TUTTOLANDIA

"…il posto che mi piace si chiama mondo…"

Anima

E questa volta
vorrai la mia
anima

la vorrai lacerare,
vorrai la mia
anima.

Il mio corpo
ti appartiene
come la
gomma
come la
cera
come un’oggetto.

E questa volta
vorrai la mia
anima.

E io, non
te la cederò.

Paola

 

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Tailleur

Questa mattina esco, indosso giacca monopetto, pantalone aderente sopra la caviglia, tutto blu oltremare,  scarpe tipo uomo…Mi incontro con un’amica per caso, in banca, fila lunga…ci sediamo e chiacchieriamo. Noto che mi osserva spesso e alla fine gli chiedo cosa la incuriosisce tanto di me, infondo mi conosce da tanto…”L’abbigliamento, è maschile.” E si, il tailleur è davvero di gusto maschile, io l’adoro. Trovo che questo completo mi rappresenti molto, lo trovo maschile ma estremamente femminile. Un capo che racchiude il femminile che c’è in me con quel tanto di maschile che mi appartiene: dolcezza/determinazione.  A chi di voi piace il capo di gusto maschile indossato da una donna? E se vi piace perchè? E se non vi piace?

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Torno…

…con un grazie di cuore a tutti i blogger che hanno continuato a commentare sul mio blog malgrado la mia assenza, grazie a tutti coloro che mi hanno scritto in privato preoccupati per la mia assenza e a cui non ho potuto rispondere perchè non avevo lo spirito giusto. Mi scuso per questo.

Mi scuso se non riuscirò a leggere i vostri post, sono davvero tanti.

Riparto da qui, dopo aver chiuso tra due parentesi la mia vita davanti al dolore improvviso che mi ha offerto la Nera Signora portando con se mia suocera.

Notte blogger, e che sia serena…

 

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Ombre…

“Anche il
sogno
non è che
un’ombra..”

Wiliam Shakespeare

 

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“Forti”

 

Tra il 1877 e il 1880 furono costruiti a Roma i “forti”, una serie di opere militari chiamate “campo trincerato”, nati per difendere la città da eventuali attacchi militari dell’esercito francese
Quindici forti di tipo prussiano eretti nei territori circostanti la città, disposti a raggera, mantenendo una distanza di circa 4-5 km dalle Mura aureliane e di circa 2-3 km l’uno con l’altro, per coprire circa 40 km.
Dal 1919 vennero utilizzati come caserme e depositi militari. Inglobati nell’ubanizzazione di Roma, che si espandeva velocemente,  sono quasi tutti inutilizzati e abbandonati.

 

