TUTTOLANDIA

"…il posto che mi piace si chiama mondo…"

Ninfea gialla (Nuphar lutea)

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Vista la giornata piovviginosa e particolarmente grigia, ho pensato di postare l’immagine di questa bella pianta acquatica, la Ninfea gialla (Nuphar lutea).

imagesh E’ una pianta acquatica perenne , molto decorativa e di facile coltivazione, che ama vivere in acque dolci, ferme o a lento decorso, dove le radici la tengono ancorata al fondale; le acque devono essere poco profonde (15/30 cm) e se la posizione è soleggiata garantiscono una fioritura abbondante. Fiorisce da aprile a settembre
E’ una pianta poco numerosa, conosciuta già dagli antichi greci grazie agli scritti di Dioscoride Pedanio (40–90 circa), medico, botanico e farmacista che esercitò a Roma ai tempi dell’imperatore Nerone; gialla322 scientificamente il suo nome è stato proposto dal botanico inglese Sir James Edward Smith (1759 – 1828) nella sua opera intitolata ”Florae Grecae Prodromus” del 1809.
images L’altezza varia da 50 a 200 cm (dipende dalla profondità del bacino acquatico)
Le foglie sono molto grandi, appiatite, galleggiano o sono semi-sommerse; la lamina superiore è protetta da uno strato ceroso che gli permette di non essere bagnata, così l’acqua scivola via senza bloccare le aperture aerifere; la parte superiore è di colore verde, quella inferiore è violacea. Nuphar_luteum.1377508019  In Italia le sue foglie sono più grandi di ogni altra pianta acquatica presente.
In Italia ha una diffusione discontinua ma sparsa su tutto il territorio, isole incluse, su alcune zone delle Alpi è rara.
In Europa è diffusa su tutti i rilievi e le pianure, come in Asia settentrionale e nell’Africa del Nord; ovunque non la si trova mai però al di sopra dei 1500 mt.
nuphar_lutea_10de La pianta contiene notevoli quantità di acido tannico, concentrato soprattutto nelle foglie e nel rizoma.
La medicina popolare ne usa rizoma, foglie e fiori per le loro proprietà balsamiche come azione sedativa nei confronti delle vie respiratorie, come astringenti per la secrezione dei liquidi, la dissenteria e l’emorragia.
In erboristeria è usata come ansiolitico, calmante, anafrodisiaco, lenitivo, per guarire sintomi quali dissenteria, cefalea, emicrania, coliche renali, forti pruriti, perdita di capelli, indebolimento del cuoio capelluto. La medicina non ne riconosce l’uso.
In Turchia i fiori servono a preparare una bibita ghiacciata (tipo sorbetto) chiamata Pufer; dai semi, essiccati e macinati tramite mortaio, ottengono una vera e propria farina.

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Basilica di San Giovanni Battista dei Fiorentini

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È una basilica minore situata in Via Giulia, chiesa nazionale dei fiorentini, e suggerisco a tutti coloro che passano per Roma di andarla a visitare, ne vale la pena…

