TUTTOLANDIA

"…il posto che mi piace si chiama mondo…"

24 Marzo – Un pomeriggio di cultura

su marzo 26, 2015

“Mentre ascolto il silenzio
ricamo versi d’incenso”

Voglio iniziare così questo post; iniziarlo con le parole dolci e potenti di Marco Corsi, che non si definisce un poeta di mestiere e io, incompetente in materia, di questo gliene sono grata, perchè la parola mestiere sulla poesia non mi garba.
DSC06681 La poesia è qualcosa che nasce dal profondo dell’anima, da una scintilla del cuore, da una nota di passione, d’amore, dalla ricerca del sacro, dalla ricerca della parola. E sulla ricerca della parola Corsi ne ha da dire…l’ho amato già dai primi versi recitati da una voce calda e suadente che ha saputo catturare l’ascolto attento di chi era presenta alla presntazione del libro “E ancora leggera la brezza”(Del Manto Editore), avvenuta nella Biblioteca Comunale di Anagni.
Come non ci si può far avvolgere da
“…un muschio salmastro mi inebria
si veste di te poesia della luce.”
E come non si può sciogliere la commozione all’ascolto di
“Dove sei
Eri qui con me…
Mi mancano gli occhi che dicevano amore…
Tutte le mamme attendono i figli
Alle porte del Paradiso

Scusami se ti faccio aspettare”

Ecco la potenza delle parole, per me sono quelle che ti si avvinghiano addosso e non ti lasciano più. Le ascolti, le pesi, le stringi per non farle fuggire. E in questa raccolta ce ne sono da stringere!
Grazie a questo “poeta” che del profumo della carta e degli atavici autori ne ha fatto una ragione di vita.
E grazie per la risposta che ha dato a chi lo ha intervistato, alla domanda che, se apparentemente può sembrare spiazzante se rivolta a chi scrive poesie, se vale ancora la pena scriverle in un mondo che corre sul tecnologico, sulla velocità del pensiero leggero, Corsi ha detto di si e ha spiegato il suo perchè e io gli avrei voluto dire che guai se così non fosse, guai se non ci fossero menti e cuori e mani come le sue, che sono in grado di coprire di miele dolce e ambrato il verde acido e i colori flou di questo mondo mordi e fuggi, tutto tecnolgia, un mondo di parole a volte inutili e senza senso. Grazie a questo poeta che si è emozionato nell’ascoltare le sue poesie velate d’un pizzico di malinconia, ma che evocano immagini come quadri antichi, preziosi. E qui c’è cuore cari miei…ma che, novello Trilussa, ha saputo con un incisivo dialetto romano inserire nel libro una lirica vivace e allegra che con ironia tocca argomenti attualissimi.

DSC06680 Interessante e coinvolgente è stato ascoltare spaccati di vita vissuta su grandi figure come i De Filippo, letture che si trovano sul libro “Il teatro dei De Filippo” (Del Manto Editore), letture, annedoti, poesie, che sanno coinvolgere la tua mente con parole dirette, argomenti intelligenti.

Che dire, momenti positivi, costruttivi e gioiosi che, per chi come me ha sempre sete di sapere, conoscere, ascoltare e perchè no sorridere, hanno il gusto della vita, sono lezione di vita.

E non posso non abbracciare gli attori della Compagnia del Cavaliere che sempre si prestano a nuove esperienze con gioia, slancio e voglia di mettersi alla prova.

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8 responses to “24 Marzo – Un pomeriggio di cultura

  1. Ma Bohème ha detto:

    La poesia è secondo me lavoro su ciò che, latente, è gia nell’animo del poeta. Lavoro non significa mestiere, ossia non ci si siede a tavolino imponendosii di scrivere dei versi.
    È lasciare decantare in sé un’idea, un sentimento per poi farlo sbocciare alla sua maturazione.
    La poesia può richiedere tempi di attesa ma, una volta scritta, dare l’impressione di essere stata creata senza alcuno sforzo. Per questa ragione, secondo me, è Arte Grande.
    Trascorrere un pomeriggio immersi nella cultura non ha prezzo, davvero!
    Buona serata! 🙂
    Primula

  2. marco ha detto:

    Grazie per la splendida presentazione e le belle parole che hai speso per questo evento per me sicuramente speciale vista la provenienza ciociara di mia madre. Lieto di un prossimo riscontro ti invio i più sinceri saluti. Marco.

  3. Uomo ha detto:

    Le parole sono il mezzo attraverso cui comunichiamo al mondo della nostra anima e di noi. Si potrebbe in altro senso dire che quelle costituiscono il confine di noi con gli altri anche se non sempre sono elemento consono a spiegare di noi, ma sono l’unico espediente riuscito per poterlo fare anche se a volte in modo approssimativo. E la poesia, la musica, l’arte in genere unico strumento di espressione che ci mette in luce, apre i nostri occhi e ci permette non solo di guardare in modo superficiale e qualunquistico ma anche di vedere e di scorgere ciò che deve essere scorto. Bello giocarci e perdersi nei loro labirinti riuscendone dopo aver assaporato il loro umore che grava su di noi incidendo sul nostro umore regalandoci leggerezza e lungimiranza quando sono state pronunciate nel momento adatto e pensate solo per noi. Sarà sempre limitato per antonomasia il tempo che dedicheremo loro presi così come siamo dalle cose superficiali dimenticando invece di quanto ne dovremmo trascorrere utilizzandole per incoraggiare e motivare chi ci sta vicino. Insomma le parole non sono soltanto parole.

    Stimolante il tuo post!

    Buona serata!

    Uomo

    • fulvialuna1 ha detto:

      Interessante questo tuo intervento.
      Concordo molto quello che hai scritto, soprattutto quando dici che le parole sono il mezzo con cui comunichiamo al mondo noi stessi e che è limitato il tempo che gli dedichiamo. Oggi purtroppo ilmetodo più veloce di comunicare è il messaggio, anche per cose importanti. E poi non ci sono più molti spazi che lo permettono proprio pensando alla massa: locali che chiudono, teatri, cinema…tutto quello che può rappresentare il richiamo stà achiudendo e forse spetta proprio a noi trovare nuovi spazi dove concretizzare questo grande mezzo di comunicazione che attraversa letteratura, poesia, musica, teatro….
      grazie ancora per le riflessioni che mi hai proposto.
      Buon pomeriggio.

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