TUTTOLANDIA

"…il posto che mi piace si chiama mondo…"

Avete mai provato..

…la Silvoterapia?
Abbracciare gli alberi.
Io si. Li ho praticamente in casa, come potrei non farlo!

I Celti cercavano le energie nei boschi. E noi? Li incendiamo, li estirpiamo…


Il tiglio: foglie grandi a forma di cuore, è accogliente, mira al cuore, abbracciatelo quando siete arrabbiati, è pace.
La tisana di tiglio favorisce il sonno, calma l’ansia, l’infuso di fiori di tiglio è consigliato per bagni rilassanti.


Il salice: per i Celti era legato alla aspetti lunari e all’ispirazione poetica. Vive preferibilmente vicino all’acqua, i suoi lunghi rami ricchi di piccole foglie invitano ad entrare per proteggere, noi lo avevamo in giardino, io e Melissa ci accoccolavamo spesso sotto le foglie, vicino al tronco, una grotta luminosa ma rassicurante:
Fin dall’antichità se ne conoscono le proprietà antidolorifiche e antinfiammatorie, antifebbrili. Come non affidarci?

L’Olivo: vivo in una zona di olivi, il campo del mio highlander, che non posso dimenticare, è il mio eden.
Centenario, dalla forza incredibile, offre i suoi frutti che diventano puro oro.
E’ pace, è saggezza, ogni volta che lo accarezzo ne sento l’infinita preziosità. E’ sacro.


La Betulla: per i celti era simbolo di rinascita, purificazione, conoscenza, purezza.
Si abbraccia volentieri, la sua corteccia è bianca, liscia, è la dolcezza, è accoglienza.
L’infuso delle sue foglie depura ,il decotto della sua corteccia lenisce i dolori.

Il Castagno: sempre poco considerato se non per i suoi frutti, buonissimi e nutrienti, ricchi di vitamine e sali minerali.
Vado pazza il suo miele, il suo colore scuro, il suo gusto forte….
Lo adoro, è centenario, come quelli che vivono ai margini del bosco vicino a casa mia,
Mi sento sicura quando passo accanto ai suoi fusti, creano macchie enormi, boschi interi,
Per me è un fratello di vita.

Quercia: per i Celti era simbolo di energia, era sacro.
Io ne ho quattro, ma il bosco davanti casa mia è quasi tutto pieno di querce. Le nostre sono ultra centenarie, una, forse la più vecchia, ha alla base del fusto un cespuglio enorme di fiori, che qui chiamano rose di quercia.
E’ sempre stato il mio albero preferito e quando abbiamo acquistato questa casa e le ho viste ho deciso che qui dovevo vivere, non mi interessa di chi mi dice che attirano fulmini, “chiamano” il temporale, le amo!
Quando mi sento debole le abbraccio, la mattina appoggio la mano sul fusto e ne sento la forza, la potenza, l’energia.
E non ho più paura.

 

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E ancora…

…donne uccise, violentate, molestate….

***

Parlano della sfera della
donna come se questa
avesse un limite;
Non vi è posto né sulla
terra né nei cieli,
Non vi è un compito
affidato all’umanità,
Non vi è benedizione o
voto,
Non vi è ne un “si” né un “no”
solo sussurrato,
Non vi è vita, morte, o
nascita,
Il cui valore abbia anche
solo il peso di una piuma,
Senza la presenza di una
donna.

Kate Field

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ragazzi di vita – Pasolini


(il libro di mio padre)

 

Roma. 1950, una città ancora distrutta dopo la seconda Guerra Mondiale.
In una calda estate bande di giovanissimi allo sbando totale nel. Il degrado sociale è forte.
Giovani violenti che, oltre a divertirsi, scorrazzano nelle borgate più povere compiendo furti, rapine, cercano nell’immondizia; giovanissime donne incinte che si prostituiscono, ragazzi che incontrano omossessuali per soldi, la famiglia è quasi inesistente. Dove il fiume sarà protagonista, dall’inizio alla fine.
Tra tutti spicca il Riccetto, un misto di delinquenza e umanità fino alle soglie del progredire della società, da cui verrà inglobato diventato un perfetto “borghese”.