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Nel 1508 venne aperta via Giulia, che congiungeva il cuore di Roma al Vaticano.
Nello stesso anno papa Leone X ordinò un concorso per la costruzione di una chiesa, intitolata a San Giovanni Battista patrono di Firenze, per la numerosa comunità fiorentina che viveva in quella zona e che il papa supportava essendo toscano di casa Medici; parteciparono tutti i più grandi architetti dell’epoca: Jacopo Sansovino, Raffaello Sanzio, Giuliano da Sangallo e Baldassarre Peruzzi.
fiore Risultò vincitore, Jacopo Sansovino che iniziò la costruzione nel 1519 ma che incontrò subito alcuni problemi in quanto la chiesa era in parte edificata nel letto del fiume Tevere; edificare la chiesa nelle sabbie del fiume richiedeva ingendi finanze e questo provocò l’allontanamento del Sansovino. La commissione passò ad Antonio da Sangallo il Giovane, ma pur risolvendo parti del problema neanche lui riuscì a dare seguito al progetto. Subentra così Michelangelo Buonarroti che presenta cinque splendidi disegni per una chiesa a pianta centrale e ne affida la realizzazione al suo allievo Tiberio Calcagni, ma l’effettiva edificazione della chiesa avviene con il coinvolgimento di Giacomo della Porta che imposta una chiesa a pianta basilicale con tre navate su pilastri arcuati e cinque cappelle; è la chiesa che, pur con qualche ritocco, è quella che sostanzialmente vediamo oggi. Il completamento dell’opera si deve a Carlo Maderno che aggiungerà transetti con tre pareti piane, con finestroni ed edificando nel 1634 la cupola chsgfiorentini30.
Nel 1734 la chiesa fu definitivamente completata con la facciata di Alessandro Galilei.
All’interno della chiesa sono visibili veri e propri capolavori della scultura barocca: il monumentale e suggestivo  gruppo scultoreo dell’altare maggiore “Battesimo di Cristo” di Antonio Raggiant sgiovannifiorentini2; ai lati i sepolcri della famiglia Falconieri con le statue de “La Fede” di Ercole Ferrata chsgfiorentini18 e de “La Carità” di Domenico Guidi fiorentini; del Settecento sono i ritratti marmorei di alcini membri della famiglia Falconieri inseriti in medaglioni retti da putti; e ancora “La Giustizia” di Michel Anguier e “La Fortezza” di Leonardo Reti; il transetto è arricchito dai busti commemorativi di Antonio Barberini (Bernini), di Pietro Francesco De Rossi, di Domenico Guidi, di Ottaviano Acciaioli, di Ercole Ferrata, e di Ottavio Corsini (Algardi); nei pilastri delle navate troviamo il monumento a Francesca Calderini Pecori Riccardi di Antonio Raggi (1655) P5515, il monumento ad Alessandro Gregorio Capponi, disegnato da Ferdinando Fuga e scolpito nel 1746 da Michelangelo Slodtz; il monumento a Girolamo Samminiati di Filippo della Valle (1733). Meravigliose sono le statue e i bassorilievi in stucco bianco e dorato; raffinate la Cappella della Madonna della Misericordia mmm e la Cappella Sacchetti dove sull’altare, inquadrato in una base di marmo nero africano lucidato a specchio, spicca il bellissimo crocefisso in bronzo realizzato da Paolo Sanquirico cro; nella Cappella di Gesù Misericordioso si può ammirare una scultora di Gino Giannetti.
Di questa chiesa fu parroco Filippo Neri per dieci anni, qui fondò la Congregazione dell’Oratorio. Filippo Neri fu chiamato dai fiorentini che desideravano avere a capo della chiesa una figura carismatica; Filippo però non ne amava l’ambiente che riteneva troppo “nobile”, frequentemente tornava alla sua precedente chiesa di San Girolamo della Carità; al santo è dedicata una cappella dove è conservato il busto del santo, reliquiario della croce alla quale era solito rivolgere la propria preghiera rel.
Nella chiesa sono sepolti diversi personaggi importanti.
Sulla facciata troviamo lavori dei scultori fine barocco: Filippo della Valle, Paolo Benaglia, Pietro Bracci, Domenico Scaramuccia, Salvatore Sanni, Francesco Queirolo, Simone Martinez, Gaetano Altobelli, Carlo Pacilli, Giuseppe Canard.
Accanto alla chiesa c’è il Museo San Giovanni de’ Fiorentini dove è visibile la bellissima statua di un giovane San Giovanni Battista b, attribuita per anni a Donatello ma, grazie al ritrovamento di alcuni documenti, oggi si sa essere opera di Michelangelo; busti opera di Giovan Lorenzo Bernini, di Pompeo Ferrucci; il rilievo con la Vergine, Sant’Anna e il Bambino di Pierino da Vinci mad; il crocifisso bronzeo di Antonio Raggi cr; il reliquiario del piede di Santa Maria Maddalena della bottega di Benvenuto Cellini in argento, bronzo e oro pied; l’ostensorio in argento di Luigi Valadierval.
Alcune curiosità: sotto il pavimento è sepolto Carlo Maderno e nella stessa tomba il Borromini, suo nipote, questi morì suicida nel 1667 gettandosi sulla spada che lo trafisse, la sepoltura di un suicida in un luogo consacrato può stupire, ma all’artista, che agonizzò per due giorni, fu concessa perchè accettò i Sacramenti e si pentì del gesto compiuto, dovuto alla grave malattia che da tempo lo affliggeva; nella chiesa è sepolto anche Onofrio del Grillo che ispirò il personaggio principale del film Il Marchese del Grillo con Alberto Sordi mar; all’interno della chiesa è possibile l’ingresso agli animali; la cupola, di forma particolarmente allungata, viene chiamata dai romani “il confetto succhiato”….cup

