TUTTOLANDIA

"…il posto che mi piace si chiama mondo…"

Tutta colpa di Freud

di Paolo Genovese

 

Il dottor Taramelli, bravissimo psicanalista cinquantenne, è un padre disponibile verso le tre figlie femmine, cresciute con lui dopo che la moglie lo ha abbandonato.
Marta fa la libraia e si innamora di un ladro di lbretti d’opera; Sara è lesbica e vuole cambiare orientamento visto le delusioni che continua a ricevere dalle donne; Emma ha diciotto anni e ha una storia con un cinquantenne sposato.

Dico subito che non sono una simpatizzante di Genovese, non ho visto nessuno dei suoi film, questo mi è stato proposto.
Commedia gradevole anche se non eccezionale, da guardare con leggerenza anche se il tema affrontato non è mai leggero…l’amore, che non è mai dato per scontato, non è mai troppo facile. Film dal ritmo continuo senza bisogno di volgarità, forse un po’ troppo lungo.
Ottimo il cast con un convincente Giallini sia nel ruolo di padre che di uomo, bravissimo Marchioni nel ruolo del ragazzo sordomuto, ho apprezzato molto Anna Foglietta, bella, brava, recitazione sicura e divertentissima…tra le donne la migliore, mi ha incantato il suo look; sempre romantica e delicata Vittoria Puccini, anche se spesso non è mai troppo naturale (come in tutte le sue prove).
Ottima la colonna sonora, bellissima la fotografia; sempre magnifica la mia Roma e magica New York.

 

 

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Tutti i santi giorni

 di Paolo Virzì

 

Guido è gentile, colto, poliglotta, lavora come portiere di notte in un grande albergo.
Antonia lavora in un autonoleggio, è irrequieta, è una musicista che canta la sera nei locali.
Vivono alla periferia di Roma, si amano tantissimo e lui tutte le mattine la sveglia con la colazione e il nome del santo del giorno.
Sognano di avere un figlio, che non arriva.

Una bella storia d’amore, una commedia vivace anche se c’è dentro il dolore di non essere genitori e la spasmodica ricerca per diventarlo. Una vita routine che non pesa, perchè la vivi con la persona che ami, quella con cui scegli di dividere la vita con tutto quello che comporta e che anche nelle difficoltà diventa più forte, perchè la forza arriva dalla complicità che hanno i protagonisti, una verso l’altro.
Bravissimi gli interpreti, Luca Marinelli (Guido) e Federica Caiozzo (Antonia, in arte Thony), intensi, dolci, comici. Film da vedere, è piacevole e senza sottovalutare l’argomento principale: la maternità desiderata.
Farete anche un viaggio nella mia Roma grazie alle belle inquadrature.
Ottima la colonna sonora.
Unico appunto che posso fare è che personalmente avrei evitato qualche scena e battuta troppo da commedia comico/volgare.

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Still Alice

di Richard Glatzer e Wash Westmoreland

 

Alice Howland, cinquantenne, professoressa di linguistica alla Columbia University di New York.
La memoria vacilla, le parole scompaiono, cosa sta accadendo?
Lo specialista a cui si rivolge gli conferma che è stata colpita da una forma ereditaria precoce di Alzheimer.
La vita perfetta e serena che vive, tra lavoro, figli e marito, il loro affetto e le cure, non la salveranno dall’inevitabile declino intellettuale.
Alice resisterà eroicamente anche se consapevole del declino che annullerà gradualmente le sue capacità intellettive e la sua anima. Che annullerà anche la possibilità di combattere la malattia.

 

Tratto dal romanzo di Lisa Genova (che non ho letto) è un film da vedere, strappa qualche lacrima, ma di emozione non per sentimento melodrammatico, anzi… Un film essenziale, lineare, che ti mette davanti la consapevolezza della sofferenza, l’impossibilità di sfuggire a questa malattia che ti consuma piano piano, un film che è cronaca di una malattia grave e abbastanza comune. Una malattia che ti toglie te stessa/o ma anche i ricordi. Ottima la regia, la scenografia, importante il significato che trasmette il film.
Stupenda l’interpretazione di Julianne Moore (Alice), che le ha regalato l’Oscar, un’attrice che amo ma non per questo sono di parte, è davvero stupenda in questo film.
Il film mi ha particolarmente colpito anche perchè abbiamo una carissima amica che convive da 25 anni con questo morbo, lei neanche se ne rende conto, tutto il suo mondo è sparito, gli è sconosciuto ormai da almeno 20 anni, pensate che non si è resa conto che suo figlio non c’è più ormai da un anno, chiede di lui come quando era piccolo…triste e terribile, per fortuna è circondata da tanto amore familiare e degli amici. Il film mi ha fatto rivivere un pò l’angoscia che provo quando la vado a trovare e tento di pensare come sarebbe vivere così…fragili, indifesi, senza memoria.

