TUTTOLANDIA

"…il posto che mi piace si chiama mondo…"

Sogni…

“Un uomo non è vecchio
fino al giorno in cui
i rimpianti prendono
il posto dei sogni.”

John Barrymore

Buona serata blogger!

 

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Ansia

Quella sofferenza che ha bloccato stomaco e cervello ad una mia cara amica.
Pronto soccorso…goccine…a casa…raccomandazioni…
Tanti casi così al Pronto soccorso. I pensieri negativi di questo momento nascono come per un nonulla e montano inesorabilmente.
Una volta era un malssere che definirei “privato”, ora è indubbiamente collettivo, penso che nasca da nuove paure, dall’insicurezza e dalla sfiducia.
Che tristezza…giravo lo sguardo e mi sentivo tristemente smarrita.

 

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Roma è anche questo….

 

 

Lungo la Passeggiata del Gianicolo potete ammirare il monumento equestre di Anita Garibaldi*.
Fu realizzato nel 1932 dallo scultore Mario Rutelli. Alla base del monumento sono conservate le ceneri di Anita, traslate da Nizza.


La statua bronzea rappresenta Anita con la pistola in pugno che sorregge il figlio Menotti (neonato) mentre cerca di sottrarsi alla cattura nell’accampamento di São Luís, accerchiato dalle truppe imperiali durante la Guerra dei Farrapos.
Il piedistallo è ornato da pannelli bronzei che raffigurano episodi della vita di Anita.

Anita guida una formazione di soldati in marcia nelle Pampas.
 Anita alla ricerca del corpo di Garibaldi tra i caduti della battaglia di Curitibanos, dove ella credeva che l’Eroe dei due mondi fosse stato colpito.
 Anita sorretta da Garibaldi, durante la fuga nelle Valli di Comacchio.

 

 

 

*La vita di Anita fu brevissima, morì a soli 28 anni
Ana Maria De Jesus Riberio nasce in Brasile.
Riceve un’educazione elementare, sa cavalcare ed è anche una esperta nuotatrice.
Ancora giovanissima viene data in sposa a Giuseppe Duarte, del quale non si hanno notizie certe, ma sembrerebbe essere deceduto in un naufragio.
Garibaldi, fuggito dall’Italia perchè condannato a morte per avere partecipato ai moti carbonari e per essere iscritto alla Giovane Italia di Mazzini, si rifugia in America Latina, prendendo subito parte a insurrezioni locali. Durante un invito ricevuto conosce Anita e ne rimane colpito, quando riceve l’ordine di salpare, Anita vuole a tutti i costi imbarcarsi con lui.
Anita condivise veramente gli ideali politici del suo Josè, come lei lo chiama, e lo segue ovunque, nei pericoli e nelle battaglie. Si sposano quando venne accertata la morte del primo marito.
Nel 1840 le varie spinte secessioniste locali vengono definitivamente soppresse dal governo centrale e Garibaldi organizza la ritirata. Anita, che non è riuscita a scappare con lui, riesce a sfondare l’assedio ma il suo cavallo viene abbattuto, costretta ad arrendersi è convinta che Giuseppe sia morto, prega il nemico di poter cercarne il corpo tra i cadaveri nel campo di battaglia, non tovandolo decide di rubare un cavallo e durante la notte tenta la fuga. Anita era incinta di sette mesi, aggrappata alla coda di un cavallo guada un fiume, affluente dell’Uruguay. Raggiunge la fazenda di San Simon, dove si ricongiunge con Garibaldi. Qui che nasce il primo figlio, Menotti. A dodici giorni dal parto, mentre Garibaldi è assente, una improvvisa incursione la costringe a un’altra fuga. Avvolge il piccolo Menotti in un fazzoletto che lega a una spalla e, stringendolo al seno, fugge a cavallo. Garibaldi la trova esausta al margine di una foresta. Anita e Giuseppe hanno una vita disseminata da pericoli, sacrifici e povertà, anche perché lui ha sempre rifiutato i compensi che i governi dei popoli da lui aiutati gli avevano spontaneamente offerto. Quando la piccola famiglia si trasferisce a Montevideo, in una piccola casa in affitto, nascono altri tre figli: Rosita, che muore a due anni, Teresita e Ricciotti.
Intanto in Italia stanno maturando eventi nuovi e Garibaldi può essere di grande aiuto al suo paese, decide di farsi precedere da Anita e dai bambini; arriva a Nizza, dalla madre di Garibaldi, che arriverà dopo quattro mesi. Quando fu proclamata la Repubblica Romana Garibaldi viene proposto come deputato, Anita potrebbe rimanere al sicuro a Nizza coi suoi figli ma decide di raggiungere il marito a Roma, era incinta di quattro mesi. Quando la Repubblica di Mazzini cade, Garibaldi e le sue camice rosse fuggono da Roma, Anita si taglia i lunghi capelli, si veste da uomo e parte a cavallo a fianco di Josè, vengono seguiti dai soldati di cinque eserciti e l’intenzione di Garibaldi e della sua colonna è quella di raggiungere Venezia e sostenere la repubblica di Mazzini, attraversano l’Appennino trovando sempre sostegno nelle popolazioni. Molti avrebbero anche ospitato e curato Anita, che nel frattempo aveva contratto la malaria, cercando di convincerla a fermarsi, ma lei vuole proseguire. Garibaldi, Anita e 160 volontari raggiungono Cesenatico, dove si imbarcano, ma nei pressi di Goro iniziano dei cannoneggiamenti e sono costretti a sbarcare a Magnavacca. La fuga prosegue a piedi o con mezzi di fortuna, aiutati da cittadini di ogni estrazione sociale, in un territorio più sicuro ma molto faticoso, attraversando valli tra terra e acqua. Raggiungono la fattoria dei conti Guiccioli, vengono ospitati da Stefano Ravaglia, fattore del conte. Anita, ormai priva di conoscenza per la malattia e gli stenti, viene deposta su un letto dove muore poco dopo fra le braccia del suo Josè. Le circostanze drammatiche non permettono a Garibaldi di rimanere a piangere la moglie e, sollecitato, riprende la fuga. Per timore di essere scoperti come aiutanti di Garibaldi, i Ravaglia seppelliscono il corpo di Anita in un campo da pascolo dove viene scoperto da tre pastorelli. Seguono giorni di ricerche e di denunce. Il corpo della donna sconosciuta viene così sepolto nel cimitero di Mandriole, per poi essere traslato all’interno della chiesa. Dopo dieci anni, al termine della II guerra di indipendenza, Garibaldi, coi figli Menotti e Teresita, giunge a Mandriole per ritirare le spoglie di Anita e trasferirle al cimitero di Nizza. Nel 1931 il governo italiano chiede il permesso al sindaco della città natale di Garibaldi di spostare i resti a Roma, al Gianicolo.
Di questa donna coraggiosa e unica, si è raccontato molto, è molto difficile districarsi tra storia e leggenda, molti sono i racconti veri e romanzati.