 

 

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 Hendrik Frans van Lint

Hendrik Frans van Lint

 

 
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Rinuncia al ministero petrino o rinuncia papale

Molto scalpore ha suscitato, nel 2013, la rinuncia di papa Benedetto XVI al pontificato; il fatto sconvolse il mondo cristiano, fu presentato come un fatto eccezionale, dimenticando però che ci furono altri casi di rinuncia, vuoi per volontà propriao per coercizione.

Il primo papa a rinunciare fu Clemente I, noto come Clemente da Roma.
Clemente nacque a Roma, era di origine ebraica, fu papa dal 92 al 97; sia la Chiesa cattolica che quelle ortodosse lo venerano come santo.
Era l’aiutante di Paolo di Tarso e pobabilmente era un liberto o figlio di un liberto della famiglia imperiale.
Sulla data della morte si è incerti tra l’anno 99 e il 100.
Di sicuro si sa che il suo successore fu eletto nel 97, quando Traiano, che considerava il cristianesimo una piaga, lo fece deportare in Crimea (ecco la rinuncia, anche se dovuta a forza maggiore). Clemente I continuò la sua opera di papa eseguendo diverse conversioni, si narra addirittura di più di duecento tra i condannati ai lavori forzati.
Su questo papa si narrano diverse leggende: convertì Teodora, moglie di Sisinnio (prefetto romano),  convincendola alla castità, Sinnino irritato da questo atteggiamento la seguì in una delle sue uscite, assieme ad un gruppo di soldati, fino ad una catacomba dove Clermente celebrava una messa, Sinnino diede ordine di arrestare lui e tutti i presenti, ma Dio non lo permise accecandolo come i suoi soldati; Teodora riportò il marito casa che, dopo aver riacquistato la vista, si convertì sisinnio
Altra leggenda: un giorno Clemente avrebbe dissetato 2000 persone, tra lavoratori e guardie carcerarie, nelle miniere della Crimea e per questo molti si convertirono, Traiano, irritato dal continuo lavoro spirituale di Clemente ordinò che fosse gettato in mare con un’ancora di ferro al collo; qualche tempo dopo, durante il fenomeno che si verificava ogni anno, dove il mare recedeva di due miglia, le acque, ritirandosi, scoprirono una tomba dove gli angeli onoravano il corpo di Clemente; una volta all’anno, con la bassa marea, la tomba continuò a riapparire e in una di queste occasioni un bambino venne travolto dall’immprovviso innalzamento delle acque, ma l’anno dopo, quando la madre tornò in pellegrinaggio sulla tomba, il bambino riapparve sano e salvo.mare Questa leggenda trovò così tanta risonanza che i santi Cirillo e Metodio, intorno all’868, iniziarono una ricerca della tomba che trovarano non nel Mar Nero, ma va vicino alle sponde; convinti che fossero le ossa di Clemente, perchè accanto c’era un’ancora, le trasportarono a Roma dove furono deposte, da papa Adriano II, sotto l’altare maggiore della Basilica inferiore di San Clemente Basilica-di-San-Clementearte_roma_026_s_clemente sclemente
Nella basilica di San Clemente, al Laterano, si trovano gli affreschi dove sono raffigurati alcuni dei miracoli attribuiti a Clemente.
San Clemente può essere riconosciuto nei dipinti perchè è raffigurato come un papa con un’ancora e un pesce a volte c’è anche una pietra miliare, chiavi, una fontana che spruzza o un libro.

