TUTTOLANDIA

"…il posto che mi piace si chiama mondo…"

Er papa tosto, un po’ Rugantino, un po’ matto (avviso: post lunghetto)

Questo titolo deriva da un sonetto del Belli che include anche un accenno ad una leggenda sul papa di cui vi parlerò: Sisto V.
La leggenda narra che: il papa venne a sapere che c’era un crocifisso che sanguinava, recatosi sul posto, prese una scure e spaccò il crocifisso, dicendo: “Come Cristo ti adoro, come legno ti spacco”, sembra che si trovassero all’interno spugne intrise di sangue.

Papa Sisto
«Fra ttutti quelli c’hanno avuto er posto
De vicarj de Dio, nun z’è mai visto
Un papa rugantino, un papa tosto,
Un papa matto uguale a Ppapa Sisto.
E nun zolo è da dì che dassi er pisto
A chiunqu’omo che j’annava accosto,
Ma nu la perdunò neppur’a Cristo,
E nemmanco lo roppe d’anniscosto.
Aringrazziam’Iddio c’adesso er guasto
Nun po’ ssuccede ppiù che vienghi un fusto
D’arimette la Chiesa in quel’incrasto.
Perché nun ce po’ èsse tanto presto
Un altro papa che je piji er gusto
De mèttese pe nome Sisto Sesto.»

