TUTTOLANDIA

"…il posto che mi piace si chiama mondo…"

27 gennaio – Giorno della Memoria

HO ADOTTATO ISAIA

 

Il 27 gennaio del 2020 ho partecipato al conferimento della cittadinanza onoraria a Isaia Sermoneta da parte del Comune di Acuto.
Isaia Sermoneta nasce a Roma il 24 dicembre 1930 da una famiglia di origine ebraica.
Già dall’età di otto anni subisce la prima discriminazione razziale: viene cacciato, assieme ad altri bambini, dalla scuola elementare “Garibaldi” di Roma. I genitori per paura si trasferiscono nella casa dei nonni, assieme ad alcuni zii.
Purtroppo il clima diventa sempre più ostile verso gli ebrei, avendo sentore del pericolo che era rappresentato dalla Gestapo e dall’esercito tedesco, Isaia, insieme ai familiari e alla sorellina Ester, fugge ad Acuto, questa fuga li salva dal rastrellamento nel ghetto di Roma del 16 Ottobre 1943 e Dalla deportazione di 1023 ebrei di Roma (solo in 16 tornarono).
Ad Acuto si sistemarono nel vecchio e malandato ex albergo Paradiso. Ha raccontato che dormivano sulla paglia, con le pulci che li tormentavano.
Isaia era un bambino vivace, come tutti i bambini, e quando arrivarono le truppe tedesche cercava di nascondersi, ma un giorno visto il pane in abbondanza dentro un furgone non resiste e ne prende una pagnotta, il militare di turno se ne accorge e lo insegue; durante la fuga Isaia gira in un vicolo e sente due braccia che lo prendono, la porta si chiude e silenzio….il militare non lo trova. Quella donna fu la sua salvezza, Isaia non lo dimenticherà mai, come furono salvezza i tanti cittadini di questo piccolo ma meraviglioso Paese che donò (cito parole di Isaia) “…la bontà, il calore e l’affetto…” e soprattutto la protezione dal pericolo, sempre in agguato, avendo i tedeschi un comando proprio nel Paese, di essere scoperti e deportati. Durante il periodo nazista la famiglia perse molti membri nei campi di concentramento.
Isaia non volle tornare mai nel paesino perchè gli ricordava un periodo tristissimo della sua giovanissima vita, questo fino al 2015, quando accettò l’invito del Comune per testimoniare la sua esperienza ai studenti della scuola secondaria di primo grado per il progetto “Memoria Nostra”.
Quando l’ho conosciuto l’ho adorato subito, dolcissimo, gioioso, l’ho adorato per la sua commozione che ho fatto mia, vedere un uomo di quell’età interrompersi per le lacrime durante il racconto mi ha fatto vibrare il cuore di dolore. Quando ha detto che sarebbe bello poter lasciare che la memoria attraversi i tempi…ora ci sono loro, ma sono gli ultimi sopravvissuti a quel terribile periodo, sarebbe bello che qualcuno adottasse la storia. Non ci ho pensato due volte, nella sala gremita ho alzato la mano, mi sono proposta, lui ha accettato e ci siamo stretti le mani forte forte; ho adottato la sua storia, la racconto ogni volta che posso, ho iniziato con mia figlia e i suoi amici…..ovunque c’è bisogno la racconto.
Lo vedo correre quel bambino dalla faccetta sveglia, un bambino che aveva fame e paura.
Quella fame e quella paura sono diventate mie.

 

Apro una parentesi.
Dal paese di Acuto, provincia di Frosinone, furono deportati in 26, almeno quelli che a memoria si ricordano, ma ce ne potrebbero essere altri, erano tutti uomini, con la motivazione: Internati Militari Italiani. Sei di loro non tornarono.

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LA SCACCHIERA DI AUSCHWITZ – JHON DONOGHUE

 

Auschwitz, 1943.
Paul Messner, ufficiale delle SS, per alzare il morale dei militari fonda il club degli scacchi.
Presto scopre che tra i prigionieri c’è un ebreo imbattibile, Emil Clément, detto l’orologiaio.
Clément è costretto a sfidare le SS, la posta in gioco è altissima…la vita, non solo sua, ma di altri prigionieri.
Tra Emil E Paul si crea un rapporto strano, angosciante.
I due si rincontreranno dopo vent’anni a un torneo di scacchi…

Un romanzo avvincente, dettagliato, mai scontato, neanche nel descrivere i campi di concentramento; i personaggi sono laceranti, complessi. Originale l’idea degli scacchi.
Un libro bellissimo, intenso, forse difficile da credere nel momento del perdono, ma questo libro è proprio lì che mi ha affascinato, dolorosamente affascinato, mi ha commosso e fatto riflettere.
Si legge benissimo, è scritto magnificamente, ti fa fluttuare tra il passato e il presente dei personaggi.
L’incontro tra Messner e Clément racconta il potere dell’amicizia, della redenzione, che forse anche nel più difficile contesto è possibile, potrebbe essere l’arma per un equilibrio mai totalmnte raggiunto.
Malgrado ho chuso molti sogni nel cassetto…qualcuno spunta sempre prepotentemente, a ricordarmi che tutto è possibile…

 

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