TUTTOLANDIA

"…il posto che mi piace si chiama mondo…"

La Pietà Bandini

Michelangelo Buonarroti la scolpisce tra il 1547 e il 1555 circa.
Un capolavoro, uno degli ultimi dell’artista, dove troviamo quello che sembra essere un suo autoritratto, la figura di Nicodemo.
Un’opera che rappresenta una tragedia (visto il tema rappresentato), un’opera che mi avvince per il fascino estetico ed emozionale.

Museo dell’Opera del Duomo a Firenze.

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Bacco

 

Michelangelo – Museo nazionale del Bargello – Firenze

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Giovanni Duprè

dScultore, nasce a Siena il 1º marzo 1817.
Figlio di un intagliatore del legno, lo diventò a sua volta frequentando la bottega di Paolo Sani; poi, trasferitosi a Firenze frequentò l’Accademia di Belle Arti.
800px-Giovanni-Dupre-Abel morenteL’opera più famosa dell’artista è “Abele morente”: aveva venticinque anni quando prese in affittato un piccolo studio e, al corso di nudo dell’Accademia, scelse Antonio Petrai (il Brina) per fargli da modello; il lavoro fu eseguito nel 1842 e fu completato per l’Esposizione del settembre del medesimo anno; l’opera riscosse un grande successo di pubblico e fu lodato da Lorenzo Bartolini e Luigi Pampaloni, ma altri lo criticarono affermando che Duprè aveva fatto un calco dal vero anziché modellare la statua, addirittura venne fatto spogliare il Petrai per dimostrarlo, ma le dimensioni del modello non coincidevano affatto con quelle del marmo; l’opera fu acquistata dalla zar di Russia e ora si trova all’Ermitage (una copia in bronzo è alla Galleria d’arte moderna di Firenze).ab
A Firenze si sosteneva che l’artista fosse capace di riprodurre solo statue sdraiate, per mettere a tacere questa diceria il conte Del Benino, ottimo conoscitore d’arte e sincero amico di Duprè, gli suggerì di eseguire una scultura eretta; un anno dopo eseguì “Caino”caino, finanziato dal conte, anche quest’opera è conservata all’Ermitage; pieta_38-smallaltro capolavoro è la Pietà (cappella Bichi Ruspoli nel Cimitero della Misericordia di Siena). Le prime due opere menzionate sono considerate ad alta qualità tecnica a differenza di altre ritenute mediocri (es.il Monumento a Cavour-Torino).
Tra le più considerate c’è la statua di Giotto, commissionatagli dalla granduchessa Maria Antoniettag; anSant’Antonino (loggiato degli Uffizi); saffo abbandonataSaffo abbandonata (Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma).
Altre opere di rilevante importanza sono: il busto di Letizia Cristina Bonaparte (Museo del Colle del Duomo di Viterbo), figlia del fratello di Napoleone I;SanLorenzo_5250MsSanLorenzo_5250detail il monumento funerario per la contessa Berta Moltke Ferrari-Corbelli (basilica di San Lorenzo a Firenze); tra le sue ultime opere, San Francesco (cattedrale di San Rufino ad Assisi).s._francesco_di_giovanni_duprè_03
Duprè scrisse anche un libro autobiografico intitolato “Pensieri sull’arte e ricordi autobiografici” (1876/1878), pubblicato nel 1879, che ebbe un notevole successo e fu tradotto anche per l’estero; restano dell’artista anche “Scritti minori e lettere”. Muore a Firenze nel  gennaio 1882 .
ondaIl nome di Duprè è legato alla Contrada dell’Onda (Siena) dove, nella sede storico-museale, della sono conservate diverse opere dello scultore che è anche ricordato nell’inno dell’Onda.

“…..Su te veglia il più grande Patrono,
per te Siena, nel mondo si onora
del Duprè che alla fede innamora
con la bella immortale ” Pietà “. ….

