TUTTOLANDIA

"…il posto che mi piace si chiama mondo…"

Il Premio

di Alessandro Gassmann

 

Giovanni Passamonte, scrittore, viene insignito del premio Nobel per la letteratura.
Oreste, suo figlio, sogna di aprire una palestra, ma non ha soldi, il padre allora gli promette aiuto economico ma in cambio chiede di essere accompagnato in automobile fino a Stoccolma. Nel viaggio verranno affiancati dal segretario di Passamonte e da Lucrezia, figlia sconclusionata dello scrittore.

 

 

Oggi era la giornata cinema, film scelto da Pasqualina.
Premetto che non vado matta per il genere e neanche per Alessandro Gassmann.
Il film, che ha la pretesa di mettere in campo temi come il rapporto tra padri e figli e il rapporto personale tra il regista e il suo vero padre, almeno tra le righe questo io ho intuito, è una banale commedia anche se recitata bene dagli attori. Sinceramente direi che solo Proietti (Giovanni Passamonte) ha sfoggiato la sua abilità di mattatore entrando perfettamente nel personaggio.
La sceneggiatura è debole, peccato, poteva uscire una storia anche simpatica, l’idea di stare tutti compressi in un’automobile in giro per l’Europa si poteva sfruttare meglio; bella la fotografia, buona la colonna sonora.
Un po’ mi sono annoiata, un po’ ho gradito.

 

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ll diritto di contare

di Theodore Melfi.

 

Anni Sessanta, ai “neri” non è concesso di vivere i stessi luoghi dei “bianchi”, come gli uffici, i bagni, i mezzi di trasporto…
Questo avviene anche alla NASA dove lavorano tre scienziate afro-americane, Mary Jackson ,informatica, Dorothy Vaughn, ingegnere e Katherine Johnson, genio della matematica.
Combattendo contro ogni discriminazione, con la loro passione, intelligenza, tenacia e competenza, abbatteranno barriere che sembravano insormontabili. E l’uomo arriverà sulla Luna.

Tratto da una storia vera di cui ignoravo l’esistenza.
La storia è decisamente appassionante.
Il film mette in evidenza il razzismo ma anche la grande forza di queste donne dall’intelligenza e dalla personalità brillante, il loro contributo fu fondamentale per il successo della Nasa.
Un ottimo film, piacevole, buona la sceneggiatura bravissime le tre protagoniste. Devo dire che mi ha anche commosso in alcune scene (quella della corsa al bagno mi ha stracciato direi), se penso alle umiliazioni subite, soprattutto in un ambiente a prevalenza maschile. L’aver conosciuto questa storia è positivo, sicuramente queste donne non saranno passate come sconosciute nella mia vita, già sono state un buono spunto di discussione in videochiamata, purtroppo, tra noi amiche, e le racconterò.

 

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Gold – La grande truffa

di Stephen Gaghan

 

Kenny Wells, eredita dal padre la compagnia mineraria di famiglia che è in pieno fallimento.
Dopo vari tentativi di salvataggio tra banche e nuovi investitori, si imbatte in Michael Acosta, geologo, che gli propone scavi nel Borneo dove si trovano giacimenti d’oro.
Imprevisti naturali, politici, la corruzione dei governanti…Kenny dovrà trovare la forza per superare la bancarotta.

 

Con il gruppo cinema non possiamo vederci, ovvio in questo momento, quindi ci si telefona e ognuna propone un film che viene votato.
E’ stato preferito questo. Premetto subito che non amo il genere, mi annoia, in più questo film è complesso, basato su una storia assurda quanto vera, è un intreccio di storie e personaggi affascinanti, inquietanti e molto contemporanei…
Devo dire che spesso mi distraevo, non me lo sono goduto appieno. Un film che sicuramente non rimarrà nella mia mente.
Comunque non nego che emotivamente fa riflettere, a favore devo dire che la sceneggiatura è perfetta, fotografia meravigliosa, bellissime le musiche.
Quello che veramente ho apprezzato e stato lo straordinario (come sempre d’altra parte), camaleontico, Matthew McConaughey, che per indossare i panni di Kenny Wells ha creato un personaggio di grande carattere, oltre ad essere ingrassato parecchio, che cerca fortuna ma trova solo ostacoli, fa errori, un cialtrone geniale e avido; bravissimo anche Edgar Ramírez nei panni di  Michael Acosta.

