TUTTOLANDIA

"…il posto che mi piace si chiama mondo…"

Cheope

Quando parliamo di Cheope la mente corre inevitabilmente a uno dei più famosi monumenti dell’Antico Egitto: la Grande Piramide o Piramide di Cheope.
È la più antica delle sette meraviglie del mondo antico e l’unica a rimanere in gran parte intatta.
Ma cosa si sa di Cheope? Il faraone di cui non è comunque mai stato trovato alcun cartiglio che contenga il suo nome?
Di fatto si sa ben poco.
Si sa che potrebbe essere figlio di Snefru (padre o patrigno) e della regina Hetep-heres (probabile sposa di Snefru, sepolta accanto alla Piramide di Cheope); nel Papiro Westcar Medjedu è descritto come un sovrano benevolo, è stato artefice dell’unificazione territoriale e di un periodo di notevole prosperità per l’Egitto; avviò numerose riforme destinate ad accrescere il suo potere, riordinò l’amministrazione dello Stato ponendovi a capo il visir che in questo modo assunse un ruolo di primissimo piano, ben al di sopra di tutti gli altri funzionari statali e molto vicino alla famiglia reale, ottenendo il risultato di aumentare il controllo su tutti i funzionari; in ambito religioso limitò i privilegi dei sacerdoti scegliendo, inoltre, i sommi sacerdoti delle principali divinità tra i membri della sua famiglia; il suo regno fu caratterizzato dalla convivenza pacifica con i popoli vicini; le uniche spedizioni al di fuori dei confini del Regno, verso il Sinai e la Nubia, furono effettuate con lo scopo di approvvigionarsi di minerali. Per quanto riguarda la sua vita privata, Cheope si sposò tre volte e da queste unioni nacquero tre figlie e sei figli, quattro dei quali gli successero al trono. Secondo lo storico greco Erodoto (più di duemila anni dopo) invece fu un tiranno che avrebbe schiavizzato il popolo allo scopo di erigere il proprio monumento funebre,
Manetone gli attribuisce un regno di 66 anni, mentre il Canone Reale ne riporta solamente 23, come protendono gli attuali studi; dal 2008 si conoscono solo due date riferite al regno di questo sovrano: una posta nella piramide di Giza, che riporta anno del 17esimo conteggio di Medjedu, ed un’altra rinvenuta presso l’oasi di Dakhla, nel deserto del Sahara, che riporta anno dopo il 13esimo conteggio del bestiame.
La maggior parte dei papiri scoperti è databile all’anno 27 del regno di Cheope e descrive come l’amministrazione centrale inviasse cibo e forniture ai navigatori egiziani; un documento importante è il diario di Merrer, dignitario coinvolto nelle costruzione della grande piramide di Cheope. Secondo recenti studi la Sfinge di Giza rappresenterebbe non Userib ma Medjedu stesso.
Per preparare il suo passaggio nell’oltretomba, diede l’avvio alla costruzione di una monumentale opera, che finì per oscurare tutte le altre: nacquero così la Grande Piramide e il complesso funerario che la circonda, destinato ad accogliere parenti e funzionari.
La famiglia reale di Cheope era assai estesa. Nel 1925 fu scoperta la tomba della regina Hetepheres I a est della Piramide di Cheope: il pozzo sepolcrale conteneva un prezioso corredo funerario.
La Pietra di Palermo riporta che, durante il regno di Cheope, venne eretta una statua alta sette metri e venne realizzata un’altra statua interamente in oro.
Di lui però possediamo solo una piccola statua in avorio (alta circa 7,5 cm), attribuibile con sicurezza, che si trova al museo de Il Cairo

 

Una curiosità: a fianco della piramide sono state rinvenute fosse contenenti le barche solari del sovrano.
La barca solare di Cheope è una delle imbarcazioni più antiche del mondo; fu scoperta dagli archeologi nel 1954 nella piana di Giza, in una fossa sul lato sud della Grande piramide.
Racchiusa in una camera ermeticamente sigillata, la barca era scomposta in 1224 pezzi, il cui legno si è conservato intatto per più di 4600 anni.
Per ricostruirla sono occorsi 13 anni. Lunga circa 43 metri, ha cinque remi per lato più due a poppa, con funzione di timoni e, dal 1982, è esposta nel museo creato appositamente a fianco della piramide e progettato dall’architetto italiano Franco Minissi.
Una delle domande alle quali si è cercato, tuttora inutilmente, di dare risposta è quale fosse la funzione di queste imbarcazioni.
Gli egittologi propendono nel credere che Cheope sia stato trasportato verso la tomba su un’imbarcazione funeraria simile (in effetti sembrerebbe che la barca sia stata usata in navigazione).
Resta comunque il problema per quale motivo sarebbe stata sepolta a così poca distanza da un’altra barca dello stesso tipo. E, inoltre, perché tagliarla in 1224 pezzi invece di seppellirla intera? Anche a questi interrogativi non si è riusciti a dare una risposta, considerando anche che le “barche solari” sono presenti fin dalle prime dinastie.

