TUTTOLANDIA

"…il posto che mi piace si chiama mondo…"

Come sasso nella corrente – Mauro Corona

su ottobre 29, 2014

libro1

 La donna, che da “…ragazza attraversava la città, col passo lungo e il portamento altero, e quegli occhi color nocciola che leggevano l’anima…”, che sapeva essere “…temporalesca e mite, passionale e inquieta…” ormai anziana, ma ancora “…altera e orgogliosa…”, silenziosa, discreta e sfuggente, ripensa al suo amore, quello che per lei è stato “….albero, roccia, torrente, montagna, attrezzi, quaderni, libri…luci, ombre…” e lo fa accarezzando le sculture che lui ha lasciato, sculture dove “…raffigurò il dolore…”; lui, l’uomo che “..giovane non è mai stato…”, ” quel lui “…orfano di genitori viventi…”, quel lui che “…aveva cominciato presto a bere vino… per spavalderia, per sfidare i vecchi che lo volevano uomo…”, che aveva vissuto “… in qella casa dove non sorrideva nessuno…una casa di vecchi stanchi, antichi come le stagioni…”, quell’uomo “…imprevedibile, imprendibile, estroso e pieno di spine…tormentato dal passato…che fu allegro per brevi attimi…”, quell’uomo che “…disegnava il suo destino…che s’affacciò al bordo dell’abbisso e guardò il fondo…”, quell’uomo che “…aveva ottenute buone vittorie e tante sconfitte, uscendone agro, sfinito, pesto e nauseato…non era più l’uomo spaccone, arrogante e vanitoso…”.  Si erano amati, “…si erano annusati…s’abbeveravano un l’altro…erano buone le ore quando stavano assieme…camminavano molto, camminavano per nacondersi, evitare gli sguardi, avere libertà…gli occhi negli occhi. Quegli occhi che si amavano…stare assieme per sempre…ma per sempre non esiste”. Si amarono in quei boschi che lui amava tanto, fino a che l’uomo vecchio e stanco si seppellì nella Cuna dei morti, in un posto tranquillo, insieme alla cerva che “…accucciata accanto poggiò la testa sulle sue ginocchia…”; la donna, a molti chilometri di distanza “…stava sul divano…nella fissità della morte…circondata da sculture di legno..nella mano stringeva una figura piccolina, due amnti che si abbracciavano…” accanto al divano stava “…il riccio, morto anche lui…”.

In questo romanzo Mauro Corona racconta parte della sua vita, il protagonista lo ricalca molto. Mauro Corona è l’uomo che ama infinitamente la natura, ne ascolta il respiro, ne conosce la forza, ne conosce la distruzione…Parla, con suoi termini forti, da grande conoscitore della montagna e della sua vita; i suoi termini forti, schietti, a me non dispiacciono neanche un pò, perchè sono verità, danno l’esatta misura delle situazioni narrate; parla di quella terra “…di fughe,emigrazioni e ritorni, dove l’inverno soffoca ogni rumore, dove la neve seppellisce tempo e anni, dove i torrenti si fanno ghiaccio, dove i caprioli sentono la libertà finchà l’uomo…” Parla della malvagità dell’uomo che non si ferma davanti a niente, “…che avevano agito coscienti e precisi, uomini potenti avevano deciso di stravolgere tutto…”, e torna Erto e quella valle che “…rabbrividì, si spaventò, chiuse le braccia per proteggersi…l’acqua fu costretta ad ubbidire, si fece piegare, piegando a sua volta la natura…gli alberi non stiracchiavano più le braccia…laggiù era scomparso tutto…una montagna scivolò schiantandosi nell’acqua contenuta da un foglio di cemento…l’antica terra…venne cancellata in tre secondi…” C’è una descrizione più efficace di questa? Terribile verità. Parla della vita come una “…signora che passa veloce con in mano una cesta piena di roba…”, le sue similitudini le adoro. E c’è quell’amore che cerca di sopravvivere nella memoria che sfugge, quell’amore che è sopravvissuto alla lontananza, alle convenzioni, che fu medicina per le piaghe che la vita infligge. Ci sono considerazioni sull’infanzia che a volte viene rubata, uccisa, depredata della speranza, della gioia, della tenerezza. E ci sono tre mummie, “…donne disseccate…nell’intercapedine…”, qui torna il Corona tenebroso, un pò horror.
E’ un libro cupo, diverso dagli altri, anche lento, ma che contiene l’incitamento a vivere, sempre. Io l’ho trovato meno bello degli altri, almeno di quelli che ho letto, ma molto intenso, anche se malinconico; un libro dove Corona si mette a nudo senza paura di far capire chi veramente cela sotto quel volto rugoso, dove non ha paura di far conoscere la sua vita travagliata, forse una ricerca intima, esistenziale, scolpita come le sue sculture di legno. La sofferenza è palpabile in questo libro, ma sembra un grido di liberazione, scrivere non è forse anche questo?

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5 responses to “Come sasso nella corrente – Mauro Corona

  1. 65luna ha detto:

    Si, scrivere e’ liberazione. Abbraccio,65Luna

  2. dimmibarbie ha detto:

    le tue recensioni sono sempre bellissime ….complimenti

  3. Topper ha detto:

    Mi piacerebbe incontrare Mauro Corona, è una persona di un’umanità incredibile.

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