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"…il posto che mi piace si chiama mondo…"

Santi, torciatori, zitelle

A Roma c’è una chiesa dedicata a S.Caterina d’Alessandria: S. Caterina de’Funari, che è l’antichissima chiesa di S.Maria dominae Rosae, forse chiamata così riferendosi alla benefattrice e fondatrice di questa, identificazione difficile per mancanza di documenti.
Nel 1536 papa Paolo III concesse la chiesa a Ignazio di Loyola, che fondò nel monastero una casa per ragazze povere, spesso figlie di prostitute, che venivano chiamate figlie del luogo, ma vi si rifugiavano anche le stesse ragazze dopo essere rimaste vedove o se venivano maltrattate dai mariti. Venivano ospitate anche giovanissime ragazze zitelle che venivano collocate come serve che, dopo sei anni di lavoro, ottenevano dai padroni una dote di 150 scudi per maritarsi. Nel giorno di S. Caterina, il 25 Novembre, le giovani fanciulle, vestite di bianco, andavano in processione verso la Basilica dei SS. Apostoli, per essere scelte dai futuri mariti. Nel 1611 durante la processione una delle ragazze scomparve misteriosamente: per tale motivo si interruppe tale uso per diversi anni e la processione non si svolse più fino al 1640, quando la tradizione fu ripristinata. S. Ignazio e altri devoti uomini, molti dei quali erano nobili e ricchi spagnoli, si offrirono di mettere al sicuro e salvare dal pericolo le figlie di cortigiane e di donne di mal costume che, per il cattivo esempio domestico o per l’estrema povertà, potevano cadere vittime della seduzione. Esse dovevano essere di gradevole aspetto, residenti a Roma da almeno due anni e di età dai nove ai dodici anni. Erano sorvegliate dalle suore agostiniane, che inizialmente furono scelte tra le stesse ragazze aventi vocazione religiosa; istruivano, insegnavano le virtù cristiane, il cucito, il ricamo e ogni arte domestica che potesse formare ciascuna di esse in una donna onesta e timorata di Dio se avevano attitudini alla vita matrimoniale, altrimenti venivano indirizzate alla vita monastica.
Nel 1876 fu trasformato in istituto destinato all’istruzione di orfane di famiglie di condizione civile cadute in povertà. Oggi questo istituto/monastero non esiste più.
La strada prende il nome dai funari, i torciatori di funi (fabbricanti di funi) che si erano stabiliti in questa via dalla vicina riva sinistra del fiume Tevere, per utilizzare come botteghe gli androni dell’antico Circo Flaminio.

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