TUTTOLANDIA

"…il posto che mi piace si chiama mondo…"

Haiku

“Un fiore caduto,
pensavo,
sta risalendo
sul ramo.
Ma no: una farfalla.”

Arakida Moritake

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Sotto sotto…

Sotto l’Antartide è stato scoperto da qualche anno (grazie ai due satelliti Grace della Nasa) una anomalia gravimetrica in corrispondenza della Terra di Wilkes.
E’ un’area di 320 situata a 1600 metri di profondità sotto i ghiacciai, sotto quasi 2 mila metri di ghiaccio.

   
Inizialmente sono state fatte ipotesi fantasiose, tra le tante anche quella che fosse una base di dischi volanti (UFO) addirittura risalente ai nazisti nella Seconda guerra, rimasta intatta e sepolta dal ghiaccio.
L’ipotesi più accreditata è che si tratti di un enorme cratere dal diametro di 480 km provocato dall’impatto di un asteroide di quasi 50 km di diametro, che cadde 251 milioni di anni e che provocò la più grande estinzione di massa della storia della Terra (sparì il 90% delle specie marine e il 70%dei vertebrati terrestri) e che inoltre aprì la strada all’evoluzione dei dinosauri; propabilmente
provocò il distacco dell’Australia dall’Antartide.
Il cratere è molto più grande di quello provocato dall’asteroide di Chicxulub (18 km) che contribuì all’estinzione dei dinosauri.

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Guardare oltre

ORME SVELATE

Sono stato accecato dal fumo negli occhi
facciate colorate su pareti ammuffite
sorrisi splendenti che coprono aliti putridi
sepolcri imbiancati che nascondono morte,
è solo vuoto che rimbomba e stride,
ma non risuona dentro di me
e mi allontano da questo girotondo malato
in cui si finge di cantare insieme
e gli ultimi vengono venduti
affinché i primi siano sempre più primi,
ho sentito una pecora belare in lontananza
credo che lascerò questo gregge per cercarla.

Daniele Corbo

Immagine: hypocrite (PAVEL FILIN)

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The Legend of Tarzan

di David Yates

 

Tarzan da anni vive a Londra, è Lord Greystoke, insiema alla moglie Jane.
Il governo lo invita a tornare in Congo, inizialmente rifiuta, ma pressato dell’afroamericano George Washington Williams, che lo propone come emissario del governo al fine di provare chi è coinvolto nella schiavitù, e pressato da Jane, donna intraprendente e decisa, accetta.
Arrivato in Africa ritroverà vecchi amici, ma si troverà coinvolto in un complotto del capitano belga Leon Rom, schiavista. Tarzan dovrà affrontare i pericoli della giunla anche per salvare la sua Jane, che viene rapita.

 

Non vi aspettate il solito Tarzan, anche se l’urlo c’è sempre, la storia è completamente diversa da quella che tradizionalmente conosciamo.
Malgrado Edgar Rice Burroughs lo pubblicò nel 1914, i registi ogni tanto tirano fuori dal loro cilindro magico questa storia.
Il film non è un capolavoro, lo definirei d’intrattenimento, un film d’azione e avventura, ma non mi è dispiaciuto, gli animali ovviamente creati i 3D non sono perfetti ma mi sono piaciuti, soprattutto i gorilla. La colonna sonora è godibile, gli attori ottimi: bravissimo Samuel L. Jackson; diabolico, nei panni di Leon Rom, Christoph Waltz; da vedere il non eccessivamente palestrato ma dal fisico scolpito Alexander Skarsgard

 

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Sogni

Ci sono sogni a mio giudizio inspiegabili, sono quelli che ci legano all’inconscio, che è l’infinito immenso in ognuno di noi.

