TUTTOLANDIA

"…il posto che mi piace si chiama mondo…"

Dove eravamo rimasti

di Jonathan Demme.

 

 

 

Ricki, sessantenne, è il nome con cui si presenta come cantante rock, il suo vero nome è Linda e deve tornare a Indianapolis, città dove vivono i suoi figli e l’ex marito che ha abbandonato anni prima per seguire la passione della sua vita, la musica.
Ad Indianapolis, la figlia Julie ha tentato il suicidio dopo il divorzio.
Esclusa dalla vita dell’ex marito, che si è risposato, e dei figli che ha trascurato (oltre Julie, uno che sta per sposarsi, l’altro omosessuale), dovrà ristabilire con loro un rapporto d’affetto e unione lungamente perso.
L’opportunità sara il matrimonio del secondogenito, a cui Linda parteciperà con l’attuale compagno, il chitarrista della band in cui canta.
La cerimonia sarà il palco per una sua esibizione a cui si uniranno i figli e gli amici.

Un film che mescola il dramma di una famiglia alla musica. Volevo vederlo già quando uscì nelle sale nel 2015 ma non ci sono riuscita, l’ho fatto qualche giorno fa.
Protagonisti Meryl Streep e Kevin Kline, presente nel cast Mamie Gummer, la vera figlia della Streep.
Film prevedibile, storia per niente originale, vista e rivista, un po noiosa a mio giudizio. Il finale poi è melenso…tutto lieto fine anche se si passa per il dramma, il tormento, il dolore, il riscatto.
Cosa salvo di questo film? La parte musicale, ma soprattutto lei, Meryl Streep. In questo film è da urlo, una delle rare attrici contempoaranee più talentuose. Scontato? Sicuramente, ma tale è. La rocker è lei! La madre è lei!

 

 

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Fury

di David Ayer.

1945. Seconda Guerra Mondiale. La Germania nazista allo sfacelo. Gli americani, cinque uomini.
Il sergente Don Collier, che odia i nemici quanto invece ama i suoi uomini, ha la responsabilità del gruppo e di un tank Sherman: il carro armato chiamato Fury.
Nel gruppo viene reclutato Norman Ellison, un giovane soldato da addestrare,  ancora con occhi puri, il novellino che inneggia alla non violenza, che odierà l’orrore che lo circonda, ma che dovrà combattere il nemico, ucciderlo e perdere l’innocenza.
C’è il sangue, la vita, la morte, la paura, la follia. Una missione mortale.

Un po’ datato, ma io ci arrivo volutamente sempre tardi su alcuni film.
Con Brad Pitt, Logan Lerman, Jon Bernthal, Michael Peña, Jason Isaacs, Shia LaBeouf.
Ancora una volta un film con Brad Pitt, che continua a non piacermi anche se qui, devo ammetterlo, è stato davvero bravo, solido nel personaggio.
Da vedere questo film drammatico, crudo, dai paesaggi desolanti e fangosi, dove l’unica cosa che mi ha dato da pensare è quanto la guerra sia assurda, sia solo un tappeto di corpi e sangue dove l’amore non vince.
Un film che ricalca altri film, niente di nuovo, ma che comunque ti fa sentire la guerra addosso, ne senti lo schifoso odore.

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Franny

di Andrew Renzi.

 

Franny è sereno, è generoso. Apparentemente. Uomo senza famiglia, senza lavoro.
Usa la morfina e il denaro per dimenticare un passato non facile da sostenere, un passato che non si può dimenticare.
Quando Olivia entra nella sua vita, per la seconda volta, dovrà affrontare il dolore, la sconfitta, sconfiggere la noia del lussuoso vivere.

 

Di questo film salvo solo Richard Gere e la sua capacità di interpretare il personaggio di Franny.
Bravi comunque Dakota Fanning e Theo James.
Non mi ha convinto niente di questo lavoro, dalla sceneggiatura alla storia, dal nome del protagonista che trovo assurdo, all’abbigliamento (anche se deve corrispondere allo stravagante personaggio), collegare alcune situazioni per ricavarne un filo conduttore mi ha lasciato abbastanza perplessa, ci ho dovuto giocare di fantasia.
Non ho capito il senso di questo film. E mi sono annoiata e distratta.

