TUTTOLANDIA

"…il posto che mi piace si chiama mondo…"

Calendario dell’Avvento – The Xmas Carols

Quinto giorno di Calendario dell’Avvento ideato da Shioren (https://ilmondodishioren.wordpress.com), a cui partecipano diversi blogger con alcuni lavori personalizzati. E ancora una volta vi invito a seguirlo.
Ed ecco il link delle quinte(plurale perchè sono due sorelle 😉 ) partecipanti: Elena e Laura (https://elenaelaura.home.blog/2021/12/12/the-xmas-carols-5-elena-e-laura-natale-neve-e-cioccolato), non mancate di curiosare.
Un racconto che mescola neve e cioccolato, un racconto molto “attuale”, si, lo definirei così…attuale.

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Disegnare…

Questa mattina mi è toccata l’allegra banda dei piccoli dei miei vicini.
Già dal mattino volevano vedere un film, mi sono rifiutata; gioco, bicicletta, vista la bella giornata di oggi, dopo giorni di gelo e pioggia c’è un bel sole, disegno e….”..mi leggi Pinocchio?” dice il più piccolo
“Non c’è tempo…mi dispiace”.
Visto che lo conosce a memoria si può dire, per quante volte l’ho letto con loro, ho proposto di disegnarlo.
Il piccolo felicissimo decide per la balena, lì mi scatta l’idea di ricordare che…
…non era una balena ma un pescecane che era lungo più di un chilometro senza contare la coda e dove Pinocchio incontrò babbo Geppetto, seduto accanto ad un tavolo illuminato da una candela.
E poi c’è anche Tonno.
– “Chi è che parla così?” domandò Pinocchio, sentendosi gelare dallo spavento.
“Sono io! Sono un povero Tonno, inghiottito dal Pescecane insieme con te. E tu che pesce sei?”
” Io non ho che veder nulla coi pesci. Io sono un burattino.”
“E allora se non sei un pesce, perchè ti sei fatto inghiottire dal mostro?”
” Non son io, che mi son fatto inghiottire: gli è lui che mi ha inghiottito! Ed ora, che cosa dobbiamo fare qui al buio?…”
“Rassegnarsi e aspettare che il Pescecane ci abbia digeriti tutt’e due!…”
“Ma io non voglio esser digerito!” urlò Pinocchio, ricominciando a piangere.
“Neppure io vorrei esser digerito,” soggiunse il Tonno “ma io sono abbastanza filosofo e mi consolo pensando che, quando si nasce Tonni, c’è più dignità a morir sott’acqua che sott’olio!…” -(la frase che amo più di tutte in questo libro).
E allora…
-Ora bisogna sapere che il Pescecane, essendo molto vecchio e soffrendo d’asma e di palpitazione di cuore, era costretto a dormire a bocca aperta: per cui Pinocchio affacciandosi al principio della gola, e guardando in su, potè vedere al di fuori di quell’enorme bocca spalancata un bel pezzo di cielo stellato e un bellissimo lume di luna.


“Questo è il vero momento di scappare ” bisbigliò allora, voltandosi al suo babbo. “Il Pescecane dorme come un ghiro: il mare è tranquillo e ci si vede come di giorno. Venite dunque, babbino, dietro a me, e fra poco saremo salvi.”
Detto fatto salirono su per la gola del mostro marino, e arrivati in quell’immensa bocca cominciarono a camminare in punta di piedi sulla lingua; una lingua così larga e così lunga, che pareva il viottolone d’un giardino. E già stavano lì lì per fare il gran salto e per gettarsi a nuoto nel mare, quando, sul più bello, il Pescecane starnutì, e nello starnutire, dette uno scossone così violento, che Pinocchio e Geppetto si trovarono rimbalzati all’indietro e scaraventati nuovamente in fondo allo stomaco del mostro.——
—“Ora, ragazzo mio, siamo bell’e perduti.”
” Perchè perduti? Datemi la mano, babbino, e badate di non sdrucciolare!…”
” Dove mi conduci?”
” Dobbiamo ritentare la fuga. Venite con me e non abbiate paura.”
Ciò detto, Pinocchio prese il suo babbo per la mano: e camminando sempre in punta di piedi, risalirono insieme su per la gola del mostro: poi traversarono tutta la lingua e scavalcarono i tre filari di denti. Prima però di fare il gran salto, il burattino disse al suo babbo: “Montatemi a cavalluccio sulle spalle e abbracciatemi forte forte. Al resto ci penso io.”


Appena Geppetto si fu accomodato per bene sulle spalle del figliuolo, il bravo Pinocchio, sicuro del fatto suo, si gettò nell’acqua e cominciò a nuotare. Il mare era tranquillo come un olio: la luna splendeva in tutto il suo chiarore, e il Pescecane seguitava a dormire.
Il povero Pinocchio faceva finta di essere di buonumore: ma invece… Invece cominciava a scoraggiarsi: le forze gli scemavano, il suo respiro diventava grosso e affannoso… insomma non ne poteva più, e la spiaggia era sempre lontana.
Nuotò finchè ebbe fiato: poi si voltò col capo verso Geppetto, e disse con parole interrotte: “Babbo mio, aiutatemi… perchè io muoio…”
E il padre e il figliuolo erano oramai sul punto di affogare, quando udirono una voce di chitarra scordata che disse: “Chi è che muore?”
“Sono io e il mio povero babbo!”
“Questa voce la riconosco! Tu sei Pinocchio!…”
“Preciso; e tu?”
“Io sono il Tonno, il tuo compagno di prigionia in corpo al Pescecane.”
“E come hai fatto a scappare?”
“Ho imitato il tuo esempio. Tu sei quello che mi hai insegnato la strada, e dopo te, sono fuggito anch’io.”
“Tonno mio, tu capiti proprio a tempo! Ti prego, per l’amore che porti ai tonnini tuoi figliuoli; aiutaci, o siamo perduti.”
“Volentieri e con tutto il cuore. Attaccatevi tutt’e due alla mia coda, e lasciatevi guidare. In quattro minuti vi condurrò alla riva.”
Geppetto e Pinocchio, come potete immaginarvelo, accettarono subito l’invito; ma invece di attaccarsi alla coda, giudicarono più comodo di mettersi addirittura a sedere sulla groppa del Tonno.


“Siamo troppo pesi?” gli domandò Pinocchio.
“Pesi? Neanche per ombra: mi par di avere addosso due gusci di conchiglia” rispose il Tonno, il quale era di una corporatura così grossa e robusta, da parere un vitello di due anni.
Giunti alla riva, Pinocchio saltò a terra il primo per aiutare il suo babbo a fare altrettanto: poi si voltò al Tonno, e con voce commossa gli disse: “Amico mio, tu hai salvato il mio babbo! Dunque non ho parole per ringraziarti abbastanza! Permetti almeno che ti dia un bacio in segno di riconoscenza eterna!… “
Il Tonno cacciò il muso fuori dall’acqua, e Pinocchio, piegandosi coi ginocchi a terra, gli posò un affettuosissimo bacio sulla bocca. A questo tratto di spontanea e vivissima tenerezza, il povero Tonno, che non c’era avvezzo, si sentì talmente commosso, che vergognandosi a farsi veder piangere come un bambino, ricacciò il capo sott’acqua e sparì.

Così abbiamo disegnato balena, pescecane e tonno!!!
Viva i bambini!

 

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