La sua casa natale, che si trova nell’omonima via, è segnalata da una lapide inserita sopra l’entrata principale del palazzo, su cui è inciso:
« Questa umile casa ove nacque Giovanni Dupré onore dell’arte e d’Italia rammenti ai figli del popolo a che riesca la potenza del genio e della volontà. »

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Margaret MacDonald Mackintosh

indexNasce nei pressi di Wolverhampton (Scozia) nel 1865. Margaret e la sorella Frances frequentano la Scuola d’Arte di Glasgow. L’artista lavora su metallo, esegue ricami su tessuti; collabora, insieme alla sorella, con il marito, l’architetto e designer Charles Rennie Mackintosh con cui realizza pannelli di gesso di grandi dimensioni, eseguiti all’inizio del ventesimo secolo, per gli interni di sale da tè e residenze private ; alcuni lavori furono esposti al Salone Internazionale di Torino nel 1903, fece progetti per una casa di un appassionato d’arte nel 1900 e per la Willow Tea Rooms nel 1902.
Nelle opere giovanili si ispira alla mitologia e al simbolismo celtico. L’artista ha influenzato molto l’Art Nouveau. La carriera dell’artista non fu lunga a causa delle sue cattive condizioni di salute, non creò alcuna opera dopo il 1921, morì nel 1933, cinque anni dopo il marito .
Trovo che sia un’artista meravigliosa, le sue opere sono bellissime. Alcune sono in mostra al Museo Kelvingrove di Glasgow.

principessa che dormePrincipessa che dorme

Farfalle francesifarfalle francesi

PrinicpessaprincipessaIl giardino misteriosoil giardino misterioso(il preferito di mia figlia)

The Glasgow Girls and The Glasgow FourThe Glasgow Girls and The Glasgow Four

Le mele argentate della lunale mele argentate della lunaI tre profumii tre profumi

margaretmacdonald31

Tra le opere più importanti e conosciute: La Regina di Maggiola regina di maggio
Oh voi, voi tutti che camminate in WillowoodO voi,voi tutti che camminate  in Willowood,
La Rosa Bianca e la Rosa Rossa la rosa bianca e la rosa rossa

I miei preferitiMargaretMacdonaldiMargaretMacdonald9

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John White Alexander

220px-John_White_AlexanderE’ stato un illustratore dell’Harper’s Magazine e costumista; nato in Allegheny City nel 1856, ha trascorso gli anni tra il 1881 e il 1887 in Europa.
Famosi e bellissimi (secondo me), i suoi ritratti femminili.
Muore a New York nel 1918.
Mi sono imbattuta in questo artista facendo una ricerca con mia figlia sui ritratti di donne, ne sono rimasta affascinata.

 

 

Un raggio di sole

Un raggio di sole

Ragazza con gigli

Ragazza con gigli

Alethea

Alethea

Nero e rosso

Nero e rosso

Isabella e il vaso di basilico

Isabella e il vaso di basilico

Juliette-La ragazza in verde

Juliette-La ragazza in verde

Lady davanti allo specchio

Lady davanti allo specchio

Ricordi

Ricordi

Ritratto di donna

Ritratto di donna

L'abito fiorito

L’abito fiorito

L'abito verde

L’abito verde

Ritratto di Mrs Bartlett. la donna in nero

Ritratto di Mrs Bartlett. la donna in nero

 

 

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Carlo Crivelli

Vedo un’immagine su un libro, un quadro che rappresenta una Madonna, ne resto affascinata e decido di cercarne l’autore…Mi ha conquistata.

Questo è il quadro che ho visto, mi ha affascinato perchè l’espressione della Madonna era più terrena di quelle che di solito si rappresenta, per la delicatezza del velo e per la bellezza del tessuto del manto, per lo sguardo del Bambino adornete verso sua madre.