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Birdman

di Alejandro G. Iñárritu

 

Birdman è un supereroe alato e mascherato a cui Riggan Thompson ha dato successo recitandone il ruolo. Birdman è l’allucinazione costante e presete nella vita di Riggan.
Riggan, la cui carriera è ormai in declino, vuole anche scrivere un adattamento del racconto di Raymond Carver, dirigerlo e interpretarlo sul palcoscenico di Broadway; lui, personaggio inquietante, disperato che vuole riconquistare la celebrità. Coinvolge nell’impresa la figlia, l’amante, amici, attrici.

Un film bellissimo (pluripremiato) con un grande Michael Keaton. Soddisfazioni e delusioni, confronti e sconfitte. C’è ironia, surrealismo, coinvolgimento, vita e teatro.
Gli attori (tutti bravissimi) appaiono sulla pellicola come se stessero perennemente recitando a teatro.
Fotografia perfetta, bella e martellante la colonna sonora.
Ma non lo rivedrei, c’è troppo di tutto.

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La cuoca del presidente

di Christian Vincent

 

 

 

Hortense Laborie è una bravissima, appassionata e precisa cuoca insignita di numerosi riconoscimenti.
Il presidente francese la sceglie come cuoca personale all’Eliseo.
Il suo arrivo mette di cattivo umore i chef che lavorano nelle cucine del Palazzo da diverso tempo. La donna si rende subito conto dell’ostilità dei colleghi, ma imperterrita e con piglio deciso porta avanti il suo lavoro.
Hortense riuscirà a farsi apprezzare dai colleghi e riuscirà ad affascinare il presidente grazie ai suoi manicaretti semplici e raffinati e dal suo carattere.
Hortense Laborie non resterà a Palazzo, ma affronterà una nuova incredibile sfida: l’Antartide

 

 

Il film si ispira alla storia di Danièle Delpeuch, cuoca che lavorò davvero all’Eliseo durante il governo di François Mitterrand.
Una commedia dove la bravissima Catherine Frot riempie lo schermo.
Stupenda la fotografia, bella la colonna sonora.
Il film mi è piaciuto tra opulenza di Palazzo e silenzioso Artico, ma a tratti un po mi ha annoiato.

 

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Alaska

di Claudio Cupellini.

 

Parigi, la Torre Eiffel come sfondo, il terrazzo di un grande sontuoso albergo. Così inizia la storia dell’amore estremo tra Fausto, italiano, e Nadine, francese.
Cinque anni di amore e abbandoni, il carcere, il dolore, il limite nell’amare, la fragilità, i colpi di scena. Il sogno di felicità cercato nel lusso improvviso, nell’amore carnale, mentale, nel turbinio dei sentimenti.

 

     

 

Da vedere. Drammatico. Un bellissimo film. Un film…diverso, due vite che si incontrano, intrecciano, si allontanano.
Come lo sto presentando sembra un film statico, ma in effetti non lo è, anzi, è incalzante, è un continuo affanno di immagini ed emozioni, un vortice di cambiamenti che sconfina nella maturità dei personaggi, che passa attraverso figure fondamentali per la crescita dei due protagonisti. Una storia forte, piena di vita.
Cast tutto all’altezza (Elena Radonicich,Valerio Binasco…), talentuoso Elio Germano (forse sono un po di parte, mi piace molto, un attore non nei canoni abituali), dolcissima e sensuale Astrid Berges-Frisbey.
Sceneggiatura perfetta, bella la colonna sonora.

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Il fuoco della vendetta

di Scott Cooper

Anni ’80, siamo nell’Indiana, in una piccola cittadina dominata da una acciaieria.
Russel Baze, soprannominato Slim, onesto lavoratore, è legatissimo alla sua famiglia, soprattutto a Rodney, ex marine, il fratello disoccupato e dall’anima tormentata e inquieta. Russel, ubriaco causerà un incidente stradale e verrà condannato per omicidio; lasciato il carcere, deciso a cancellare ciò che è stato, a sposare la fidanzata, vuole vivere a pieno la sua libertà.
Quando Rodney, coinvolto in un giro di scommesse di combattimenti clandestini a mani nude, viene ucciso, Russel decide di vendicarsi.

Cast eccellente (Harrelson, Zoe Saldana, Shepard…e per me, incisivo il mitico Willem Dafoe anche se incasellato in un personaggio di breve apparizione), ma eccezionale, talentuoso, su tutti Cristhian Bale.
Un film che mi ha fatto soffrire, struggente, malinconico, a partire dalla fotografia, ai tratteggi psicoloici dei personaggi, alla bella colonna sonora. Buona la regia e la scenografia.
Una storia anche violenta, di sopraffazione, non particolarmente originale, lineare, in alcuni tratti prevedibile, molto americana, ma che mi ha coinvolto e anche travolto, se amate il genere (io non molto, ma mi sono fatta coinvolgere da un amico) vale la pena vederlo.

