TUTTOLANDIA

"…il posto che mi piace si chiama mondo…"

L’amore nel vento – Katja Kettu

su agosto 21, 2015

vento1944. Lapponia.
Seconda guerra mondiale, la Finlandia si allea con i tedeschi contro l’Unione Sovietica.
Il Campo Titovka, vicino al Circolo polare artico, è un campo di concentramento dove si pratica “L’operazione stalla”: donne prigioniere abusate e sottoposte a tutti i tipi di sperimantazione.
Nel campo c’è una donna, Guercina, che per non rinunciare al suo amore per un ufficiale delle SS, Johannes Angelhurst, si fa mandare volontariamente in quell’inferno come levatrice.
Johannes Angelhurst ha partecipato alla guerra in Ucraina, ma sembra non ricordare nulla di quel periodo, fino a quando Guercina trova una foto tra le tante che lui ha scattato come fotografo ufficiale di guerra.
Guercina è una donna forte, appassionata, sembra un demone…ma quanto potrà essere forte davanti alla realtà atroce che conoscerà? Riuscirà ad aspettare Johannes al fiordo del Morto dove c’è una capanna isolata e un baule con dei taccuini preziosi? Potrà perdonare Facciabruciata?

 

Un romanzo bello, ma terribilmente intriso di sofferenza; ci ho messo molti giorni per leggerlo, lo stomaco si torceva, il mio essere madre si addolorava, il mio essere donna si annientava….Un romanzo struggente che parla di vita e di morte, che può commuovere e tormentare, un romanzo crudo nella sua realtà storica perchè legato ad una guerra. La guerra  è già di per se un’atrocità, ma molte sono quelle che sempre porta legate, atrocità che non possono avere nessuna giustificazione. Un romanzo che è attraversato da tante figure ma i personaggi principali sono due, due le storie che pur divise si intrecciano, si scontrano e incontrano, due voci narranti: Guercina e l’ufficiale delle SS. Due storie che attraversano un periodo feroce della nostra storia, che attraversano una terra dal clima feroce, due storie che nella loro terribile esistenza creano l’amore più grande: una figlia (la figura tenera che mi farà piangere all’ultimo per questa madre sfortunata). Il linguaggio usato dall’autrice è forte, crudo, sboccacciato, ma questo rende il romanzo incredibilmente reale (in parte lo è), incredibilmente accattivante.
Un libro da leggere sapendo che non si leggerà la classica storia d’amore, a dispetto dell’assurdo titolo che, come il più delle volte,  in Italia è stato ribaltato dall’originale, un titolo che non ha niente a che vedere con il contenuto. Il titolo originale è La levatrice, e qui ci stà tutto. Se avete stomaco forte e cuore saldo leggetelo, se sapete emozionarvi malgrado la crudeltà che spesso ci circonda leggetelo, se potete pensare che esistano amori al limite della ragione e non vi erogate il diritto di giudicare leggetelo, non resterete delusi.

 

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