TUTTOLANDIA

"…il posto che mi piace si chiama mondo…"

Child 44-Il bambino numero 44

di Daniel Espinosa.

 

Russia, 1953: Leo Demidov, ufficiale dei servizi segreti sovietici, viene osteggiato dal governo sulle indagini che sta svolgendo su un serial killer di bambini. La sua indagine parte dal ritrovamento del corpo di un ragazzino strangolato e violentato.
Anche la sua vita è complicata, viene accusato di tradimento perchè non ha denunciato l’attività eversiva della moglie, insegnante, un rapporto già sentimentalmente minato.
La punizione è l’esilio in una sperduta provincia. Grazie all’aiuto del Generale Mikhail Nesterov si metterà di nuovo sulle tracce dell’asassino.

 

Film tratto dal libro di Tom Rob Smith, ispirate alla vera storia di Andrei Chikatilo*, conosciuto come il Mostro di Rostov.
Storia e cronaca si intrecciano in questo realistico, spettrale, affascinante thriller. Un film cupo che ti trattiene in tensione dall’inizio alla fine, dove è ben definita la vita sotto il regime comunista sovietico dell’epoca. Scenografia perfetta, ambienti reali, sembra quasi viverci dentro; scene che a volte arrivano dritte allo stomaco tanto sono crude .
Eccezionali gli attori; Tom Hardy lo definirei magistrale, calato perfettamente nel personaggio di Leo., bravissima anche Noomi Rapace.
Mi sento di consigliarlo questo film, anche perchè rispolvera la memoria sui regimi militari.

 

 

 

