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"…il posto che mi piace si chiama mondo…"

Una chiesa…particolare

Se gironzolate per Roma passate in Via di S. Giovanni Decollato, o al passetto (un sottopassaggio) S. Giovanni Decollato, potrete visitare la chiesa omonima.
Forse in origine era S. Maria de Foeva, chiesa antichissima che prese il nome attuale nel 1488, quando venne concessa all’Arciconfraternita fiorentina della Misericordia; fu costruito anche  l’Oratorio detto di S. Orsola, da qui partiva la processione che prendeva in carico un condannato, liberato per il privilegio ottenuto dalla Confraternita.


L’Arciconfraternita, a Roma dal 1488, ricevette da papa Innocenzo VIII l’incarico di confortare i condannati a morte per decapitazione e di poter seppellire coloro che morivano in grazia di Dio in fosse comuni poste nel chiostro, le fosse erano coperte da chiusini con su scritto “Domine, cum veneris judicare, noli me condemnare” ( Signore, quando verrai a giudicare, non condannarmi).
Molti confratelli, che erano anche di famiglie illustri, si facevano seppellire anonimamente con i giustiziati che avevano confortato nell’ultimo istante, come forma di umiltà.


Come già detto le fosse si trovano nel bellissimo chiostro, sotto i portici sono murate numerose lapidi sepolcrali, sul pavimento sono ancora visibili le sette botole, sei per gli uomini ed una per le donne.
Dal chiostro si può accedere alla “Camera storica”, dove sono conservati cimeli di notevole interesse: documenti che testimoniano processi, patiboli e roghi; il cesto che raccoglieva la testa dei giustiziati, anche quella di Beatrice Cenci, e l’inginocchiatoio sul quale la giovane recitò l’ultima sua preghiera; affissa ad una parete la condanna a morte di Giordano Bruno; il grande crocifisso che apriva i cortei diretti al patibolo e la barella con cui i confratelli riportavano il corpo del giustiziato; le cappe nere dei confratelli e le coperte che li riparavano dai rigori delle veglie in carcere; le fiaschette per l’aceto ed il vino greco da dare al condannato; le custodie di cuoio per i fogli sui quali il reo dettava le sue ultime volontà; le corde per calare i corpi degli impiccati ed il coltello per recidere il laccio; i registri che narrano figure di eretici, assassini, malfattori o presunti tali.
Ogni 29 di agosto, giorno del ritrovamento della testa del Battista, la Confraternita aveva il privilegio di liberare un condannato a morte, nella camera storica, a testimonianza di ciò, resta l’abito rosso che i confratelli facevano indossare al prigioniero liberato e l’urna che conteneva le fave bianche e quelle nere che servivano per scegliere colui che avrebbe avuto salva la vita, vinceva chi aveva più fave nere, nello stesso giorno si bruciavano anche le corde servite per le impiccagioni.
Il giorno prima di un’esecuzione i confratelli uscivano di sera dalla chiesa avvolti in neri mantelli, si dirigevano verso il carcere accompagnati dal lume di una candela e dal suono di una campanella, che annunciava che l’indomani un uomo sarebbe stato giustiziato. La veglia avveniva nelle segrete del carcere. Dopo l’esecuzione le teste mozzate venivano date alle fiamme il 24 giugno di ogni anno, in occasione della festa di S. Giovanni Battista, morto decapitato.
All’interno della chiesa troviamo tre nicchie con altari divisi da paraste doriche completamente affrescate da artisti toscani del tardo Cinquecento, con figure di santi. Il soffitto, a cassettoni, è ornato dalla Croce e dal giglio di Firenze, mentre al centro è raffigurata la Testa di S. Giovanni Battista.


Vi sono custodite opere importanti: la Natività di Jacopo Zucchi, l’Incredulità dell’apostolo Tommaso di Giorgio Vasari, la Visitazione del Pomarancio, la Madonna del Latte, proveniente dalla demolita chiesa di S.Maria della Fossa, un S. Giovanni Evangelista sottoposto al martirio dell’acqua bollente di Battista Naldini e, nel terzo altare, un bel Crocifisso ligneo.
Sull’altare maggiore si trova la splendida Decollazione del Battista di Giorgio Vasari del 1553.
Nell’oratorio si può ammirare un ciclo pittorico: otto episodi della vita di S. Giovanni Battista, come la Predica del Battista (1538) ed il Battesimo di Cristo (1541), entrambi di Jacopino del Conte, la Nascita del Battista (1551) e la Visitazione (1538) di Francesco Salviati, in quest’ultima tela, nel personaggio con la barba, è stato identificato il ritratto di Michelangelo, che apparteneva all’Arciconfraternita.
Accanto all’ingresso della chiesa, su un portale, vi è una cornice marmorea con all’interno, in rilievo, la testa di S. Giovanni, sulla cornice è incisa la scritta “Misericordiae Archiconfrater“, che costituisce lo stemma dell’Arciconfraternita


E non può mancare una leggenda romana (ma un fondo di verità c’è…): sembra che i romani partivano dalle carceri seguendo il percorso dei condannati a morte cercando segni per ricavare numeri da giocare al lotto, oppure si radunavano davanti la chiesa dopo la mezzanotte per pregare le anime dei giustiziati affinchè rivelassero loro i numeri da giocare.

 

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