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27 gennaio – Giorno della Memoria

HO ADOTTATO ISAIA

 

Il 27 gennaio del 2020 ho partecipato al conferimento della cittadinanza onoraria a Isaia Sermoneta da parte del Comune di Acuto.
Isaia Sermoneta nasce a Roma il 24 dicembre 1930 da una famiglia di origine ebraica.
Già dall’età di otto anni subisce la prima discriminazione razziale: viene cacciato, assieme ad altri bambini, dalla scuola elementare “Garibaldi” di Roma. I genitori per paura si trasferiscono nella casa dei nonni, assieme ad alcuni zii.
Purtroppo il clima diventa sempre più ostile verso gli ebrei, avendo sentore del pericolo che era rappresentato dalla Gestapo e dall’esercito tedesco, Isaia, insieme ai familiari e alla sorellina Ester, fugge ad Acuto, questa fuga li salva dal rastrellamento nel ghetto di Roma del 16 Ottobre 1943 e Dalla deportazione di 1023 ebrei di Roma (solo in 16 tornarono).
Ad Acuto si sistemarono nel vecchio e malandato ex albergo Paradiso. Ha raccontato che dormivano sulla paglia, con le pulci che li tormentavano.
Isaia era un bambino vivace, come tutti i bambini, e quando arrivarono le truppe tedesche cercava di nascondersi, ma un giorno visto il pane in abbondanza dentro un furgone non resiste e ne prende una pagnotta, il militare di turno se ne accorge e lo insegue; durante la fuga Isaia gira in un vicolo e sente due braccia che lo prendono, la porta si chiude e silenzio….il militare non lo trova. Quella donna fu la sua salvezza, Isaia non lo dimenticherà mai, come furono salvezza i tanti cittadini di questo piccolo ma meraviglioso Paese che donò (cito parole di Isaia) “…la bontà, il calore e l’affetto…” e soprattutto la protezione dal pericolo, sempre in agguato, avendo i tedeschi un comando proprio nel Paese, di essere scoperti e deportati. Durante il periodo nazista la famiglia perse molti membri nei campi di concentramento.
Isaia non volle tornare mai nel paesino perchè gli ricordava un periodo tristissimo della sua giovanissima vita, questo fino al 2015, quando accettò l’invito del Comune per testimoniare la sua esperienza ai studenti della scuola secondaria di primo grado per il progetto “Memoria Nostra”.
Quando l’ho conosciuto l’ho adorato subito, dolcissimo, gioioso, l’ho adorato per la sua commozione che ho fatto mia, vedere un uomo di quell’età interrompersi per le lacrime durante il racconto mi ha fatto vibrare il cuore di dolore. Quando ha detto che sarebbe bello poter lasciare che la memoria attraversi i tempi…ora ci sono loro, ma sono gli ultimi sopravvissuti a quel terribile periodo, sarebbe bello che qualcuno adottasse la storia. Non ci ho pensato due volte, nella sala gremita ho alzato la mano, mi sono proposta, lui ha accettato e ci siamo stretti le mani forte forte; ho adottato la sua storia, la racconto ogni volta che posso, ho iniziato con mia figlia e i suoi amici…..ovunque c’è bisogno la racconto.
Lo vedo correre quel bambino dalla faccetta sveglia, un bambino che aveva fame e paura.
Quella fame e quella paura sono diventate mie.

 

Apro una parentesi.
Dal paese di Acuto, provincia di Frosinone, furono deportati in 26, almeno quelli che a memoria si ricordano, ma ce ne potrebbero essere altri, erano tutti uomini, con la motivazione: Internati Militari Italiani. Sei di loro non tornarono.

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LA SCACCHIERA DI AUSCHWITZ – JHON DONOGHUE

 

Auschwitz, 1943.
Paul Messner, ufficiale delle SS, per alzare il morale dei militari fonda il club degli scacchi.
Presto scopre che tra i prigionieri c’è un ebreo imbattibile, Emil Clément, detto l’orologiaio.
Clément è costretto a sfidare le SS, la posta in gioco è altissima…la vita, non solo sua, ma di altri prigionieri.
Tra Emil E Paul si crea un rapporto strano, angosciante.
I due si rincontreranno dopo vent’anni a un torneo di scacchi…