*Andrej Romanovic Cikatilo (1936 – 1994), serial killer russo era soprannominato il Mostro di Rostov o Il Macellaio di Rostov.
Fu accusato dell’omicidio di 53 persone (donne, bambini e adolescenti di ambo i sessi).
Cikatilo nasce nel villaggio di Jablocnoe nel 1936, ha un’infanzia traumatica: la collettivizzazione agricola di Stalin aveva causato devastanti carestie e uno dei suoi fratelli maggiori era stato rapito e mangiato dai vicini affamati; durante la Seconda guerra mondiale fu testimone dei devastanti bombardamenti tedeschi e iniziò a fantasticare sul poter eseguire esecuzioni di tedeschi nei boschi e che ebbe poi un nesso con i suoi omicidi; spesso veniva punito, picchiato e umiliato duramente dalla madre, con la quale dormiva mentre suo padre era in guerra, a causa della frequente incontinenza notturna.
A scuola ottenne buoni risultati riuscendo a diplomarsi ma fallendo l’esame di ammissione all’Università di Mosca.
Trovò impiego come tecnico telefonico.
A 18 anni aggredì una ragazza di 13 anni (amica di sua sorella), lottando con lei per avere un rapporto sessuale, questo episodio lo portò ad associare il sesso alla violenza per tutta la vita.
Nel 1963 si sposa grazie all’interessamento della sorella più giovane che gli fece conoscere una sua amica, malgrado offrisse di frequente impotenza ebbe un figlio ed una figlia.
Nel 1971 ottenne la Laurea in Lingua e Letteratura Russa e tentò la carriera di insegnante a Novošachtinsk con scarsi risultati a causa della sua mancata autorità e rispetto da parte degli alunni, continuò la professione spostandosi di scuola in scuola quando era sospettato di abusi sessuali, malgrado fosse un pedofilo non fu mai arrestato e le autorità scolastiche preferivano licenziarlo invece di iniziare un’indagine e rovinare la reputazione della scuola.
Trovò lavoro come commesso, ciò gli permise, durante i suoi viaggi, sempre all’interno dell’Unione Sovietica, di commettere crimini.
Nel 1978 commise il suo primo omicidio (documentato) attirando una bambina di 9 anni in una vecchia casa che aveva comprato in segreto dalla sua famiglia, dove tentò di stuprarla, quando la bambina si ribellò cercando di scappare, la pugnalò a morte. Da quel momento in poi accoltellare donne e bambini, fino a provocarne la morte, sarebbe stato il suo unico modo di procurarsi piacere, metodo applicato in ogni suo omicidio. Si aggirava prevalentemente attorno a stazioni di autobus o treni avvicinando giovani vagabondi, spingendoli ad allontanarsi, e il bosco più vicino diventava la scena per un nuovo omicidio. Solitamente tentava di avere rapporti sessuali con le vittime, ma essendo spesso impotente si scatenava in lui la furia omicida.
Nell’URSS, il genere di crimini come quelli commessi da Cikatilo erano nascosti, per questo motivo i genitori ignoravano il crescente numero di vittime e non avvisavano i bambini dei pericoli.
Quando vennero scoperti i primi sei corpi la polizia di Mosca approntò un team guidato dal maggiore Michail Fetisov che fu inviato a Rostov per dirigere le indagini. Furono interrogate e schedate oltre 150.000 persone, dopo altri quindici omicidi la polizia aumentò il numero di pattuglie ed agenti in borghese alle principali fermate di trasporti pubblici. Cikatilo fu trovato ad agire in modo sospetto ad una fermata del bus a Rostov e quindi arrestato ma non emersero prove sufficienti per incriminarlo degli omicidi, fu accusato di altri crimini e condannato ad un anno di prigione, ma liberato dopo solo 3 mesi.
Trovato un nuovo lavoro a Novocerkassk non uccise fino all’agosto del 1985, quando commise l’omicidio di due donne. L’indagine della polizia si riaccese fu rivitalizzata nella metà del 1985, quando Issa Kostoyev fu assegnato al caso, esaminò attentamente tutti i crimini ed interrogò di nuovo i criminali sessuali. Nel 1985 furono rinnovate le ronde intorno alle stazioni di Rostov e Cikatilo, per oltre due anni, mantenne i propri desideri sotto controllo fino al 1988 quando tornò ad uccidere, lontano dall’area di Rostov.
La scoperta di nuove vittime portò ad un’operazione massiccia della polizia che pattugliava le stazioni di treni e bus e molte altre aree pubbliche intorno all’area di Rostov.
Il 6 novembre, Cikatilo uccise e mutilò Sveta Korostik. Mentre lasciava la scena del crimine, fu fermato da un agente che pattugliava la stazione dei treni e che lo vide tornare dai boschi con aria sospetta sia per l’abbigliamento che per le macchie di sangue su guancia e orecchio. Controllò i suoi documenti ma non la borsa che aveva in mano, dove avrebbe trovato i seni recisi di Sveta Korostik. Solo dopo la compilazione del rapporto e il ritrovamento di due corpi, vicino alla stazione Leschoz, e la descrizione di un testimone, si pensò a lui come omicida. Non avendo abbastanza prove per l’arresto Cikatilo fu messo sotto stretta sorveglianza, seguito e filmato da agenti sotto copertura. Il 20 novembre 1990, Cikatilo lasciò la sua casa con un contenitore di birra, iniziò a girare per tutta la città tentando di avvicinare i bambini che incontrava; alla fine entrò in un bar dove comprò la birra, la polizia si convinse che non poteva aver fatto tante ore di cammino solo per comprare birra. L’insistenza con la quale tentava di avvicinare bambini convinse la polizia ad arrestarlo.
Fra il 30 novembre ed il 5 dicembre, confessò 56 omicidi; tre delle vittime furono impossibili da identificare perché vennero seppellite e si trovavano in avanzato stato di decomposizione. Non venne, quindi, accusato di questi omicidi.
Precauzioni speciali furono necessarie durante la prigionia di Cikatilo. perchè crimini violenti a sfondo sessuale, soprattutto contro i bambini, erano un tabù in Russia, i prigionieri accusati di questi reati erano abusati e a volte uccisi dai propri compagni di cella. Alcuni parenti delle vittime erano secondini o lavoravano nelle prigioni ed era molto alto il rischio di un’esecuzione prima del processo.
In cella (dove pensava che nessuno lo guardasse) era sotto sorveglianza video, il suo comportamento era assolutamente normale, a differenza di quando era davanti a secondini o avvocati: mangiava e dormiva senza problemi, faceva ginnastica ogni mattina e leggeva molti libri e giornali, scriveva lettere di lamentela alla sua famiglia, ad ufficiali del governo e ai mass media. Scrivere divenne la sua passione tanto che, venuto a conoscenza di un concorso indetto da un popolare giornale per eleggere “l’investigatore dell’anno”, vi si iscrisse, candidando le proprie indagini per il premio.
Fu processato il 4 aprile 1992. Nonostante il suo comportamento irriverente in aula, fu giudicato sano di mente.
Durante il processo fu tenuto in gabbia al centro dell’aula, misura che aveva lo scopo di proteggerlo dai parenti delle vittime, i quali chiedevano alle autorità di rilasciarlo in modo da procedere in autonomia alla sua esecuzione.
Al termine del processo fu dichiarato colpevole di 52 dei 53 omicidi (fra il 1978 ed il 1990) di cui era accusato, fu condannato per ognuno dei crimini commessi che si vantò di aver eseguito per depurare la società da persone inutili. Fu condannato a morte mediante colpo alla nuca, eseguito nella prigione di Rostov il 14 febbraio 1994.

