TUTTOLANDIA

"…il posto che mi piace si chiama mondo…"

33 giorni – Léon Werth

su novembre 28, 2016

“Bisogna allattare a lungo un neonato prima che impari a pretendere. Bisogna coltivare a lungo un amico prima che reclami il suo debito di amicizia. Bisogna essersi rovinati per generazioni a riparare il vecchio castello che crolla, per imparare ad amarlo.”
33gg 1940, i tedeschi avanzano minacciosi verso Parigi quando ormai la guerra per i francesi sembra perduta; Léon Werth e la moglie fuggono verso Saint-Amour, nel Canton Giura, Svizzera. Il loro mezzo di trasporto è la vecchia Bugatti.
Il viaggio di solito dura nove ore. Ci vorranno trentatré giorni.

 

“…il 12 giugno, ripartiamo alle quattro di mattina….
Alla sera ci fermiamo..Abbiamo fatto sedici chilometriin quindici ore.”

“La carovana avanza a passo d’uomo, cento metri, cinquanta metri cinque metri.”
“Alla velocità di due cilometri all’ora, oggi ne abbiamo fatti venticinque.”

“…riesco a fare quattro chilometri in meno di un’ora. Fa giorno…Alla fine della giornata, avremo percorso una decina di chilometri.”

 

E’ un libro questo che era destinato ad essere conosciuto, malgrado le avversità a cui andò incontro.
leon-w Il libro è rimasto per decenni nascosto fino a quando Antoine de Saint-Éxupery, amico di Werth e autore del Piccolo principe che dedicò proprio all’amico, lo portò negli Stati Uniti dove nessun editore volle pubblicarlo. Solo nel 1992 sarà pubblicato da Viviane Hamy (editore francese) senza prefazione di Saint-Éxupery, andata perduta che fu ritrovata nel 2014 da uno stagista francofono, che lavorava presso una piccola casa editrice americana, la Melville House.
lw Léon Werth rimase in Francia perché di origini ebraiche, ma la loro profonda amicizia non cessò mai di esistere anche se non si videro più. era un legame di profondo affetto, rispetto, ammirazione.
Un libro che racconta senza giudicare, che presenta i fatti come li ha vissuti l’autore, un resoconto preciso e senza illusioni, un diario di fuga tra dormite nei campi e l’offerta di un tetto o del mangiare; racconta la fuga di milioni di francesi tra cui i soldati, una fiumana che fugge a bordo du qualsiasi mezzo, con poche cose, se non la disperazione che la storia ci mette davanti in alcuni momenti, racconta la resistenza di alcuni di loro verso i nazisti, racconta dei collaborazionisti.
Un racconto che ho trovato meraviglioso nella sua drammaticità, che mostra paure e sentimenti, che parla di una generazione che spesso non ha oltrepassato la gioventù (e non parlo solo fisicamente, è invecchiata dentro), che mi fa pensare a quanti anni sono trascorsi fino ad oggi e che ancora tutto il vissuto niente ci ha imparato.

 

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“D’altro canto, una trascrizione nuda e cruda degli eventi è impossibile. I fatti si mescolano alle emozioni e ai giudizi…”

“Che cosa è vero? La guerra, la politica, l’uomo, Dio? Dio forse esiste, ma più lontano di dove l’hanno messo le religioni. Per come ci viene presentato, è una soluzione facile, buona per la pace e buona per la guerra, buona per i santi e per i criminali…. Ma non ho più la forza di andare a cercare in un paesino la storia e le sue ripercussioni. Aspetto che sia la storia a venire da me…Ciò che chiamiamo storia non può essere la più vana delle illusioni umane? Ciò che attribuiamo alla storia, alle guerre e alle potenze in tempo di pace, non è un segno della nostra incapacità? Facciamo la storia come un mlato fa una malattia. Siamo responsabili della storia come i matti sono responsabili della creazione dei manicomi.””


5 responses to “33 giorni – Léon Werth

  1. Hai sempre tante cose interessanti da farmi scoprire…grazie Fulvia🙂

  2. Patrizia M. scrive:

    Prendo subito nota del titolo, questi libri di vita vissuta li leggo sempre con grande interesse, racchiudono un periodo storico molto intenso e che ancora non è capito da molti o meglio, non è ritenuto vero. Incredibile, ma è così purtroppo.
    Grazie per questa scoperta.
    Serena notte, Pat

    P.S. Ora arrivano le notifiche, questa infatti l’ho trovata nelle mail😀

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