250px-Carlo_Crivelli_-_Madonna_con_BambinoMadonna con Bambino

Carlo Crivelli nasce a Venezia nel 1430 o1435 circa.Si sa che è figlio del pittore Iachobus de Chriveris, del quale però non si conosce nessuna opera. La data di nascita si fa risalire a quel periodo perché  doveva essere già maggiorenne quando, il 7 marzo 1457, fu condannato a sei mesi di carcere e a duecento lire di multa; fu condannato perché rapì Tarsia, moglie del marinaio veneziano Francesco Cortese, del quale era innamorata e la tenne nascosta per molti mesi, ebbe con lei rapporti carnali; questa vicenda destò scandalo e fu  il motivo per cui l’artista si allontanò, senza fare mai ritorno, dalla sua città natale.
Della vita di questo pittore si ha una scarsa documentazione, solo le firme apposte sui quadri fanno ricostruire la mappa dei luoghi dove ha vissuto.
Si formò a Padova  ma lavorò prevalentemente nel sud delle Marche, soprattutto a Fermo. E’ dal 1473 che i documenti indicano la residenza stabile dell’artista ad Ascoli, quando esegue il Polittico di Sant’Emidio per il Duomo. La permanenza in città viene consolidata dall’acquisto di una casa nel giugno 1478. Si sposò, in data imprecisata, con Iolanda, forse abruzzese di Atri, dalla quale ebbe i figli Diana e un maschio, i due adottarono anche una bambina, Biasiola. Nel 1488 è registrata ad Ascoli la morte dell’unico figlio maschio, di cui non sono ricordati né nome né età, ma che comunque doveva essere piuttosto giovane: per i funerali, nel libro delle entrate del duomo, è registrata la donazione di due libbre di cera da parte dell’artista. Si tratta dell’ultima traccia della presenza dell’artista ad Ascoli, mentre si infittiscono le commissioni fuori dalla città. Con l’avvicinarsi della vecchiaia, l’artista risulta in continuo movimento, tra Camerino, Matelica, Fabriano e Pergola. Un ultimo documento lo ricorda a Fabriano, dove il 7 agosto 1494 consegnò una pala. La morte del pittore è collocata tra il completamento del Pala di San Francesco a Fabriano e la richiesta, datata 7 settembre 1495, di esserne dichiarato erede universale da parte del fratello Vittore, residente a Fermo. Il fratello dimostrò di non conoscere la situazione familiare di Carlo, dichiarando come egli non avesse figli e ignorando evidentemente anche il suo matrimonio: se ne deduce la totale assenza di contatti tra i due da molti anni: nello stesso documento Vittore ammise, in parte, di aver trascurato in vita il fratello e di esserne debitore, intendendo in campo artistico. Una tradizione di storiografia locale indicava come Carlo fosse morto a Fermo e sepolto nella chiesa di San Francesco, ma la lettera di Vittore al magistrato ascolano smentisce la notizia; non è detto nemmeno che sia morrto ad Ascoli, piuttosto che in uno dei suoi soggiorni a Pergola, Matelica o Fabriano. La situazione familiare del pittore emerge solo da documenti successivi alla sua morte, legati alla complicata questione ereditaria. Il nome della moglie Iolanda compare per la prima volta in un documento dell’anno 1500, quando Carlo era ormai scomparso da cinque anni; essa doveva essere molto più giovane del marito se, dopo la fine della causa ereditaria nel 1511, è ricordata ancora viva nel 1524. Essa ebbe controversie col genero, marito di Diana, dopo la morte della figlia, cercando di non includerlo come suo erede; non incluse nemmeno Carlo, figlio della Biasola, che aveva il nome del nonno adottivo.
L’artista basò la sua arte sull’espressionismo e il disegno incisivo corredato da un sontuosi decori.

madonna_che allatta il bambinoMadonna di Corridonia

Questo è un dipinto a tempera e oro su tavola, databile al 1472 circa e conservato nel Museo parrocchiale di Corridonia. L’opera proviene dalla locale chiesa di Sant’Agostino ed era forse la parte centrale di un polittico, i cui elementi accessori andarono distrutti. Nel 1925 e di nuovo nel 1950 fu restaurato e pulito, rivelandone la meravigliosa qualità pur compromessa in parte dalle manomissioni. In questa Madonna l’artista abbandona temporaneamente il fondo oro: Maria infatti è seduta su un trono con il tipico drappo alla veneziana che cala coprendo lo schienale, ed è attorniata da una gloria di cherubini e serafini, ma lo sfondo è azzurro. Tiene saldamente il Bambino in braccio e, guardandolo, lo allatta con un piccolo seno che appare da una fessura nella sontuosa veste; è un’interpretazione più umana ché tipica del soggetto sacro; espressivo il volto della Madonna che trasmette tenerezza.