 

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Marguerite

di Xavier Giannoli

 

 

Siamo in Franzia agli inizi degli anni ’20.
Marguerite Dumont, ricca baronessa, amante della musica e soprattutto del canto, sposata con l’aristocratico Georges Dumont, che non la ama.
La donna prende lezioni di canto da un tenore, mentre il marito si sollazza con l’amante di turno.
Marguerite è stonata, lo sanno tutti, anche gli amici aristocratici che lei sistematicamente invita a serate di canto, illudendosi di avere una sublime voce. Gli “amici” aristocratici la sfruttano economicamente per la raccolta di fondi a favore degli orfani di guerra.
Viene convinta ad esebirsi in pubblico, anche con la silente approvazione del marito.
Nel corso della serata Marguerite sforza troppo le corde vocali e si sente male. Quando scopre che è stata presa in giro da tutti i presenti alla serata e viene colta da infarto.

 

 

Film premiato, è ispirato alla vita di di Florence Foster Jenkins*.
Marguerite è una figura tragica, in cerca di umanità e affetto, una figura non ridicola (se si pensa alla storia), ben interpretata dalla bravissima Catherine Frot, bravi tutti gli attori devo dire.
Il film mette in evidenza la meschinità, l’ipocrisia, la cattiveria che può tristemente venir usata dimenticando l’umanità; a tratti il film è anche esilerante, ma già nella scena successiva si torna alla drammatica situazione che vive questa donna malata e illusa dalla sua inconsapevolezza.
I costumi sono meravigliosi.
Un film che consiglio.

 

 

 

*Realmente vissuta in America negli anni ’30

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E vabbè, m’è presa così!

