TUTTOLANDIA

"…il posto che mi piace si chiama mondo…"

Captain Fantastic

di Matt Ross

 

Foreste del del Nord America, madre, padre, sei figli.
Ben, il padre, uomo fuori dai schemi, educa i ragazzi all’allenamento fisico, alla caccia, a stretto contatto con la natura, ma non dimentica la parte intellettuale: letteratura, scienze, storia….
Vivono lontano dalla civiltà, un’esistenza fuori dal comune, un’esistenza che si infrange con la morte della moglie che, malata, vive l’ultimo periodo nella casa dei genitori.
La tragedia obbliga la famiglia ad avvicinarsi ala “civiltà”, un viaggio nel mondo reale dove emozioni e pericoli li travolgeranno inesorabilmente; dove si troveranno impreparati davanti alle convenzioni.

                          

Un film emotivamente emozionante, con un Viggo Mortensen poliedrico e carismatico come sempre, bravissimi i giovani attori.
Un film bizzarro come i suoi personaggi che non sono superficiali, ma che propone il rapporto padri-figli, che propone la felicità di vivree isolati dal mondo.
Un film in bilico tra irrealtà e propabilità alternativa di vita, che poi non è così irreale. Una realtà che applica leggi ristrettive ma allarga il raggio di conoscenza in modo alternativo, certamente questo comporta limiti e contraddizioni. La prova che il tipo di vita scelto dal padre sia giusto non può che essere lo scontro dei dubbi che il contatto con la realtà porta inevitabilmente.
Personalmente mi è piaciuto molto e mi ha anche divertito in alcune scene, trovo sia un bel film con suggestive immagini e una domanda: possiamo vivere davvero lontano dai stereotipi che ci offre l’odierna società? Possiamo avere un pensiero diverso dalla globalizazzione?

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Big Eyes

di Tim Burton

 

Siamo negli anni ’50/’60, Margaret Ulbrich, lascia il marito portando con se la figlia.
Margaret è una pittrice; dipinge bambine/i dai grandi occhi tristi che sembrano guardare il nulla.
Casualmente incontra Walter, pittore paesaggista. Si innamorano e si sposano.
Walter, forte del potenziale dei quadri della moglie, inizia a vendere le opere spacciandole per sue, ingannando l’America intera.. Margarth continua a dipingere nascondendosi per circa dieci anni, fino a quando trova la forza per reagire.
Margaret e Walter si separano e inizia un iter legale per far riconoscere la paternità delle opere.
Fino all’ultimo Walter si assegnerà la creazione dei quadri.

 

 

E’ la vera storia di Margaret Keane*, pittrice degli anni cinquanta e sessanta, e del marito Walter Keane.
Un bel film, scorrevole, una bella storia, con un pizzico di rivalsa femminista e strizza l’occhio alla falsificazione. Un po mi ha deluso il finale, troppo esasperatamente centrato sulla figura di Walter.
Ho trovato davvero eccellenti Chistoph Waltz (Walter) e Amy Adams (Margaret ), ben calati nella parte.
Ottima la sceneggiatura. Ottima la colonna sonora.

 

 

 

 

*Margaret Keane, pittrice, nasce il 15 settembre 1927 a Nashville
Sposa Frank Ulbrich dal quale si separa dopo qualche anno e dal quale avrà una figlia.
Conosce e sposa Walter Keane, si trasferisce alle Hawaii, dove vivrà per ventisette anni, nel 1965 divorzia da Walter; nel 1970 si sposa per la terza volta, con Dan McGuire, un giornalista sportivo di Honolulu; nello stesso anno, annuncia pubblicamente, di essere l’autrice dei suoi lavori; diventa Testimone di Geova.
L’ex marito Walter Keane avvia un’azione legale per la paternità delle opere, al processo viene riconosciuto ufficialmente che Margaret è l’artista che ha dipinto i quadri.
Nel 2000 muore Walter senza aver mai ammesso la verità.
Ancora oggi la Keane è una delle artiste più attive di tutto il mondo

 

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A United Kingdom – L’amore che ha cambiato la storia

di Amma Asante.

 

Siamo nel 1947, una serata di danza: Seretse Khama (David Oyelowo), studente, erede al trono del Botswana, conosce, a Londra, Ruth Williams (Rosamund Pike), impiegata, di famiglia medio-borghese.
I due si innamorano e decidono di sposarsi prima che Seretse torni in Africa per diventare re.
Le autorità britanniche non sono d’accordo, le autorità africane neanche, le famiglie di entrambi non approvano.
Il timore è il terremoto politico che l’unione avrebbe scatenato in Sudafrica dove i matrimoni misti erano proibiti dopo la proclamazione dell’apartheid nel 1948.
I due, malgrado tutto, si sposano, partono per il Bechuanaland (oggi Botswana, Africa del Sud), dove, inizialmente, anche il popolo non accetterà l’unione. Tutto è contro di loro, vengono separati, costretti alla lontananza.
Ma l’amore vincerà sopra ogni ostacolo.