Fu inquisitore a Venezia, terribilmente severo fu nominato Consultore Teologo dell’Inquisizione romana.
La leggenda narra che si presentò in conclave curvo e sostenuto dalle stampelle, voleva far credere che essendo debole poteva essere malleabile e che il suo pontificato sarebbe stato breve. Così non fu.
Proclamò subito un solenne Giubileo, provvide a sistemare i suoi familiari, estese la costruzione della sua villa.
Organizzò un regime severo, se c’era un sospetto, gli sbirri entravano nelle case dei potenti che finivano sulla forca, quelli che si costituivano non erano graziati, ma uccisi lo stesso, la frase che diceva in questo caso Sisto V era: ”Se non si fossero presentati alla giustizia, li avrei presi.”; ripristinò un editto che infliggeva la pena di morte a chi portava determinate armi; ristabilì l’ordine all’interno dello Stato rivalutando i processi fatti da Gregorio XIII in materia di titoli feudali, in quanto la privazione di feudi aveva ridotto molti nobili in miseria o li aveva spinti verso il banditismo; fu emanata una costituzione contro la nobiltà e le comunità protettrici dei fuorilegge che vietava ai baroni ed alle comunità pontificie di accogliere i banditi, erano obbligati a perseguirli, nei primi mesi di lotta erano state esposte più teste di banditi a ponte S.Angelo che meloni al mercato.
Pasquino, non si smentì. Si racconta che un tale di nome Attilio Blaschi, aveva barbaramente ucciso a Bologna un cugino con la moglie e due figlioletti, la fece franca per 36 anni trasferendosi a Firenze, ma Sisto V colse l’occasione di un favore chiestogli dal Granduca di Toscana e si fece consegnare l’omicida, al quale fu tagliata la testa in piazza di Ponte S.Angelo; le due statue di S.Pietro e di S.Paolo, poste all’ingresso del ponte S.Angelo, furono, la prima vestita con cappotto e stivaloni, la seconda con un cartello che così diceva:
– “Pietro, dove vai?”
– “Vado via da Roma. Ho paura che Sisto, il quale va rimescolando processi tanto antichi, voglia far vendetta dell’orecchio che 1580 anni fa tagliai a Malco, nell’orto di Getsemani”.
E Paolo:
– “Allora farò bene anch’io a cavarmela, perché non vorrei m’imputassero le mie persecuzioni contro i cristiani”.
Il papa deliberò che i “magnaccia” , le madri che facevano prostituire le figlie, i rei di adulterio, di incesto, di aborto, nonché della diffusione di calunnie, che colpì in modo particolare gli scrittori di avvisi, dovevano essere condannati a morte; le prostitute venero relegate in un luogo chiamato l’Ortaccio, fu proibito loro l’accesso alle strade principali della città, le uscite in carrozza e le uscite di casa dopo il tramonto; affermò che l’aborto è un crimine paragonabile all’omicidio; emanò una bolla contro l’astrologia e la superstizione; emanò provvedimenti contro alcuni giochi, la bestemmia, l’immoralità, le scommesse e le trasgressioni del riposo festivo.
Nell’ambito ecclesiastico, impose ai cardinali un giuramento in cui si impegnavano a dare la vita per difendere la religione cattolica; non potevano essere cardinali se avevano figli, chi era nato da una relazione extra-coniugale non poteva accedere alla porpora cardinalizia; per essere cardinale si doveva avere 22 anni compiuti e aver ricevuto gli Ordini sacri; riorganizzò il coro di San Pietro ammettendo nella cappella papale anche i cantori castrati.
Per incrementare l’agricoltura fece prosciugare temporaneamente le paludi pontine, ma emise nuove tasse e nuove gabelle, su grano, olio, vino, carne, ortaggi, pesce, tanto che Giovagnoli disse:”…per ammassare ricchezze per i suoi e per la Chiesa…lascia un tesoro…sulla fame, sula miseria, sulla desolazione del popolo.”
E Marforio e Pasquino non si lasciano scappare l’occasione:
Marforio: – Come si potrà vivere, Pasquino, con le vettoviglie tanto rincarate per le gabelle imposte da Sisto? –
Pasquino: – E chi ti ha detto che si debba vivere sotto Sisto? Un po’ per volta non si deve morire tutti impiccati? “ –
Sisto V rese possibile l’incremento delle arti e delle scienze, diede impulso allo sviluppo edilizio di Roma e provincia; realizzò ingenti capitali con la vendita di Uffici, la fondazione di nuovi Monti dei Pegni e l’imposizione di nuove tasse, a questo proposito, non fidandosi dei funzionari locali, reclutò come esattori delle tasse suoi fidati compaesani marchigiani, da qui il detto, (ancora usato dai romani), “Mejo ‘n morto drento casa, cche ‘n marchisciano fori ‘a porta”.
Emanò il “Bando per li Palii”, che regolamentava le celebrazioni del Carnevale romano, nell’intento di prevenire atti di violenza. Come alternativa al tradizionale Carnevale, con la bolla “Egregia populi Romani pietas” del 13 febbraio 1586, propose il pellegrinaggio alle Sette Chiese, che tradizionalmente si svolgeva il giovedì grasso, regolamentandone lo svolgimento e le tappe: a tal proposito, sostituì la chiesa di S. Sebastiano, troppo decentrata ed esposta agli attacchi dei briganti, con S. Maria del Popolo.
Prese provvedimenti nei confronti degli ebrei: con la bolla “Christiana pietas” del 22 ottobre 1586 abolì le disposizioni emanate da Pio V nel 1569 e consentì agli ebrei di stabilirsi in tutte le città dello Stato pontificio, permettendo loro di intraprendere nuovamente ogni genere di commercio, anche con i cristiani; ebbero il permesso di riaprire le sinagoghe e di avere cimiteri propri; non furono più obbligati a portare segni distintivi, non potevano essere resi schiavi né battezzati a forza; a tutti i maschi ebrei fu imposta la “cazaga”, una tassa che dava diritto di residenza; con l’allargamento del Ghetto, durante il pontificato di Sisto V si arrivò a contare 200 famiglie, la crescita della popolazione produsse l’elevazione di molti edifici esistenti e l’aumento degli affitti, di cui beneficiò, tra gli altri, la sorella del papa, Camilla Peretti, proprietaria di immobili situati nel Ghetto.
Sisto V, appena eletto, riprese il progetto di papa Pio IV, che vista la scarsità d’acqua che poteva pregiudicare l’espansione cittadina, commissionò un acquedotto a Matteo Bertolini di Città di Castello, e ordinò l’inizio immediato dei lavori, il progetto prevedeva il riutilizzo dell’acquedotto Alessandrino e quindi Sisto V comprò dai Colonna la sorgente presso Pantano Borghese, ad una ventina di chilometri da Roma, dove l’acquedotto iniziava, ed affidò la supervisione dei lavori ad una Congregazione presieduta dal cardinale Alessandro de’ Medici, visti gli errori di progettazione di Bertolini, il papa lo licenziò e affidò la direzione dell’opera a Domenico Fontana e suo fratello Giovanni, l’acquedotto fu chiamato Acqua Felice dal nome di battesimo del papa, il punto d’arrivo era presso la via Pia, dove l’acqua veniva poi distribuita alla città, Domenico Fontana costruì una grandiosa mostra nota come fontana del Mosè.
Sisto V concepì per Roma un programma di sviluppo urbano che mutò radicalmente la città, questo doveva rendere più facile l’accesso dei pellegrini alle Sette Chiese, voleva organizzare pellegrinaggi a Roma da tutte le parti del mondo, tutto era incentrato attorno alla basilica di S. Maria Maggiore: fece costruire diversi rettifili e strade; connessa con il progetto di tracciare strade rettilinee fu l’idea di erigere obelischi sormontati da croci in punti significativi della città, il primo ad essere ricollocato fu l’obelisco egiziano che, sotto la supervisione di Domenico Fontana, nel 1586 fu innalzato al centro di piazza S. Pietro e consacrato il 14, festa dell’esaltazione della Croce, negli anni successivi furono innalzati altri obelischi, sempre scegliendo date significative per la loro inaugurazione: il 15 agosto 1587, per la festa dell’Assunzione, l’obelisco dinanzi a S. Maria Maggiore, il 10 agosto 1588, festa di S .Lorenzo, quello presso S. Giovanni in Laterano, il 24 marzo 1589, vigilia dell’Annunciazione, quello al centro di piazza del Popolo.
Sisto V concepì il progetto di ricostruire il Palazzo del Laterano, il complesso fu demolito ed al suo posto Domenico Fontana costruì il maestoso Palazzo Lateranense, terminato nell’estate 1589, la scala principale del “Patriarchium“, conosciuta dalla tradizione come Scala Santa, fu collocata in un edificio apposito, mentre sul lato settentrionale della basilica, sopra l’ingresso laterale, fu costruita la Loggia delle Benedizioni.
Sotto la direzione di Giacomo della Porta, proseguivano i lavori della basilica di S. Pietro: questi portò a termine la costruzione dell’abside secondo il disegno di Michelangelo e nel dicembre 1588 iniziò la costruzione della cupola, la cui ultima pietra fu collocata il 14 maggio 1590; al costo di 1500 scudi a settimana, 800 operai, lavorando giorno e notte, completarono l’opera: il 21 maggio 1590 un Bando pontificio annunciò che: “A sua perpetua gloria et a vergogna de’ suoi predecessori, il nostro Santo Papa Sisto V ha terminato il voltamento della cupola di S. Pietro”. Altre chiese durante il pontificato di Sisto V furono oggetto di trasformazioni più o meno profonde.
Il rinnovamento urbano ed architettonico di Roma avvenne anche a spese delle antichità romane, aveva addirittura in mente di distruggere la tomba di Cecilia Metella e trasformare il Colosseo in officine e abitazioni.
Sisto V morì all’età di 68 anni stroncato dalla malaria, che non volle curare neanche con i consigli dei medici. Era il 27 agosto 1590, su Roma imperversava un violento temporale, la gente disse che il papa aveva stretto un patto con il diavolo, era salito così in alto e, una volta finito il tempo concordato, il maligno veniva a prendersi l’anima nel bel mezzo dell’uragano. La folla si riversò nelle strade ed espresse il suo malcontento nei confronti del passato governo cercando di abbattere la statua del papa eretta dal Senato nel palazzo dei Conservatori.
Sisto V è sepolto nel sepolcro che si era fatto preparare nella basilica di S. Maria Maggiore, il cuore venne deposto nella chiesa dei Ss. Vincenzo ed Anastasio, situata a poca distanza dal palazzo del Quirinale,

