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"…il posto che mi piace si chiama mondo…"

27 Gennaio 2015 – Giornata della memoria

su gennaio 27, 2015

217px-Arrivederci_ragazzi_copertina-AndreabrugionyArrivederci ragazzi –  Louis Malle.

 1944, 2ª guerra mondiale, non lontano da Parigi, in un collegio dei padri Carmelitani di cui padre Jean ne è il direttore, arrivano tre ragazzi: Jean Bonnet (vero cognome Kippelstein), un ragazzo sfuggente e misterioso, Julien Quentin e suo fratello François, figli di un imprenditore della buona borghesia francese.
I tre ragazzi sono ebrei che aiutati da padre Jean si rifugiano al colleggio perchè così le famiglie pensano di poterli proteggere dalla furia nazista. Nessuno degli altri ragazzi presenti sa la loro vera origine.
Tra gli allarmi dei bombardamenti, le uscite ai bagni pubblici per usufruire dell’acqua calda che manca in collegio, la caccia al tesoro nel bosco, i tre diventano amici. Il tempo scorre apparentemente tranquillo fino al giorno in cui, durante una messa, mentre padre Jean parla della persecuzione degli ebrei condannandola, arriva un gruppo di militari tedeschi che preleva i tre ragazzi e un professore, anche lui ebreo, per portarli nei lager; l’artefice della spiata è Joseph, il ragazzo che lavora nelle cucine del collegio; viene arrestato anche padre Jean, sospettato di appartenere alla resistenza.
I ragazzi si guardano per l’ultima volta mentre padre Jean grida agli studenti: “Arrivederci ragazzi, a presto”.

 
Questo libro è tratto dal film omonimo (che non ho visto).
Su quell’arrivederci la commozione mi ha completamente sopraffatta.
E’ un libro coinvolgente e bellissimo, ma molto triste.
Una storia che parla di una forte e bella amicizia, di come questa venga brutalmente spezzata, di come si potesse vivere nella grande incertezza giornaliera del momento, della crudeltà di un genocidio indimenticabile, che non ha risparmiato neanche le giovani vite.
Ho apprezzato come sia stato dato risalto agli sguardi tra i ragazzi, un mondo silenzioso per comunicare, capire, approvare, disapprovare, mi è piaciuta la complessità dei caratteri, mai superficiale, anzi intensa, reale.

 

-I tre ragazzi sono morti lo stesso anno nel campo di concentramento di Auschwitz.
-Padre Jean mori nel campo di concentramento di Mauthausen.

 

PER NON DIMENTICARE
se mai questo è possibile, mi chiedo.

Lascio alle parole (un estratto da I sommersi e i salvati), di Primo Levi la chiusa a questo mio post, che vorrei non dover aver mai dovuto scrivere.

“L’esperienza di cui siamo portatori noi superstiti dei Lager nazisti è estranea alle nuove generazioni dell’Occidente, e sempre più estranea si va facendo a mano a mano che passano gli anni….Per noi, parlare con i giovani è sempre più difficile. Lo percepiamo come un dovere, ed insieme come un rischio: il rischio di apparire anacronistici, di non essere ascoltati….È avvenuto, quindi può accadere di nuovo: questo è il nocciolo di quanto abbiamo da dire.”

 

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14 responses to “27 Gennaio 2015 – Giornata della memoria

  1. Uomo ha detto:

    Non si può affermare categoricamente che non esista il pericolo che possa accadere nuovamente e non è certo nella trasmissione dei fatti e dell’irrazionalità della storia alle nuove generazioni, o almeno non solo in questo, che possiamo confidare non si possa ripetere un tale genocidio. Anche ai giorni nostri e soprattutto senza che lo si sappia e coperte da interessi macro economici governativi di tale o altro stato, stanno accadendo mentre scrivo assassini di massa che scopriremo fra mesi o anni. Il punto è che le persone cambiano frutto delle epoche che cambiano e se l’autore esprime il timore di essere considerato anacronistico ebbene si dovrà correre il rischio aggiungendo alla mera narrazione dei fatti accaduti la propria anima nel difendere e promulgare i valori che elevano, o che dovrebbero farlo, la razza umana a quella di razza civilizzata. Che poi anche su questo termine si potrebbe a lungo discutere. Il tema è piuttosto ostico e quindi chiudo per non correre io il rischio di essere estremamente prolisso perché c’è una forte tentazione…! Nessuna garanzia quindi. Combattimento dei focolai ideologici dai quali sorgono menti offuscate e tiranniche, questo credo si debba fare detto in modo semplicistico.
    Non solo non dobbiamo dimenticare. Ma dobbiamo crescere e progredire eticamente. Approfondire la conoscenza non solo delle galassie distanti anni luce ma di noi stessi. Di chi siamo davvero e dove stiamo andando. Tutto parte dall’uomo. E l’uomo è il fautore della sua sorte. In termini di singolo cittadino del mondo che di parte di un grande popolo.

    Ciao!

    Uomo

    • fulvialuna1 ha detto:

      Infatti genocidi se ne contano a uffa, come ho scritto a Vadana, Ruanda, somalia, cambogia…ahgi voglia quanti!!! Ma proprio il ricordo, il martellamento anche visivo dovrebbe dare il disgusto etico, morale, per chi “incivilmente” si crede superiore ad altri.
      E non so se mondi lontani abbiano motivo di essere esplorati (io sono contraria), ma sicuramente si guarda in alto dimenticando ciò che abbiamo vicino.
      Perchè mai dovremmo portare la nostra civiltà tra le stelle se su questa Terra ancora non viviamo come esserei civili?

  2. tachimio ha detto:

    Molto bello il film. Il libro non l’ho letto ma avendo visto appunto il film te lo consiglio vivamente. Ciao Paola. Isabella

  3. ildirigibileinvisibile ha detto:

    Se dimentichiamo, smettiamo di essere, niente resta dietro, niente si costruisce avanti, perché si costruisce solo se qualcosa resta, oltre le mura, oltre l’ignoranza, oltre lo squilibrio delle forze e delle menti…

  4. Da leggere al piú presto, grazie del tuo consiglio!

  5. vadana33 ha detto:

    Ancora oggi mi guardo i film che riguardino la storia degli ebrei e mi rattristo soltanto a pensare che un popolo intero é stato partecipe ad un simile calvario seguendo una persona che non si puo chiamare in altri modi sennó pazza,folle…Triste triste triste…invece non si deve mai permettere di dimenticare l’atrocitá di Hitler,per imparare dal passato e per non permettere che succeda mai più…

    • fulvialuna1 ha detto:

      Dici bene, per non permettere che succeda mai più, ma vedi che l’uomo spesso la storia la dimentica, il benessere annebbia i ricordi. Prorio ieri mia figlia ha fatto un compito sull’oblio del passato…ha scritto che è una polvere che nasconde tutto…questo è il vero problema delle nuove generazioni. Tanti genocidi: Ruanda, Cambogia, Somalia…ancora si perpetrano ad oltranza. La domanda è: l’uomo capirà mai che vivere in pace è il premio più grande che la vita ci possa riservare?
      Mai dimenticare, sempre lottare, sempre rinnovare nei giovani il ricordo..
      Grazie per il passaggio.

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