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Ponziano fu papa dal 230 al 235; si ignora la data di nascita, ma si sa che nacque a Roma e apparteneva all’antica e nobile famiglia dei Calpurni; venne eletto papa durante l’impero del mite e saggio Alessandro Severo, la cui tolleranza in fatto di religione permise alla Chiesa di riorganizzarsi. Ma proprio in questa parentesi di pace avvenne nella Chiesa di Roma la prima funesta scissione che contrappose al legittimo pontefice un antipapa, nella persona di Ippolito (restituito da un provvidenziale martirio all’unità e alla santità).
Quando Alessandro Severo fu ucciso in Germania dai suoi legionari, gli subentrò il trace Massimino che rispolverò gli antichi editti persecutori nei confronti dei cristiani. Trovandosi di fronte a una Chiesa con due capi, spedì entrambi ai lavori forzati in una miniera della Sardegna. Ponziano con saggezza e umiltà, affinchè i cristiani non fossero privati del loro pastore, rinunciò al pontificato a favore del greco Antero (per soli 40 giorni). Dopo un mese circa dalla deportazione, a causa dei maltrattamenti e del duro trattamento, morì. Papa Fabiano fece riportare il corpo a Roma nelle catacombe di S. Callisto.

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Benedetto IX (nipote di papa Benedetto VIII e papa Giovanni XIX) nasce a Roma nell’anno 1012 circa, appartiene alla famiglia dei Conti di Tuscolo; fu papa dal 1033 al 1045, poi una seconda volta nel 1045 e una terza dal 1047 al 1048.
Fisicamente viene descritto «…dal viso oblungo, bianchissimo di pelle, pupille turchine, capelli biondi, riccioluti e un po’ stempiato, affetto da leggero strabismo e dal naso aquilino, ben rasato. Veste preferibilmente una tunichetta di seta bianca, tutta lavorata a fregi d’oro e stretta alla vita, mediante una larga cintura di cuoio tempestata di pietre preziose…, stretti calzoni di seta di Reims finissimo di colore azzurro chiaro…, un piccolo e leggiadro berretto di seta, di colore azzurro simile a quello dei calzoni, sul quale tremolava una piuma bianca». Moralmente la figura di Benedetto IX fu una delle peggiori nella storia dei pontefici: immorale, omicida, votato alla voluttà ( conducendo in Laterano una vita da sultano orientale), fu accusato di simonia; è famoso per aver venduto la dignità pontificia e per averla rivoluta indietro due volte. Abdicò, non di sua volontà, a favore del vescovo Poppone che divenne papa con il nome di Damaso II. Benedetto IX cercò di far valere i proprî diritti fino alla morte, avvenuta a Grottaferrata nel periodo che va tra settembre 1055 e gennaio 1056.

