TUTTOLANDIA

"…il posto che mi piace si chiama mondo…"

Canzone d’autunno

I lunghi singulti 
dei violini
d’autunno
mi lacerano il cuore
d’un languore
monotono.

Pieno d’affanno
e stanco, quando
l’ora batte
io mi rammento
remoti giorni
e piango.

E mi abbandono
al triste vento
che mi trasporta
di qua e di là
simile ad una
foglia morta.

 

Paul Verlaine

 

Una poesia che amo molto, per la malinconia autunnale che l’attraversa, per la precarietà del tempo che scorre.
Per quel destino che  trascina senza meta,  come se l’uomo fosse una  foglia morta.

8 commenti »

Voglio un ombrello

Voglio un ombrello,
rosso? perchè no?
Sarà l’unico colore
in questo vicolo doloroso
dove tu mi hai portato.

Voglio un ombrello
che  non mi permetta
di guardare oltre la
mia testa.

Voglio un ombrello
per non guardare il nero
laccio che ha abbracciato
di morte il tuo collo
che ha fatto tremare
il tuo corpo
che ti ha lasciato
inerme e indifeso
agganciato a quelle scale
fredde di marmo.

Voglio un ombrello
che non mi permetta
di vedere
la carta di quella ludica
illusione che ha bevuto il tuo sangue.

Voglio un ombrello,
rosso? perchè no?
Sarà l’unico colore
in questo vicolo doloroso
che soffoca il mio cuore.

E inatnto la pioggia fredda
di morte bagna i miei
occhi.

Paola

26 commenti »

E continuo…

…a sognare. I miei sogni sono scritti nel cielo della notte.

13 commenti »

Maledizioni?

Evalyn Walsh McLean (1886 – 1947), ereditiera americana è statal’ultima proprietaria del diamante Hope.
Il diamante è sempre stato associato alla maledizione, nel caso di Evalyn Walsh McLean sarebbe l’artefice della morte del figlio, morto a 17 anni in un incidente d’auto, il marito muore in ospedae sempre a causa di un incidente automobilistico, la figlia per overdose, un nipote durante la guerra del Vietnam; lei non lo ha mai creduto. Nel 1908 sposa Edward Beale McLean , erede del Washington Post e The Cincinnati Enquirer, hanno quattro figli,. uno dei quali muore a 9 anni investito da un’automobile. La donna morì di polmonite.
Il diamante Hope, chiamato anche Blu di Francia per il suo insolito colore di un blu particolarmente scuro, pesa 5,52 carati (9,1 grammi) è attualmente custodito al Smithsonian Museum di Washington.
Quasi tutti i propriatari che lo hanno posseduto se non hanno avuto guai sono morti per omicidio, suicidio, malattia.
Il diamante era u ‘occhio della statua del dio indiano, Rama-Sitra, si dice che Jean-Baptiste Tavernier, mercante, lo avesse acquistato, ma sembrerebbe che fu proprio lui a toglierlo dalla statua provocando l’ira della divinità, che maledisse la pietra e tutti coloro che l’avessero posseduta.
Tavernier dopo poco fece bancarotta e morì durante il viaggio verso l’India .
Ne vennero in possesso il re di Francia Luigi XIV (che lo fece tagliare a forma di cuore) e poi Luigi XV, che morirono a causa di malattie molto dolorose: il primo per cancrena alla coscia, l’altro per vaiolo.
Fu donato a Maria Antonietta (che lo unì ad altre pietre per formare una collana) che, insieme al marito Luigi XVI, fu decapitata durante la Rivoluzione francese.
Passò ad un gioielliere che morì di infarto non appena la pietra gli fu rubata, forse dal figlio, che si suicidò; un suo amico, che aveva trovato il diamante, morì dopo pochissimo tempo.
A Londra, nel 1830, Lord Francis Hope, VIII duca di Newcastle, pagò una cifra esorbitante per acquistarla la gemma e battezzarla con il suo nome, ma dopo averla ricevuta si separò dalla moglie, Mary Yohé, un’attrice e cantante statunitense di musical, che cadde in miseria ; il duca vendette immediatament il diamante.
L’acquirente, Jacques Colot, impazzì e si suicidò dopo averlo venduto al principe Kanitowskij, che a sua volta morì linciato dai rivoluzionari russi.
Il principe aveva regalato il diamante ad una ballerina che fu uccisa dallo stesso in un raptus di gelosia.
Fu acquistato dal gioielliere greco, Simon Matharides, che si sfracellò in un burrone prima ancora di ricevere materialmente la pietra.
Il successivo proprietario fu il sultano turco Abdul Hamid II, che lo acquistò per 400.000 dollari, un anno dopo averlo acquistato fu deposto e impazzì.
Secondo una leggenda, la prima vittima fu un sacerdote indù che nel 1515 lo rubò dal suo tempio, finendo catturato e torturato, fino alla morte.

