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Leggende e curiosità

su dicembre 11, 2016

Sulla fondazione di Roma si sa qual’è la leggenda più accredidata, la famosa lupa… ma sulla città di Roma ce ne sono tantissime di leggende.

fororomano
Ad esempio, nel 753 a.C. il Foro Romano era una malsana palude dove si svolse la battaglia fra romani e sabini, conseguenza del famoso ratto delle sabine.
Il comandante dei sabini Mezio Curzio precipita in un fosso, con il suo cavallo, a causa della melma; quel luogo fu chiamato “Lacus Curtius” (lago di Curzio), fu bonificato, riempito di terra e considerato sacro.
Nel 393 a.C. quel fosso si riapre improvvisamente creando una grossa voragine, la leggenda dice a causa di un fulmine; segnale infausto degli dei, consultati gli oracoli il responso fu che la loro ira si sarebbe placata e la voragine richiusa solo gettandovi ciò che Roma avesse di più prezioso, ma di tutte le offerte gettate nessuna ebbe l’effetto sperato..
Ciò che Roma aveva di più prezioso era l’esercito e questo fu capito da Marco Curzio, il più valoroso fra i soldati romani. Marco Curzio indossò l’armatura, salì sul suo cavallo e si gettò con esso nella voragine. L’ira degli dei si placò e il fosso si richiuse grazie al sacrificio del soldato.
i-resti-del-lacus-curtius-nel-foro-romano L’assurdo di questa leggenda è che il Lacus Curtius è stato trovato durante i scavi effettuate nelle parte più antica del Foro Romano, con all’interno un antico rilievo marmoreo.

 
Altra leggenda che ha radici nella festa del Vulcanale; non si sa con sicurezza se all’inizio di aprile, o giugno e agosto si teneva una feste dove i pescatori del Tevere bruciavano in un falò tutti i pesci pescati in giornata, di fronte al Vulcanale, tempio di Vulcano il Dio degli incendi, ma che propabilmente a Roma era personificato con Giove.
Giove chiese di sacrificare a lui un uomo, per porre fine alla pestilenza che imperversava in quel periodo, tagliandogli la testa, Numa Pompilio rifiutò questo sacrificio e sacrificò la testa di un pesce; Giove, conquistato dalla fermezza del re si accontentò e promise benevolenza, il giorno dopo tre rombi di tuono annunciarono ai romani la discesa del Sacro Ancile, uno scudo rotondo che planò sul Foro Romano e fu posto insieme agli altri sei pegni della potenza romana* (pignora imperii): Il Palladio, l’Ago di Pessinunte, la quadriga di Vejo, le ceneri di Oreste, lo scettro di Priamo, il velo di Ilionea. La ninfa Egeria aveva rivelato che chi avesse posseduto questo scudo sarebbe diventato molto potente, allora Numa, per evitarne il furto da parte dei nemici, ordinò a Mamurio Veturio di fabbricarne altri undici uguali che, con quello originario, furono affidati a dodici giovani patrizi, i Salii che, alle idi di marzo, li portavano in processione per le vie di Roma, e poi solennemente li custodivano scudo

 

* Il Palladio era un talismano, simulacro di Minerva palladio, che aveva il potere di difendere un’intera città, il più famoso era nella città di Troia che fu distrutta solo dopo che Ulisse riuscì a rubarlo; un’altro era custodito nell’antica Roma, si dice portato da Enea, secondo Arctino di Mileto invece Ulisse non rubò il vero Palladio perchè Enea lo portò con sé in Italia depositandolo nel tempio di Vesta (nel Foro Romano); la tradizione vuole che il Palladio sia stato distrutto dalle ultime Vestali nel 394 per evitarne la profanazione.

pessinunte * L’ago di Pessinunte era una pietra nera, sacra, di forma conica, che i Romani trasferirono a Roma da Pessinunte (una delle principali città della Galazia), nel 204 a.C., per scongiurare la vittoria di Annibale; esso era conservato nel tempio della Magna Mater, sul Palatino.
* La quadriga di Vejo era un’opera prodotta in terracotta dal leggendario scultore etrusco Vulca, originario di Veio, che, verso la fine del VI secolo a.C., era posta sul tetto come ornamento del tempio di Giove Ottimo Massimo, sul Campidoglio qudriga
* Le ceneri di Oreste restano un mistero, non si capisce la ragione che avrebbe portato questa reliquia come monile per la protezione della città.
* Anche lo scettro di Priamo e il velo di Iliona (primogenita di Priamo) restano un’incognita, si pensa che potevano essere arrivati a Roma portati dai profughi troiani.

 
Ancora una leggenda affascinante. Si dice che nel bosco sacro, dove sorgeva il Tempio di Giunone Lucina (oggi sarebbe presso la chiesa di San Francesco di Paola), era piantato un albero di loto, il “lotus capillaris”, a questo venivano appese le chiome delle vestali, recise quando ancora bambine entravano a far parte delle sacerdotesse della dea Vesta, il più antico e importante santuario di Roma, considerato il sostituto del focolare domestico.
Proprio questa importanza diede origine alla custodia di un gruppo di sacerdotesse, le vestali appunto; erano in numero di sei, incaricate della sorveglianza del fuoco e dei riti connessi con il culto domestico; le vestali erano sottratte alle famiglie patrizie in giovanissima età, tra i sei e i dieci anni, dovevano prestare sacerdozio per un periodo di trenta anni, conservando la verginità perché da questa e dal fuoco derivava la forza e la salvezza di Roma, chi veniva meno a questa norma veniva sepolta viva perchè il sangue della vestale non poteva essere versato; al complice era assegnata la morte per fustigazione.
Le vestali godevano di prestigio e grandi privilegi: non era soggetta alla potestà del padre, aveva a disposizione notevoli mezzi finanziari, aveva diritto a spostarsi in città con il carro, aveva posti riservati negli spettacoli e diritto di sepoltura all’interno del pomerium (spazio compreso entro le mura cittadine) dell’urbe. Il più grande privileggio era la vista del Penus Vestae dove erano conservati gli oggetti pegno dell’impero.

vestali

 
Ma Roma è anche città di curiosità incredibili.