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Aspettando il re

 

 

 

 

 

 

Tom Tykwer

 

 

Alan, uomo d’affari americano, tenta di risollevarsi dalle difficoltà economiche trasferendosi in Arabia Saudita.
Il suo scopo è incontrare il re saudita e vendergli un sistema di teleconferenza via ologramma per la città di Kmet in mezzo al deserto. La città in realtà non è ancora costruita e il re è assente da mesi.
In questa avventura lo affianca l’autista Yousef che gli fa conoscere le usanze locali; incontra la dottoressa Zahra, bella ed esotica, che gli infonderà positività malgrado l’intervento chirurgico a cui lo sottoporrà.

 

 

Nel nostro gruppo di amiche abbiamo N. che da quando c’è la stori a del coronavirus non esce quasi più di casa, è terrorizzata, è una donna con seri problemi caratteriali e questo momento ha bisogno assolutamente di tutte noi, non la lasciamo sola. Ama i film gialli, ma oggi non ci siamo sentite di guardare un film che mette ansia, abbiamo scelto questo.
Un film ironico e gradevole, che fa pensare ma non più di tanto, lo guardi con calma e senza aver voglia di fare troppe considerazioni. Tutta la storia, attori compresi, sembrano scivolare sulla pellicola senza troppa convinzione. Anche se Tom Hanks è sempre una garanzia.
Belle le immagini degli ambienti e delle moschee.

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Dogman

 di Matteo Garrone.

 

 

Dogman è un negozio di toelettatura per cani sito in un quartiere periferico, il proprietario è Marcello.
Marcello adora i cani, ha una figlia e un “amico” bullo, ex pugile: Simone. Marcello, sottomesso e umiliato da Simone, gli procura la cocaina.
A causa di una rapina ideata da Simone, Marcello sconterà un anno di carcere e dopo l’ennesimo soppruso da parte dell’ex pugile decide di dargli una lezione, consapevole di aver ormai perso tutta la sua vita, sempre uguale, ma per questo stabile. Una vendetta terribile.

 

 

 

Qualche giorno fa si parlava con le mie amiche di uno dei fatti più efferrati avvenuto nella capitale. Io lo ricordo bene, mi sconvolse. Abbiamo deciso di vedere il film, che io non ero mai riuscita a vedere, ero titubante, la storia mi ha davvero segnato.
Parlo del Canaro della Magliana, forse qualcuno di voi lo ricorda. Una storia triste e terribile allo stesso tempo.
Matteo Garrone ne ha tratto un film, drammatico. Forse sembra assurdo, ma io l’ho trovato davvero bello, nella libera ricostruzione, nella fotografia, nei bravi attori.
Dalle frenetiche cronache giornalisitiche dell’epoca Garrone si è allontanato, ponendo la visione lontana dalla sola volontà di far conoscere la brutalità dell’omicidio.
Bravissimo Marcello Fonte in un’interpretazione del “Canaro”, ha creato un personaggio triste, umano, disumano, malinconico, contemporaneamente.
Un film che lascia l’amaro nel cuore, nell’anima, che fa riflettere su quanto ogni nostra azione porta una conseguenza da ben ponderare. Mi sono sempre domandata, a parte il fatto che menti così hanno dei profondi disturbi, a mio giudizio, ma forse quest’uomo in tanta efferrata violenza cercava di riscattare una dignità che aveva perso abbassandosi alle nefandezze del suo oppressore? Tutti lo descrivevano come un uomo mite, addirittura dolce.
Se avete “stomaco” guardatelo.
Il film è stato premiato al Festival di Cannes, ha ottenuto 9 candidature e vinto 7 Nastri d’Argento, ha ottenuto 15 candidature e vinto 9 David di Donatello, ha ottenuto 1 candidatura a BAFTA, ha ottenuto 4 candidature e vinto 3 European Film Awards.

