TUTTOLANDIA

"…il posto che mi piace si chiama mondo…"

Quando la fotografia si intreccia alla scrittura

Ieri pomeriggio ho partecipato alla presentazione del libro di cui ho parlato qui https://tuttolandia1.wordpress.com/2021/11/05/lessenza-fatale-beatrice-fiaschi/
Mi ha colpito molto l’idea di fotografie che raccontano spezzoni del libro, un lavoro stupendo  del fotografo Massimo Sgrulletti e come interprete l’autrice del libro, Beatrice Fiaschi.

 

 “La mia unica strategia è sbattere i delinquenti dentro, ad ogni costo!”: Senza indugiare oltre, sbatte la porta e se ne andò. Era agitata, come ogni volta che subiva un sopruso, ma non sarebbe scesa ulteriormente a compromessi. Più qualcuno le richiedeva di essere in un modo, più era tentata di imboccare l’opposta direzione.

 

“Spina, Maria, la Narcotici, la Omicidi, e persino Almeida: tutto la soffocava. Il travestimento le offriva l’opportunità irrinunciabile di essere un’altra persona: non Celeste e nemmeno Francesca. Quella notte nasceva Daisy, misteriosa donna di un altro secolo.
Non le interessava più neanche chi l’Erborista fosse: lei non voleva essere lei, e questo bastava.”

“Si fece strada con una torcia nel buio pesto del fossato, lasciandosi dietro la voce assonnata della Scalzi, quella più vivace di Marco e soprattutto la sua serpeggiante voce interiore che le ripeteva: è colpa tua.”

“Avrebbe risolto il caso e il caso avrebbe risolto lei. Così pensò, mentre posava lo sguardo sulle acque torbide del lago. Un ultimo canoista, indefesso atleta delle acque stagnanti, lo solcò con il suo remo e generò onde scure, preannunciando la sera.”

 

Quando si risvegliò era immobilizzata ad una sedia; i polsi legati dietro lo schienale. Udì dei passi dietro di se: “Strana sostanza il cloroformio: a seconda della dose sortisce effetti diversi, proprio come l’amore! Può solo stordire, farci sentire strani, ma può anche ucciderci”.

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Torneranno i prati

di Ermanno Olmi

Altopiano di Asiago, 1917, trincea italiana.
Si combatte a prima guerra mondiale, la disfatta di Caporetto è alle porte, la neve rende tutto spettrale, gelido. Una trincea a pochi metri da quella austriaca.
Soldati semplici che hanno capito di dover morire invano e un capitano, che riceve dal maggiore un ordine assurdo: occupare un dosso vicino, si rifiuta, perchè sa che sarà un suicidio di massa; viene arrestato. Il maggiore lascia il comando a un giovane tenente che da ordine di attaccare, la strage è compita…allora dà l’ordine di ritirarsi, alcuni superstiti si mettono in marcia, il tenente e altri soldati restano per seppellire i morti. Nella neve.

                       

Film pluri candidato, ma che è passato non dico inosservato, ma che non ha avuto la visibilità che credevo.
Un film di guerra…anzi no, sulla guerra. Un film che parla della paura, dello scoraggiamento, della tristezza, della solitudine, del silenzio che hanno vissuto gli uomini al fronte. Racconta di come gli uomini siano stati considerati numeri e non persone
Le inquadrature degli occhi, le inquadrature dei paesaggi, delle figure imbacuccate, le lise coperte, sono le emozioni, è una vera trasposizione, dal fisico all’emotivo.
La scenografia è scarna ma potente, non ci sono guerriglie ne combattimenti, ne effetti speciali, c’è il dolore che si porta dietro una guerra; tutte le guerre sono assurde, ma io la Prima Guerra Mondiale la vivo sempre come una devastazione personale, tutti quei giovanissimi (e non solo) mandati a morire, al macello per niente (in Italia una intera generazione è stata decimata in modo pesante).
Forse parlo così perchè immagino mio nonno, che all’ora aveva 17 anni, e che per fortuna tornò, sperduto e atterrito, lui non voleva mai parlare di questa guerra, a differenza della Seconda di cui ci ha raccontato molto, non abbiamo mai insistito perchè come qualcosa gliela ricordava piangeva e se ne andava se c’era qualcuno. Immagino allora quanto lacerante sia stata…E mi lacera perchè quando si ricorda la seconda ci sono tante manifestazioni nazionali, per la prima meno; quando sono andata nei luoghi dove si è combattuto o dove riposano tanti militari sono tornata ancora più devastata. Ora sto scrivendo e le lacrime scendono lente ma continue, non lo so, non posso fermarle, ogni volta è così.
Questo film l’ho voluto rivedere, anche se mi costa molto, non ci si deve aspettare chissà quale grande storia, quali immagini a cui di solito siamo abituati nelle regie di oggi.
Ma quel silenzio, quei volti, quella neve dice più di mille immagini.
Sicuramente sono di parte, amo smoderatamente Olmi, ma ottima la regia, bellissima la fotografia che in parte è stata rielaborata con una tecnica nuova, bravi e intensi gli attori.
Se volete vedere la guerra, guardatelo.
Il titolo lascia spazio a più interpretazioni, io dico che quei prati sono la rinascita della vita e i semi sono stati concimati dal sangue di tutti i militari che sono seppelliti in tutte le parti del mondo.
E ancora siamo come prima…guerre e ancora guerre…

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Europa

Il nome Europa potrebbe derivare dalla parola semitica ereb, “occidente”, con cui i fenici avrebbero indicato tutti i Paesi a ovest degli attuali Siria e Libano.
A me piace pensare che derivi da una leggenda greca, ma d’altra parte sono una sognatrice!

Francesco Albani (1630)

Europa era una bella principessa fenicia, figlia di Agenore re di Tiro (attuale Libano). Si innamorò di Zeus, che decise di rapirla trasformandosi in uno splendido toro bianco; le apparve mentre coglieva i fiori in un prato, gli si avvicinò e si sdraiò ai suoi piedi, Europa gli salì sulla groppa ed egli velocissimo si lanciò tra le onde del Mediterraneo fino a Creta.
Dal loro amore nacquero tre figli: Minosse, che divenne re di Creta; Sarpedonte, che divenne re della Licia; Radamanto, che per la sua saggezza divenne uno dei tre giudici che valutavano le colpe degli uomini nel regno degli Inferi.


Per ricordare il suo amore per Europa, Zeus pose in cielo un toro bianco fatto di stelle: la costellazione del Toro, di cui l’occhio più luminoso è la stella Aldebaran.
Da quel momento, il nome Europa indicò le terre poste a nord del Mar Mediterraneo.

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