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Frozen II – Il segreto di Arendelle

di Chris Buck e Jennifer Lee.

 

Elsa sente una voce che sicuramente è legata al suo passato e ai suoi poteri.
Per capire dovrà affrontare un viaggio attraverso la foresta incantata. All’impresa si uniscono Anna, sua sorella, Kristoff, Sven e Olaf.
Il troll Gran Papà consiglia di cercare risposte al nord.
Elsa capisce che i genitori erano partiti per trovare spiegazioni sui poteri della figlia, vuole sapere, ma durante l’impresa decide di continuare da sola l’avventura per non mettere in pericolo gli altri.
Riusciranno le due sorelle a scoprire da dove vengono i poteri di Elsa?

Oggi giornata di vento gelido, la ciurma dei vicini si è stabilita da me tutto il pomeriggio, tra monopoli e risate abbiamo deciso poi per un film. Visto le temperature glaciali e avendo visto il primo ho proposto Frozen II, i maschi hanno storto il naso, la femminuccia no!
Premetto che non amo i sequel, di solito non sono all’altezza dei primi.
Sinceramente un po’ mi ha annoiato, salvo la grafica che è davvero bella. Alcune scene sono divertenti, soprattutto quelle con Olaf, il pupazzo di neve, infatti i due più piccoli se la ridevano di cuore.
Un film dove è dominante la forza e la determinazione delle protagoniste.
E forse è vero che ormai il Principe azzurro non va più di moda, le ragazze hanno fatto tutto da sole, vere eroine, anche nel cercare loro stesse.
Una fiaba è sempre una fiaba, con o senza principe, ma a me, che sono romantica, mi sarebbe piaciuto vederlo più coinvolto.
(considerazioni finali mie, i bambini hanno visto il film solo per divertirsi, per loro è un cartoon, anche se qualcosa ho buttato lì….)

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