TUTTOLANDIA

"…il posto che mi piace si chiama mondo…"

per un bell’abito Olga perse le penne – Alessandra Marcotti

Due entità che si avvicinano ma sono separate.
Il cliente e l’intrattenitrice, nuovo inizio per uno, la fine per l’altra…
Non voglio dire di più sulla trama di questo libro.

 

Ignazio
“…Tutta la mia vita l’ho racchiusa in quattro valigie, nemmeno tanto capienti e chiuse con dei lucchetti da diario delle bimbe di prima elementare….”
Quei lucchetti mi fanno pensare alla solitudine di una vita compressa nello scorrere del tempo.

Olga
“…ma il cinturino metterà in risalto le mie caviglie così sottili che possono fare invidia anche a una giovane donna….”
Le caviglie, una sensuale parte del corpo femminile, questa frase mi fa pansare ad una vita introspettiva fondata sulla paura del tempo che scorre sul nostro corpo, la realtà è rifiutata.

Trama a parte in questo libro di Alessandra ci trovo molto di lei.
Del suo essere realtà e fantasia.
Lei è concreta, va sempre dritta come un treno, affronta la vita, anche nelle difficoltà che si prospettano (Ignazio); lei è una sognatrice, racconta la sua infanzia, ci lascia a volte pensieri di un’infanzia vissuta gioiosamente (Olga).
Tutto il libro è un’introspettivo viaggio dell’anima e del cuore dei due protagonisti, un libro che cattura la mente e rimbalza nel cuore, anche nel finale.
Un libro che lascia alla parola le immagini ben descritte, tanto che, nel leggerlo, mi sembrava di vedere i protagonisti e i luoghi, addirittura i colori,
Un libro scritto bene, senza orpelli, con una legiadria ebellezza che commuove.
Brava Alessandra! Ancora una volta la tua sensibilità, il tuo vivere intensamente ha creato un gioiello.

 

 

 

 

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BlacKkKlansman

di Spike Lee

 

Anni 70. Un poliziotto nero riesce ad infiltrasi tra i suprematisti bianchi del Ku Klux Klan di Colorado Springs. Lui è Ron Stallworth, laureato, che ha dovuto inventarsi di essere un bianco razzista.
L’ispirazione per questa idea è scaturita nel poliziotto dopo aver conosciuto Patrice, organizzatrice e sostenitrice del movimento di autoaffermazione black
Ma il colore della pelle è un impedimento, così contatta il presidente del Ku Klux Klan telefonicamente e fa presentare, con il suo nome, Flip Zimmerman, collega bianco, di origine ebraica, pronto per essere scambiato per un membro della razza ariana.

     

 

Film pluricandidato e premiato.
E’ tratto dalla vera storia di Ron Stallworth, poliziotto afro-americano che riuscì a entrare a far parte del Ku Klux Klan.
Potrebbe essere un film drammatico, e per il tema trattato lo è sicuramente (superiorità razziale, appartenenza ad etnie differenti), ma è anche una sorta di ironica cinica commedia.
Non mi sono piaciuti i dialoghi, neanche le voci dei doppiatori rispetto alcuni personaggi, e degli stessi personaggi non ho trovato un’impronta forte nella personalità che sarebbe dovuta emergere…Recitazione troppo naif, troppo ironia.
Buona la sceneggiatura, buona la regia, ma secondo me non all’altezza di Spike Lee.
Bravissimo John David Washington, mi ha convinto (buon sangue non mente? staremo a vedere).
Comunque film da vedere, per aver riportato alla memoria un tema che sembra appartenere al passato, ma che prepotentemente torna alla ribalta.

 

 

 

 

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Marianne Williamson

“Se si dona la propria vita
come una risposta generosa
all’amore, l’amore
risponderà generosamente.”

 

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