TUTTOLANDIA

"…il posto che mi piace si chiama mondo…"

La casa dei sette ponti – Mauro Corona

  “Lungo una strada tortuosa e stretta, che percorre una valle solitaria, aspra quanto serve per intimorire il viandante, a un certo punto compare una curva.”
Sulla strada c’è una casa con il tetto coperto da teli di plastica colorata, “…Sul tetto il peso degli anni ha premuto come il pugno di un gigante, lasciando orme concave e bugne scomposte…”
I comignoli fumano in ogni stagione anche se la casa sembra disabitata.
Un industriale che passa spesso di la è incuriosito e attratto dalla casa e un giorno decide di fermarsi, entra, ne conosce i misteriosi abitanti e da quel momento la sua vita non sarà più la stessa.

 

E’ un libro di poche pagine, una storia che sembra una favola, o forse lo è, una storia diversa da tutte le altre scritte da Corona.
Il  libro è stato duramente criticato, molti si aspettavano il solito Corona, quello delle grandi storie, delle parole crude, delle storie crude, quelle espressioni che usa e che a me piacciono tanto, un Corona etichettato…. Bhe, qui non c’è. Qui c’è una morbidezza che, ripeto, ha il sapore di una favola.
E’ stato criticato perchè troppo breve, si legge con non più di un’ora, forse meno. Ecco questa critica la trovo ridicola, si misura lo scrivere dal tempo che si impiega a leggere? Assurdo. Io ad esempio ci ho messo un paio di ore, perchè l’ho letto con calma, mi sono soffermata su alcune espressioni, sono tornata indietro, ho riletto le parti che mi piacciono. Come faccio sempre.
Una favola, si, voglio definire così questo racconto, una favola dove c’è un valore importante: l’uomo che ritrova se stesso, il valore dell’umanità, ripercorrendo la propria vita, le proprie azioni, “…Ogni tanto rocce verde scuro pencolanti e sgretolate appaiono…incombono…Sembrano sul punto di cadere, ma non cadono….Rimangono lassù, aggrappate al nulla…Forse vogliono ricordare al viandante la precarietà dell’esistenza…”
Io la trovo una storia attualissima e pazienza se Corona ha usato metafore forse anche grottesche, ma al punto è arrivato perfettamente, senza bisogno di scrivere poemi, “…I ponti cuciono strappi, annullano vuoti, avvicinano lontananze…”
La suggestione delle immagini che Corona spesso descrive qui c’è tutta, e la storia è bella, ti avvolge: c’è la gioia e c’è il dolore, c’è il presente e il passato, c’è un viaggio, che non è quello dei chilometri, c’è una scrittura chiare e semplice.
Un piccolo libro poetico. Ma se non fosse stato così piccolo tanta poesia l’avrebbe persa, un romanzo più lungo sarebbe stato melenso.
Un libro che mi è arrivato al cuore, perchè dentro c’è amore.

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