenza se ne riappropria.”…c’è la pace,il Vajont ci corre davanti gli occhi con la sua voce buona.Segare tronchi fa odor di resina, che è un buon odore e noin ti stufa…” “…le fogliestavano ancora dentro le gemme e le gemme parevano piccoli pugni chiusi…un parlare silenzioso, misterioso e colorato come il picchio cordaiolo che non si vede mai e ha mille colori…tornò la primevera con il suo fiato tepido che faceva….cantare i cuculi e ridere i piccoli fiori…” “…gli inverni sula montagna insegnano la calma…si diventa lenti…il corpo rallenta…L’inverno andava avanti, un pò alla volta le montagne camminavano verso il sole, a giugnomlo avrebbero raggiounto per farsi sciogliere le gobbe di neve sulle spalle di pietra…tiravano per mano boschi, prati…pure il paese camminava incontro al sole…perchè era sepolto da m,etri di neve come una ciliegia sotto un chilo di zucchero.” ” La primavera visitava i cortili vuoti…La luce radente appena natasi infilava tra le vie strette, e lunghe, frugava le case, le porte…andava dentrome fuori, come l’uncinetto sul pizzo.”
Nel libro Corona si fa aiutare dalla violenza anche dalla natura, non solo dall’uomo.
E poi c’è il sesso, non quello raffinato e fantasioso che viviamo oggi, ma un sesso primitivo che non è fantasia, anche nella violenza.
Il libro è lungo, ho faticato, ma di Corona apprezzo il fatto che il suo stile non cambia, non si “vende”, lo stile inconfondibile è la sua grande impronta, anche quando usa o descrive con termini “forti”.
Della vita di Neve c’è poco, tutto si intreccia dalla sua nascita, lei è solo l’inizio e la fine per descrivere un mondo sicuramente fantasioso ma con tante piccole verità, una storia sicuramente originale, “maledetta”, non le amo molto, ma un horror così, accompagnato dalla natura mi ha avvinto.
“Si rese conto di una cosa molto triste, cioè che solo quando il danno è ormai fatto il destino ti fa scoprire il bello della vita, la pace, la serenità e il valore delle cose semplici.

…ho già pronta un’altra storia ma, qualunque storia abbia in mente, non sarà mai più come questa.
“Nessuno ha mai scritto, dipinto, fatto musica o quant’altro, se non per uscire di fatto dall’inferno.” Antonin Artaud

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2 responses to “Storia di neve – Mauro Corona

  1. dimmibarbie ha detto:

    sei bravissima nel recensire i libri:)
    bellissima la citazione finale di Artaud

    • fulvialuna1 ha detto:

      Ma grazie!
      La citazione l’ha inserita Corona alla fine del libro, perchè è quello che lui ha provato scrivendo questo libro. Corona è un personaggio singolare, vorrei conoscerlo per la diversità che ha in se rispetto i scrittori che si conoscono. Bellissimo il suo non nascondere chi è veramente, spesso nei libri cita ciò che fa e vive al momento.

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