A 4500 anni dalla sua costruzione, la piramide di Cheope continua a sorprenderci. Un team internazionale di scienziati ha individuato al suo interno una grande e misteriosa camera segreta, lunga 30 metri e alta 15, che si trova poco sopra la Grande Galleria che conduce alla Camera del Re. Da quando Nature è stata scoperta si fanno mille congetture: conterrà il tesoro che da millenni si cerca nella piramide? Sarà la vera tomba di Cheope, la cui mummia non è stata mai trovata? Rivelerà finalmente i misteri della costruzione del più imponente edificio dell’antichità?
La nuova cavità scoperta nella piramide di Cheope potrebbe ospitare un trono di ferro meteoritico che sarebbe servito ad aiutare il faraone a ‘sedere fra le stelle. Nei riti funerari egizi (come testimoniano le scritture ritrovate nelle piramidi) il faraone, per raggiungere le stelle del nord, avrebbe dovuto attraversare la ‘porta del cielo’ seduto su un trono di ferro”, la sedia, in sostanza, aveva la funzione di aiutare il faraone nel suo passaggio all’aldilà; gli antichi egizi erano soliti costruire oggetti con il ferro ricavato dai meteoriti (riconoscibile dall’elevata percentuale di Nichel).
La stanza segreta è stata individuata grazie ad una nuova tecnica di scanning utilizza un mix di termografia a infrarossi, ricostruzione 3d e scanning ai muoni, particelle subatomiche prodotte dallo scontro dei raggi cosmici con l’atmosfera, capaci di penetrare decine di metri di solida roccia e fornire – in modo non invasivo – una mappa dell’interno delle mastodontiche piramidi.

 

 

Annunci
6 commenti »

Carta

Tsai-Lun, ministro dell’Agricoltura cinese (II secolo A.C), che visse durante il regno dell’imperatore Hoti della Dinastia Han, sarebbe l’inventore della carta.
Una leggenda racconta che prese spunto dalle vespe.
Incuriosito dall’insistente ronzare vide che si dirigevano verso un bambù, raccoglievano minuscoli pezzetti di fibra che bagnavano con la saliva, li masticavano e li impastavano. Mettevano la pallottolina ricavata tra le zampe e volavano via.
Notò un nido a forma di grappolo con tante cellette dove le api appoggiavano la pallottolina e iniziavano a plasmarla a colpi di zampe, le riducevano in lamine piatte e creavano nuove cellette che seccandosi si indurivano.
Tsai-Lun provò allora a macinare i pezzi di bambù nell’acqua ottenendo una poltiglia liquida che filtrava attraverso un setaccio, l’appiattiva e la lasciava asciugare al sole.
Così nacquero i fogli di carta.
La leggenda dice che per attirare l’attenzione dell’imperatore sulla sua invenzione, Tsai-Lun si finse morto e come ultima volontà chiese che venisse bruciata la carta di canapa posta intorno alla sua bara, simulò poi la sua risurrezione e attribuì il merito alla sua invenzione.
Da allora divenne tradizione in Cina bruciare carta di canapa nei funerali.

26 commenti »

Franny

di Andrew Renzi.

 

Franny è sereno, è generoso. Apparentemente. Uomo senza famiglia, senza lavoro.
Usa la morfina e il denaro per dimenticare un passato non facile da sostenere, un passato che non si può dimenticare.
Quando Olivia entra nella sua vita, per la seconda volta, dovrà affrontare il dolore, la sconfitta, sconfiggere la noia del lussuoso vivere.

 

Di questo film salvo solo Richard Gere e la sua capacità di interpretare il personaggio di Franny.
Bravi comunque Dakota Fanning e Theo James.
Non mi ha convinto niente di questo lavoro, dalla sceneggiatura alla storia, dal nome del protagonista che trovo assurdo, all’abbigliamento (anche se deve corrispondere allo stravagante personaggio), collegare alcune situazioni per ricavarne un filo conduttore mi ha lasciato abbastanza perplessa, ci ho dovuto giocare di fantasia.
Non ho capito il senso di questo film. E mi sono annoiata e distratta.

10 commenti »

Ali e melodie

Anni fa ho ascoltato le melodie degli Angeli che, bucando le nuvole in un piccolo cerchio di cielo azzurro, mi ricordavano di invocarli.
Sono sostegno nel viaggio della vita, li ritroveremo nell’eternità.
Angelo Custode non mi abbandonare.

