TUTTOLANDIA

"…il posto che mi piace si chiama mondo…"

Kingsman – Secret Service

di Matthew Vaughn.

 

 

Il padre di Gary “Eggsy” muore durante una esercitazione militare, alla famiglia viene data una medaglia con un numero telefonico da usare in caso di emergenza.
Dopo diciassette anni dall’avvenuto, Eggsy si trova nei guai e viene arrestato, decide così di usare il numero di telefono scritto sulla medaglia, arriva in soccorso Harry Hart che, colpito dalle qualità del ragazzo, decide di ammetterlo alla Kingsman, un’organizazzione di intelligence indipendente segreta, guidata da Arthur.


Eggsy dovrà superare dei test rischiosi, duri, a contatto con persone molto istruite e ben educate. Insieme ad Harry, oltre a vivere avventure incredibili, dovrà fronteggiare Richard Valentine, un genio dalla mente distorta.

 

 

Ieri con i figli di Roberta abbiamo deciso di rivedere questo film
Ingegnosa, vivace, raffinata e un po folle regia, dove abiti, orologi, scarpe, possono essere la elegante divisa di spie, che hanno come sede una sartoria al centro di Londra.
La storia è ironica, sostenuta da due grandi attori, quali Colin Firth e Michael Caine e dove non mancano morti e una dose di violenza, bravo Samuel L. Jackson.
Film che è stato un piacere guardare: coinvolgente, divertente, incalzante.

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Il segreto dei tuoi occhi

di Billy Ray

 

Ray, ex agente dell’Fbi, indaga da anni sullo stupro e omicidio della figlia di una sua collega e amica, Jess, donna e madre tormentata dalla scomparsa atroce della ragazza.
Ray è innamorato del vice procuratore distrettuale Claire.
Ray coinvolgerà le due donne nella sua ricerca, dopo anni, del killer di cui crede di aver trovato le tracce.
E se fosse una pista errata? Generata solo dalla voglia di trovare un colpevole a tutti i costi? E se questo colpevole fosse un islamico? E se questo colpevole usufruisse dell’immunità?
Jess sa la verità, ma nasconde un segreto enorme e si farà giustizia da sola. Quando Ray lo scoprirà, non non condividerà, ma implicitamente ne armerà la mano.

 

Chiwetel Ejiofor (Ray) è bravissimo e riempie la scena, la Kidman e la Roberts sinceramente non mi hanno convinto…recitavano.
Un film che mi ha lasciato interdetta, non ho capito se è un thriller o lo sponsor antislamico e giustizia fai da te.

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Gods of Egypt

di Alex Proyas

 

 

 

Nell’antico Egitto il dio dele tenebre Set fa precipitare l’impero nel caos uccidendo il fratello Osiride e accecandone il figlio Horus, a cui aspetta il regno.
Ma Bek il ladro affiancherà il dio Horus con lo scopo di liberare il popolo egiziano dal dominio di Set. Riusciranno a sconfiggerlo?

 

Quando si parla di Antico egitto sono sempre interessata, un’amica mi propone la visione di questo film. Perchè no?
Sicuramente un film di fantasia…una enorme delusione. Film assurdo, che della mitologia non ha nulla, la trama incasinata (per dirla alla romana), recitazione piatta, scenografia inguardabile, come i costumi che di egizio hanno ben poco, solo opulenza moderna.

 

 

 

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Gemma Bovery

di Anne Fontaine

 

 

Il fantasioso panettiere Martin Joubert, sposato con una donna impossibile, vive da qualche anno in Normandia, dove ha trovato la tranquillità che non aveva a Parigi
E’ appassionato di Gustave Flaubert, soprattutto del romanzo -Madame Bovary-.
La coincidenza che gli cambierà la vita nasce dall’arrivo di una coppia di inglesi che si chiamano Gemma Bovery e Charles Bovery.
Martin inizia così a lavorare di fantasia sulla bella, sensuale, malinconica e annoiata Gemma che gli ricorda la protagonista del romanzo di Flaubert. Tutti i personaggi vivono una vita provinciale, monotoma, quasi noiosa, insoddisfatti.