 

 

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Colette

di Wash Westmoreland

 

 

La ventenne Gabrielle Colette, vive in provincia, nel 1893 sposa Willy, scrittore, critico, seduttore.
Vanno a vivere Parigi, dove conducono una intensa vita mondana tra salotti letterari, figure di artisti, giochi amorosi e scandali.
Gabrielle ama scrivere, ha un vero talento, Willy la convince che firmare i scritti a nome suo sia la migliore strategia. E così sarà.
Ma quando Gabrielle incontrerà Missy, con la quale si legherà sentimentalmente, decide di rompere il matrimonio e rivendicare la proprietà delle sue opere; presa coscienza del suo valore come artista e della sua sessualità, costruirà la sua emancipazione sociale diventando solo Colette*.

Il film è biografico, racconta una parte della vita della scrittrice Colette.
Un buon film, ma sinceramente mi aspettavo qualcosa di più. A tratti mi ha annoiato. Da una figura così “rivoluzionaria” si poteva trarre qualcosa di più importante. Più che della vita di Colette sembra un’affresco sulla Belle Epoque, uno spaccato frenetico del momento, che sicuramente ha la sua importanza ai fini della storia, ma è qualcosa di visto e rivisto in altri film.
La regia a mio giudizio pecca di originalità, si impantana nei scandali, rapporti e intrighi della protagonista calcando sulla carnalità e passione, riducendo così il vero valore di Colette, quello artistico, senza troppo descrivere il raggiungimento dell’indipendenza femminile e conseguente femminismo.
Comunque belli i costumi e la ricostruzione degli ambienti parigini. Brava Keira Knightley (Colette) che sfodera la sua sensualità, il suo fascino nel bene e nel male, anche se un po richiama ad altri ruoli da lei sostenuti in altri film, Colette esigeva secondo me qualcosa di più incisivo; davvero strepitoso Dominic West (Willy), un vero talento in questa interpretazione che può apparire antipatica per il ruolo del marito maschilista e opportunista.

 

*Colette è considerata una delle maggiori scrittrici francesi, candidata al Premio Nobel per la letteratura nel 1948

 

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Il destino di un uomo (Sud’ ba celoveka)

di Sergei Bondarchuk

 

Andrei, dopo 17 anni di matrimonio e tre figli, parte per la guerra. Viene fatto prigioniero dai nazisti e spostato in diversi campi di concentramento. Tenta la fuga, che non gli riesce, fino a quando con uno stratagemma riesce ad arrivare alle linee amiche.
Torna a casa, nel paese di Vorond, che trova completamente distrutto dai bombardamenti, grande il dolore quando scopre che la moglie e le figlie sono morte, riesce a scoprire però che il figlio è vivo, ma è una momentanea vittoria, anche questi cadrà sotto il fuoco nemico.
Distrutto dal dolore inizia a lavorare come camionista, per caso incontra un bambino orfano e abbandonato, decide di prenderlo con se facendogli credere di essere il padre.

Film russo del 1959, tratto da un racconto di Mikhail Sciolokov.
Bianco/nero, dove le musiche sono il commento principale in tutte le scene.
Film bellissimo, intenso, con un’attore (Sergej Fëdorovič Bondarčuk), il protagonista, davvero sorprendente. La tecnica di regia malgrado sia d’epoca mi ha affascinato tantissimo.
In questo film, dove ovviamente c’è un realismo socialista e una condanna all’orrore del nazismo, c’è anche la volontà di mettere in risalto la forza di un singolo individuo, la voglia di non arrendersi neanche nel dolore, la possibilità di non abbandonare la coscienza neanche nel dramma.
Ci sono scene di struggente bellezza e di struggente dolore.
Ringrazio Maria, del blog https://eternamenta.wordpress.com, per avermelo fatto conoscere.

