TUTTOLANDIA

"…il posto che mi piace si chiama mondo…"

Dunkirk

di Christopher Nolan

 

Spiaggia di Dunkerque, Francia. Maggio 1940.
Migliaia di soldati inglesi, un esercito di ragazzini, accerchiati dalle truppe naziste.
L’Ammiragliato britannico promuove l’operazione Dynamo, realizzata anche con l’aiuto di centinaia di barche di pescatori dall’Inghilterra.

 

Film pluripremiato. Spettacolare.
Un film che mi ha fatto emozionare.
Mi aspettavo un film di guerra, ma in effetti trovo sia un film sulle coscienze, sull’altruismo, sull’individualismo che inevitabilmente porta poi alla colletività.
E’ un film sulla paura, quella vissuta dai giovani ragazzi, anzi ragazzini, accerchiati. Una tragedia come solo le guerre creano. Un film sulla morte prima ancora del sogno di salvezza.
Scenografia forte, coinvolgente, ottima la colonna sonora. Mi è piaciuta molto l’idea l’idea di separare le storie individuali dal contesto generale, anche come temporaneità delle scene.
Bravissimi gli attori principali, ma mi hanno piacevolmente sorpreso i giovani attori.

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In un posto bellissimo

di Giorgia Cecere

Asti: una coppia: Andrea e Lucia, un figlio…
Solito tran tran, il lavoro, la casa…lui la tradisce, lei sa ma non sa cosa fare…
Lucia conosce Feysal, immigrato che vive di espedienti.

 

Non chiedetemi altro, non so più di quello che ho scritto sopra. Mi sono addormentata, film noiosissimo, recitazione piatta…forse non l’ho capito, ma sono convinta di non essermi persa niente.

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In nome di mia figlia

di Vincent Garenq

 

André Bamberski, commercialista francese, viene contattato dalla ex moglie che gli comunica la morte della loro figlia Kalinka, di 14 anni, che si trovava in Germania con lei per le vacanze.
Apparentemente sembra un incidente ma Bamberski non ne è convinto. Le indagini da lui svolte e l’autopsia sembrano confermare i suoi sospetti: il nuovo compagno della moglie, il dottor Dieter Krombach avrebe violentato, drogato e ucciso la ragazza.
La giustizia tedesca è a favore del medico, ma André Bamberski farà del tutto per far aprire un procedimento giudiziario in Francia.

Un film crudo e bellissimo.
Film basato su una storia vera, una battaglia giudiziaria drammatica e dolorosa.
Lasciatemi dire che Daniel Auteuil (attore che a me piace tantissimo) è incredibile, davvero calato nel personaggio, la sua recitazione è toccante. Una figura paterna intuitiva nel suo sconvolgente dolore. Ripeto, la storia è drammatica e commovente, ma il film è da vedere. Non sono riuscita a perdermi neanche un minuto, davvero coinvolgente, anche se una storia triste è di grande coraggio. Una battaglia durata 30 anni.

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Il regno d’inverno – Winter Sleep

di Nuri Bilge Ceylan.

 

Aydin, anziano ex attore, ha un albergo in Cappadocia. Progetta di scrivere un libro sulla storia del teatro turco e intanto prepara articoli per un giornale locale.
Con lui vive Nihal, moglie molto più giovane di lui, bella, sognatrice, e la sorella di lui, Necla, una donna insoddisfatta e con un matrimonio fallito alle spalle.
Aydin è un uomo duro e autoritario, istrionico, dominatore, delle sue proprietà e dei fittavoli

 

 

Meraviglioso film girato in Cappadocia.
Film lunghissimo (tre ore) che affascina, sicuramente per i luoghi (case scavate nella roccia), i colori, luci tenui, luci abbaglianti, ma anche per i dialoghi, costruiti, intensi, spesso spunti di discussioni. Un film che scava nell’intimo dell’uomo, nella passione come nel cinismo, che mette in evidenza il gelo e la bellezza dell’inverno, ma anche la forza di accettare l’inverno della vita e la quiete che porta con se.
Stupenda regia, straordinari gli attori, fotografia perfetta.
Bisogna avere tempo per vederlo, ma non me ne sono pentita, le mie amiche non lo hanno visto tutto, io non me ne sono potuta staccare fino alla fine.

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Il Premio

di Alessandro Gassmann

 

Giovanni Passamonte, scrittore, viene insignito del premio Nobel per la letteratura.
Oreste, suo figlio, sogna di aprire una palestra, ma non ha soldi, il padre allora gli promette aiuto economico ma in cambio chiede di essere accompagnato in automobile fino a Stoccolma. Nel viaggio verranno affiancati dal segretario di Passamonte e da Lucrezia, figlia sconclusionata dello scrittore.