250px-Carlo_crivelli,_madonna_linskyMadonna

E’ definita Madonna Linsky perchè fece parte di questa collezione; passò per varie collezioni straniere  prima di arrivare al museo newyorkese nel 1982. Su uno sfondo dorato  lavorato come un damasco, si leva il trono della Vergine, in pesanti graniti, al di sopra di un gradino di pietra scheggiata, dove si trova la fima dell’artista e dove stanno poggiate due perine, trattate illusionisticamente. Le pere o altri frutti  ricordavano il frutto proibito della Genesi, quello che fu all’origine del peccato originale. La vicina mosca forse simboleggia il peccato. Pere e mosca hanno un’ombra particolarmente allungata, che le fa staccare come se fossero reali, (uno di quei trucchi ottici cari all’artista). Maria tiene un agitato Bambino sulle ginocchia, che si protende ad abbracciare il santo sulla destra, san Domenico, ritratto nella tavola oggi nello stesso museo. Può anche darsi che in corrispondenza di questo lato, oggi restaurato, esistesse un uccellino poi andato cancellato. Ricchissimo è il manto di Maria, con damascature dorate e una fodera verde brillante.

180px-Carlo_Crivelli_-_Madonna_della_Candeletta_-_WGA5785Madonna della Candeletta

Su uno sfarzoso trono marmoreo con uno schienale di stoffa, la Madonna sta seduta col Bambino in grembo, che regge una pera, allusione al frutto del peccato originale; essa è elegantemente vestita e con in capo una corona, in forma statuaria, con il perfetto ovale del suo viso che non tradisce emozioni; ad essa si contrappone la figura sgambettante del Bambino dallo sguardo malinconico alle prese con una pera, strappata forse alla vicina ghirlanda. Ci sono molte decorazione, dalle ghirlande ai tessuti riccamente damascati in vari colori, dai gioielli alle specchiature screziate dei marmi, scendendo sempre più giù fino al gradino, dove si trovano una pesca, una brocca colma di fiori simbolici (giglio della verginità di Maria, rose mariane rosse e bianche, simbolo della Passione e della purezza), alcune ciliegie, una rosa scilta, l’iscrizione della firma e la sottile candela che dà il titolo all’opera. Si tratta di oggetti simbolici, ma anche di prove di bravura dell’artista, che sembra quasi invitare lo spettatore ad allungare la mano per raccogliere tali oggetti verso di lui protesi. In quegli anni anni Crivelli si trovava all’apice della sua fortuna nelle Marche,
« Ogni oggetto, i gioielli, le stoffe, la frutta e i fiori sono realizzati con perizia estrema e con attenzione ai valori ottici di riflessione della luce e di incidenza delle ombre – specie nella candela votiva sospesa sul bordo del dipinto, che ha determinato il nome convenzionale del’opera, e nello splendido vaso di rose in primo piano »
da La storia dell’arte

 

250px-Madonna_di_poggio_bretta

Madonna di Poggio Bretta

Maria tiene in Bambino disteso sulle ginocchia e gli rivolge uno sguardo e una preghiera a mani giunte. Gesù si volta verso di essa giocherellando con un frutto. Molti dettagli testimoniano l’alta ricercatezza del dipinto, dalla veste di Maria con ricami dorati, alla delicatezza del suo viso, dalla vivacità naturalistica del Bambino alla consistenza gonfia e vellutata della frutta.

280px-Carlo_crivelli,_madonna_speyer_2Madonna

L’opera è nota dal 1927 ma fu Roberto Longhi, nel 1946, ad attribuirla a Crivelli (fase veneziana) indicandola come una delle più antiche opere riferibili al pittore. La piccola tavola, nata probabilmente per la devozione privata, contiene Maria che, affacciandosi da un parapetto, mostra il Bambino seduto su di esso. Dietro di essa sta un drappo verde teso, che continua idealmente in quello rosso steso sul parapetto, e che permette di vedere, ai lati, due brani di paesaggio agreste.. Le delicatissime mani di Maria sfiorano il Bambino e gli afferrano la veste. Alcuni scorci mostrano particolare maestria (la mano destra di Maria, la testa e il piedino destro del Bambino). Lo stato conservativo però non è ottimale.