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Celestino V nasce in Molise fra il 1209 ed il 1215, fu papa dal 29 agosto al 13 dicembre 1294.
Fu il primo papa che volle esercitare il proprio ministero al di fuori dei confini dello Stato Pontificio.
Dodicesimo figlio di modesti contadini, dopo aver trascorso un periodo di studi a Roma divenne monaco e si ritirò sul monte Morrone in una grotta, dopo cinque anni abbandonò il luogo per rifugiarsi in un luogo ancora più inaccessibile sui monti della Maiella, dove visse nella maniera più semplice che gli fosse possibile.
La sua fama di santità si diffuse velocemente e per vent’anni la sua vocazione ascetica lo portò a distaccarsi sempre più da tutti i contatti con il mondo fino a quando non fu convinto che stesse avvicinandosi alla morte. Nel frattempo muore papa Niccolò IV, furono svolte numerose riunioni dei cardinali per eleggere il nuovo pontefice ma senza riuscire a raggiungere i voti necessari di nessun candidato, ad allungare i tempi arrivò anche un’epidemia di peste che indusse lo scioglimento del Conclave, anche per la morte di uno dei cardinali; passò più di un anno prima che il Conclave potesse nuovamente riunirsi, il tempo passava e si non riusciva ad eleggere il nuovo papa; i mesi passavano e aumentava il malcontento popolare che sfociava in disordini e proteste, anche negli stessi ambienti ecclesiastici. Alla fine fu proposto il monaco eremita visto che la sua figura ascetica, mistica e religiosissima, era nota a tutti i regnanti d’Europa e tutti parlavano di lui con molto rispetto; dopo 27 mesi, all’unanimità, fu eletto Pietro Angelerio del Morrone, cioè Celestino V. Privo di esperienza ed estraneo alle problematiche della Santa Sede, i cardinali pensarono di poter gestire, ciascuno a modo proprio, il monaco. Celestino accettò l’incarico con grande apprensione e sofferenza  ma facendosi guidare da Carlo d’Angiò. Dopo quattro mesi dall’incarico e una serie di profonde meditazioni, Celstino decise di abbandonare il pontificato. Nonostante i numerosi tentativi di dissuasione, il 13 dicembre 1294, nel corso di un concistoro, diede lettura della rinuncia. Undici giorni dopo le sue dimissioni il Conclave riunito a Napoli elesse il nuovo papa: il cardinale Benedetto Caetani, di Anagni, con il nome di Bonifacio VIII. Caetani, che aveva aiutato Celestino V nel suo intento di dimettersi, temendo uno scisma della chiesa francese, diede disposizioni affinché l’anziano monaco fosse messo sotto controllo, per evitare un rapimento da parte dei suoi nemici. Celestino, venuto a conoscenza della decisione del nuovo papa, grazie ad alcuni tra i suoi fedeli cardinali da lui precedentemente nominati, tentò una fuga per raggiungere la sua cella sul Morrone e poi Vieste sul Gargano al fine di imbarcarsi per la Grecia, ma il 16 maggio 1295 fu catturato presso Santa Maria di Merino da Guglielmo Stendardo II. Celestino tentò ancora una volta di farsi ascoltare dal Caetani chiedendo di lasciarlo partire, ma il Caetani restò fermo sulle sue decisioni al riguardo; si narra che Celestino, rendendosi conto dell’inutilità delle sue richieste, mentre veniva portato via, disse: “Hai ottenuto il Papato come una volpe, regnerai come un leone, morirai come un cane”. Fu rinchiuso nella rocca di Fumone (Ciociaria), castello nei territori dei Caetani e di proprietà del nuovo papa, dove morì il 19 maggio 1296 fortemente debilitato dalla deportazione e dalla prigionia, ufficialmente la versione è che sia morto dopo aver celebrato, stanchissimo l’ultima messa. Dopo la morte si sparsero voci e accuse secondo le quali Bonifacio ne avrebbe ordinato l’assassinio. Nel cranio di Celestino è stato rinvenuto un foro che, secondo alcuni, potrebbe essere la conseguenza di un ascesso di sangue, altre perizie affermano che a procurarlo potrebbe essere stato un chiodo di dieci centimetri, sicuramente (da una perizia del 2013) è stato dimostrato che il foro fu inferto al cranio molti anni dopo la morte. Celestino fu inizialmente sepolto nei pressi di Ferentino, nella chiesa di Sant’Antonio, abbazia celestina; nel febbraio 1317 le spoglie furono traslate a L’Aquila, nella basilica di Santa Maria di Collemaggio dove era stato incoronato papa; il 18 aprile 1988 la salma fu trafugata e due giorni dopo venne ritrovata nel cimitero di una frazioni del comune di Amatrice; a seguito del terremoto dell’Aquila del 2009 è crollata la volta della basilica che ha provocato il seppellimento della teca con le spoglie, dopo il recupero dei Vigili del Fuoco, la Ricognizione Canonica avvenuta nel 2013 sulle spoglie ha evidenziato che la maschera di cera che ricopriva il volto del Santo mostrava evidenti segni di scioglimento, al fine di poter ricostruire le vere fattezze del volto è stata usata una strumentazione scientifica che ha permesso la sostituzione con una nuova maschera, in argento; anche i paramenti settecenteschi del Santo sono stati sostituiti con altri di produzione moderna, ma che richiamano stilisticamente le fattezze medioevali.