 

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Carnage

di Roman Polanski.

 

Quattro genitori, una lite tra figli, una stanza. Genitori/persone mettono a nudo se stessi

 

 

Jodie Foster, Kate Winslet (straordinaria), Christoph Waltz (per me il migliore in assoluto), John C. Reilly sono i meravigliosi interpreti di un dramma che solo inizialmente è centrato sui conflitti adolescenziali, poi cadono le maschere invisibili degli adulti e la stanza, dove si svolge tutto il film, diventa l’arena feroce dove ipocrisia, menzogna, aggresività invadono la civile convivenza portando a galla istinti feroci.
Certamente un film interessante di cui ne riconosco l’impeccabile regia, ma io mi sono annoiata da morire. Questa volta Polanski non mi ha incantato, anzi, delusa…non ne ho capito il senso. Mettere a nudo l’uomo e i suoi istinti? Scavare l’intimità di ognuno di noi? Riporatre il cinema a dialoghi complessi e fitti come non se ne vedono più (io mi sono persa tanto lo erano, troppo…)? Cercare il perchè della mancata comunicazione tra coppie?….e il finale? Dov’è?
Qualcuno lo ha visto? Mi da un parere?

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Captain America: The Winter Soldier

di Anthony e Joe Russo

 
Steve Rogers, che a fatica cerca di adattarsi alla società attuale, indossa ancora la divisa di Capitan America, prende il suo scudo e va ad affrontare un misterioso terribile assassino: il Soldato d’Inverno. Che vuole ucciderlo. Si dovrà guardare anche da un un ex capo dello S.H.I.E.L.D: Alexander Pierce. Non mancano la Vedova Nera, il colonnello Nick Fury e la new entry Falcon.

 

 

Oggi tre ore da baby sitter per la mia vicina, ma questa volta con i “ragazzi” più grandi, quindi niente cartoon ma Supereroi.
Film con effetti speciali e spettacolari scene d’azione, humour, ma anche un pizzico di politica.
Non un capolavoro ma per me da vedere (Capitan America è pur sempre il longevo Capitan America, eroe a stelle e strisce  😉 ), bravissimi gli attori, carismatico e ambiguo Robert Redford.

 

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Cani sciolti

di Baltasar Kormákur.

 
Una banda di narcotrafficanti in Messico
Bobby Trench e Marcus Stigman, il primo è un infiltrato della narcotici, l’altro della marina degli USA.
Ma uno ignora chi sia veramente l’altro, apparentemente sono due trafficanti di droga.
Decidono di svaligiare una banca e impossessarsi dei soldi del narcotraffico. Ma fanno male i calcoli, il potere è più forte di loro.