 

Il film gira sull’immaginazione e l’ossessione del panettiere per la bella e sensuale Gemma e non ha nulla a che fare con il romanzo.
Film da vedere, una commedia drammaticamente raffinata, film originale, ben recitatato da un’ottimo cast (perfetto Fabrice Luchini, talentuosa e graziosa Gemma Arterton), con una punta d’ironia.
Valida la sceneggiatura, ottima la colonna sonora.

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E la chiamano estate

di Paolo Franchi

 

Lui,. Dino, medico, non riesce ad avere rapporti con Anna, che ama.
Dino però frequenta prostitute, scambisti e una coppia in cui fa il terzo…
Anna, frustrata non riesce a tradirlo, perchè lo ama.
Dino cerca gli ex di Anna per spingerli ad avere rapporti con lei…e qualcuno la prende male…

 

Tralasciando il fatto molto personale che quando vedo Isabella Ferrari recitare mi addormento e che Eva Riccobono devo ancora capire se è un’attrice…mi domando ma che film è?
Non sono un critico ciematrografico, ne ho la pretesa di saper ben analizzare un film, ma sinceramente trovo che tutti i soldi spesi per questa pellicola (400mila euro stanziati dai Beni culturali) potevano essere impiegati meglio.
Per me da stroncare in toto.

 

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Dove eravamo rimasti

di Jonathan Demme.

 

 

 

Ricki, sessantenne, è il nome con cui si presenta come cantante rock, il suo vero nome è Linda e deve tornare a Indianapolis, città dove vivono i suoi figli e l’ex marito che ha abbandonato anni prima per seguire la passione della sua vita, la musica.
Ad Indianapolis, la figlia Julie ha tentato il suicidio dopo il divorzio.
Esclusa dalla vita dell’ex marito, che si è risposato, e dei figli che ha trascurato (oltre Julie, uno che sta per sposarsi, l’altro omosessuale), dovrà ristabilire con loro un rapporto d’affetto e unione lungamente perso.
L’opportunità sara il matrimonio del secondogenito, a cui Linda parteciperà con l’attuale compagno, il chitarrista della band in cui canta.
La cerimonia sarà il palco per una sua esibizione a cui si uniranno i figli e gli amici.

Un film che mescola il dramma di una famiglia alla musica. Volevo vederlo già quando uscì nelle sale nel 2015 ma non ci sono riuscita, l’ho fatto qualche giorno fa.
Protagonisti Meryl Streep e Kevin Kline, presente nel cast Mamie Gummer, la vera figlia della Streep.
Film prevedibile, storia per niente originale, vista e rivista, un po noiosa a mio giudizio. Il finale poi è melenso…tutto lieto fine anche se si passa per il dramma, il tormento, il dolore, il riscatto.
Cosa salvo di questo film? La parte musicale, ma soprattutto lei, Meryl Streep. In questo film è da urlo, una delle rare attrici contempoaranee più talentuose. Scontato? Sicuramente, ma tale è. La rocker è lei! La madre è lei!

 

 

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Fury

di David Ayer.

1945. Seconda Guerra Mondiale. La Germania nazista allo sfacelo. Gli americani, cinque uomini.
Il sergente Don Collier, che odia i nemici quanto invece ama i suoi uomini, ha la responsabilità del gruppo e di un tank Sherman: il carro armato chiamato Fury.
Nel gruppo viene reclutato Norman Ellison, un giovane soldato da addestrare,  ancora con occhi puri, il novellino che inneggia alla non violenza, che odierà l’orrore che lo circonda, ma che dovrà combattere il nemico, ucciderlo e perdere l’innocenza.
C’è il sangue, la vita, la morte, la paura, la follia. Una missione mortale.