Crivelli,_immacolata_concezioneImmacolata concezione

La conferma che si tratti dell’Immacolta si ha dalle parole scritte sul cartiglio che reggono i due angeli mentre poggiano una corona sulla testa di Maria: “Concepita, dall’inizio, nella mente di Dio e fatta umana”.  L’artista la  rappresenta a figura intera con i piedi poggiati su un broccato rosa che è appeso a una pertica alla quale stanno attaccati anche vari rami con frutti simbolici, che alludono al peccato originale e alla fertilità di Maria. Altri simboli sono i due vasi di fiori appoggiati sulle transenne ai lati, uno in ceramica contenente rose, il tipico fiore mariano, e uno in vetro trasparente con dei gigli bianchi, simboli di purezza. Sullo sfondo oro, oltre il capo di Maria, si scorgono ngli emblemi del sole e della luna, simboleggianti eternità. Tanti sono gli elementi decorativi in questa opera, a partire dai ricchi tessuti con complicati ornamenti alla presenza costante dell’oro: elementi tipici della produzione tarda dell’artista; ci sono poi dettagli espressivi, soprattutto gli oggetti e alcuni parti anatomiche, come le mani. Questa opera è stata definita  magicamente sospesa tra due mondi: quello medievale e quello rinascimentale.

 

 

 

250px-Carlo_crivelli,_Santi_Pietro_e_Paolo,_87x44_cm,_Londra,_National_Gallery

Santi Pietro e Paolo

 

A sinistra san Paolo è riconoscibile per la spada, la lunga barba scura, il mantello tipicamente rosso. Pietro, a destra, ha la barba corta bianca, la tonsura e il manto tradizionalmente giallo; inoltre inequivobaili sono le chiavi del Paradiso che pendono a filo di piombo da una catenella al polso. I due sono catturati dalla lettura del libro che Pietro tiene aperto, sforzando la mano sinistra e indicando con la destra. Il libro di Paolo invece è chiuso e tenuto in equilibrio sull’elsa della spada puntata a terra.

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Jessie Marion King

tumblr_m3rgnoXMOb1qb0n4ho1_500Jessie Marion King nasce nel Marzo del 1875 vicino Glasgow, in Scozia, in una famiglia molto religiosa in quanto il padre era un ministro della Chiesa di Scozia. Riceve un’educazione religiosa severa che gli vieta di diventare un’artista.ALBUM VON BERLIN 1899
La King non si scoraggia e nel 1892 entrò alla Glasgow School of Art e prima della sua laurea le fu offerto un posto di lavoro come insegnante d’arte. Nel 1902 poteva già vantare una medaglia della Fiera Internazionale di Arte Decorativa Moderna, che quell’anno si tenne a Torino.2416690780_bc17fe06a6
Tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento il mondo dell’arte era dominato dagli uomini e le donne lottavano per avere autonomia, Jessie si impose grazie alla sua individualità, originalità (pur ricevendo l’influenza botticelliana, preraffellita e dell’Art Nouveau), ecletticità che si manifesta non solo come pittrice, ma anche disegnando poster, copertine di libri, sfondi, tessuti, costumi, lavoro con la ceramica, l’argento, il batik, curatore di design degli interni. Sicuramente le sue opere più conosciute sono come illustratrice: i libri che possono vantare le sue illustrazioni sono più di duecento, tra cui un’edizione dei racconti di Wilde e molti libri per Bambini e ragazzi.
Nel 1907 sposa E.A. Taylor; inizialmente si trasferì con lui a Salford ma nel 1910 si trasferiscono a Parigi dove Taylor aveva ottenuto una cattedra presso Studios di Tudor Hart. Nel 1911, Jessie e Taylor aprono la Scuola Atelier Shearing a Parigi, qui le sue opere sono considerate come influenti per la creazione del movimento Art Déco. jessie_m_king_guinevereWerke Alter Meister coversevenhappy1Nel 1915 si trasferiscono a Kirkcudbright dove Jessie continuerà a lavorare fino alla sua morte, avvenuta nell’Agosto 1949.
Grande artista e illustratrice che ha saputo catturare la magia dei colori pastello, le sfumature delicate accompagnate ai colori forti;fishermanp_fs2_cityfishermanpomegranates opere dove traspare  il suo spirito libero; sono innumerevoli, a me piacciono molto e vorrei esporle tutte.

