TUTTOLANDIA

"…il posto che mi piace si chiama mondo…"

Il fascino del passato

Il disco di Nebra è uno dei più interessanti ritrovamenti archeologici degli ultimi anni, è la più antica rappresentazione della volta celeste che si conosca.


Prende il nome della cittadina tedesca vicino alla quale è stato ritrovato (Nebra in Sassonia)
Sembrerebbe essere stata realizzata attorno al 1600 a. C. da un popolo vissuto in Europa prima dell’arrivo dei Celti.
E’ un disco di bronzo di circa 32 cm di diametro, con sopra impresso un diagramma in oro dei cieli, le raffigurazioni non sono fatte a caso e nemmeno a mano libera, ma basate su rigorosi calcoli matematici che fanno intravedere una competenza astronomica di altissimo livello.
Ritrovato nel 1999 da due cacciatori di tesori in una cavità in pietra all’interno di un antico bastione sulla cima del Mittelberg, venne scambiato erroneamente per il coperchio di un secchio e fu venduto illegalmente e dopo essere passato per diverse mani, nel 2002 venne offerto sul mercato nero fino ad arrivare in possesso delle autorità competenti, dal 2008 è esposto nel il museo regionale della preistoria di Halle, in Sassonia-Anhalt.


La cima del Mittelberg, quando ancora la montagna non era stata ricoperta dall’alta vegetazione, probabilmente potrebbe essere stato utilizzata nel neolitico come osservatorio astronomico, il sito si trova a circa 20 chilometri dall’osservatorio solare di Goseck.
Era costituito da un circolo del diametro di 75 metri, composto in origine da una collinetta circondata da una serie di quattro anelli concentrici, un fossato e, tutt’intorno, due palizzate realizzate con pali di legno dell’altezza di un uomo.

   
Il disco di Nebra è stato esaminato da un archeologo, da un astronomo, da archeologi chimici e da un’archeologa e studiosa delle religioni dell’età del Bronzo.
Secondo le loro interpretazioni, le placchette circolari più piccole rappresentano le stelle, dove spicca un gruppetto di sette placchette più ravvicinate che rappresenterebbero le Pleiadi. I due dischi maggiori, quello circolare e quello a forma di falce, rappresentano rispettivamente il Sole (ma potrebbe essere anche la Luna piena) e la Luna crescente. Le linee curve incastonate sui bordi del disco dovevano rappresentare porzioni dell’orizzonte visibili dal sito in cui il manufatto è stato ritrovato, questa interpretazione è sostenuta dal fatto che esse coprono un angolo di 82°, che è proprio la differenza angolare tra i punti di sorgere e tramonto del Sole sull’orizzonte, alla latitudine del luogo del ritrovamento, nei periodi compresi tra i solstizi d’estate e d’inverno. Sul bordo del disco è presente un arco dorato che ricorda una barca a vela sul mare, interpretato come la “Barca del Sole”. Le piccole rientranze lungo ogni lato dell’arco potrebbero rappresentare i remi della nave. Molti popoli dell’antichità immaginarono il Sole in viaggio da levante a ponente a bordo di una nave speciale.
Il disco racchiuderebbe i simboli di un tema profondamente religioso come il sole: l’orizzonte per i solstizi, la barca del sole, la luna ed altri esemplari particolari di stelle: le Pleiadi; gli artefici del disco hanno voluto sicuramente raggruppare tutti gli altri simboli di culto venuti alla luce anche in diverse regioni europee; esso fa parte quindi di un complesso sistema religioso diffuso in tutta Europa; forse indica un messaggio religioso.
Infine, sul bordo del disco sono impressi con estrema precisione 40 fori di circa 3 mm, lo scopo dei fori laterali non è chiaro; probabilmente servivano a fissarlo, cosa che fa pensare ad un utilizzo del disco anche come oggetto di culto.

 

 

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Wisaka e il visone

Wisaka è un mitico e antico eroe, dotato di capacità creatrice e generatrice, viene invocato durante le cerimonie. Era venerato dagli indiani Sauk*.
Ci fu un terribile inverno e Wisaka vedendo gli animali morire per il freddo decise di ricoprirli di grasso.
Trasformò le acque di un lago in liquido grasso e iniziò ad immergervi gli animali, iniziando dal bisonte.
Il visone**, agitato perchè non arrivava velocemente il suo turno, non seppe aspettare e si buttò nel lago. Allora Wisaka lo acciuffò per la coda e per castigarlo lo asciugò lasciandolo privo di grasso.

 

*I Sauk sono nativi americani appartenente alla famiglia algonchina.
Vivevano in America Settentrionale, nomadi delle foreste e dei fiumi; praticavano l’agricoltura, ma abbandonavano frequentemente i loro villaggi per dedicarsi alla pesca e alla caccia al bisonte. Attualmente vivono in Oklahoma.

