TUTTOLANDIA

"…il posto che mi piace si chiama mondo…"

La Bibbia e gli angeli

In tutti i libri della Bibbia appare una presenza sovrumana, che però non è divina, contemplata anche in molte religioni non ebraiche o cristiane: l’Angelo.
Nell’Antico Testamento è menzionato 215: mal’ak che in ebraico è “messaggero”, tradotto in greco, Anghelos (da cui deriva il nostro “angelo”); diventa il nome (o lo pseudonimo) di un profeta, Malachia, che in ebraico significa “angelo del Signore”.
Nella Bibbia l’angelo conserva tracce divine perchè è il semplice rivelarsi di Dio in modo indiretto, attraverso l’angelo è in realtà Dio stesso che appare agli uomini in forma umana per rendersi visibile; l’angelo, pur venendo dall’area divina entra nel mondo degli uomini, parla e agisce visibilmente come una creatura, ma il messaggio che porta è sempre divino; è una personificazione della parola di Dio che annunzia e opera salvezza. Ma gli angeli sono anche qualcosa di più di una semplice immagine di Dio, gli angeli appaiono con una loro entità e identità; nell’Antico Testamento non si parla mai di purissimi spiriti, come noi siamo soliti definire gli angeli, perché per i Semiti era quasi impossibile concepire una creatura in termini solo spirituali, separata dal corpo, Dio stesso è raffigurato con fisonomia, gli angeli hanno connotati e fisionomie con tratti concreti e umani; dopo l’esilio babilonese di Israele (dal VI secolo a.C. in poi) l’angelo acquista, negli scritti, un’identità propria sempre più delineata.
Dalle Scritture Sacre: “Cherubini dalla fiamma della spada folgorante”, posti a guardia del giardino dell’Eden (Genesi 3,24)a, sono coloro che saranno destinati a “proteggere l’Arca dell’Alleanza” (Esodo 25,18-21)arca_01g; ci sono i Serafini della vocazione di Isaia (6,1-7)isaia; nel capitolo 18 della Genesi, gli Angeli, si presentano davanti alla tenda di Abramo come tre viandanti: uno solo di loro annunzia la promessa divina…nel leggere il racconto (19,1), poi, diventano “due Angeli”, ritornano poi a essere “tre uomini” per ritrasformarsi in Angeli (19,15), mentre è uno solo a pronunziare le parole decisive per Lot, nipote di Abramo (19,17-22)abr; e con la fisionomia di un uomo misterioso che si presenta l’Angelo della lotta notturna di Giacobbe alle sponde del fiume Jabbok (Genesi 32,23- 33),gic.
L’Angelo ha anche una sua precisa identità e funzione, per esempio: al ministro siro Eliodoro, che vuole confiscare il tesoro del tempio di Gerusalemme, si fanno incontro prima un cavaliere rivestito d’armatura aurea e poi “due giovani dotati di grande forza splendidi per bellezza e con vesti meravigliose” che lo neutralizzano e lo convincono a riconoscere il primato della volontà divina (Maccabei 3,24-40)Héliodore_chassé_du_Temple; durante un violento scontro tra Giuda Maccabeo e i Siri “apparvero dal cielo ai nemici cinque cavaliere splendidi su cavalli dalle briglie d’oro: essi guidavano gli Ebrei e, prendendo in mezzo a loro Giuda, lo ripararono con le loro armature rendendolo invulnerabile” (Maccabei 10,29-30); a volte è un solitario “cavaliere in sella, vestito di bianco, in atto di agitare un’armatura d’oro”, a guidare Israele alla battaglia (Maccabei 11,8); “cavalieri che correvano per l’aria con auree vesti, armati di lance roteanti e di spade sguainate” (Maccabei 5,2)…tutti sono destinati ad infondere la sicurezza di una presenza forte che, come si diceva nei Salmi, si schiera accanto agli oppressi e ai fedeli per tutelarli e salvarli.
La presenza degli angeli popola la storia della Chiesa da sempre, e come dice Gesù “…non l’abbandona nel momento estremo, quello dell’approdo alla Gerusalemme celeste”.
L'ANGELO SOGNANTE Spesso gli angeli sono rappresentati in cielo come deliziosi e paffuti puttini, come facili figure da ritrarre nelle più disparate situazioni (io stessa, spesso faccio uso di  tali immagini); spesso vengono descritte come misteriose presenze da inserire nell’esoterico, nel magico, sono usati nell’idolatria e nella superstizione.
Ma l’angelo altro non è che il segno dell’unico mistero divino, Dio; è il mediatore tra Dio e gli uomini.
E ce lo ricorda S.Paolo scrivendo ai cristiani di Colossi (città di una provincia dell’Asia Minore), dove aveva polemizzato il loro culto angelico esasperato, che rasentava l’idolatria: “Nessuno si compiaccia in pratiche di poco conto e nella venerazione degli angeli, seguendo le pretese visioni” (Colossesi 2,18); e un anonimo autore della Lettera agli Ebrei (1,5): “A quale degli angeli Dio ha detto: `Tu sei mio figlio, oggi ti ho generato?’ “…. perchè al centro dell’autentica fede cristiana non ci sono gli angeli, ma Cristo che è “al di sopra di ogni potenza angelica” e nel cui nome “ogni ginocchio si piega in cielo, sulla terra e sotto terra” (Filippesi 2,1)