 

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Il Guercino

Giovanni Francesco Barbieri nasce a Cento il 2 Febbraio 1591 in una famiglia di modesta condizioni.
Il soprannome di Guercino gli deriva dallo strabismo contratto in età infantile.
Già a sei anni ha inclinazione per il disegno, a otto anni dipinse la “Madonna di Reggio” sulla facciata della casa dove abitava che fu visibile fino a quando, due secoli dopo, la casa fu demolita. Fu  mandato a studiare, verso il 1600, nel paese di Bastia, da un modesto artista,Bartolomeo Bertozzi,dove potè apprendere solo la conoscenza e la mescolanza dei colori.
Fu allievo di diversi pittori e nel 1612 il canonico Antonio Mirandola, appassionato d’arte, gli procurò le prime commissioni: fu così che dipinse i “Due angeli col sudario”  e il “San Carlo Borromeo” della chiesa di Santa Maria Addolorata; gli affreschi del “Padreterno” e dell’ “Annunciazione per quella dello Spirito Santo”, le tre pale della parrocchiale di Renazzo di Cento, comprendenti la “Madonna con i santi Pancrazio e una santa monaca” (forse Santa Chiara), la “Madonna in trono” con i santi Francesco, Antonio abate e Bovo e “Il miracolo di San Carlo Borromeo” .
Nella casa Pannini il Guercino crea: “Una strada di Cento”, “Ragazzi che giocano davanti alla Chiesa di S. Biagio” in Cento, “La rozza”; il meraviglioso “Paesaggio al chiaro di luna”  e l’incredibile “Paesaggio con donne bagnanti”. Per il canonico Mirandola dipinse nel 1615 “Quattro evangelisti”, ora nella Pinacoteca di Dresda.
Senza riferimenti di scuola, libero da condizionamenti d’accademia, la sua libertà di rappresentazione lo porta a manifestare il suo amore per la natura e per la vita dei campi, il piacere di osservare scene quotidiane con freschezza e sobrietà, ciò si può vedere nel’opera “La mietitura” .
Nel 1617 fonda una scuola di pittura a Cento.
La conoscenza della pittura veneziana lo confermò nella sua vocazione alla sensibilità cromatica, che mise in opera nel 1620 nella “Vestizione di san Guglielmo d’Aquitania”, dipinto per la chiesa bolognese di San Gregorio e ora nella Pinacoteca di Bologna, dove l’atmosfera è cosparsa in un pulviscolo dorato e luminoso che bagna e sommerge le cose, rendendo ariose le ombre più dense: il Guercino come uno dei maggiori e più originali maestri del rinnovamento luministico.
Chiamato dal suo grande ammiratore, papa Gregorio XV, Guercino partì per Roma il 12 maggio 1621; il nipote del papa, il cardinale Ludovico Ludovisi, gli affidò la decorazione del Casino Del Monte, un villino appena acquistato. Con l’assistenza di Agostino Tassi, che vi affrescò le quadrature architettoniche, il Guercino dipinse a secco sulla volta della sala centrale al pianterreno del Casino “L’aurora” , rappresentata come giovane dea su un carro tirato da due cavalli, davanti ai quali fugge la Notte mentre un genio in volo incorona Aurora di fiori e un altro, sul carro, sparge fiori tutt’intorno; da una parte, sul letto, è il vecchio marito Titone; in alto, tre giovani donne raffigurano altrettante stelle, una delle quali versa rugiada da un’urna (consiglio di vederla, non staccherete gli occhi , è affascinante).
Il massimo risultato dell’arte del Guercino è considerata l’enorme pala della “Sepoltura di santa Petronilla” , il dipinto della mitica figlia di san Pietro misura più di sette metri per quattro; fu commissionata per un altare della Basilica di San Pietro, da dove fu rimossa nel 1730 per essere sostituita da una copia a mosaico di Pietro Paolo Cristofaro ed è attualmente esposta nei Musei Capitolini.
Eseguì,in Roma,altri dipinti fino alla morte di papa Gregorio XV e poi tornò a Cento.
La sua fama giunge in Inghilterra, dove lo si vorrebbe ospitare ma Guercino non è disposto a lasciare la famiglia e l’Italia e inviò a Londra “La Semiramide” che riceve la notizia della rivolta di Babilonia,ora a Boston. 
Fu chiamato nel 1626 dal vescovo di Piacenza a continuare gli affreschi della cupola del Duomo rimasti interrotti per la morte del Morazzone.Di nuovo torna a Cento dove dipinse per l’Oratorio del Nome di Dio il “Cristo che appare alla Madonna”, ora nella Pinacoteca civica.
Compiuto 42 anni, alcuni suoi amici cercarono di persuaderlo a prender moglie ma in vano. Rifiutò anche l’invito di Luigi XIII di trasferirsi in Francia.
Nell’Agosto del 1642 Guercino si trasferì a Bologna dove dipinse, nel 1647  “La visione di san Bruno”. Nel 1649 morì il fratello Paolo Antonio e il duca di Modena, Francesco I d’Este, lo invitò nel suo Palazzo di Sassuolo per un breve periodo di riposo che gli facesse superare la depressione. Nella casa-studio di Bologna andarono a vivere la sorella Lucia e il cognato pittore Ercole Gennari, che subentrò a tutti gli effetti allo scomparso Paolo Antonio, collaborando con il Guercino e occupandosi dei suoi affari; in questo periodo realizza “San Giovanni Battista che predica” , oggi conservato alla Pinacoteca civica di Forlì, un opera di notevole suggestione.
Dal novembre 1661 si riprese da un infarto che rallentò notevolmente la sua attività. L’11 Dicembre 1666 ebbe ancora un infarto a cui non sopravisse, morì il 22 Dicembre 1666 a Bologna.

