TUTTOLANDIA

"…il posto che mi piace si chiama mondo…"

Fiammetta Michaelis

su marzo 30, 2015

Nasce a Firenze nel 1465 da Michele e Santa Cassini.
Quando muore il padre nel 1479, si trovava con la madre a Roma già dal 1478. Fiammetta riceve come dote, una vigna presso il Vaticano, case (una in via dei Coronari, una in via degli Acquasparta, una con torre nello scomparso vicolo della Palma), tutte proprietà che appartenevano al cardinale Giacomo Ammannati Piccolomini, morto quello stesso anno.
E si, una dote, perchè la bellissima fiorentina era una cortigiana, tra le più ambite di Roma, definita negli ambienti papali “damigella di singolare beltà”. Fiammetta aveva tredici anni ed era ben istradata dalla madre, anche essa “cortigiana”.
A Roma le cortigiane (modo elegante per definire le prostitute nel Rinascimento) erano divise in categotie: “cortigiane da lume o da candela” di infima condizione, “da gelosia e da impannata” che sostavano dietro le imposte della finestra e attiravano i clienti, “domenicali” che esercitavano il mestiere solo di festa, e “cortigiane oneste”, donne agiate, con un buon livello culturale, capaci all’occorrenza di recitare una poesia o di sostenere una dotta discussione, queste frequentavano solo persone di alto rango; neanche a dirlo, Fiammetta apparteneva a quest’ultimo tipo.
Torniamo alla “dote” che alla lettura del testamento del porporato creò grande scandalo anche per quell’epoca; Sisto IV fece bloccare il testamento dove fu corretta la motivazione e cioè che la dote venne concessa non per i servigi (durati un anno e mezzo) ma “per amore di Dio e per provvederla di una dote”.

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fiammetta Il palazzetto definito la casa di Fiammetta, fa angolo con quella che oggi viene chiamata Piazza Fiammetta e Via dell’Acquasparta, è un bell’edificio quattrocentesco a due piani, con un portico sorretto da colonne e pilastri, una delle finestre, quella centrale presenta, un davanzale ornato. Dopo vari passaggi, alla fine dell’Ottocento la casa entrò in possesso della famiglia Bennicelli che, ai primi del Novecento, la fece restaurare apponendovi lo stemma di famiglia che è tuttora presente sopra il porticato. Che li vi abbia abitato la donna lascia ancora qualche dubbio perchè si sa che l’aveva affittata per 26 ducati l’anno. Si pensa che il nome della piazza derivi, non dal fatto che la donna vi abitasse, ma dal fatto che la bella Fiammetta amava li passeggiare. In realtà sembra che  abitasse nel piccolo rione Immagine di Ponte, in una casa che potrebbe essergli stata donata da Cesare Borgia.
Perchè Fiammetta è stata anche legata, come amante, e fu la preferita, a Cesare Borgia (figlio del papa Alessandro VI, sempre porpore in giro…) nel 1483. I due si incontravano nella vigna ereditata da lei vicino al Vaticano.
Fiammetta aveva sempre espresso il desiderio di essere sepolta nella Basilica di Sant’Agostino in Campo Marzio, all’epoca frequentata dalle prostitute romane e dove era sepolto il cardinale Ammannati, così fu fatto alla sua morte, avvenuta nel 1512; fu sepolta nella cappella da lei acquistata nel 1506 che aveva fatto decorare dal fiorentino Iacopo Indaco con affreschi e una pala della Pietà, poi donata nel 1606 al cardinale Scipione Borghese. Le cortigiane che si recavano a Sant’Agostino per pregare o farsi confessare erano molto generose con le elargizioni alla chiesa e spesso vi venivano seppellite, magari in cappelle dedicate con il loro nome. Così accanto a Santa Monica e illustri Cardinali giacevano anche le cortigiane d’alto bordo, come Giulia Campana e la famosissima Tullia d’Aragona. Purtroppo non rimane traccia di nessuno dei loro monumenti sepolcrali, spazzati via, insieme ai loro resti, dalla controriforma.
Nel testamento della bella cortigina, rilasciato ad un notaio il 19 febbraio 1512, nel quale è indicata come “Fiammetta del Duca di Valentino” (con riferimento a Borgia), lasciò tutto in eredità al “fratello” Andrea, che in realtà era suo figlio.

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4 responses to “Fiammetta Michaelis

  1. kalosf ha detto:

    Nella chiesa c’è davvero un posto per tutti 😉

  2. noè ha detto:

    una buona carriera, non c’è che dire ! Ma..avevano allora le donne altre aternative ?

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