 

 

Oggi era la giornata cinema, film scelto da Pasqualina.
Premetto che non vado matta per il genere e neanche per Alessandro Gassmann.
Il film, che ha la pretesa di mettere in campo temi come il rapporto tra padri e figli e il rapporto personale tra il regista e il suo vero padre, almeno tra le righe questo io ho intuito, è una banale commedia anche se recitata bene dagli attori. Sinceramente direi che solo Proietti (Giovanni Passamonte) ha sfoggiato la sua abilità di mattatore entrando perfettamente nel personaggio.
La sceneggiatura è debole, peccato, poteva uscire una storia anche simpatica, l’idea di stare tutti compressi in un’automobile in giro per l’Europa si poteva sfruttare meglio; bella la fotografia, buona la colonna sonora.
Un po’ mi sono annoiata, un po’ ho gradito.

 

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ll diritto di contare

di Theodore Melfi.

 

Anni Sessanta, ai “neri” non è concesso di vivere i stessi luoghi dei “bianchi”, come gli uffici, i bagni, i mezzi di trasporto…
Questo avviene anche alla NASA dove lavorano tre scienziate afro-americane, Mary Jackson ,informatica, Dorothy Vaughn, ingegnere e Katherine Johnson, genio della matematica.
Combattendo contro ogni discriminazione, con la loro passione, intelligenza, tenacia e competenza, abbatteranno barriere che sembravano insormontabili. E l’uomo arriverà sulla Luna.

Tratto da una storia vera di cui ignoravo l’esistenza.
La storia è decisamente appassionante.
Il film mette in evidenza il razzismo ma anche la grande forza di queste donne dall’intelligenza e dalla personalità brillante, il loro contributo fu fondamentale per il successo della Nasa.
Un ottimo film, piacevole, buona la sceneggiatura bravissime le tre protagoniste. Devo dire che mi ha anche commosso in alcune scene (quella della corsa al bagno mi ha stracciato direi), se penso alle umiliazioni subite, soprattutto in un ambiente a prevalenza maschile. L’aver conosciuto questa storia è positivo, sicuramente queste donne non saranno passate come sconosciute nella mia vita, già sono state un buono spunto di discussione in videochiamata, purtroppo, tra noi amiche, e le racconterò.

 

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Gold – La grande truffa

di Stephen Gaghan

 

Kenny Wells, eredita dal padre la compagnia mineraria di famiglia che è in pieno fallimento.
Dopo vari tentativi di salvataggio tra banche e nuovi investitori, si imbatte in Michael Acosta, geologo, che gli propone scavi nel Borneo dove si trovano giacimenti d’oro.
Imprevisti naturali, politici, la corruzione dei governanti…Kenny dovrà trovare la forza per superare la bancarotta.

 

Con il gruppo cinema non possiamo vederci, ovvio in questo momento, quindi ci si telefona e ognuna propone un film che viene votato.
E’ stato preferito questo. Premetto subito che non amo il genere, mi annoia, in più questo film è complesso, basato su una storia assurda quanto vera, è un intreccio di storie e personaggi affascinanti, inquietanti e molto contemporanei…
Devo dire che spesso mi distraevo, non me lo sono goduto appieno. Un film che sicuramente non rimarrà nella mia mente.
Comunque non nego che emotivamente fa riflettere, a favore devo dire che la sceneggiatura è perfetta, fotografia meravigliosa, bellissime le musiche.
Quello che veramente ho apprezzato e stato lo straordinario (come sempre d’altra parte), camaleontico, Matthew McConaughey, che per indossare i panni di Kenny Wells ha creato un personaggio di grande carattere, oltre ad essere ingrassato parecchio, che cerca fortuna ma trova solo ostacoli, fa errori, un cialtrone geniale e avido; bravissimo anche Edgar Ramírez nei panni di  Michael Acosta.

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Aspettando il re

 

 

 

 

 

 

Tom Tykwer

 

 

Alan, uomo d’affari americano, tenta di risollevarsi dalle difficoltà economiche trasferendosi in Arabia Saudita.
Il suo scopo è incontrare il re saudita e vendergli un sistema di teleconferenza via ologramma per la città di Kmet in mezzo al deserto. La città in realtà non è ancora costruita e il re è assente da mesi.
In questa avventura lo affianca l’autista Yousef che gli fa conoscere le usanze locali; incontra la dottoressa Zahra, bella ed esotica, che gli infonderà positività malgrado l’intervento chirurgico a cui lo sottoporrà.