 

Nel Foro vennero deposte le spoglie di Giulio Cesare dopo essere state bruiciate.
Dopo la sua morte, avvenuta nella Curia, il corpo venne trasportato nel Foro Romano e cremato; qui fu alzata una colonna di marmo con l’iscrizione “Parenti Patriae” (al padre della patria). Successivamente, rimossa la colonna, Augusto fece costruire il tempio dedicato al Divo Giulio. Dopo i saccheggi, particolarmente distruttivi avvenuti nel XV secolo, restano soltanto avanzi in opera cementizia del podio: i vuoti corrispondono alle parti più importanti, colonnato e muri della cella, che erano in blocchi di tufo. La parte anteriore del podio è costituita da un emiciclo entro il quale vi è ancora il nucleo di un altare circolare probabilmente eretto sul luogo dove il corpo di Cesare fu cremato (in seguito, per ragioni non note, l’emiciclo e l’altare furono chiusi con un muro rettilineo), alla piattaforma si accedeva tramite due scale laterali. Il tempio era probabilmente corinzio ed era costituito da una cella preceduta da sei colonne, più due sui lati lunghi. All’interno della cella era posta la statua di Cesare con la testa sormontata da una stella (immagine ricavata dale monete), rappresentata anche sul frontone del tempio. L’edificio era circondato, sui due lati lunghi e su quello posteriore, da un portico che potrebbbe essere identificato come la “porticus Iulia”, sul lato anteriore doveva sorgere una delle tre tribune oratorie del Foro, con il frontale ornato dei rostri delle navi appartenute alla flotta di Antonio e Cleopatra, catturate nella battaglia di Azio nel 31 a.C.
Ancora oggi ogni anno, in corrispondenza con le Idi di Marzo sul basamento vengono deposti fiori e accese candele.

giulio

 
Altra curiosità, ai romani piacevano molto i “giochi da tavolo”. Una grande passione molto praticata, specie in epoca imperiale; per i giochi venivano usate le “tabule lusorie”, tavole con iscrizioni di sei parole composte a loro volta da sei caratteri ciascuna.
La tavola era composta da 36 caselle disposte su tre righe parallele, le scritte erano di vario genere: inneggianti alle vittorie dell’esercito o alle gare circensi, o dei semplici segni ripetuti.
Una di queste tavole, di legno richiudibile, è stata ritrovata nel Castro Pretorio di Roma ed è oggi conservata nei Musei Capitolini. Quelle di legno venivano usate dai viaggiatori che con le barche solcavano fiumi e mare, o sulle carrozze, come era solito fare l’imperatore Claudio tabuleju
Molte di queste tavole furono reimpiegate, in età tardo-antica, dentro le catacombe come lastre di chiusura dei loculi, molti cristiani non erano immuni al gioco.
Le tavole lusorie venivano anche incise o dipinte in luoghi pubblici come i fori.
Altri giochi da tavolo apprezzati erano:
il gioco delle 12 linee, citato sia da Cicerone che da Quintiliano, a cui si partecipava con due file di 15 pedine per ciascun giocatore, bianche e nere incise con numeri alla latina e alla greca su ciascuna faccia che potevano essere di materiale diverso: avorio, osso, legno, vetro o marmo;
il filetto (molto simile a quello che si gioca ancora oggi) si giocava tramite l’impiego di tavole a mulino, costituite da quadrati concentrici intersecati da due linee perpendicolari, mentre agli angoli e agli incroci erano i punti di sosta delle pedine;
il gioco dei soldati era simile all’attuale dama o agli scacchi, erano richieste 64 caselle, ciascun giocatore aveva 30 pedine bianche o nere, denominate soldati o combattenti, la finalità del gioco stava nel bloccare l’avversario in modo che non avesse più caselle per muoversi, il punteggio era di volta in volta determinato dal lancio di tre dadi posti dentro un bussolotto detto Fritilla;
l’Alea o tabula (il cosidetto tavoliere romano a spicchi) era molto simile al gioco dei soldati, prevedeva l’impiego di 36 caselle divise in 3 file parallele e suddivise da elementi ornamentali.
giochi Le tavole con i vari giochi sono stati rinvenuti, incisi sul pavimento, nella Basilica Giulia, monumento tra i più straordinari del Foro romano, profondamente legato alla figura dell’imperatore Augusto, che la “ereditò” da Giulio Cesare per ampliarla e trasformarla nel più grande tribunale di Roma. Cesare ne avviò i lavori nel 54 a. C.

tabule
I romani amavano anche giocare a morra, ai dadi ed astrago.

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7 responses to “Leggende e curiosità

  1. BacioSulNaso ha detto:

    Grazie per questo post ❤ ho un debole per questi argomenti!

  2. voulaah ha detto:

    Thank you very dear friend for making us discover these legends of the city of Rome, it is very interesting
    Make a good start to the week

  3. Nei tuoi post trovo sempre tante cose interessanti! Grazie e buona settimana 🙂

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