Forte Aurelia Antica – Controllava in particolare l’Aurelia Antica e quella nuova, principale via di accesso alla capitale dal porto di Civitavecchia e l’avvallamento di Valcannuta; fu impiegato negli anni ‘30 come Centro Chimico Militare, fu assegnato nel ’45 alla Croce Rossa Italiana per un Ospedale, dopo lavori di adeguamento fu assegnato nel ’58 al Centro Logistico della Guardia di Finanza.
Forte Portuense – Situato a cavallo della Via Portuense, difendeva il settore esterno delle alture dette di Affogalasino, del Casaletto, di S. Passera, del Trullo e dei Prati di Tor di Valle sulla sinistra del Tevere; fu impiegato fin dagli anni ’10 quale deposito di materiale d’artiglieria, sul finire degli anni ’30 come sede di alcune postazioni di artiglieria realizzate per la difesa aerea di Roma; dismesso dalle autorità militari nel 1967, in seguito alla insistenza dei comitati di quartiere durata oltre venti anni, fu consegnato nel 1998 all’attuale Municipio XI, che organizza stabilmente visite guidate al suo interno.
Forte Ostiense – Situato all’intersezione tra le vie Laurentina e Ostiense, aveva il compito strategico di difendere esse, la ferrovia per Civitavecchia e la vallata del Tevere, sino al fosso della Magliana.
  Forte Ardeatino – Realizzato in posizione defilata rispetto alla Via Ardeatina per essere in posizione equidistante dall’Appia e dall’Ostiense, controllava le tenute di S. Alessio, della Cecchignola e di S. Cesareo; impiegato dagli anni ’20 come magazzino militare della Direzione di Commissariato e Sanità; fu seriamente danneggiato nel 1944 quando l’esercito tedesco durante la ritirata da Roma, lo minò facendo esplodere parte del fronte dei ricoveri, del fianco sinistro e del traversone, il corpo di guardia, il portale d’ingresso.
Forte Prenestino – Situato a destra della Via Prenestina, sorvegliava tutta l’area antistante compresa tra le vie Casilina e Tiburtina; fu impiegato fino agli anni ’70 come deposito di materiali d’artiglieria, nel 1977 venne consegnato al Comune di Roma, dopo un breve periodo di apertura rimase chiuso fino al 1986 quando venne occupato dall’omonimo centro sociale che tuttora gestisce la struttura.
Forte Bravetta – Uno dei primi a essere realizzato, fu costruito a ridosso della strada consorziale di casetta Mattei, copriva da nord-est l’area della Nocetta, la zona a nord tra via Pisana e Aurelia, e l’area antistante sino alla via Portuense; fu impiegato quale deposito e poligono di tiro, venne adibito tra il 1932 e il 1945 a luogo di esecuzione di sentenze capitali  (e poi a polveriera), durante il periodo fascista, fu il luogo dell’esecuzione di settantasette partigiani, per mano della Gestapo di Herbert Kappler.; consegnato nel 2009 a Roma Capitale nel 2011 è stato aperto al pubblico stabilmente il parco antistante intitolandolo ai Martiri del Forte Bravetta.
Forte Monte Mario – Sulla sommità di Monte Mario, permetteva il controllo verso il Tevere e la Via Trionfale e rappresentava insieme alla Cinta Fortificata sviluppantesi originariamente tra il Tevere e le Mura Vaticane l’avamposto più vicino alle mura di Roma.
Forte Tiburtino – Situato a destra della Via Tiburtina, difendeva la pianura sino al fiume Aniene e le alture di Tor Sapienza e la ferrovia Roma-Ancona.
Forte Trionfale – Realizzato a cavallo della Via Trionfale, difendeva sia il settore esterno alla via Trionfale, quanto quello interno della valle dell’Inferno.
Forte Boccea – Situato in posizione defilata rispetto a Via di Boccea, difendeva in particolare l’area di Monte Spaccato, Quarticciolo e Primavalle; fin dagli anni ’20 fu impiegato come carcere militare, le sue celle hanno ospitato il comandante delle SS Eric Priebke, il boia delle Fosse Ardeatine, anche i membri della banda della Uno Bianca.
Forte Braschi – Situato a cavallo dell’attuale Via della Pineta Sacchetti, doveva difendere sia le alture a ovest della via Trionfale fino a Torrevecchia e Primavalle, quanto quello interno della valle dell’Inferno.
Forte Appia Antica – Realizzato a destra della Via Appia Antica, controllava le tenute di Tor Carbone e Torricola e l’accesso alla città dalla vicina Via Appia; è l’unico forte di Roma che presenta il ponte levatoio con meccanismo “alla Poncelet”, con contrappesi a vista e catena di sollevamento, è dotato di una polveriera in caverna posta a destra del ponte levatoio raggiungibile attraverso una galleria sotto il fossato.
Forte Casilino – Situato tra le Vie Casilina e Tuscolana, difendeva la pianura tra le due vie e la ferrovia Roma-Napoli e l’area pianeggiante di Centocelle.
Forte Monte Antenne – Si trova all’interno di villa Ada, ricopre il sito della città di Antemnae, conquistata da Romolo.
Forte Pietralata – Fu costruito in via di Pietralata, su un leggero altopiano nei pressi del fiume Anien; è il più grande dei 15 forti di Roma.

 

Un post che mi è venuto in mente parlando con mia figlia del libro che sto leggendo e mi riporta indietro nel tempo, quando mio padre mi raccontava come da ragazzo, aveva circa 20 anni, spesso andava con gli amici ad esplorare i “forti” , tre di questi li conosceva meglio di casa sua…mia figlia è sempre affascinata quando gli racconto di questo nonno che purtroppo non ha mai conosciuto realmente.

 

 

 

 

 

 

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Ancora…

Mentre si discute se soministrare o no vaccini, il Centro europeo per il controllo delle malattie mette al corrente che in Europa dieci milioni di persone soffrono di epatite B e C senza saperlo, ed è devastante sapere che ogni anno si registrano 57mila diagnosi nuove di una di queste infezioni.

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Mistero e fede

Quando qualcuno mi chiede se credo in Dio rispondo di si, per una serie di circostanze che sono difficile da riassumere in poche parole.
Ma oltre credere, ciò che mi affascina è il mistero di Dio e mi affascina la potenza della preghiera, soprattutto quella silenziosa, che reputo il dialogo più diretto con Lui.

