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"…il posto che mi piace si chiama mondo…"

La voglia di creare…

 

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” Habemus Papam negativum”…

…così definì Pasquino papa Gregorio XIII (1572/1585).
Avendo studiato giurisprudenza si stabilì a Roma esercitando attività nell’amministrazione della giustizia come giudice del tribunale civile.
Sostenuto del cardinale Pier Paolo Parisio fu eletto vescovo da Paolo IV e poi cardinale da Pio V.
Da laico ebbe un figlio, Giacomo, che legittimò prima di vestire l’abito talare.
Dai romani era definito papa-tentenna perchè emanava leggi severe ma non le faceva applicare, non sapeva imporsi. I romani respirarono libertà nel periodo del suo pontificato, visto che Gregorio disapprovava il rigorismo del predecessore, Montaigne disse “…vita e beni non furono forse mai tanto malsicuri come al tempo di Gregorio XIII.”
Roma cadde in balia di banditi e di nobili che che si difendevano armi in pugno, vigeva la corruzione totale.
Le “cortigiane” vennero chiamate puttane e battevano il marciapiede, dilagava la pederastia, addirittura nella chiesa di S. Giovanni a porta Latina gli omosessuali si sposavano durante la messa, si comunicavano e abitavano insieme.
Gregorio voleva governare con mitezza, senza la milizia, fece costruire collegi per stranieri: Germanico, Greco, Inglese, accolse con fasti gli ambasciatori giapponesi, voleva una città cosmopolita facendo uscire lo Stato della Chiesa dalla apostolica romanità; ma la città era un fermento di rabbia, odio, brigantaggio e partiti armati.
Gregorio XIII fu tradito dalla sua stessa idea, fu abbandonato anche dal figlio che aveva proclamato governatore di castel Sant’Angelo e gonfaloniere della chiesa combinandogli anche il prestigioso matrimonio con la nipote del cardinale Sforza.
Ma soprattutto l’aspetto negativo del suo papato fu legato alla terribile notte di San Bartolomeo (23/24 agosto 1572) a Parigi (attribuita poi a Caterina de’ Medici); storicamente alla chiesa Chiesa cattolica viene attribuita l’istigazione o almeno la complicità dell’accaduto, si dice che papa Gregorio XIII benedisse gli autori materiali della strage, fece cantare un Te Deum e coniare addirittura una medaglia commemorativa, festeggiò con luminarie e incaricò il Vasari di affrescare la Sala Regia del Vaticano con la Notte di San Bartolomeo.


Gregorio assolse sia spiritualmente che corporalmente il prete Guercino che aveva commesso ben quarantaquattro omicidi, non per motivi religiosi ma per rapina.
A Gregorio XIII si deve il Calendari gregoriano, ancora valido.

 

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