 

Il visone americano** è un mammifero, della famiglia dei Mustelidi.
E’ originario del Nord America, vive in tutti gli Stati Uniti (fatta eccezione per l’Arizona), in Canada, a sud del Circolo Polare Artico.
Sono animali semiacquatici, ottimi nuotatori, possono percorrere sott’acqua fino a 30 m giungendo sino a 5 m di profondità; vivono lungo le rive dei laghi e dei fiumi in tane che di solito sono di altre specie acquatiche (specialmente il topo muschiato) che scacciano o uccidono; all’interno della tana accumulano erba secca o pelli e piume di animali loro prede; caccia indifferentemente su terra o in acqua, si arrampica saltuariamente sugli alberi per raggiungere una preda; si nutre di ciò che è maggiormente disponibile nella zona in cui vive: pesci, crostacei, rane, molluschi, uccelli acquatici, uova, roditori etc. E’ un cacciatore insaziabile, attacca anche rettili e mammiferi.
Sono prevalentemente animali notturni, durante il giorno tendono a dormire. Sono animali solitari, in particolare i maschi si rivelano particolarmente intolleranti ad esemplari dello stesso sesso, di solito marcano il territorio con delle ghiandole sottocaudali che emettono un secreto dall’odore muschiato.
Si riproduce una volta all’anno, le cucciolate sono in di circa 6-7 piccoli. La speranza di vita di questi animali in natura è di circa 3-4 anni, in cattività oltre 10 anni.
I visoni allevati in cattività se fuggono dagli allevamenti, non essendo abituati a procacciarsi il cibo e difendere un proprio territorio, muoiono facilmente entro due mesi per fame o per ferite riportate da combattimenti con altri esemplari.
Dalla seconda metà del XIX secolo la specie cominciò a venire allevata in cattività per sfruttare la sua pregiata pelliccia; nel 1866 venne ottenuta una sottospecie domestica dall’incrocio di tre sottospecie; i visoni ottenuti vennero importati in grandi quantità in allevamenti intensivi sorti in Asia, Sud America ed Europa.
In Italia, la specie è stata importata a partire dagli anni cinquanta.

 

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Il “mio” angelo

In tutta la vita di Gesù, gli angeli sono stati presenti, indicando sempre una via sicura.
La speranza che ho nel cuore è che il “mio” angelo mi indichi sempre la strada giusta, la strada per essere sempre “a casa”.

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Land of Mine – Sotto la sabbia

di Martin Zandvliet

 

2.000.000 mine. E’ il numero di quelle occultate sule spiagge danesi dai nazisti per impedire lo sbarco degli angloamericani.
1945, fine della seconda guerra mondiale: 14 giovanisimi ragazzi tedeschi, tra i 14 e i 18 anni, vengono consegnati al sergente Rasmussen per bonificare la spiaggia. Lui li detesta. I ragazzi sono costretti a muoversi carponi usando un bastone per sondare la sabbia.
Un’esplosione cambierà la situazione.

   

 

Film ispirato a fatti realmente accaduti ma poco conosciuti.
Il film mi ha emotivamente coinvolto, mi ha straziato. E non solo per alcune scene violente, ma per quei volti giovani, alcuni spaesati, altri impauriti, altri vendicativi; perchè nel film c’è la vendetta dei vincenti, ma poi c’è anche la forza di ritrovare l’umanità che le guerre inevitabilmente annientano; c’è la disperazione lenta di chi sa che da un momento all’altro porebbe saltare in aria;
Una tragedia che non termina con la fine di una guerra, ma lascia strascichi, lascia fragilità nell’anima, lascia aridità….
E’ un film duro e bellissimo, dove il sacrificio di giovanissime vite, una vendetta inumana, si contrappone al perdono ritrovato, ad un sentimento dolce di salvezza.
Non ci sono effetti speciali, la fotografia è bellissima, bravissimi gli attori, eccellente Roland Mølle (il sergente).
Mi ha colpito la figura dei gemelli Ernst e Werner, dolci, spaesati, impauriti…immagino trasportare nella realtà tutto questo e sento una profonda tristezza pensare a quanto siano disumane e inutili le guerre.

 

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Siete alla follia…

Diciamo che la giornata non è stata delle migliori.
Peccato…il cielo era azzurro come non lo era da tempo, l’aria fredda e rarefatta, bellissima, ricami di ghiacccio…
Poi arrivano le notizie che non vorresti mai sentire, dai l’abbraccio a chi ne ha troppo bisogni e non vuoi tirarti indietro, scruti qualcosa che non pensavi ti emozionasse dopo anni, le lacrime arrivano, poi se ne vanno, poi tornano…uff…che giornata.
Poi arriva il raggio di sole che ti scalda il cuore, mia figlia. E dici “Eeee…la vita è bella, malgrado tutto è bella”
Ma sai che non è ancora finita…e altra strapazzata.
Poi vai da Roberta e ci guardiamo negli occhi, come solo noi sappiamo capirci.
E non ce la facciamo più a essere strapazzate e allora ci prende la pazzia: due selfie con le montagne innevate alle spalle, iniziamo a raccontarci cose buffe, un gelato, un caffè, mettiamo la musica e iniziamo a ballare…si a ballare, mentre qualche lacrima rotola le risate la contrastano e si balla.
Arriva il figlio ci guarda e dice “siete alla follia…” Ci pensate uno di 19 anni che ti dice così?
Ci fermiamo? Neanche per sogno, ci abbracciamo e continuiamo, fino a che il cuore pulsa talmente forte e ci arrendiamo.
2 amiche+2 cuori+la follia= la forza di non mollare, di non cedere, di sapere che ci saremo sempre una per l’altra, qualsiasi cosa accada.
E la vita riprende “vita”. Insieme ce la possiamo fare.