27 commenti »

Cigno

Deneb, in arabo significa coda ed è la coda del cigno, è una stella molto brillante, grandissima; Albireo, è la stella che simboleggoia la testa del cigno, è una stella doppia, una parte azzurra e l’altra arancione, una delle stelle più belle del cielo
Il Cigno è una costellazione, una delle 48 costellazioni elencate da Tolomeo e una delle 88 moderne costellazioni, una tra le più belle. E’ rappresentata come un volo verso sud.
Appare a metà marzo, visibile perfettamente nelle notti estive a cavallo tra luglio e agosto, è quasi invisibile dalla fine di novembre.
Un cigno che vola lungo la Via Lattea che la arricchisce di miriadi di puntini luminosi, viene chiamata anche Croce del Nord perchè la sua forma, formata da solo quattro stelle di riferimento era identificata dai cristiani come la croce di Cristo
La mitologia la lega a Zeus, che si tramutò in un cigno per conquistare Leda, una bellissima fanciulla, moglie del re di Sparta Tindareo, madre di Elena e dei Dioscuri. E ancora, Eratostene dice che Zeus s’invaghì della ninfa Nemesi che abitava a Ramno (Atene), questa per sfuggirgli assunse le forme di vari animali, d’acqua, di terra, di cielo trasformandosi in oca, allora Zeus si tramutò in un cigno, l’acchiappò e la violentò. Igino da un’altra versione: Zeus finse di essere un cigno che cercava di sfuggire a un’aquila, Nemesi gli offrì rifugio e solo dopo essersi addormentata con il cigno in grembo si rese conto dell’errore compiuto.
Una leggenda narra invece che Fetonte, figlio del Sole, si appropriò del carro solare e distrusse la terra e il cielo, allora Zeus per punirlo lo affogò nel fiume Eridano, ma un cigno tentò di salvarlo ma invano, per la sua bontà il re degli dei decise di portarlo con sè in cielo e tramutarlo in una costellazione.

 

22 commenti »

Fiori e fate

Nel 1866 Odoardo Beccari, botanico fiorentino, disegnò sul suo taccuino una strana pianta.
Beccari all’età di 22 anni fece un viaggio in Malesia, nella foresta pluviale, e lì scoprì quella che viene chiamata la “lanterna delle fate”.
Il botanico non sapeva che questo rarissimo e misterioso vegetale sarebbe rimasto solo un disegno per 151 anni.
Fu classificato come estinto fino al 2017 quando un gruppo di scienziati cecoslovacchi, impiegati in una spedizione nella foresta malese, ne ha ritrovato una decina di esemplari.
Nome scientifico Thismia neptunis. Il fiabesco nome di lanterna delle fate gli fu dato in riferimento al suo bellissimo piccolo fiore.
Questa pianta è difficile da vedere anche perchè si sviluppa nel sottosuolo e arriva in superficie solo nel periodo della fioritura, che dura poche settimane e non avviene tutti gli anni. Una pianta ancora misteriosa sotto certi aspetti, è un “parassita” dei funghi ai quali sottrae acqua e nutrimento, non compie fotosintesi, non ha clorofilla
Ora i ricercatori sperano di trovare anche le altre due specie di piante che Beccari disegnò sul suo taccuino.

Lascia un commento »