 

 

La storia vera: Pietro De Negri, deve il soprannome di “Canaro”, al suo mestiere di toelettatore di cani in Via della Magliana 253; il 18 febbraio 1988 uccise l’ex pugile Giancarlo Ricci, bullo che spadroneggiava nel quartiere e che vessava De Negri da sempre. Un furto di uno stereo che Ricci avrebbe ridato a De Negri per 200.000 lire, una sberla alla figlia di De Negri di fronte al padre e un calcio al suo cane, fece saltare il controllo di Pietro, che comunque era un cocainomane, un piccolo pusher e un pregiudicato; attirò Ricci nel suo negozio con una scusa. L’indomani, in una discarica in zona Portuense, fu ritrovato il cadavere di Ricci, semi carbonizzato, con i polpastrelli intatti, in modo che fosse identificabile, e con segni di numerose mutilazioni. De Negri fu liberato dopo 16 anni per seminfermità mentale, raccontò in un lunghissimo memoriale ogni dettaglio dell’omicidio, in fase processuale si scoprì che questi erano in parte frutto dell’immaginazione del toelettatore, che Ricci era morto dopo mezz’ora senza mai essere chiuso nella gabbia, dove non sarebbe nemmeno entrato, e che le mutilazioni erano state tutte inflitte alla vittima post-mortem.

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Il Corriere – The Mule

di Clint Eastwood.

 

Earl Stone, floricoltore, veterano di guerra, diventa corriere della droga in tarda età, causa un dissesto finanziario
In breve riesce a trasportare grandi quantitativi di droga per i narcotrafficanti messicani con il suo pick-up; guadagna bene e impiega gran parte del denaro per scopi benefici.
La sua età avanzata lo rende un insospettavbile, ma la DEA lo controlla e lo fermerà.

 

 

Film drammatico, pazzesco, da vedere,
Trovo sia un capolavoro, per la storia, la regia e l’interpretazione degli attori, tutti; eccellente Bradley Cooper, ma Clint Eastwood è davvero fantastico, potente, senza trucco mostra tutte le sue rughe, ma anche la sua ancora forte figura.
Il film è tratto da una storia vera (quella di Leo Sharp), Eastwood ha saputo magistralmente dirigerlo mettendo in evidenza l’America dei non-miti, del non-sogno.
Sorprendente e commovente il personaggio da lui interpretato. Un film sul tramonto della vita, che ancora scorre su binari inaspettati.
lo dico senza remore. Ho amato Eastwood dai film di Sergio Leone, mi ha incantato con lo sguardo dell’ispettore Callaghan, e ancora mi affascina.

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A United Kingdom – L’amore che ha cambiato la storia

di Amma Asante.

 

Siamo nel 1947, una serata di danza: Seretse Khama (David Oyelowo), studente, erede al trono del Botswana, conosce, a Londra, Ruth Williams (Rosamund Pike), impiegata, di famiglia medio-borghese.
I due si innamorano e decidono di sposarsi prima che Seretse torni in Africa per diventare re.
Le autorità britanniche non sono d’accordo, le autorità africane neanche, le famiglie di entrambi non approvano.
Il timore è il terremoto politico che l’unione avrebbe scatenato in Sudafrica dove i matrimoni misti erano proibiti dopo la proclamazione dell’apartheid nel 1948.
I due, malgrado tutto, si sposano, partono per il Bechuanaland (oggi Botswana, Africa del Sud), dove, inizialmente, anche il popolo non accetterà l’unione. Tutto è contro di loro, vengono separati, costretti alla lontananza.
Ma l’amore vincerà sopra ogni ostacolo.

 

 

E’ una storia vera, i due personaggi principali sono realmente esistiti e sono riusciti ad abbattere pregiudizi, politica e privato.
Una storia romantica, drammatica, di libertà, che ha sgretolato i muri del pregiudizio.
Un film da vedere, una lotta contro il razzismo, un film che emoziona. Un grande amore che ha pagato comunque un prezzo altissimo.
Bella la colonna sonora, scenografia perfetta, bravi gli attori.