 

Film assolutamente “americano”, tanta azione ma anche tanta ironia. Tutto abbastanza prevedibile. Per fortuna Denzel Washington e Mark Wahlberg sono in gran forma.
Ma allora, chi mi segue e mi conosce (non è proprio il mio genere di film), si può domandare perchè mai io lo abbia visto. Ecco, per passare una serata “leggera”, certo, ma perchè io adoro Denzel Washington da sempre, e se anche qui è caduto in un film non proprio tra i migliori, mi dimostra sempre la sua camaleontica capacità di interpretazione.
E lo so’, sono di parte, pazienza…ma me lo gusto.
Ah, dimenticavo, la fotografia, però, è perfetta…

 

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Adaline – L’eterna giovinezza

di  Lee Toland Krieger

 


Anni Trenta: Adaline, giovane donna, resta vedova dopo pochi anni di un felice matrimonio da cui è nata una bambina.
Dopo qualche mese la donna subisce un grave incidente d’auto a causa delle condizioni metereologiche, dopo essersi miracolosamente salvata si rende conto che smette d’invecchiare.
Questo segreto resta celato (meno che a sua figlia) e la costringe alla solitudine sentimentale fino a quando incontra un uomo che farà cambiare tutto.
Per circa ottanta anni la sua vita sarà un continuo cambiamento, arriverà addirittura a vedere sua figlia invecchiare.

 

 

Film del 2015, un dramma sentimentale che a tratti emoziona, film surreale, di raffinato romanticismo.
Il mezzo per emozionare è il concetto dell’immortalità, a cui l’uomo da sempre aspira, a tutt’oggi è riuscita solo a Peter Pan.
Ma non è forse più concepibile, fantasia permettendo, la mortalità? Si nasce, si crea, si muore per dare spazio a nuova linfa vitale, per me necessaria alla sopravvivenza di questa meravigliosa Terra. Come sarebbe essere immortali mantenendo sempre se stessi? Mi viene di pensare che, se è vero che nel film l’unica a non invecchaire è la protagonista e questo gli permette di confrontarsi sempre con nuove tematiche, se tutti fossimo immortali saremmo la staticità e il mondo invecchierebbe per mancanza di innovazione. Alla fine si piegherebbe su se stesso. Questo pensiero mi fa scaturire la sensazione che anche in un propabile cataclisma, la natura non permetterebbe l’annullamento totale, sempre una forma di vita che risproduca nuova vita deve rimanere.
L’eterna giovinezza (tema molto in voga nell’attuale società) è una bella deliziosa fiaba che fa sognare, ma come in tutte le favole c’è un’antagonista, qui è “la solitudine”; nella realtà potrei dire che spesso, la ricerca attuale dell’immortalità (che si sa che è una bugia, ma si rimuove il pensiero che lo sia), che passa per la sfibrante bellezza che si vuole mantenere a tutti i costi (visto che la scienza ancora non riesce a non farci invecchiare), è la solitudine dell’anima.
Bella, brava e delicata Blake Lively, ma bravi tutti gli attori, con un impeccabile Harrison Ford e una meravigliosa Etien Burstyn (la figlia di Adaline).
Il film mi ha incuriosito, non sdolcinato, un film gradevole, da vedere, non un capolavoro ma piacevole, quasi rilassante direi.
Il finale lo avrei desiderato diverso…ma alla fine una fiaba è una fiaba. Anche nel finale.

 

 

PS Mi sono domandata come avrei guardato io mia figlia, invecchita…mi sarei sentita morire, mi sarei davvero sentita sola.

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Bad Moms/Mamme molto cattive

  di Jon Lucas e Scott Moore.

 

 

Tre mamme, Amy (Mila Kunis), Kiki (Kristen Bell), Carla (Kathryn Hahn), stanche della vita che conducono, decidono di prendersi uno spazio loro, lontano da mariti, figli, famiglia, lavoro…
Decidono di ribellarsi alle regole della famiglia perfetta, dagli impegni lavorativi e abbandonarsi alla libertà personale, al divertimento lontano dalla routine.