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Heart of the Sea – Le Origini di Moby Dick

  di Ron Howard

 

La storia parte dalla caccia alle balene ricercate per il loro grasso, trasformato poi in olio, bene preziosissimo in quell’epoca.
1820, la baleniera Essex, del New England, viene attaccata da una balena dalle dimensioni e dalla forza smisurata.
I marinai superstiti della straziante aggressione saranno costretti a compiere l’impossibile, oltre i loro limiti, per sopravvivere.
Tra loro Thomas Nickerson, 14enne mozzo, il più giovane dell’equipaggio; ormai anziano racconterà allo scrittore Herman Melville la terribile esperienza vissuta.

 

Film drammatico, la storia del disastro marino è realmente accaduta, e avrebbe ispirato Herman Melville a scrivere “Moby Dick”.
Il film indubbiamente colpisce, anche per il positivo uso della tecnologia; film spettacolare che ci mostra l’eterna lotta tra l’uomo e la natura. Ottima la scenografia e la fotografia, buono il cast.
L’impressione è che il tema messo in evidenza però non è la lotta tra uomo e cetaceo (natura), ma la lotta tra il capitano e il primo ufficiale.
Sinceramente , pur riocnoscendone la positività, io non ne sono stata coinvolta, se non per i meravigliosi colori che mi hanno affascinato, mentre la storia mi ha a tratti annoiato.

 


Preferisco Gregory Peck e il Moby Dik senza spettacolarità…

 

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Il ragazzo invisibile

di Gabriele Salvatores

 

 

Giovanna, poliziotta vedova, vive con il figlio Michele, un adolescente che spesso viene preso di mira dai bulli a causa della sua timidezza.
Michele si rende conto ben presto di avere un superpotere, può diventare invisibile.
Ma Michele scopre anche di essere stato adottato.
I genitori naturali fanno parte di un gruppo di persone con superpoteri acquisiti dopo un disatro nucleare in Russia.
La mamma risulta essere morta nel tentativo di fuggire dall’area contaminata e controllata dai militare, il padre riesce a sopravvivere e mettere in salvo  Michele, ancora in fasce, lasciandolo davanti la casa di Giovanna

 

 

Film non recente (ma io ci arrivo con mooolta calma), del 2014. Un film da vedere, non per gli effetti speciali (che non ci sono), no per supereroi muscolosi (che non ci sono), non per scene d’azione rocambolesche (che non ci sono)…ma per ciò che rappresenta il personaggio: la crisi adolescenziale, l’autostima, l’affermazione, l’amore innocente.
E ancora: una regia stupenda, una sceneggiatura ottima, un cast perfetto, una storia fantastica ma piacevole, originale, non banale, dal finale soprprendente. Un film dove la noia è bandita.
La trama sembra un film da ragazzi, e lo è, ma anche gli adulti non ne rimaranno delusi. Io a tratti mi sono anche emozionata (come dice mia figlia …core de mamma…).

 

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Belle & Sebastien – L’avventura continua.

di Christian Duguay

 

 

Sebastien e Belle aspettano con ansia il ritorno di Angelina,  che purtroppo rimane vittima di un incidente: l’aereo su cui vola cade al confine tra Francia e Italia.
L’incendio che si propaga anche nella foresta fa pensare che non ci siano superstiti.
Sebastien non vuole convincersi che Angelina è tra questi, insieme all’inseparabile Belle e al nonno, decide di andarla a cercare.
Su suggerimento del nonno incontra Pierre Marceau, aviatore, che, oltre ad aiutarlo nella spedizione di salvataggio, si rivelerà più del provetto pilota che è. La vita di Sebastian cambierà.

Il primo film l’ho trovato stupendo, questo una favoletta dove tutti vissero felici e contenti, dove i salvataggi rocamboleschi mi sanno tanto di action movie assurdo.
Comunque bravissimo il piccolo Félix Bossuet; avrei voluto la splendita Belle più coinvolta; belli i paesaggi.
In questo film manca lo spettacolo naturalistico come poesia, manca l’emozione dei sentimenti che si appiattiscono a fronte delle azioni spettacolari. Sceneggiatura prevedibile.
Peccato, non mi ha coinvolto neanche un po, mi sono “accontentata”, già dall’inizio, per amore dei miei piccoli vicini.

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