gerarchie-angeliche

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Cielo e terra

 

L’Angelo raccorda cielo e terra, infinito e finito, etrnità e storia, Dio e uomo.”

 

Ravasi

 

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La leggenda della viola mammola

 Violetta era una buona e bella fanciulla dai capelli neri,   ondulati,  gli  occhi grandi azzurri come il cielo,
le carni delicate come petali di rosa;  le labbra, di corallo leggermente schiuse, lasciavano scorgere i dentini bianchi come perle.
L’anima sua squisitamente gentile e delicata, ed un’adorabile modestia davano maggior prestigio alla sua bellezza.
Viveva con la madre in una capanna in mezzo al bosco, povera, a tutti sconosciuta.
Una mattina, mentre coglieva i ciclamini nella foresta le apparve un angelo splendente, vestito di azzurro e oro, con le ali tempestate di fiori; le sorrise, la prese per mano e la portò con lui in alto nel cielo sereno.
Volava, volava, mentre il sole li avvolgeva di raggi d’ oro, e gli uccelli cinguettavano le loro belle canzoni.
Violetta domandò: – Dove mi conduci?
– Nel paese dei fiori. – rispose il cherubino biondo.
Dinanzi allo sguardo attonito di Violetta tutto si faceva più piccolo, poi non scorgeva più nulla, avvolta da immense nuvole bianche dai riflessi d’oro; chiuse gli occhi quando li riaperse era giunta nel paese dei fiori.
Com’era splendido !
Un immenso giardino in cui nel mezzo di ogni aiuola gremita di fiori s’ergeva un fiore più grande, e su esso un angioletto dalle ali d’oro.
Limpidi ruscelli intersecavano il terreno come nastri d’argento dalle verdi rive occhieggiavano le bianche margherite e gli azzurri miosotidi; qua e là freschi zampilli gettavano una pioggia d’argento.
Nel mezzo del giardino in un trono formato di petali di rosa, stava il bel cherubino.
Egli condusse Violetta in mezzo ad un’aiuola: ad un tratto le spuntarono le ali, il suo logoro vestito si mutò in un superbo abito di seta viola e Violetta si trovò fra i vellutati petali di un fiore delicato e gentile che portava il suo nome.
La sua felicità accrebbe quando tutta l’aiuola si riempì di violette, che nascoste sotto le verdi foglioline diffondevano un profumo soave.
Il cherubino biondo la presentò agli altri fiori, e disse loro che la nuova venuta doveva essere simbolo della modestia.
Da quel giorno le belle violette spuntarono sui prati e sulle rive al cominciar della primavera e vengono raccolte con gioia  da manine gentili di bimbi.

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