La Campana della Chiesa

Che sôno a fa’? – diceva una Campana. –
Da un po’ de tempo in qua, c’è tanta gente
che invece d’entrà drento s’allontana.
Anticamente, appena davo un tocco
la Chiesa era già piena;
ma adesso ho voja a fa’ la canoffiena*
pe’ chiamà li cristiani cór patocco!
Se l’omo che me sente nun me crede
che diavolo dirà Dommineddio?
Dirà ch’er sôno mio
nun è più bono a risvejà la fede. –
No, la raggione te la spiego io:
– je disse un angeletto
che stava in pizzo ar tetto –
nun dipenne da te che nun sei bona,
ma dipenne dall’anima cristiana
che nun se fida più de la Campana
perché conosce quello che la sona…

Trilussa

 

*altalena

 

 

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La scelta

di Michele Placido

 

Laura viene stuprata da uno sconosciuto e, dopo qualche tempo, scopre di essere incinta.
E’ sposata con Giorgio, sono una coppia che si ama tantissimo, non sono mai riusciti ad avere figli. Giorgio si sente defrautato del suo senso di paternità, Laura vuole trasformare la violenza in amore, malgrado “la scelta” non sia facile. Riuscirà Giorgio ad accettare un figlio che potrebbe non essere suo?

             

Una storia emotivamente forte, un tema che che da sempre scavalca i secoli, un tema attuale ma che ha radici profonde. Un film dove non solo è preso in considerazione il tema della paternità, ma anche l’accetazione dello stupro è messa in evidenza. Temi delicati, intensi.
Film sentimentalmente drammatico, da vedere.
Brava davvero Ambra Angiolini, un ruolo difficile il suo, piatta come sempre la recitazione espressiva di Raoul Bova, ma comunque efficace. Ottima la regia di Michele Placido, che recita anche nel film, ottima la colonna sonora, bella la fotografia.

 

 

Il film è ispirato alla commedia teatrale di Pirandello, “L’innesto” (1919).
Se non l’avete mai letto lo consiglio, a me è piaciuto tantissimo, e per questo mi è venuta voglia di vedere il film. Un Pirandello sempre attuale.

 

 

 

 

 

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 Antoine de Saint-Exupéry

Amore non è guardarsi a vicenda, è guardare insieme nella stessa direzione.

(io e mio marito abbiamo il vizio di guardarci a vicenda…da ormai 34 anni…forse bisogna farlo)

 

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Giornata internazionale per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza

Essere bambini è bello?

Fai questo! Fai quello!
Lascia stare tuo fratello!
Ma ci vedi?!
Solleva i piedi!
Tieni dritta la schiena!
Dio mio! Fai proprio pena!
Non ti ingozzare!
Smetti di cantare!
Sei un musone!
Ti mollo un ceffone!
Mi fai ammattire!
Stai sempre a dormire!
Portami da bere!
Questo è da vedere!
Non ti sporcare!
Ti devi arrrangiare!
Fammi spazio!
Sei uno strazio!
E smetti di tirar su!
Non ti sopporto più!
Guarda lui com’è buono!
Basta con questo frastuono!
Essere bambini è bello?
Macché! è solo un pesante
fardello.

Susanne Kilian

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Dedicata… (a buon intenditor…)

ER SORCIO LOMBETTO*

Un Sorcio bianco, pieno de coraggio,
stava studianno er modo
d’entrà ne la bottega d’un caciaro
pe’ fasse una magnata de formaggio;
e siccome era secco come un chiodo
nu’ j’ariuscì dificile er passaggio.
Smerlettò lo stracchino,
fece ‘na grotta ar cacio pecorino,
allargò li bucetti a la groviera…
De tutto quer che c’era
vorse sentì er sapore:
s’ingozzò come un lupo, come un porco,
insomma fece un pranzo da signore.
Ècchete che la sera,
doppo d’avé magnato e rimagnato,
er Sorcio pensò bene de squajasse
da l’istessa fessura ch’era entrato.
Ma aveva voja a spigne e a intrufolasse:
ce capeva la testa, ammalappena.
— Mó sconterai la pena
d’avé fatto un’azzione disonesta.
— je disse un Sorcio, antico der locale —
Se voi riuscì de qui, caro collega,
bisogna che diventi come jeri,
secco, affamato, debbole com’eri
quanno ch’entrassi drento ‘sta bottega…
— E allora — disse er Sorcio — nun me mòvo:
mica so’ scemo! Già che me ce trovo
seguito a magnà qui: chi se ne frega?

Trilussa

*ladruncolo

**frequentatore abituale

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Honoré de Balzac

 “Si può amare senza essere felici e essere felici senza amare;
ma amare e essere felici è qualcosa di prodigioso.”

 

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