 

 

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Venere in pelliccia

di Roman Polanski.

 

Piove a Parigi, la città è deserta…Thomas, regista cerca un’attrice protagonista per il suo adattamento teatrale del romanzo di Leopold Von Sacher-Masoch, Venere in pelliccia; al provino, tra le altre, all’ultimo si presenta una donna volgare e procace, non giovanissima, Vanda.
Il regista la rifiuta, ma appena la donna, che all’inizio sembra svampita, entra nella parte, fino a diventare la dominatrice, l’uomo si arrende, si umilia davanti a lei che lo sedurrà senza dargli sesso.
Tutto è basato sulla parola, che è forte, scandalosa, selvaggia…la parola che sonda e scruta l’animo umano nel profondo.
Entrambi metteranno a nudo le loro identità più profonde, il lato più oscuro e privato.

   

Film meraviglioso, sembra di essere a teatro, una magia che Polanski ha saputo creare perfettamente. Un film commedia quasi surreale, onirico, che parla di una grande realtà, la lottra tra uomo e donna.
Un confronto, una linea sottile e crudele che gioca sulla seduzione, con tutte le sue luci e ombre. Film intelligente, avvolgente.
Attori perfetti, una straordinaria, seducente e sensuale Emmanuelle Seigner, intigrante nel balletto in body e tacchi a spillo e un bravissimo Mathieu Amalric, unici protagonisti, che hanno recitato divinamente.
Scenografia e fotografia perfette.
Può sembrare noioso ma così non è, io lo consiglio vivamente.

 

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Crescere

Ogni persona cresce non soltanto grazie ai propri talenti e seguendo le proprie credenze più intime, ma anche grazie a  tutto ciò che riceve dalle persone che la circondano.

Iris Haberli

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Lasciami annegare

Cercavo il mare…
Nel freddo inverno, nella calda estate

Cercavo il mare

L’ho visto nei tuoi occhi
e
in quel mare
lasciami annegare

Paola

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Quartet

di Dustin Hoffman

 

Beecham House è una casa di riposo per musicisti e cantanti, situata nella campagna inglese.
Beecham House rischia di essere chiusa, così, in occasione dell’anniversario della nascita di Giuseppe Verdi, i residenti decidono di esibirsi davanti ad un pubblico pagante al fine di racimolare soldi per evitare la chiusura della struttura.
Ai già moti ospiti si aggiune Jean Horton, famosa cantante d’opera, donna raffinata ed estremamente altezzosa e cinica
La donna porta un certo tumulto nella quiete della casa, spezza l’armonia ch e c’è tra i residenti. Il motivo è chiaro, faceva parte di un celebre quartetto composto anche da  Cissy Robson, Reggie Paget, Wilf Bond, tutti presenti nella casa; il problema è che Jean è stata sposata con Reginald, che lei aveva abbandonato per andare a cantare alla Scala di Milano. L’uomo non l’ha mai perdonata.
Lei ora vuole chiedergli scusa.


Accetterà Reginald le scuse? E’ veramente disposta Jean a scendere a compromessi? Ma soprattutto Jean accetterà di rientrare nel quartetto ed esibirsi dopo aver giurato a se stessa che non avrebbe più cantato?

Film che consiglio vivamente di vedere. Tratto da un’opera teatrale del commediografo Ronald Harwood.
Ci sono arrivata perchè cercavo una notizia su Dustin Hoffman, che adoro, mi balza agli occhi la parola regia….Quartet. Imperdonabile mia svista. E così ho recuperato. Piacevolmente recuperato.
Dustin Hoffman ha creato una commedia tenera, leggera, romantica, anche velata di malinconia, ma con tanto humour dentro. un film con protagonisti d’età, ma pronti all’innovazione musicale.
C’è tanta musica dentro, ma anche amore, c’è l’emozione, la passione i sentimenti, i ricordi….e la voglia di vivere.
Regia perfetta, elegante, essenziale, gradevole. Scenografia meravigliosa, fotografia stupenda.
Attori meravigliosi, mi sono piaciuti tutti, ma Maggie Smith (anticipo che sono di parte perchè l’adoro) è superba, non solo nella parte altezzosa che deve ricoprire, ma nella recitazione, la trovo irresistibile; comunque stupendo anche Tom Courtenay e sfiziosamente brava Pauline Collins.
Non perdetelo…c’è dentro un cinema che definirei grande.
(forse parteggio visto che mi avvio verso l’età dei residenti di Beecham House?)

 

 

 

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Amore

L’amore mi mette sete…a voi? Per quanto ne ho ricevuto e ne ricevo…non mi disseta mai…non è mai abbastanza.

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