 

 

Una commedia del 2016 tutta al femminile, sarcastica, ironica.
Pur riconoscendo l’ottima sceneggiatura e la bravura indiscussa delle protagoniste, a me non è piaciuto, anzi direi che mi sono annoiata malgrado la “confusione” che allegramente avrebbe dovuto farmi ridere e coinvolgere.
Riconosco che l’impegno in toto delle mamme verso i figli a volte può stressare, riconosco che il film calca la mano sulle responsabilità che esageratamente vengono accollate alle donne, ma se guardo questo film vedo delle mamme soggiogate dai figli (ovvio che se la sono voluta) e che improvvisamente diventano schegge impazzite: battute che rasentano il turpiloquio e fiumi di alcool.
Non ci ho trovato sentimento, ma tante situazioni scontate e prevedibili. Non mi è sembrato di vedere un film ma una di quelle serie tv che vanno tanto di moda (e, aimè, non mi piacciono).
Forse quello che non mi è davvero piaciuto, non è tanto la storia di per se, ma il tipo di comicità (?) e il finale che sinceramente è davvero poco originale.
Sarò all’antica, ma non trovo questo film nè femminista, nè troppo attuale (se non per la volgarità gratuita e le bevute), nè poi così dalla parte delle mamme e delle donne.

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La battaglia di Hacksaw Ridge

  di Mel Gibbson
Desmond Doss, primo obbiettore di coscieza, figlio di un veterano della Prima Guerra Mondiale, va in guerra (1942) ma senza armi, rifiutandosi di sparare, va come medico…
Viene umiliato, sottoposto a violenza, definito come un codardo  La sua anima impavida e la sua religione lo terranno inchiodato sull’infernale collina di Okinawa per una notte intera salvando 72 compagni
Lui senza armi resiste, i commilitoni armati abbandonano. Compresi i generali.
Lucida follia? Sprezzo della vita? Un vero soldato?

 

 

 

Film drammatico, storico, film epico, etico, diretto da un taluntuoso, folle Mel Gibbson.
Un film cruento, spettacolare, visionario, di grande impatto visivo ed emotivo; mi ha conquistato.
Grande interpretazione di Andrew Garfield, che si cala perfettamente in Dose, realmente esistito.

 


“Ti prego mio Signore, aiutami a salvarne ancora uno… aiutami a salvarne ancora uno!”

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After Earth – Dopo la fine del mondo

after di M. Night Shyamalan.

 

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Il generale Cypher e il figlio Kitai partono per una missione. L’astronave su cui viaggiano viene investita da una tempesta di asteroidi e viene dannegiata costringendo i due ad atterrare sul pianeta Terra, abbandonato mille anni prima quando la natura si ribbellò allo sfruttamento che l’uomo perpetrava; il pianeta è ormai rinvigorito e il clima diventato ostile con l’arrivo della glaciazione nottura. Cypher nell’impatto si ferisce in modo serio e sarò compito del figlio cercare di salvare entrambi recuperando un segalatore d’emergenza caduto lontano dall’astronave a causa dell’impatto. Per fare questo il ragazzo dovrà avventurarsi nel pianeta sconosciuto e insidioso.

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Il film si appoggia sulla fantescienza per parlare, tramite l’avventura fisica del ragazzo, come si trova la strada per crescere: soli, con le proprie forze, superando le proprie paure. Il film è una metafora sull’iniziazone giovanile, il passaggio dall’adoloscenza all’età adulta.
Non mi ha coinvolto, troppo schematico, troppo superficiale negli argomenti, poca inventiva, niente di innovativo, sceneggiatura poco convincente. Di buono c’è la scenografia supportata dalla fotografia.
Nel film padre e figlio sono Will Smith e suo figlio Jaden, che devo dire ha retto bene l’intero film, che sono padre e figlio nella realtà.