 

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Two mothers

 di Anne Fontaine

 

 

Lil e Roz sono amiche fin dall’infanzia.
Lil ha un figlio, Ian, è vedova.
Roz ha un figlio, Tom, è separata.
Roz e Ian diventano amanti e, dopo averlo scoperto, anche Tom decide di intraprendere una relazione con Lil.
Per una serie di avvenimenti le due “coppie” si separeranno, ma dopo qualche anno decidono di ritrovarsi per una spensierata giornata al mare…una delle due coppie capirà che la passione che li aveva avvinti non si è mai sopita.

 

Film tratto da un romanzo di Doris Lessing.
Bellissime e bravissime Naomi Watts e Robin Wright (top), bellissimi i due attori che interpretano Ian e Tom, ma questo non mi ha aiutato a non annoiarmi, ad affascinarmi è stata solo la location: l’Australia.
Non che la storia sia banale, ma non sono riuscita ad entrare in empatia con questo film, non mi ha creato nessuna emozione nè mi ha fatto giungere un messaggio, neanche quello dell’amore, che forse la regista voleva far trasparire se ripenso alla scena finale sulla spiaggia; direi che è più una storia di attrazione e desiderio in un contesto torbido, neanche tanto originale.
Neanche la colonna sonora mi ha coinvolto.

 

 

 

 

 

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Lady Bird

di Greta Gerwig

 

Christine, studentessa inquieta, molto intelligente e ipersensibile di un liceo cattolico, in perenne conflitto con la madre, vive a Sacramento.
Si fa chiamare Lady Bird. Il suo sogno è lasciare la città natale ed essere ammessa in una università sulla East Coast.
Christine ha un’amica del cuore Julianne, entrambe si scrivono ad un corso di recitazione; Christine inizia una relazione con Danny O’Neill ma la relazione finisce quando la ragazza vede Danny baciarsi con un ragazzo. Nel fratempo Julie scopre che il professore di matematica, di cui è innamorata, è sposato. Le ragazze uniranno le loro delusioni e cercheranno di farsi forza a vicenda.
Nel mezzo di queste vicende se ne agganciano altre che faranno vacillare inizialmente la loro amicizia.
A Lady Bird intanto arriva la notizia che è stata ammessa all’università di New York, con grande disappunto della mamma. Le due non riusciranno a chiarirsi di presenza, ma solo quando Christine sarà lontana.

Commedia pluricandidata e premiata che alterna comicità e drammaticità. Piacevole da vedere.
Anche se non particolarmente accattivante nel tema tutto sommato è gradevole; è un ripetere ciò che si è già visto in altri film per quel che riguarda la vita e le problematiche adolescenziali. Interessante è che la regista ha saputo delineare con dei spazi ben precisi la personalità di tutti i protagonisti principali. Il centro del film però è il rapporto tra Lady Bird e la madre, puntigliosa e che non gli fa passare niente, sempre pronta ad ostacolarla e rimproverarla. La scena che mostra il vero rapporto tra le due, a mio giudizio, è quando la ragazza acquista un’abito per un ballo, la madre osserva e giudica…mai niente di positivo…il vestito è troppo rosa, così non va…e la ragazza chiede solo di dirgli che l’abito gli stia bene, vuole piacere alla madre…la madre dice sottovoce che si gli vuole bene però…Una scena che mi ha commosso…gli sguardi della ragazza, ma anche della madre, mi hanno fatto male. Ho ripassato nella mia mente che sono stata figlia (amatissima dalla madre) e ora sono madre (che deve crescere una futura donna, a cui spero riuscirò a passargli forza e determinazione, a farla corazzare per tutto ciò che la vita gli porrà davanti…e questo passa anche per l’apprezzamento. Una ragazza che creda in se stessa).
Davvero sorprendente Saoirse Ronan (Lady Bird), l’ho apprezzata molto, trovo sia bravissima nel recitare ogni sfaccettatura della personalità della protagonista: inquietudine, tenerezza, insicurezza, comicità, ironia, fame d’amore e apprezzamento materno.

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Il buio oltre la siepe

  di Robert Mulligan

 

 

Atticus Finch, avvocato, vive in una tranquilla cittadina dell’Alabama.
Vedovo e con due figli, Jem e Scout, che sono accuditi dalla domestica di colore Calpurnia, Atticus Finch accetta di difendere Tom Robinson, uomo di colore, accusato di aver stuprato Mayella, bianca, figlia dell’iroso Bob Ewell; Tom Robinson viene ritenuto colpevole e tentando la fuga viene ucciso.
Finch, durante il processo aveva esplicitamente fatto capire che le violenze subite dalla figlia potessero essere opera del padre, questi per vendicarsi tenta di fare del male a Jem e Scout che vengono salvati da Boo, un giovane con problemi psichici che nessuno aveva mai visto vivendo sempre chiuso in quella che i bambini chiamano la casa maledetta.