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Gregorio XII nasce a Venezia nel 1335 circa, fu papa dal 1406 al 1415, proveniva dalla nobile famiglia veneziana dei Correr. Gregorio fu eletto a Roma da un conclave di obbedienza romana in quanto in quel periodo era in atto uno scisma. I quindici cardinali giurarono che, se l’antipapa Benedetto XIII avesse rinunciato a tutte le sue pretese al papato, anche Gregorio avrebbe rinunciato alle sue. In questo modo si sarebbe svolta una nuova elezione e si sarebbe posto fine allo scisma. Lo stesso collegio cardinalizio impose al neoeletto di non nominare alcun nuovo cardinale, se non per portare il numero dei porporati di obbedienza romana alla pari con quelli di obbedienza avignonese.
I due pontefici aprirono dei negoziati prudenti incontrarsi su suolo neutrale, a Savona, timorosi di essere catturati dalla fazione avversa. Nell’inverno 1407-1408 i due pontefici fecero però fallire la trattativa con i loro tentennamenti, i cardinali di ambo le fazioni diedero segni di insofferenza e Gregorio, timoroso di perdere il sostegno dei suoi cardinali, nominò il 9 maggio 1408 quattro nuovi cardinali contravvenendo alle decisioni prese nel Conclave. Gregorio obbligò i cardinali di obbedienza romana a non allontanarsi da Lucca. D’altro canto Benedetto XIII, che non era mai stato desideroso di abdicare, decise di rifugiarsi presso re Martino I d’Aragona, il suo principale alleato. Disobbediendo alle indicazioni di Gregorio XII, sette cardinali di obbedienza romana lasciarono Lucca in segreto e negoziarono con i cardinali di Benedetto la convocazione di un concilio generale, nel corso del quale i due Papi sarebbero stati deposti e uno nuovo eletto. I due gruppi convocarono un concilio a Pisa invitando entrambi i pontefici a partecipare, ma messuno dei due si fece vedere. Gregorio restò presso il suo leale e potente protettore, il principe Carlo I Malatesta, che si recò a Pisa di persona durante lo svolgimento del concilio allo scopo di appoggiare Gregorio presso i due gruppi di cardinali. Nel corso della quindicesima sessione, il 5 giugno 1409, il Concilio di Pisa depose i due pontefici come scismatici, eretici, spergiuri e scandalosi. Dal conclave che ne seguì, fu eletto papa il cardinale greco Pietro Filargo, che prese il nome di Alessandro V. Gregorio XII, che nel frattempo aveva ordinato altri dieci nuovi cardinali, tra cui anche il nipote Angelo Barbarigo, aveva convocato un concilio rivale a Cividale del Friuli, nei pressi di Aquileia (Repubblica di Venezia). Sebbene pochi vescovi vi partecipassero, i padri conciliari dichiararono Benedetto XIII e Alessandro V usurpatori del seggio apostolico, ribadendo la linea della successione romana. Ma a Gregorio fu fatto capire che la sua presenza nella Repubblica veneziana non era gradita, la Serenissima aveva compreso che sostenere un papa screditato avrebbe potuto comportare una serie di rischi politico-diplomatici che non poteva sostenere. Dopo la conclusione dell’ultima sessione del Concilio di Cividale Gregorio, timoroso di essere imprigionato, fugge dal Friuli. Né il Concilio di Pisa né quello di Cividale furono riconosciuti dalle due obbedienze. La situazione si era ribaltata a favore di Gregorio, poteva quindi ricomporre lo scisma abdicando, ma prima doveva essere riconosciuto come unico legittimo pontefice e questo era possibile solo riconoscendo che il concilio era stato convocato da un antipapa, Gregorio lo doveva quindi riconoscere. Lo fece senza muoversi da Rimini, nominando Carlo Malatesta e il cardinale Giovanni Dominici di Ragusa come suoi delegati che, di fronte all’assemblea conciliare, lessero la bolla di convocazione del concilio siglata da Gregorio. Il Malatesta, sempre in nome di Gregorio XII, pronunciò il 4 luglio 1415 la rinuncia all’ufficio di romano pontefice da parte di Gregorio, che i padri conciliari accettarono.
Ritornato ad essere Angelo Correr, trascorse il resto della sua vita in oscurità ad Ancona, dopo essere stato reintegrato pienamente nel collegio cardinalizio per il comportamento dignitoso che mostrò durante il Concilio di Costanza. Morì a Recanati il 18 ottobre 1417, dove è sepolto nella cattedrale. Dopo di lui tutti i papi sono stati sepolti a Roma.