 

Il libro è composto da una serie di episodi che si intrecciano. Alcuni colpiscono il cuore e l’anima.
Pasolini definisce i protagonisti Ragazzi di vita. Leggere questo testo non è facile se non si ha dimestichezza con il dialetto romano, così è il lessico originale*, ma non è facile leggere questo testo anche per la durezza di vita che è descritta, la vita vera di quelle che erano le borgate romane: sporcizia, miseria, squallore.
Il libro è stato acquistato da mio padre appena pubblicato (1955), aveva capito perfettamente di cosa trattava, lui che non era un ragazzo di vita, ma che è nato e cresciuto a Roma, non in borgata. Lui che aveva amici di borgata con cui giocava a pallone, lui che aveva conosciuto la povertà dopo un periodo di agiatezza.
Questa è la quarta volta che lo leggo, la prima volta ho stentato, adesso volevo ritrovare la voce di mio padre che mi correggeva quando sbagliavo gli accenti romani, volevo ritrovare Pasolini, per me, l’unico che ha descritto con reale crudezza la vita nelle borgate romane, quella vita che non esiste più piena di famiglie numerose e scarso pane sulla tavola, quella dei monolocali sovraffollati, quella anche della volgarità, quella che anela al benessere che poi la distruggerà, quella che ho conosciuta dai racconti di mio padre.
Puro romanzo neorealista che fa riflettere su molti aspetti della vita, non escluso quello religioso, che è stata e che in parte è radice anche del benessere post guerra. La fame di avere.
Lo consiglio, perché dentro c’è umanità, emozioni e intense descrizioni.

Aggiungo delle informazioni:
il libro esce nel 1955, ma viene ritirato e Pasolini viene accusato di oscenità a causa perché si parla di omosessualità e prostituzione maschile, addirittura la magistratura di Milano fa scattare la denuncia di carattere pornografico del libro. Grazie a diverse testimonianze di intellettuali e all’intervento di Carlo Bo che testimonia che “essere il libro ricco di valori religiosi perché spinge alla pietà verso i poveri e i diseredati” e che non contiene nulla di osceno perché “i dialoghi sono dialoghi di ragazzi e l’autore ha sentito la necessità di rappresentarli così come in realtà”, l’autore viene assolto e il libro viene pubblicato:
Il lavoro di Pasolini è frutto della passione che ha messo nel voler descrivere un mondo semplice e non corrotto dal consumismo, l’autore ha frequentato i luoghi e le persone delle borgate per rendere più reali e vitali storie e personaggi.
Dal testo sono state ricavate le trame di alcuni film dello stesso Pasolini.

*alla fine del libro c’è il glossario.

 

Sò romana e amo Pasolini perciò ve autorizzo a pensà che sò de parte!

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Piccioni

E Roma è anche questo…

 

 

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Non possono mancare…

Semir

Jo

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Un po’ di follia!

Oggi pomeriggio malgrado il caldo, con Roberta e le altre amiche avevamo voglia di ballare…bhe la bachata è stata la più gettonata.
E quando ce vo’ ce vò, e poi doccia!

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E io concordo!

“La bellezza si vede, il fascino si sente. “

Roberto Gervaso

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E non c’è nulla da fare…

…i bambini sono la mia gioia immensa!

(il bellissimo e vivacissimo figlio di mio nipote, nato lo stesso giorno del mio…tanti tanti anni dopo 😀  )

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Il fascino della scoperta…

Credo che in Egitto non si smetterà mai di trovare meraviglie.
Come ad esempio il ritrovamento dei resti di un’antica città risalente al Medio Regno (tra il 2000 e il 1700 a.C.), da parte deli archeologi del Ministero di Stato per le Antichità.
Nella città, che doveva essere importante e ricca,  sono state rinvenute molte case e palazzi, una necropoli con numerose tombe scavate nella roccia di epoca Hyskos*, un tempio dedicato al dio Sotekh, un muro di fortificazione, alto 4 metri realizzato con mattoni e malta, che fa dedurre che la città necessitasse di una forma di protezione dagli attacchi di invasori.
Tra i reperti rinvenuti, tutti notevoli, ci sono serie di lampade, amuleti, vasi di terracotta e diversi scarabei.
Sono state trovate anche delle rarissime piastrelle decorate, una volta utilizzate per decorare il palazzo del Nuovo Regno dei faraoni Ramesse II e di suo figlio Meneptah .
Questa scoperta è ritenuta molto importante in quanto rivela la vita quotidiana degli antichi egizi dalle soglie del Nuovo Regno, periodo di grande prosperità per l’Egitto, fino all’epoca greco-romana, quando Alessandro Magno conquistò l’Egitto, mettendo fine al dominio dei faraoni.

