TUTTOLANDIA

"…il posto che mi piace si chiama mondo…"

Maria Montessori

“Compito dell’ambiente non è modellare il bambino,
bensì di consentirgli di sperimentare.”

15 commenti »

This Must Be The Place

di Paolo Sorrentino

Cheyenne, ebreo, è stato una rockstar degli anni ottanta.
Ormai 50enne continua a vestirsi e truccarsi come una volta.
Grazie alla sua posizione economica riesce a vivere nel lusso, a Dublino, insieme alla moglie. Malgrado la vita agiata è perennemente annoiato, depresso.
Quando viene avvisato che suo padre sta morendo, decide di andare a New York, malgrado non abbia avuto contatti con lui per trenta anni. Quando arriva il padre è deceduto, viene a sapere che questi era alla ricerca dell’ufficiale tedesco che lo aveva umiliato nel campo di concentramento in cui era stato rinchiuso.
Cheyenne decide allora di proseguire la ricerca del padre. Cosa troverà?

Chi mi segue avrà capito perfettamente che non amo Sorrentino, quindi lascio pensare a chi leggerà questo post l’idea che sono prevenuta verso il regista, senz’altro è così. Ma non mi piace proprio, non trovo mai niente di innovativo nei suoi film, mai una originalità, anzi a volte mi sembra di vedere film già visti (e non credo di sbagliarmi), mi sono fermata a pochi suoi film come visione, purtroppo la prima cosa che mi assale quando li vedo è la noia, la non emozione.
Detto questo veniamo a questo film, scelto da una delle mie amiche.
Anche qui cosa c’è di nuovo? La storia è simile a mille altre, la ricerca di se stessi passando per un’altra storia neanche tanto originale, anzi per niente; la ricerca di Cheyenne alla fine non è che un percorso di vita dove cercare il perchè di situazioni mai risolte, ad esempio il rapporto con il padre. La sua maschera è un modo di alzare barriere tra lui e il mondo reale, il trolley che si porta dietro un simbolo di pesi che ha nell’anima.
Sean Penn è magistrale, davvero tanto, la sua maschera comunque mi fa strizzare l’occhio ad un Edward Mani di forbice meno delicato, più del momento, ma me lo ricorda.
Le musiche sono spettacolari, questo si, come la fotografia.
Il film è malinconico, con dentro intrecci di personaggi, a tratti lento in alcune scene troppo.
Una cosa a favore che potrei dire è che la ricerca vera del personaggio è quella del tempo, di come viverlo e apprezzarlo per non sprecarlo, ecco questo può essere affascinante, anche poetico se vogliamo, questo solo ho avvertito di emozionale, per il resto non trovo niente di nuovo che possa farmelo apprezzare.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

16 commenti »