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L’ultimo lupo

lupo  di Jean-Jacques Annaud
  Due giovani studenti di Pechino, durante la Rivoluzione Culturale, vengono mandati nelle zone più interne della Mongolia allo scopo di istruire i componenti di una comunità di pastori nomadi, uno di loro è Chen Zhen.
La comunità nomade vive nella steppa che è anche l’habitat del lupo con il quale intrecciano le loro vite.
Chen Zhen resta affascinato dal lupo e dalla sua vita, tanto che decide di addomesticare un cucciolo sfidando il parere contrario, l’osticità e le tradizioni della tribù. Poco dopo il governo decide di eliminare tutti i lupi della zona e la vita per i due si complicherà.
Un film bellissimo e drammatico tratto dal romanzo, in parte autobiografico, Il totem del lupo di Jiang Rong (il più letto in Cina dopo il libretto rosso di Mao), che è stato tra i protagonisti di piazza Tienanmen e per questo ha scontato una pena in carcere fino al ’91.
Come la maggior parte delle volte contesto la traduzione italiana del titolo, inappropriata vista la forza che nel libro e nel film si vuole dare al significato del lupo…un dio, una forza protettiva per quel popolo, si evince dalle prime scene dove una pelle di lupo sventola nel campo dove vivono i pastori e spesso viene inquadrato durante il film. Un totem….
16-_11_33075912_note-di-cinema-dal-deserto-ultimo-lupo-di-jean-jacques-annaud-2015-4 Nel film c’è una forte componente ambientalista che evidenzia l’alterazione dell’equilibrio tra la natura e l’uomo  proprio a causa di questo, ho apprezzato molto anche se le scene mi hanno fatto soffrire molto per la crudeltà di alcune situazioni che vanno a colpire proprio l’animale. L’uomo e il lupo, uno dei legami più forti e combattuti da sempre in natura.
maxresdefault E quanto sono belli sti lupi grigi di Mongolia (si chiamano proprio così)! images  Belli da togliere il fiato, che ti ammaliano con i loro occhi astuti, intelligenti, dal colore indescrivibile e il corpo forte e snello. 41468_pplimages b  Spettacolari sono i scenari naturali, supportati da un’ottima fotografia. UltimoLupo_TSR1423615573808_0570x0388_1423615852083 Bravissimi e belli gli attori, coinvolgente la colonna sonora.
Il film ancora una volta mi fa porre una domanda, quanto è convinto l’uomo che sia necessario sconvolgere secoli di tradizioni che donano e determinano la serenità e l’armonia sufficiente di alcune popolazioni per vivere un connubio positivo con la natura preferendolo a un progresso che sempre più spesso si rivela controproducente?
201501121842390a629_550 Popoli che da sempre sfidano venti, gelo, animali, ma che ne rispettano la maestosità, il silenzio, i predatori.
imagesm Perchè soffocare la libertà ancestrale di popoli e terre?

E apro una parentesi, forse un giorno racconterò questa storia…ho sofferto molto nel vedere questo film perchè un lupo è dipinto nei miei occhi e incastonato nel mio cuore, per sempre.

 

“Non si cattura un Dio per farne uno schiavo.”

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