*Hyksos (in lingua egizia è tradotto come “governatori di terre straniere”)
Si è sempre creduto che fossero invasori stranieri, penetrati dal nord durante la XV dinastia; uno studio attuale smentisce questa ipotesi affermando che la classe che governò l’Egitto dal 1638 al 1530 a.C. era costituita da un gruppo nato all’interno della società egizia, emerso sugli altri, le cui origini sono probabilmente da cercare in Asia minore e nell’Anatolia centrale; si ritiene che a queste popolazioni si deve l’introduzione dell’uso del cavallo, ma non del carro da guerra, di cui non sono state trovate testimonianze nelle ricerche archeologiche.

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Sirene…

Oggi la scelta del film da vedere con la ciurma dei vicini (non si poteva uscire, vento e pioggia) è caduta su Ariel.
Scelta del piccolo che , reduce da una gita in barca sul fiume, ha detto che lui ha visto una sirena…è un grande attore, fantasia da vendere, e anche bugiardello. Ma lo adoro anche per questo, a volte inventa storie incredibili, che addirittura racconta alle insegnanti quando è a scuola, ma non alla logopedista, lei non ce la fa ad “imbrogliarla”. Da lì abbiamo iniziato a parlare delle sirene, mi sono davvero divertita.

      

La sirena è una figura mitologica, di solito è rappresentata come una giovane bella ragazza nella parte superiore del corpo, nella parte inferiore come un pesce; viene anche rappresentata con le ali d’ uccello, di solito in questo caso si fa riferimento alle arpie, che attiravano i marinai in viaggio con il loro canto dolcissimo per poi farli naufragare. Attorno alle sirene sono nati molti miti, a partire dalla loro nascita. I greci raccontavano che fossero figlie del dio dei fiumi Acheloo.
Le Sirene inizialmente erano meta donna e metà uccello, ma il loro aspetto fu trasformato per metà donna e metà pesce nel II secolo d.C. dopo l’arrivo del Cristianesimo che le decretava come esseri maligni; probabilmente perché solo gli angeli potevano avere le ali.
Per molti secoli furono considerate creature del maligno, malvagie e simbolo di perdizione.
Dopo il buio del Cristianesimo vennero riconsiderate grazie alla favola di Andersen, la loro caratteristica simbolo rimase sempre il canto melodioso.
Nella letteratura classica le ha rese celebri Omero nell’Odissea: incantatrici minacciose per il protagonista, Odisseo, e per i suoi uomini.
Per resistere al loro richiamo la maga Circe, consiglia Odisseo di chiudere le orecchie dei marinai con la cera e legando se stesso all’albero maestro della nave.

“Tu arriverai, prima, dalle Sirene, che tutti
gli uomini incantano, chi arriva da loro.
A colui che ignaro s’accosta e ascolta la voce
delle Sirene, mai più la moglie e i figli bambini
gli sono vicini, felici che a casa è tornato,
ma le Sirene lo incantano con limpido canto,
adagiate sul prato: intorno è un mucchio di ossa
di uomini putridi, con la pelle che raggrinza “

“Ed ecco, ad un tratto, che il vento cessò e venne la bonaccia:
un nume addormentò le onde. Balzati in piedi,
i miei compagni raccolsero la vela e la posero
in fondo alla nave; quindi, seduti sugli scalmi,
imbiancavano l’acqua con gli abeti puliti dei remi.
Io tagliavo a pezzetti una grande ruota di cera
con il bronzo affilato, la schiacciavo tra le mani gagliarde.
La cera si ammorbidiva in fretta, la premeva la gran forza
e la vampa del sole, Helios figlio di Iperione;
così turai in fila le orecchie a tutti i miei compagni.
Essi poi mi legarono mani e piedi nella nave,
ai piedi dell’albero: a questo fissarono le corde;
seduti in fila battevano con i remi il mare pieno di spuma.
Come fummo lontani tanto quanto si arriva con un grido
alle Sirene non sfuggì che un’agile nave si stava
avvicinando; esse intonarono un canto armonioso:
– Vieni qui, presto, glorioso Odisseo, grande vanto degli Achei;
ferma la nave perché tu possa sentire la nostra voce.
Nessuno si allontana mai da qui con la sua nave nera,
se prima non sente la voce dalle nostre labbra, suono di miele;
poi riparte pieno di gioia, conoscendo più cose.
Noi tutto sappiamo, quanto nell’ampia terra di Troia
Argivi e Teucri patirono per volere dei numi;
tutto sappiamo quello che avviene sulla terra nutrice -…”