12 commenti »

Loro…le mie amiche

Avere amiche è davvero bello.
Ma le amiche non le voglio uguali a me, le voglio diverse, altrimenti che noia!
Certamente punti in comune, ma mi piace avere a disposizione cervelli che creano diversamente da me, amiche che creano discussioni costruttive, che uniscono non dividono, mi piacciono quelle che creano l’empatia ma che hanno il coraggio di giudicarti per farti riflettere, non per gelosia o invidia.
Mi piacciono le amiche che si amano senza secondi fini. Io mi sento fortunata in questo senso, con le mie amiche so di poter mostrare l’anima.

19 commenti »

Auguri…

… a tutte le mamme, che partoriscano o no, danno una spinta ai figli per portarli a camminare nei giardini del mondo

…alla mia mamma, oggi 87 che felice di avere figli e nipoti accanto sembrava ancora la giovane donna sorridente nella foto del suo viaggio di nozze

… alla mia amica Katerina che proprio ieri ha saputo che mai potrà diventare madre, e dopo che ci siamo abbracciate mi ha detto ” e ora so che devo continuare ad essere la madre del cuore, per tutti i bimbi che seguo”. Lei è una grande madre

7 commenti »

Un dato…

…che alla soglia della Festa della mamma mi ha stroncata.
Tre milioni di bambini sono morti nel 2017 per cause legate alla malnutrizione.

11 commenti »

Johanna della foresta – Giorgio Scerbanenco

  Immigrati, boscaioli in Svizzera. Uomini di diverse nazionalità, tra cui due italiani: Donato e Francino.
La foresta fa sfondo alla storia di due donne innamorate di Donato.
La fidanzata storica, Maria, e la maestra Gertrude.
Ma Donato s’innamora di Johanna, figlia dell’oste del paese.
E poi c’è il capitano Heinrich Glicken, poliziotto. E il nazismo che è un eco sempre attivo
Johanna scompare, non si trova.
E’ stata uccisa?

Trovo questo libro in uno scaffale del centro commerciale, nell’angolo dei Libri lasciati. Un libro datato, anche come stampa (guardate la copertina).
Scerbanenco…come posso non leggerlo?
Natura, amore, mistero. Un romanzo che sembra “leggero”, ma non lo è, anzi dentro ci ho trovato la violenza dell’uomo sulla donna. Ci sono le donne che sognano un amore che le protegga, un uomo forte e solido. Ma questo amore non può essere tale se vuol dire abbassarsi ai soli piaceri dell’uomo, donne sacrificate per amore.
Certo la collocazione temporale è lontana dal momento che viviamo…uno Scerbanenco del 1955. Forse ancora attualre?
C’è anche la descrizione asciuuta della vita quotidiana dei personaggi. E storie piccole ma significative.
Non è un eccezionale romanzo, ma i personaggi sono fortemente delineati (a me è piaciuto Glicken). E il finale riscatta un po’ l’amore.

8 commenti »

Benvenuta!

Alice. Dopo la grande forza che la tua mamma ha avuto per farti nascere sei arrivata.
E ora profumi le nostre vite. Un nuovo fiore nel giardino della vita.

30 commenti »

La poesia c’è

Le immagini distorte dalle gocce d’acqua sui vetri del bus, il vociare dei turisti che invadono una Roma piovigginosa umida e calda, gli odori persistenti di profumi e sudori, non riescono a scalfire quell’intimo senso di pienezza dell’anima che provo dopo aver ascolatato le “parole”.
“Parole” di chi della poesia sa parlare, di chi la sa recitare, ma soprattutto di chi la poesia la incide sul foglio bianco; è perno delle anime che la sanno ascoltare, che ancora ne sanno apprezzare la forza discreta ma penetrante che non può lascire indifferenti.
La parola bella e ricercata che ben si sposa ad una Via Margutta che, se pur scalfita nella sua eterna bellezza da segnali stradali mal posizionati e obsoleti, è poesia lei stessa, con i suoi ciotoli, le sue mura inondate da cascate di verde smeraldo, le gallerie d’arte, piccole ma importanti, che espongono opere di generi diversi.
Nella calda/umida serata romana, Marco Corsi è riuscito a legare la mia anima alla sua poesia, ai ricordi di una Paola giovane incantata da una Roma che era silenzio meraviglioso di anni artisticamente costruttivi, al ciabattare confusionario e superficiale del momento sociale.
Una Roma che è comunque meraviglia.

 

Versi dissennati

 

Seppure avessi bisogno di toccare i tuoi sospiri
avvolti in sogno di cristallo,
chiederei il permesso al consesso delle stelle
amiche delle magie degli uomini,
custodi innammorati
in donna illuminata!

 

Marco Corsi

 

15 commenti »