TUTTOLANDIA

"…il posto che mi piace si chiama mondo…"

La bicicletta verde

su aprile 22, 2016

index di Haifaa Al-Mansour.

Riyad, Arabia Saudita.
Wadjda, 10 anni, vuole sfidare un suo compagno, Abdullah, a una gara di velocità con la bicicletta. Una bicicletta verde.
Madre e padre si oppongono perchè alle bambine è vietato dedicarsi a questo sport e in particolare non può “guidare” questo oggetto, tradizionalmente riservato agli uomini, causa le leggi della tradizione religiosa, oltretutto alle donne è vietato indossare scarpe da ginnastica, e poi non ci sono soldi.
Wadjda decide di partecipare ad una gara di Corano della scuola, dove il premio è denaro e vincendo potrebbe così compare  la tanto sognata bicicletta.
Wadjda riuscirà nel suo desiderio? Si, con un percorso che è quasi una rivoluzione.

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Una storia che attraverso la bicicletta verde vuole presentare un segno di libertà, di emancipazione che passa anche per lo sguardo inconsapevole di una bambina, che ancora non ha capito fino in fondo quanto la sua libertà di donna dipenda dal padre-padrone. immagine_la-bicicletta-verde_34353 La bambina sarà aiutata dalla madre (dopo l’iniziale ostruzionismo) che, a mio giudizio, la regista usa come espressione di solidarietà tra donne, ciò che difficilmente avviene in quei paesi; il messaggio che lancia è che l’unione tra donne può essere un forte mezzo per uscire dalla pesante condizione in cui versano la-bicicletta-verde-21
La vera rivoluzione di questo film però è l’essere stato girato da una donna, la prima donna/regista dell’Arabia Saudita, che ci mostra la povertà, la desolazione di alcune zone, la repressione che arriva dalla religione. La storia è carina, tanto, anche divertente a tratti, ci presenta la quotidianità del vivere, la non eguaglianza in cui vivono le donne (anche se in modo superficiale), ma sinceramente il film non mi ha coinvolto più di tanto, i temi sono ormai conosciuti. Non mi è piaciuto tanto il mettere in risalto solo le donne senza mettere un accento ben preciso sugli uomini che sono gli artefici della loro chiusura sociale. Avrei preferito più efficacia nel descrivere la vita sottomessa delle donne. Comunque si intravede una speranza nelle nuove generazioni.
Un appunto: ma quanto è brutta la locandina del film! A me non piace proprio.

bicicletta-verde

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13 responses to “La bicicletta verde

  1. lavitasecondonoi ha detto:

    Hai riportato una storia magnifica. Grazie per averla condivisa!

  2. ehipenny ha detto:

    Ho visto da poco la copertina di questo film e mi ha incuriosita parecchio, mi piacciono questo genere di film 😉

  3. kalosf ha detto:

    A volte ci vuole coraggio a fare le cose più semplici…

  4. caterina rotondi ha detto:

    Mi sembra impossibile,che ci siano ancora queste assurde differenze,finché non lo capirà per prima la donna,per gli uomini gli va benone cosi.Leggi,religione ,libri,scritti da loro…per loro. Vedere questi film,mi fa ricordare quanto abbiamo sofferto e combattuto per la nostra emancipazione,che ancora non è tutto oro quello che luccica.Ci sono tante cose da sistemare ancora in Italia,riguardo i pari diritti.
    Sono del 47…anni duri.
    Un abbraccio.
    Caterina

    • fulvialuna1 ha detto:

      Condivido Caterina, e la strada è ancora lunga, si fa un paso avanti e due dietroi, alla fine arriveremo…
      Mia figlia è rimasta triste per un’ora dopo averlo visto :”Mamma ma come possono vivere così!” E pensando alla bicicletta e alle scarpe ha detto “Io ci vivo…mi ucciderebbero se mi vedessero…” triste eh?

  5. caterina rotondi ha detto:

    Sai quante gare ho fatto anch’io all’età di 10 anni con i ragazzi,che se la ridevano sfidandomi dicendo che ero “solo”una ragazzina, poveri stupidi,ogni volta gli facevo mangiare la polvere,il mio orgoglio misto alla rabbia mi rendeva ogni volta invincibile,con la bici nera di mio padre ogni volta vincevo…anche facendo gare a piedi :))
    Chi se li scorda,ero magrolina e biondina ma…tanto tosta e ribelle, mai piaciute le ingiustizie.

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