 

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A Bigger Splash

52798    di Luca Guadagnino.

 

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La selvaggia e bellissima Pantelleria.
tilda-swinton-a-bigger-splash Marianne, cantante rock, è in convalescenza dopo aver subito un un intervento alle corde vocali, con lei c’è Paul, attuale compagno. I due vivono un favolevole momento di eros e amore maxresdefault.
Sull’isola arriva anche Harry, ex di Marianne, con la ventenne figlia Penelope. Il loro arrivo altera inesorabilmente la vita dei due, l’uomo vuole riprendersi Marianne, Penelope punta al giovane Paul.
La storia prenderà una piega amara e drammatica.

 

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Non è un film romantico, non è un thriller, non è una storia d’amore…Ci troverete un’isola magnifica, il vento caldo che accarezza pelle e abiti, erotismo ambiguo e sensuale.
Ci troverete volti, sguardi, silenzi, confusione, colore, musica.
Film da vedere, all’inizio mi ha perplesso, ma scorrendo ne sono stata conquistata.
Una regia non facile, che sembra scontata ma non lo è, eccellente; interpreti perfetti tra ossessioni, paure, follie, se si esclude Dakota Johnson che di conturbante e sexy (come imporrebbe il suo ruolo) non ha proprio nulla, la recitazione è piatta a-bigger-splash-swimming-pool-scene-1108x0-c-default ; perfetta l’afona Tilda Swinton, ambigua e delicata allo steso tempo, carismatica e terribilmente sexy RZ6A8402.JPG ; istrionico Ralph Fiennes.
Film che punta sulle ombre dei personaggi, senza svelarli subito.
Un film che non sembra neanche italiano.

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7 minuti

7 di Michele Placido

 

Storia di una dolorosa protesta da parte di 11 donne, 11 operaie.
Una multinazionale pretende un accordo per non chiudere la fabbrica.
Le operaie, rappresentanti del Consiglio di fabbrica, sono chiamate a riflettere sulla proposta. Discussione, spaccature, problematiche…saranno il filo conduttore di una trattativa che coinvolgerà ognuna di loro, anche sul filo del tipo di vita che conducono.
7 minuti che potrebbero nascondere un’insidia.

 

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Film sociale, sul lavoro, basato su una storia vera*.
Un cast eccezonale (Cristiana Capotondi, Violante Placido, Ambra Angiolini, Ottavia Piccolo, Fiorella Mannoia, Maria Nazionale, Balkissa Maiga, Anne Consigny…) secondo me, le attrici sono bravissime nell’interpretazione dei ruoli, questo da spessore al film.
In questo film c’è la disperazione di chi può perdere il lavoro, di chi si deve abbassare ad un compromesso umiliante per poter avere ciò che invece è un diritto, di chi non vuole cedere ed è costretto….
Il film rispecchia in pieno il momento che stiamo vivendo, rispecchia ciò che molti lavoratori oggi sono costretti ad affrontare, senza un lasso di tempo adeguato per decidere, senza un dialogo diretto con i “padroni” sempre più mascherati dietro la parola multinazionale.
Il film fa emotivamente pensare, e a me anche “incazzare” (scusate il termine), ma data l’età di queste situazioni ne ho viste e ahimè anche vissute (non io ma mio padre), sempre l’operaio ha dovuto, deve e dovrà lottare per i diritti sul lavoro.
Non racconto di più perchè secondo me il film va visto per poter anche assaporare l’intensità della recitazione e ciò che si vuole far capire, spunti per riflettere ce ne sono a sufficienza.
A Michele Placido do anche il merito, oltre quello di aver avuto il coraggio di cimentarsi con questo tema,  di non aver abbelito le attrici, le ha rese molto reali.

 

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*In Francia (2012) il Consiglio di fabbrica (composto da 10 operaie) decise di rifiutare la proposta di passare da una pausa pranzo di 15 minuti a 8; l’industria era una tessile dell’Alta Loira.

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