“Gesù e la Samaritana”     “Martirio di santa Caterina” “San Luca”        “Diana”
  

 

 

 

“Santa Margherita”  “La sibilla persica”

 

 

 

 

Tra le opere più apprezzate del Guercino c’è “Ecce Homo”, anche se in parte è stata eseguita dagli allievi.

 

 

 

 

Io adoro questo pittore e vorrei esporre tutte le sue opere, perchè ogn’una a una sua forza, un suo movimento, un suo modo di rapirmi l’anima.

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Vittorio Matteo Corcos

Raffinato ritrattista, nasce a Livorno il 4 ottobre 1859;  frequenta, giovanissimo, l’Accademia delle Belle Arti di Firenze.
Tra il 1878 ed il 1879 soggiornò a Napoli; a questo periodo risale l’ “Arabo in preghiera”.
Nel 1880 si trasferisce a Parigi dove riuscì a sottoscrivere un contratto di 15 anni con la casa d’arte Goupil, frequentando anche saltuariamente lo studio di Léon Bonnat, ritrattista della “Parigi bene”, dedicandosi a ritratti femminili. Rientra in Italia e espone le sue opere tra il 1881 e il 1886. Si stabilisce a Firenze e nel 1887 sposa Emma Ciabatti, vedova Rotigliano, inserita in prestigiosi circoli letterari che lo mettono in contatto con Giosuè Carducci e Gabriele D’Annunzio, approdando poi alla galleria degli Uffizi.
Nel 1904, in Germania, eseguì un ritratto di Gugliemo II, dell’imperatrice e di numerose importanti personalità tedesche oltre al ritratto della Regina Amelia del Portogallo e della Regina Margherita di Savoia.
Muore a Firenze l’8 novembre 1933.

Di questo artista a me piace molto la pennellata di colore vivace che dà ad ogni quadro.

 FIORI                            DIMMI TUTTO                              GENTILUOMO IN UN INTERNO

 

 

 

 

 

 

 

 

DIVERTIMENTO NEI GIARDINI A LUSSEMBURGO   

     GENTILDONNA CON  VELO                                                                                                                                                                          LA PARIGINA      RITRATTO DI GIOVANE DONNA

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