“Il mistero di Dio è un mare profondo e pacifico nel quale bisogna avere il coraggio di immergersi per poter capire.” (santa Caterina da Siena)

 

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Attesa di Dio – Simone Weil

“Ritengo che bisogna sostenere sempre ciò che si pensa, anche se così si sostiene un errore contro una verità. Ma nel contempo bisogna pregare ininterrottamente per ottenere più verità ed essere pronti in qualsiasi momento ad abbandonare la propria opinione, quale che sia, non appena l’intelligenza abbia ricevuto luce. Ma non prima di allora”.

 

La ricerca difficile, disperata della scrittrice verso la “verità assoluta”.
Una vita breve alla ricerca e nell’attesa di vivere spiritualmente e fisicamente l’amore di Dio.
Considerazioni, lettere, testi, saggi, una raccolta di scritti che presentano il pensiero di Simone Weil svelandone l’intimo più segreto, dove presenta una religione basata, si sulla preghiera, ma anche sulla ragione, la parte che gli impedì di entare nella Chiesa cattolica.

 

Ho letto con difficoltà questo libro straordinario che mi ha presentato come l’intelligenza e la fede possano coesistere.
La profondità dei pensieri della Weil mi ha spesso obbligato a leggere e rileggere le pagine, anche perchè nel libro mi si apre una visione non comune, originale, dal normale modo di pensare e guardare il mondo religioso.
Vita e pensiero, ricerca e partecipazione…pensieri affascinanti, alcuni mi hanno letteralmente “acchiappato” emotivamente, un percorso che trovo attuale se penso alla società in cui viviamo in relazione alla cristianità; un pensiero rispettoso anche nelle critiche alle Chiese, a cui non perdona il pensiero indotto che ha sempre confezionano; il suo punto maggiore è l’insegnamento di Gesù, è lo studio della figura di Cristo; la ricerca della scrittrice passa per l’intelletto non per l’appartenenza religiosa o per la gerarchia ecclesiastica.
Per la scrittrice l’attesa e lasciare aperta l’anima, svuotata dai pregiudizi per ricevere la luce di Dio.
Il libro fu pubblicato postumo.

 

Simone Weil visse in ritiro per quattro anni prima di narrare come l’aveva affascinata irrimediabilmente una poesia di George Herbert:

“Nel 1938 ho passato dieci giorni nell’abbazia di Sollerno, dalla domenica delle Palme al martedì di Pasqua, seguendo tutte le funzioni. Un giovane inglese cattolico mi fece conoscere quei poeti inglesi del 600 che venivano detti metafisici, più tardi nel leggerli vi ho scoperto una poesia intitolata “Amore”, l’ho imparata a memoria e spesso, nei momenti culminanti delle violenti crisi di emicrania, mi sono esercitata a recitarla, ponendovi la massima attenzione e aderendo con tutta l’anima alla tenerezza che essa racchiude. Credevo di recitarla soltanto come una bella poesia, mentre a mia insaputa quella recitazione, aveva la virtù di una preghiera, fu proprio mentre la stavo recitando che Cristo è disceso e mi ha presa”.
Nel monastero benedettino di Solesmes (Francia), aveva incontrato un giovane durante la settimana santa che le aveva fatto scoprire il testo di George Herbert; la Weil era arrivata a Solesmes particolarmente sofferente, tormentata da devastanti emicranie che la tormentavano da tempo, la poesia la recitava quando le emicranie erano insopportabili.

Amore

L’Amore mi accolse; ma l’anima mia indietreggiò,
colpevole di polvere e peccato.
Ma chiaroveggente l’Amore, vedendomi esitare
fin dal mio primo passo,
mi si accostò, con dolcezza
domandandomi se qualcosa mi mancava..
«Un invitato» risposi «degno di essere qui».
L’Amore disse: «Tu sarai quello».
Io, il malvagio, l’ingrato? Ah! mio diletto,
non posso guardarti.
L’Amore mi prese per mano, sorridendo rispose:
«Chi fece quest’occhi, se non io?»
«È vero, Signore, ma li ho insozzati;
che vada la mia vergogna dove merita».
«E non sai tu» disse l’Amore «chi ne prese il biasimo su di sé?»
«Mio diletto, allora servirò».
«Bisogna tu sieda», disse l’Amore «che tu gusti il mio cibo».
Così mi sedetti e mangiai.

 

 

 

 

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