 

Film pluripremiato, tratto dal romanzo della scrittrice Harper Lee.
E’ stato girato el 1962, la prima volta che lo vidi avevo 10 anni (1968), mio padre riteneva fosse l’età giusta e di questo l’ho sempre ringraziato, è stato il film che mi ha aperto a tematiche di cui all’epoca si parlava velatamente nelle famiglie, ma a casa nostra erano in primo piano. L’ho visto almeno dieci volte, film drammatico, malinconico, bellissimo. I miei genitori mi preparano per vederlo e tutto ciò che ho visto e assimilito è ben radicato in me. Ingiustizie, razzismo, psiche, bambini, adulti…
Questo film è il primo di una lunga lista di film revaival (così li abbiamo classificati) che io e le mie amiche intendiamo vedere, l’ho proposto io dopo aver letto in collettivo il libro da cui è tratto; abbiamo pensato che non è male guardare indietro.
Quello che mi lascia sempre stupita è come dal profondo Sud di un’epoca dove il “nero” e il “portatore di handicap” erano emarginati (e mi sembra una parola insufficiente per spiegare…) a tutt’oggi ancora persistone le stesse tematiche, che sicuramente non sono mai scomparse ma che anzi tornano a galla prepotentemente.
Ancora ignoranza, inciviltà, pregiudizio sono ordinaria amministrazione.
Magistarale l’interpretazione di Gregory Peck, ma comunque tutti davvero eccellenti gli attori.

  

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Un giorno devi andare

di Giorgio Diritti

 

 

Augusta, coraggiosamente, lascia l’Italia e con suor Franca, amica della mamma, va in Brasile.
Suor Franca vuole evangelizzare gli indios, lo fa spostandosi su un battello. Augusta decide di proseguire il viaggio da sola e si ferma a Manaus, capitale dell’Amazonia, sulla riva del Rio Negro. Vuole vivere nelle favela dove la povertà è tangibile.
Augusta cerca pace e cerca Dio dopo aver perso un bambino, aver perso la possibilità di averne, un dramma che le cambia la vita, ed essere stata lasciata dal marito, l’uomo che ama profondamente.
Augusta diverrà più fragile o più forte?

Film drammatico, delicato, una metafora della vita, un film che racconta un grande dolore, che mette in dubbio le priorità e in crisi le certezze.
Buona la sceneggiatura, importanti i temi trattati, stupenda la fotografia, anche grazie ai luoghi scelti per girare il film, bella la colonna sonora.
Brava Jasmine Trinca anche se non mi ha convinta totalmente, i dialoghi, pochi, secondo me dovevano essere supportati da un coinvolgimento più espessivo più intenso.

 

 

 

 

 

 

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The Wolf of Wall Street

di Martin Scorsese

 

 

New York, anni ’90.
Jordan Belfort è un agente di Borsa a Wall Street, cocainomane e nevrotico, drogato anche di emozioni, sesso e soldi.
Jordan Belfort è proiettato in una ascesa delirante ma anche in uno scandalo che lo vede coinvolto in soldi spazzatura che lo faranno diventare miliardario di un impero di droga, ragazze, barche, orge…e che lo porteranno alla distruzione.

Se avete tre ore di tempo che non sapete come impiegare, consiglio di spenderle per vedere questo film, se non l’avete già fatto visto che è datatato 2013.
Film tratto dalla vera storia di Jordan Belfort; film per me stupendo. Tante candidature ma nessuna vittoria, che invece meritava. Forse un film esagerato, ma credo che sia impossibile non renderlo tale, vista la personalità del protagonista e tutto quello che gli gira intorno.
Un film delirio con punte di comicità se pur amara…uno spaccato su una disincantata realtà, il regista scava nell’oscurità di alcune vite. Il protagonista in questa storia sembra essere il denaro, ma nella realtà è l’uomo e la sua avidità con tutto il male che ne consegue. E dove la giustizia fa un corso a metà…
Un meraviglioso e come sempre camaleontico Leonardo Di Caprio, bravissimi anche Jonah Hill e Matthew McConaughey.
Ottima la scenografia,la fotografia, la colonna sonora.

 

 

 

 

 

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