TUTTOLANDIA

"…il posto che mi piace si chiama mondo…"

Antichi mestieri – Giovanni Leone

“Partenope, donna di cuore e di imprevedibili capricci, di grande qualità intellettuale e di cialtronerie affabulanti, figlia primogenita di un mare amico. Lei, spirito vivo e aperto, conoscitrice di molte culture, dotata di una solida filosofia quotidiana. La sua esistenza è un imperdibile libro di memorie, di ricordi spiccioli, di esistenze improvvisate, di mestieri e mestieranti….”

“Quanto più mi guardavo attorno, e quanto più attentamente osservavo, tanto meno riuscivo a trovare dei veri vagabondi….”scriveva Goethe durante un soggiorno napoletano nel 1787.

“Il martello si abbatteva con forza…Tutto il vicinato ascoltava quel sordo rintocco, quel segnale di inizio giornata. ‘O ferrare s’è scetato e le strade si popolavano…”
“Il petto villoso era sempre nudo, solcato in diagonale da una cinghia di cuoio, per tenere su le braghe…..I muscoli delle braccia erano morbidamente scolpiti, figli di infinite martellate…gli occhi erano neri come carboni…”
“Entrare nell’antica fucina del fabbro..rendersi conto della fatica, dei giorni duri e impalcabili, di quel ferro incandescente da domare.”
“Napoli era la bottega del fabbro…Napoli è figlia di quella forza, di quella creatività, di quel pensiero, pulito, genuino, sfavillante…”

  “Al calare della sera lo vedi in un fondaco a separare i diversi tipi di stracci, a prepararsi per nuove redditizie contrattazioni…”
“Stracci, malandate stoviglie, una sedia sghemba, coppole logore, coperte da rammendare, rotoli di spago, pastorelli di creta: tasselli di vita che fu, in bilico sul filo del tempo, nell’attesa di riguadagnare la scena. E` il carretto del cenciaiuolo, ‘o sapunaro per i napoletani, ricolmo di tutto e di niente. Spesso vedi il robivecchi al centro di un nugolo di femmine vocianti…..  ‘O sapunaro lo vedi ovunque. Non esiste angolo di Napoli che non abbia ascoltato il suo richiamo e il lento procedere del suo carretto. Dalle assolate strade eleganti ai vicoli bui. Tratta con serve, lavandaie, rissose popolane. Conosce i cortili dei palazzi nobili, i bassi, i fondachi. Il suo sguardo ben ricorda il duplice palesarsi della capitale del sud: nobildonna e stracciona.”
“Lo straccivendolo napoletano ha…la serena diplomazia di chi osserva il mondo…pronto a barattare un sorriso con uno straccio e la miseria di Napoli.”

  “Gli sguardi erano rivolti a lei, ‘a capera, la pettinatrice….”
“E nei frivoli discorsi, la capera era insuperabile….”
“Sapeva domare riccioli ribelli, esaltare timide trecce, far sparire fili d’argento…..provvede a tutto…qua impinza, là toglie, su imbruna, giù allustra, là gonfia, qua sgonfia; e le sue mani fan prodigio; e dieci quindici anni spariscono sotto le sue dita….”

  “Il danzante petto delle donne…Fonte di nutrimento, oggetto del desiderio, diabolica tentazione….florida nutriccia come baia di partenza per l’umano veleggiare.”
“Stringere al petto, avvolgere in un abbraccio caldo, donare…il rifugio primordiale è azione istintiva per colei che ama, che ha partorito vita…”
“A Napoli, allattare un bambino non è mai stato gesto da nascondere…”

“Abbraccia la mummara, troppo grande, troppo piena….le piccole braccia non cingono del tutto il recipiente e la paura di farlo cadere in terra è tanta…La bambina guarda imbroncita l’acquaiola, afferra un’anfora vuota, si volta di scatto e ritorna lungo il cammino che porta alla fonte…”

“La storia delle nostre radici non è verità incrollabile, ma avventura straordinaria.”

“Napoli e il suo carico d’umanità, i suoi venditori, il suo commercio.”

 

 

Ho fatto un viaggio meraviglioso, in un passato dove il vissuto era sofferenza ma anche grande adattabilità. inventiva, scaltrezza. Un passato che non è andato perduto, e che lo scrittore ha saputo tratteggiare meravigliosamente con riferimenti e note che arricchiscono culturalmente il lettore. Un viaggio nelle tradizioni di una città che io trovo magica.

 

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