 

 

E’ una storia vera, i due personaggi principali sono realmente esistiti e sono riusciti ad abbattere pregiudizi, politica e privato.
Una storia romantica, drammatica, di libertà, che ha sgretolato i muri del pregiudizio.
Un film da vedere, una lotta contro il razzismo, un film che emoziona. Un grande amore che ha pagato comunque un prezzo altissimo.
Bella la colonna sonora, scenografia perfetta, bravi gli attori.

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Black Sea

di Kevin Macdonald.

 

 

Il capitano Robinson, frustrato da una vita piena di fallimenti, sia familiari, economici, che lavorativi, decide di recuperare un carico d’oro che nel 1941 era trasporatato da un sottomarino russo per il Fuhrer.
Il recupero è complicato, viene usato un vecchio, fatiscente sottomarino russo e assoldato un equipaggio di uomini non proprio “in regola”, sia russi che inglesi, poco addestrati, che non desiderano altro che l’oro, e che si tollerano a malapena a causa dell’odio razziale che serpeggia, un equipaggio litigioso.. Tra gli uomini assoldati c’è Tobin, giovanissimo ragazzo che instaurerà un rapporto particolare con il capitano, quasi filiale.
Finale inatteso per un’avventura pericolosa e piena di colpi di scena..

 

 

Stupenda la regia di Kevin McDonald, abile nel creare un film d’avventura ma anche psicologico.
Cast eccezionale, bravissimo Jude Law che, nella figura del comandante duro ma anche umano, riesce ad essere il fulcro di tutto il film.
Scenografia vincente, buona la fotografia, ottima la colonna sonora, accattivante l’idea della recitazione anche in lingua.
Film drammatico dove viene evidenziato il lato peggiore dell’animo umano: la cupidigia, l’egoismo, il razzismo…Tutto il negativo umano prenderà il sopravvento fino a giungere al finale massacrante.
E se nel titolo c’è del “nero” vi renderete conto del perchè….io la definirei una claustrofobica missione. Da vedere.

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Carol

di Todd Haynes

 

 

New York, primi anni ’50, due donne si incontrano: la bella, algida, ricca e matura Carol, la giovane, deliziosa, fragile, commessa dei grandi magazzini Therese.
Si incontrano per caso, si innamorano, e sfidando le convenzioni sociali e le proprie vite-gabbie, fuggono per vivere il loro amore.
Carol è sposata, ma in fase di divorzio, ha un figlio; Therese è fidanzata e prossima al matrimonio.

 

 

                                                                           

Cate Blanchett (Carol) e Rooney Mara (Therese), regalano interpretazioni straordinarie, dove l’infelicità di Carol si incastra alla perfezione con l’inconsapevolezza irrequieta di Therese. Raffinate interpretazioni che giocano sull’allusione, sull’accennato, il sottinteso, la voglia di libertà. Cate Blanchett, tra le mie attrici contemporane preferite: sempe bellissima, elegante e seducente, una vera scoperta per me Rooney Mara: interpretazione perfetta.
Interessante l’argomento proposto: l’amore saffico che, per l’epoca in cui è ambientato il film, sconvolge e propone un cambiamento nella cultura di un’America ancora intrisa di tabù e convenzioni.
Film premiatissimo, bella la fotografia, ottima la colonna sonora.
Un film drammatico che non mi è dispiaciuto, ma che non mi ha coinvolto complessivamente (salvo le mise di Carol che avrei indossato piacevolmente eccetto pelliccia), ma che un po’ mi ha annoiato, a tratti troppo lento, avrei voluto un respiro sensuale maggiore, a parte gli sguardi non ho sentito emotivamente questo amore, forse mancava l’emozione del momento vissuto tra le due donne, sicuramente gravato dalle situazioni familiari e sociali,  mi saspettavo un’altro finale, un amore coraggioso, pronto a sfidare davvero le convenzioni, vissuto fino in fondo. Cercavo un’alchimia totale che forse è mancata. Comunque da vedere.

 

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Di nuovo in gioco

regia di Robert Lorenz

 

 

Un talentscout del baseball, Gus, in avanzata età a cui non si vuole arrendere; una figlia, Mickey, avvocato, trascurata dal padre e con cui ha un rapporto conflittuale, che decide di accompagnarlo nel Nord Carolina per conoscere una nuova proposta dello sport.
Lui è anziano, quasi cieco, ha bisogno della figlia. La figlia è convinta che l’unico amore del padre sia il baseball.
Lei mette in pericolo la sua carriera pur di accompagnarlo e diventare i suoi occhi, spiegargli i colpi del battitore, anche se lui li riconosce solo ascoltandone il rumore…La riconciliazione non è poi un sogno.

 

 

Film che mi era stato proposto molto tempo fa dal conduttore del blog wwayne, ma che non riuscivo mai a vedere. Fino a oggi pomeriggio
Mi aspettavo di più, Clint per me è un mito, mi piace molto come regista.
Mi aspettavo di più dal film, Clint, nelle vesti di un attempato uomo, quale è ormai, è davvero bravo, eprime emozioni.
Il film è comunque emozionante, prevale l’amore per lo sport.
Buona la sceneggiatura e bravi tutti gli attori.