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Di nuovo in gioco

regia di Robert Lorenz

 

 

Un talentscout del baseball, Gus, in avanzata età a cui non si vuole arrendere; una figlia, Mickey, avvocato, trascurata dal padre e con cui ha un rapporto conflittuale, che decide di accompagnarlo nel Nord Carolina per conoscere una nuova proposta dello sport.
Lui è anziano, quasi cieco, ha bisogno della figlia. La figlia è convinta che l’unico amore del padre sia il baseball.
Lei mette in pericolo la sua carriera pur di accompagnarlo e diventare i suoi occhi, spiegargli i colpi del battitore, anche se lui li riconosce solo ascoltandone il rumore…La riconciliazione non è poi un sogno.

 

 

Film che mi era stato proposto molto tempo fa dal conduttore del blog wwayne, ma che non riuscivo mai a vedere. Fino a oggi pomeriggio
Mi aspettavo di più, Clint per me è un mito, mi piace molto come regista.
Mi aspettavo di più dal film, Clint, nelle vesti di un attempato uomo, quale è ormai, è davvero bravo, eprime emozioni.
Il film è comunque emozionante, prevale l’amore per lo sport.
Buona la sceneggiatura e bravi tutti gli attori.

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Il ponte delle spie

di Steven Spielberg

 

La Guerra Fredda: Rudolf Abel viene arrestato con l’accusa di essere una spia sovietica; James B. Donovan, avvocato americano delle assicurazioni, deve difenderlo. Compito che svolgerà con tutta onestà e che gli costerà l’impopolarità nella società americana e nella famiglia.
Il tenente Francis Gary Powers viene fatto prigioniero dai russi dopo l’abbattimento dell’aereo spia americano.
Potrebbe avvenire uno scambio…l’incarico viene affidato a Donovan.
Berlino, il muro la divide, il ponte ospiterà la trattativa.

 

Grande Steven Spielberg, eccellenti interpreti, con un bravissimo Mark Rylance che ho apprezzato tantissimo, un magistrale Tom Hanks (sono un po di parte, lo ammetto, ho per lui un debole), chiamato ad interpretare l’America “giusta”,”umana”, malgrado il nemico del momento, a differenza di una Russia “torturatrice”.
Film di genere drammatico, un thriller che entra di fatto nella storia contemporanea. Non ci sono scene rocambolesche o particolarmente violente, ma rende bene l’idea di ciò che accadeva in quegli anni. Il grigio delle atmosfere berlinesi avvolge perfettamente ciò che c’era da “coprire” in anni difficili, sia politicamente che socialmente (dura la sequenza in cui si vede costruire il Muro).
Un film da vedere.

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Belle & Sebastien – L’avventura continua.

di Christian Duguay

 

 

Sebastien e Belle aspettano con ansia il ritorno di Angelina,  che purtroppo rimane vittima di un incidente: l’aereo su cui vola cade al confine tra Francia e Italia.
L’incendio che si propaga anche nella foresta fa pensare che non ci siano superstiti.
Sebastien non vuole convincersi che Angelina è tra questi, insieme all’inseparabile Belle e al nonno, decide di andarla a cercare.
Su suggerimento del nonno incontra Pierre Marceau, aviatore, che, oltre ad aiutarlo nella spedizione di salvataggio, si rivelerà più del provetto pilota che è. La vita di Sebastian cambierà.

Il primo film l’ho trovato stupendo, questo una favoletta dove tutti vissero felici e contenti, dove i salvataggi rocamboleschi mi sanno tanto di action movie assurdo.
Comunque bravissimo il piccolo Félix Bossuet; avrei voluto la splendita Belle più coinvolta; belli i paesaggi.
In questo film manca lo spettacolo naturalistico come poesia, manca l’emozione dei sentimenti che si appiattiscono a fronte delle azioni spettacolari. Sceneggiatura prevedibile.
Peccato, non mi ha coinvolto neanche un po, mi sono “accontentata”, già dall’inizio, per amore dei miei piccoli vicini.

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