Un po’ datato, ma io ci arrivo volutamente sempre tardi su alcuni film.
Con Brad Pitt, Logan Lerman, Jon Bernthal, Michael Peña, Jason Isaacs, Shia LaBeouf.
Ancora una volta un film con Brad Pitt, che continua a non piacermi anche se qui, devo ammetterlo, è stato davvero bravo, solido nel personaggio.
Da vedere questo film drammatico, crudo, dai paesaggi desolanti e fangosi, dove l’unica cosa che mi ha dato da pensare è quanto la guerra sia assurda, sia solo un tappeto di corpi e sangue dove l’amore non vince.
Un film che ricalca altri film, niente di nuovo, ma che comunque ti fa sentire la guerra addosso, ne senti lo schifoso odore.

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Franny

di Andrew Renzi.

 

Franny è sereno, è generoso. Apparentemente. Uomo senza famiglia, senza lavoro.
Usa la morfina e il denaro per dimenticare un passato non facile da sostenere, un passato che non si può dimenticare.
Quando Olivia entra nella sua vita, per la seconda volta, dovrà affrontare il dolore, la sconfitta, sconfiggere la noia del lussuoso vivere.

 

Di questo film salvo solo Richard Gere e la sua capacità di interpretare il personaggio di Franny.
Bravi comunque Dakota Fanning e Theo James.
Non mi ha convinto niente di questo lavoro, dalla sceneggiatura alla storia, dal nome del protagonista che trovo assurdo, all’abbigliamento (anche se deve corrispondere allo stravagante personaggio), collegare alcune situazioni per ricavarne un filo conduttore mi ha lasciato abbastanza perplessa, ci ho dovuto giocare di fantasia.
Non ho capito il senso di questo film. E mi sono annoiata e distratta.

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Birdman

di Alejandro G. Iñárritu

 

Birdman è un supereroe alato e mascherato a cui Riggan Thompson ha dato successo recitandone il ruolo. Birdman è l’allucinazione costante e presete nella vita di Riggan.
Riggan, la cui carriera è ormai in declino, vuole anche scrivere un adattamento del racconto di Raymond Carver, dirigerlo e interpretarlo sul palcoscenico di Broadway; lui, personaggio inquietante, disperato che vuole riconquistare la celebrità. Coinvolge nell’impresa la figlia, l’amante, amici, attrici.

Un film bellissimo (pluripremiato) con un grande Michael Keaton. Soddisfazioni e delusioni, confronti e sconfitte. C’è ironia, surrealismo, coinvolgimento, vita e teatro.
Gli attori (tutti bravissimi) appaiono sulla pellicola come se stessero perennemente recitando a teatro.
Fotografia perfetta, bella e martellante la colonna sonora.
Ma non lo rivedrei, c’è troppo di tutto.

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La cuoca del presidente

di Christian Vincent

 

 

 

Hortense Laborie è una bravissima, appassionata e precisa cuoca insignita di numerosi riconoscimenti.
Il presidente francese la sceglie come cuoca personale all’Eliseo.
Il suo arrivo mette di cattivo umore i chef che lavorano nelle cucine del Palazzo da diverso tempo. La donna si rende subito conto dell’ostilità dei colleghi, ma imperterrita e con piglio deciso porta avanti il suo lavoro.
Hortense riuscirà a farsi apprezzare dai colleghi e riuscirà ad affascinare il presidente grazie ai suoi manicaretti semplici e raffinati e dal suo carattere.
Hortense Laborie non resterà a Palazzo, ma affronterà una nuova incredibile sfida: l’Antartide

 

 

Il film si ispira alla storia di Danièle Delpeuch, cuoca che lavorò davvero all’Eliseo durante il governo di François Mitterrand.
Una commedia dove la bravissima Catherine Frot riempie lo schermo.
Stupenda la fotografia, bella la colonna sonora.
Il film mi è piaciuto tra opulenza di Palazzo e silenzioso Artico, ma a tratti un po mi ha annoiato.

 

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