TUTTOLANDIA

"…il posto che mi piace si chiama mondo…"

Race – Il colore della vittoria

su agosto 5, 2016

race di Stephen Hopkins.

 

Anni Trenta, America: la grande depressione, il razzismo, le differenze sociali.
Jesse Owens: afroamericano, figlio di un mezzadro dell’Alabama, una famiglia povera, una figlia e una compagna.
Jesse lascia tutto per frequentare, non senza grandi sacrifici, visto il colore della pelle, l’Ohio University dove il coach Larry Snyder lo allena fino a portarlo alle Olimpiadi di Berlino, 1936.
Olimpiadi vessate dalla politica razziale di Hitler.
Owens sa di dover fare il massimo per vincere… e diventa leggenda, vince quattro medaglie d’oro: i 100 metri, il salto in lungo, i 200 metri, la staffetta 4×100, facendo scomparire la razza ariana che gareggiava nel beniamino di Adolf Hitler: l’atleta Luz Long.

 

Race-il-colore-della-vittoria-2

 
Jesse Owens* divenne un simbolo sfidando le ideologie razziali di Adolf Hitler e se stesso. L’uomo che volava…
Un film questo che, oltre a presentare Owens nella vita quotidina e come sportivo, racconta uno spezzone di storia in cui furono coinvolti i giochi olimpici “del” Terzo Reich.
Non è un capolavoro, a mio avviso mi sarei aspettata di più visto il tema trattato, ma mi è piaciuto, mi ha anche appassionato, gli attori bravissimi, Jeremy Irons e William Hurt all’altezza del loro personaggio, buona scenografia, ambienti ricostruiti perfettamente.
E il messaggio (almeno come l’ho interpretato io) arriva preciso: lo sport è anche valori, quelli veri, lo sport come forma antirazziale non come gioco di potere e soldi (spesso oggi lo è purtroppo, anche da parte degli atleti).
Guardatelo questo Jesse quando entra nello stadio. Emoziona, quest’uomo passionale, umano, coraggioso.
L’uomo che per vivere sfidò anche i cavalli per 50 dollari a corsa e dovette ingioiare bocconi amari anche in patria per le sue vittorie, dove doveva entrare dalle cucine per festeggiare, come si addiceva ai “neri” in quell’epoca (e ancora oggi dico io), dove non gli fu riconosciuta una stabilità economica tramite un lavoro (come fu per molti atleti bianchi).

 

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*James Cleveland Owens (Jesse) nasce a Oakville nel settembre 1913.
Presto la famiglia si trasferisce a Cleveland (Ohio) dove vissero in povertà il periodo della Grande depressione americana.
Jesse studia alle scuole tecniche e lavora in un negozio di scarpe, ma si allena nella corsa, sua grande passione.
Ai campionati nazionali studenteschi (1933) viene notato per le prestazioni nella velocità e nel salto in lungo tanto da essere ammesso all’Università statale dell’Ohio dove si dedicò all’atletica.
Nel 1935 stabilìsce i record del mondo di: salto in lungo (record durato fino al 1960), 220 iarde piane in rettilineo, 220 iarde a ostacoli in rettilineo (primo uomo a scendere sotto i 23″) ed eguagliò quello delle 100 iarde.
Nel 1936 partecipa alle Olimpiadi di Berlino dove vince quattro medaglie d’oro, tra cui quella per la staffetta 4×100 a cui voleva rinunciare per lasciare il posto alle riserve escluse perché ebree; i suoi dirigenti glielo impedirono (il record di quattro ori in una stessa Olimpiade, nell’atletica leggera, fu eguagliato soltanto alle Olimpiadi di Los Angeles 1984 dal connazionale Carl Lewis, che vinse quattro ori nelle stesse gare).
Il giorno del quarto oro allo stadio olimpico era presente anche Adolf Hitler che, vista la vittoria sul tedesco Luz Long (il migliore atleta tedesco, nonché amico di Owens), si dice sia andato via per non stringere la mano ad un nero, per giunta americano; Owens ha sempre smentito questa notizia raccontando che Hitler si alzò in piedi e gli fece un cenno con la mano quando lui passò davanti alla tribuna d’onore per rientrare negli spogliatoi e che lui stesso rispose al saluto.
L’allora presidente americano Franklin D. Roosevelt cancellò l’ appuntamento alla Casa Bianca con Owens.
Nel 1955 il Presidente Dwight D. Eisenhower, repubblicano, ex atleta, lo nominò Ambasciatore dello Sport.
Dopo Berlino Owens passò al professionismo passando poi all’insegnamento; nel dopoguerra iniziò il lavoro di preparatore atletico della squadra di pallacanestro degli Harlem Globetrotters; nel 1976 venne premiato con la Medaglia presidenziale della libertà, il massimo titolo per un civile americano.
Owens morì di cancro ai polmoni nel 1980, all’età di 66 anni a Tucson, Arizona, è sepolto nell’Oak Woods Cemetery, di Chicago.
Nel 1984 una strada di Berlino venne ribattezzata in suo onore e il 28 marzo 1990 gli fu assegnata postuma la Medaglia d’oro del Congresso dal presidente statunitense George H. W. Bush.
Nel dicembre 2013, una delle medaglie vinte da Owens ai Giochi olimpici del 1936 è stata battuta all’asta al milionario Ron Burkle per 1,4 milioni di dollari.

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Lo sport dovrebbe far nascere in noi, sempre, la voglia di un mondo migliore.

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14 responses to “Race – Il colore della vittoria

  1. colpoditacco ha detto:

    Ho conosciuto la storia di questo atleta e mi ha tanto affascinanto. Purtroppo non ho visto il film.

  2. ehipenny ha detto:

    È una storia che ho conosciuto recentemente, il film mi interessa, un giorno lo guarderò, ho molti film arretrati 😉

  3. CriticaComunista ha detto:

    Gran bel film! Fuck racism!

  4. LA MAGIA DELL'AGO ha detto:

    […] via Race – Il colore della vittoria — TUTTOLANDIA […]

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