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Il ponte delle spie

di Steven Spielberg

 

La Guerra Fredda: Rudolf Abel viene arrestato con l’accusa di essere una spia sovietica; James B. Donovan, avvocato americano delle assicurazioni, deve difenderlo. Compito che svolgerà con tutta onestà e che gli costerà l’impopolarità nella società americana e nella famiglia.
Il tenente Francis Gary Powers viene fatto prigioniero dai russi dopo l’abbattimento dell’aereo spia americano.
Potrebbe avvenire uno scambio…l’incarico viene affidato a Donovan.
Berlino, il muro la divide, il ponte ospiterà la trattativa.

 

Grande Steven Spielberg, eccellenti interpreti, con un bravissimo Mark Rylance che ho apprezzato tantissimo, un magistrale Tom Hanks (sono un po di parte, lo ammetto, ho per lui un debole), chiamato ad interpretare l’America “giusta”,”umana”, malgrado il nemico del momento, a differenza di una Russia “torturatrice”.
Film di genere drammatico, un thriller che entra di fatto nella storia contemporanea. Non ci sono scene rocambolesche o particolarmente violente, ma rende bene l’idea di ciò che accadeva in quegli anni. Il grigio delle atmosfere berlinesi avvolge perfettamente ciò che c’era da “coprire” in anni difficili, sia politicamente che socialmente (dura la sequenza in cui si vede costruire il Muro).
Un film da vedere.

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Gli ultimi saranno ultimi

di Massimiliano Bruno.

Luciana lavora in fabbrica.
Stefano, il marito, è perennemente disoccupato.
Dopo anni di attesa Luciana rimane incinta, ma perde il lavoro.
Tra amici, poliziotti, sindacalisti, si arriverà ad un tragico finale.

 

L’Italia dei rassegnati, delusi, dei schiacciati dal perverso gioco del potere: dalla crisi economica alla perdita del lavoro, dalla crisi coniugale alla mancanza di giustizia.
Un film che mi ha infilato un coltello nel cuore quando ho visto una donna in gravidanza puntare una pistola.
Un film da vedere. Un film realtà. Un film che nel finale lascia aperta metaforicamente una speranza.
C’è umorismo, ma c’è anche tutta la drammaticità che vivono molti cittadini oggi.
Bravi tutti gli attori, che hanno saputo caratterizzare alla perfezione i personaggi interpretati; mi è piaciuto Alessandro Gassmann (Stefano) che ho trovato finalmente incisivo, ma stupenda è Paola Cortellesi (Luciana), che ha saputo tratteggiare e ritagliare emotivamente e fisicamente un personaggio dalle tante sfaccettature.

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Kingsman – Secret Service

di Matthew Vaughn.

 

 

Il padre di Gary “Eggsy” muore durante una esercitazione militare, alla famiglia viene data una medaglia con un numero telefonico da usare in caso di emergenza.
Dopo diciassette anni dall’avvenuto, Eggsy si trova nei guai e viene arrestato, decide così di usare il numero di telefono scritto sulla medaglia, arriva in soccorso Harry Hart che, colpito dalle qualità del ragazzo, decide di ammetterlo alla Kingsman, un’organizazzione di intelligence indipendente segreta, guidata da Arthur.


Eggsy dovrà superare dei test rischiosi, duri, a contatto con persone molto istruite e ben educate. Insieme ad Harry, oltre a vivere avventure incredibili, dovrà fronteggiare Richard Valentine, un genio dalla mente distorta.

 

 

Ieri con i figli di Roberta abbiamo deciso di rivedere questo film
Ingegnosa, vivace, raffinata e un po folle regia, dove abiti, orologi, scarpe, possono essere la elegante divisa di spie, che hanno come sede una sartoria al centro di Londra.
La storia è ironica, sostenuta da due grandi attori, quali Colin Firth e Michael Caine e dove non mancano morti e una dose di violenza, bravo Samuel L. Jackson.
Film che è stato un piacere guardare: coinvolgente, divertente, incalzante.

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Il segreto dei tuoi occhi

di Billy Ray

 

Ray, ex agente dell’Fbi, indaga da anni sullo stupro e omicidio della figlia di una sua collega e amica, Jess, donna e madre tormentata dalla scomparsa atroce della ragazza.
Ray è innamorato del vice procuratore distrettuale Claire.
Ray coinvolgerà le due donne nella sua ricerca, dopo anni, del killer di cui crede di aver trovato le tracce.
E se fosse una pista errata? Generata solo dalla voglia di trovare un colpevole a tutti i costi? E se questo colpevole fosse un islamico? E se questo colpevole usufruisse dell’immunità?
Jess sa la verità, ma nasconde un segreto enorme e si farà giustizia da sola. Quando Ray lo scoprirà, non non condividerà, ma implicitamente ne armerà la mano.

 

Chiwetel Ejiofor (Ray) è bravissimo e riempie la scena, la Kidman e la Roberts sinceramente non mi hanno convinto…recitavano.
Un film che mi ha lasciato interdetta, non ho capito se è un thriller o lo sponsor antislamico e giustizia fai da te.

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