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Hatshepsut

su luglio 22, 2016

atshepsut La regina Hatshepsut è il monarca di sesso femminile più famoso che l’Egitto abbia mai avuto in tutto il corso della sua storia.
Il Faraone Thutmose I ebbe: della Grande Sposa Reale Iahmes, due figlie: Hatshepsut e Akhbetneferu (che morì in tenera età); da Mutnofret, moglie secondaria (forse sorella di Iahmes), numerosa discendenza tra cui alcuni figli maschi, Amenmose e Wadjmose (educati alla successione ma deceduti adolescenti) e il futuro Thutmose II che, per confermare il suo diritto al trono, sposò Hatshepsut attribuendole il titolo di Grande Sposa Reale. Il regno di Thutmose II (molto più giovane della regina e che ebbe un unico figlio maschio) fu breve (anche se incerto il periodo).
Hatshepsut (che ebbe una sola figlia femmina, la principessa Neferura), nominata in un primo tempo reggente in nome del figliastro/nipote, dopo aver ottenuto l’appoggio dei più alti funzionari e del clero tebano di Amon, iniziò un’opera di propaganda tesa a dimostrare come il padre l’avesse nominata sua diretta discendente e quindi nel diritto di salire al trono, si nominò anche coreggente insieme a Thutmose III attribuendosi quindi tutte le prerogative ed i titoli della sovranità.
Uno dei punti più famosi della propaganda fu il mito sulla sua nascita:
Amon, nella personificazione di Amon Ra andò da Iahmes dopo aver assunto le sembianze di Thutmose I, la svegliò con un odore piacevole ponendo l’Ankh, simbolo di vita, sul naso di Iahmes, e Hatshepsut fu concepita; Khnum, il dio che dà forza al corpo dei bambini umani, venne invitato a creare un corpo e la forza vitale di Hatshepsut, poi il dio e la dea Heket, dea della vita e della fertilità, posizionarono Iahmes su di un letto a forma di leone dove ella partorì Hatshepsut.
Hatshepsut pubblicizzò l’appoggio di Amon al suo regno facendo scolpire l’approvazione del dio sui suoi monumenti, per esempio:
“Benvenuta mia dolce figlia, mia prediletta, il Re dell’Alto e del Basso Egitto, Maatkare, Hatshepsut. Assumi il ruolo di Signore, prendi possesso delle Due Terre.”
atshepsut Hatshepsut fu l’unica presenza femminile nella storia ad essere rappresentata sia come donna che come uomo, vestita con abiti maschili, dotata di accessori maschili e con la barba finta tradizionalmente esibita dai faraoni.
Durante il suo regno Hatshepsut si impegnò per ristabilire i contatti e l’influenza egizia sui paesi stranieri, influenza che era venuta meno durante il periodo hyksos, alcune spedizioni sono rimaste documentate sui rilievi di alcuni tempi; si presume, anche che vi furono campagne militari per mantenere i possessi ottenuti dalle campagne di Thutmose I in Nubia, Palestina e Siria.
h Alla morte di Hatshepsut, dopo 22 anni di regno, venne sepolta nella Valle dei Re in attesa che fosse predisposta una tomba nei pressi del Djeser-Djeseru, complesso funerario che il suo architetto Senemut aveva realizzato a Deir el-Bahari dove la Valle dei Re termina in direzione del Nilo. Dopo la sua morte Thutmose III 3 e i suoi successori iniziarono la cancellazione del nome di Hatshepsut da tutti i monumenti e la manomissione delle statue. Anche la mummia venne rimossa dalla tomba ufficiale e di cui si persero le tracce.
Nella tomba, definita dagli archeologi DB320, scavata nella roccia nelle vicinanze del tempio funerario di Hatshepsut, ove durante la XXI dinastia vennero nascoste le mummie di molti sovrani per sottrarle all’azione dei violatori di tombe, venne rinvenuta una mummia femminile priva di indicazioni sull’identità, con a fianco una cassetta recante il nome di Hatshepsut, contenente un fegato mummificato ed altri reperti, questo fece pensare che la mummia fosse quella della regina; questa ipotesi venne messa in discussione dal ritrovamento della tomba di Sitra-in, nutrice della stessa Hatshepsut, con accanto un cadavere femminile che presentava caratteristiche attribuite alla regina ed una postura di mummificazione tipica dei membri della famiglia reale; nel 2007 ulteriori studi su questa mummia, comportanti il confronto tra alcuni reperti attribuibili con sicurezza alla regina (una piccola scatola di legno, con nome e cartiglio di Hatshepsut e contenente le viscere ed un singolo dente con una sola parte della radice, parte di radice che è ancora nella mascella della mummia) e l’analisi del DNA hanno confermato l’ipotesi, pertanto la mummia rinvenuta è ora ritenuta quella di Hatshepsut.
La morte della regina si deve al cancro, oggi sappiamo che la causa di questo fu scatenato da un avvelenamento. Michael Hoveler-Muller, e il Dott. Helmut Wiedenfeld, dell’Istituto di Farmacologia dell’Università di Bonn, dopo due anni di studi, hanno scoperto che in un flaconcino (conservato al Museo dell’Università) c’è la causa della morte della regina: il flaconcino (chiuso con un tappo di argilla), rinvenuto accanto alla mummia, contiene un unguento risultato troppo unto per essere un comune profumo dell’epoca, il liquido contiene infatti olio di palma, olio di noce moscata, e degli altri grassi acidi insaturi usati contro l’eczema, di cui la famiglia di Hatshepsut soffriva in maniera ereditaria; il farmacologo che preparò l’unguento aggiunse idrocarburi derivati dal creosoto e dall’asfalto che consentivano di combattere prurito e orticaria grave, oggi è accertato che il cerosoto è un componente pericoloso che prima si trovava anche nei cosmetici; il flaconcino contiene benzo(a)pyrene, idrocarburo piuttosto pericoloso, è una sostanza cancerogena conosciuta come la maggiore responsabile del cancro ai polmoni derivante dal fumo della sigaretta.

atshepsut_Tempio_funerario

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8 responses to “Hatshepsut

  1. mariluf ha detto:

    Molto interessante! Grazie!

  2. Daniela ha detto:

    conoscevo già l’importanza della figura di Hatshepsut ma non ero a conoscenza dei particolari sulla sua morte. Grazie cara per aver aggiunto altri tasselli alla mia conoscenza.
    Buon weekend (qui piove ora…) ciao 🙂

  3. tachimio ha detto:

    Molto interessante cara Paola. Brava. Isabella

  4. SarinaElba ha detto:

    Gli Egizi mi hanno sempre affascinata in maniera particolare.
    Grazie per questo post, ho molto apprezzato 🙂

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