Un romanzo avvincente, dettagliato, mai scontato, neanche nel descrivere i campi di concentramento; i personaggi sono laceranti, complessi. Originale l’idea degli scacchi.
Un libro bellissimo, intenso, forse difficile da credere nel momento del perdono, ma questo libro è proprio lì che mi ha affascinato, dolorosamente affascinato, mi ha commosso e fatto riflettere.
Si legge benissimo, è scritto magnificamente, ti fa fluttuare tra il passato e il presente dei personaggi.
L’incontro tra Messner e Clément racconta il potere dell’amicizia, della redenzione, che forse anche nel più difficile contesto è possibile, potrebbe essere l’arma per un equilibrio mai totalmnte raggiunto.
Malgrado ho chuso molti sogni nel cassetto…qualcuno spunta sempre prepotentemente, a ricordarmi che tutto è possibile…

 

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Viaggi aerei…

Un teem di ricercatoti di vari Paesi (Usa, Francia, Russia, Cile, Israele) hanno ipotizzato che i batteri possono viaggiare per migliaia di chilometri attraverso l’aria da un capo all’altro della Terra; i ricercatori del Massachussets institute of technology (Mit) hanno scoperto, grazie alle videocamere ultrarapide e immagini a fluorescenza, che anche la pioggia fa viaggiare i batteri per distanze molto lunghe, quando le gocce cadono a terra il suolo diventa il rifugio temporaneo dei batteri; una singola goccia di pioggia può trasferire lo 0,01% dei batteri che riescono a sopravvivere per oltre un’ora. Questo dimostra che i batteri non viaggiano solo grazie agli animali, ma con una sorta di ponte aereo e ciò spiegherebbe lo scambio di batteri tra luoghi lontani.
La dimostrazione che ciò è possibile è stato il ritrovamento di batteri che vivono in pozze d’acqua caldissima in luoghi molto remoti, dove è difficile che gli animali possano arrivare.

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A Roma c’è una gatta…

…a dire il vero ci sono tant gatti, Roma è nota anche per le sue colonie di felini, ma la gatta di cui voglio raccontare è particolare.


E’ una statua di marmo bianco che potete vedere nel Rione Pigna, proprio a Via della Gatta.
La gatta in questione sembrerebbe essere stata parte del Tempio di Iside, che, al tempo dell’antica Roma, si trovava in questa zona; il gatto era considerato sacro dagli antichi egizi che adoravano Iside; questa gatta sarebbe Bastet, proprio figlia di Iside e Osiride.
La statua è posizionata su un angolo di Palazzo Grazioli.
Su questa gatta ci sono diverse leggende, e noi romani siamo specialisti nel crearne, su ogni angolo della nostra stupenda e, ahimè, trascurata città; una leggenda racconta che la gatta miagolò quando vide un bambino sporgersi pericolosamente dal cornicione, così facendo attirò l’attenzione della mamma che lo salvò da quella che sarebbe stata una fatale caduta; un’alra leggenda racconta che la gatta iniziò a miagolare incessantemente per avvisare gli abitanti del rione di un incendio sviluppatosi di notte che, se non subito spento, avrebbe provocato vittime e danni; e ancora, la gatta sarebbe posizionata nel punto dove è sepolto un tesoro, ma non è stato mai trovato malgrado gli accertamenti effettuati; quella che piace di più a noi romani è quella che racconta dello sguardo…
Lo sguardo della gatta sarebbe puntato su un tesoro nascosto, ma per quanti lo abbiano cercato, nessuno lo ha mai trovato. Almeno ufficialmente.

 

 

 

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Ancora sogno

Forse si è capito che sono una sognatrice…ad occhi aperti.
E poi sogno davvero quando sprofondo tra le braccia di Morfeo.
Spesso sogno la bellezza, che non è un gioiello, un luogo, un quadro…no, la bellezza è quando sogno la mia famiglia, quella che non c’è più, ma è sempre con me.
Sogno la bellezza perchè vedo mio padre preparare l’albero di Natale, o i miei nonni che prendono il caffè, il sorriso di mia zia, mia mamma che mi guarda….
Sogno la bellezza del passato, che mi fa scoprire il presente e immaginare che c’è sempre un futuro.
Perchè quelle radici hanno prodotto quello che sono oggi, una radice che immagina il futuro di altre piante.

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“Meglio scrivere per se stessi e non avere
pubblico, che scrivere per  il pubblico
e non avere se stessi.”

Marc Connelly

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