«C’è un promontorio, cominciai, là dalle parti dell’Italia, che si tuffa nel mare profondo. La roccia è cava e dentro ci risuona l’onda, pare una musica di flauti; è il mare piú azzurro che abbia mai visto, la riva è verde come questi prati, piena di fiori colorati, ma tutto intorno marciscono cadaveri di uomini. Crani nudi, ossa spolpate, pelli che avvizziscono, proprio come la pianta trafitta dalla spina di trygon. È uno spettacolo orribile, neppure a Troia avresti potuto vedere qualcosa di simile, quando cani e avvoltoi dilaniavano nella polvere i corpi degli uomini e le membra marcivano sotto la luna.
Circe mi aveva avvertito, la bella Circe, che avrebbe voluto trasformare anche me in un animale, mentre stavo nudo nel suo letto. “Non fermarti alla riva delle Sirene! Loro cercheranno di stregarti, hanno una voce che incanta, ma tu vai oltre, non ascoltarle; perché se ti fermerai, morirai, e anche il tuo corpo avvizzirà sulla riva del mare!”».

Virgilio, colloca l’isola delle Sirene, raccontate da Omero in un gruppo di scogli a sud della penisola di Sorrento, le isole Li Galli, alcuni storici sostengono invece che si trattasse dell’isola di Licosa promontorio frazione del comune di Castellabate; secondo una leggenda il golfo di Salerno era abitato da tre sirene Partenope, Leucosia e Ligeia; il loro canto era un persuasivo strumento di seduzione tra amore e morte: ammaliavano i marinai che, per ascoltarle, facevano infrangere le navi sugli scogli ed erano sbranati dalle sirene. Odisseo (Ulisse) invece legato alla nave proseguì nel suo viaggio, le Sirene, umiliate e indispettite, si gettarono in mare e furono trasformate in scogli.


Secondo Svetonio, l’imperatore Tiberio, appassionato di mitologia, era solito mettere alla prova i suoi amici domandando loro cosa cantassero le Sirene. A tutt’oggi nessuno lo sa, solo Odisseo lo poteva rivelare…ma non lo fece.


Tra le Sirene possiamo annoverare Tessalonica di Macedonia, la sorellastra di Alessandro Magno
Una leggenda narra che il sovrano Macedone fosse in cerca dell’immortalità e che la trovò nelle acque di una fontana, con il liquido raccolto tornò a casa e bagnò i capelli di Tessalonica che, molto affezionata al fratello, quando egli morì cercò di togliersi la vita gettandosi in mare per il dolore, non morì ma, avendo acquisita l’immortalità, si trasformò in Sirena e continuò a vivere sotto queste sembianze. Essendo una leggenda medievale il suo aspetto  era di un uccello col volto di donna..
Tessalonica, col pensiero sempre al fratellastro defunto, si pose a guardia delle coste Egee e ripeteva sempre la stessa domanda ai marinai, “É vivo il Re Alessandro?” e la risposta giusta per passare doveva necessariamente essere “Egli vive e governa!”, altrimenti la nave si sarebbe infranta sugli scogli e i marinai sarebbero morti.
Anche Cristoforo Colombo di ritorno dalle Americhe (e sembra che già prima le avesse incontrate in Guinea, nel gennaio 1493) scrisse di aver visto tre sirene presso quella che sarebbe diventata la Repubblica dominicana, dichiarò che non erano belle nemmeno la metà di come le dipingevano e che le aveva viste anche in Africa occidentale. Molto probabilmente aveva visto i lamantini.
Dalla leggenda passiamo alla realtà, tanti avvistamenti sono da riferire ai Sirenii o Sirenidi, grandi mammiferi acquatici. Quattro sono le specie viventi, sempre più rare e minacciate di estinzione: il dugongo , il lamantino dei Caraibi , il lamantino africano e il lamantino delle Amazzoni , tutte possono vivono in acque dolci e in acque marine tropicali e subtropicali.
Gli antenati degli attuali risalgono a 55 milioni di anni fa quando lasciarono la terra per il mare e intrapresero una radicale trasformazione: gli arti posteriori, il bacino e il collo sparirono e la coda e gli arti anteriori divennero pinne. Si ritiene che siano lontanamente imparentati con gli elefanti e con gli iracidi.

 
A tutt’oggi le uniche sirene che ho visto sono Ariel, la principessa del cartone animato della Disney “La sirenetta”,e le tante raffigurate in tantissimi quadri; ho letto “La sirenetta” della favola di Hans Christian Andersen, e spero di poter vedere la statua della Sirenetta, la scultura di bronzo simbolo di Copenaghen.

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