TUTTOLANDIA

"…il posto che mi piace si chiama mondo…"

Dogman

 di Matteo Garrone.

 

 

Dogman è un negozio di toelettatura per cani sito in un quartiere periferico, il proprietario è Marcello.
Marcello adora i cani, ha una figlia e un “amico” bullo, ex pugile: Simone. Marcello, sottomesso e umiliato da Simone, gli procura la cocaina.
A causa di una rapina ideata da Simone, Marcello sconterà un anno di carcere e dopo l’ennesimo soppruso da parte dell’ex pugile decide di dargli una lezione, consapevole di aver ormai perso tutta la sua vita, sempre uguale, ma per questo stabile. Una vendetta terribile.

 

 

 

Qualche giorno fa si parlava con le mie amiche di uno dei fatti più efferrati avvenuto nella capitale. Io lo ricordo bene, mi sconvolse. Abbiamo deciso di vedere il film, che io non ero mai riuscita a vedere, ero titubante, la storia mi ha davvero segnato.
Parlo del Canaro della Magliana, forse qualcuno di voi lo ricorda. Una storia triste e terribile allo stesso tempo.
Matteo Garrone ne ha tratto un film, drammatico. Forse sembra assurdo, ma io l’ho trovato davvero bello, nella libera ricostruzione, nella fotografia, nei bravi attori.
Dalle frenetiche cronache giornalisitiche dell’epoca Garrone si è allontanato, ponendo la visione lontana dalla sola volontà di far conoscere la brutalità dell’omicidio.
Bravissimo Marcello Fonte in un’interpretazione del “Canaro”, ha creato un personaggio triste, umano, disumano, malinconico, contemporaneamente.
Un film che lascia l’amaro nel cuore, nell’anima, che fa riflettere su quanto ogni nostra azione porta una conseguenza da ben ponderare. Mi sono sempre domandata, a parte il fatto che menti così hanno dei profondi disturbi, a mio giudizio, ma forse quest’uomo in tanta efferrata violenza cercava di riscattare una dignità che aveva perso abbassandosi alle nefandezze del suo oppressore? Tutti lo descrivevano come un uomo mite, addirittura dolce.
Se avete “stomaco” guardatelo.
Il film è stato premiato al Festival di Cannes, ha ottenuto 9 candidature e vinto 7 Nastri d’Argento, ha ottenuto 15 candidature e vinto 9 David di Donatello, ha ottenuto 1 candidatura a BAFTA, ha ottenuto 4 candidature e vinto 3 European Film Awards.

 

 

La storia vera: Pietro De Negri, deve il soprannome di “Canaro”, al suo mestiere di toelettatore di cani in Via della Magliana 253; il 18 febbraio 1988 uccise l’ex pugile Giancarlo Ricci, bullo che spadroneggiava nel quartiere e che vessava De Negri da sempre. Un furto di uno stereo che Ricci avrebbe ridato a De Negri per 200.000 lire, una sberla alla figlia di De Negri di fronte al padre e un calcio al suo cane, fece saltare il controllo di Pietro, che comunque era un cocainomane, un piccolo pusher e un pregiudicato; attirò Ricci nel suo negozio con una scusa. L’indomani, in una discarica in zona Portuense, fu ritrovato il cadavere di Ricci, semi carbonizzato, con i polpastrelli intatti, in modo che fosse identificabile, e con segni di numerose mutilazioni. De Negri fu liberato dopo 16 anni per seminfermità mentale, raccontò in un lunghissimo memoriale ogni dettaglio dell’omicidio, in fase processuale si scoprì che questi erano in parte frutto dell’immaginazione del toelettatore, che Ricci era morto dopo mezz’ora senza mai essere chiuso nella gabbia, dove non sarebbe nemmeno entrato, e che le mutilazioni erano state tutte inflitte alla vittima post-mortem.

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