 

 

Nel nostro gruppo di amiche abbiamo N. che da quando c’è la stori a del coronavirus non esce quasi più di casa, è terrorizzata, è una donna con seri problemi caratteriali e questo momento ha bisogno assolutamente di tutte noi, non la lasciamo sola. Ama i film gialli, ma oggi non ci siamo sentite di guardare un film che mette ansia, abbiamo scelto questo.
Un film ironico e gradevole, che fa pensare ma non più di tanto, lo guardi con calma e senza aver voglia di fare troppe considerazioni. Tutta la storia, attori compresi, sembrano scivolare sulla pellicola senza troppa convinzione. Anche se Tom Hanks è sempre una garanzia.
Belle le immagini degli ambienti e delle moschee.

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Dogman

 di Matteo Garrone.

 

 

Dogman è un negozio di toelettatura per cani sito in un quartiere periferico, il proprietario è Marcello.
Marcello adora i cani, ha una figlia e un “amico” bullo, ex pugile: Simone. Marcello, sottomesso e umiliato da Simone, gli procura la cocaina.
A causa di una rapina ideata da Simone, Marcello sconterà un anno di carcere e dopo l’ennesimo soppruso da parte dell’ex pugile decide di dargli una lezione, consapevole di aver ormai perso tutta la sua vita, sempre uguale, ma per questo stabile. Una vendetta terribile.

 

 

 

Qualche giorno fa si parlava con le mie amiche di uno dei fatti più efferrati avvenuto nella capitale. Io lo ricordo bene, mi sconvolse. Abbiamo deciso di vedere il film, che io non ero mai riuscita a vedere, ero titubante, la storia mi ha davvero segnato.
Parlo del Canaro della Magliana, forse qualcuno di voi lo ricorda. Una storia triste e terribile allo stesso tempo.
Matteo Garrone ne ha tratto un film, drammatico. Forse sembra assurdo, ma io l’ho trovato davvero bello, nella libera ricostruzione, nella fotografia, nei bravi attori.
Dalle frenetiche cronache giornalisitiche dell’epoca Garrone si è allontanato, ponendo la visione lontana dalla sola volontà di far conoscere la brutalità dell’omicidio.
Bravissimo Marcello Fonte in un’interpretazione del “Canaro”, ha creato un personaggio triste, umano, disumano, malinconico, contemporaneamente.
Un film che lascia l’amaro nel cuore, nell’anima, che fa riflettere su quanto ogni nostra azione porta una conseguenza da ben ponderare. Mi sono sempre domandata, a parte il fatto che menti così hanno dei profondi disturbi, a mio giudizio, ma forse quest’uomo in tanta efferrata violenza cercava di riscattare una dignità che aveva perso abbassandosi alle nefandezze del suo oppressore? Tutti lo descrivevano come un uomo mite, addirittura dolce.
Se avete “stomaco” guardatelo.
Il film è stato premiato al Festival di Cannes, ha ottenuto 9 candidature e vinto 7 Nastri d’Argento, ha ottenuto 15 candidature e vinto 9 David di Donatello, ha ottenuto 1 candidatura a BAFTA, ha ottenuto 4 candidature e vinto 3 European Film Awards.

 

 

La storia vera: Pietro De Negri, deve il soprannome di “Canaro”, al suo mestiere di toelettatore di cani in Via della Magliana 253; il 18 febbraio 1988 uccise l’ex pugile Giancarlo Ricci, bullo che spadroneggiava nel quartiere e che vessava De Negri da sempre. Un furto di uno stereo che Ricci avrebbe ridato a De Negri per 200.000 lire, una sberla alla figlia di De Negri di fronte al padre e un calcio al suo cane, fece saltare il controllo di Pietro, che comunque era un cocainomane, un piccolo pusher e un pregiudicato; attirò Ricci nel suo negozio con una scusa. L’indomani, in una discarica in zona Portuense, fu ritrovato il cadavere di Ricci, semi carbonizzato, con i polpastrelli intatti, in modo che fosse identificabile, e con segni di numerose mutilazioni. De Negri fu liberato dopo 16 anni per seminfermità mentale, raccontò in un lunghissimo memoriale ogni dettaglio dell’omicidio, in fase processuale si scoprì che questi erano in parte frutto dell’immaginazione del toelettatore, che Ricci era morto dopo mezz’ora senza mai essere chiuso nella gabbia, dove non sarebbe nemmeno entrato, e che le mutilazioni erano state tutte inflitte alla vittima post-mortem.

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Il Corriere – The Mule

di Clint Eastwood.

 

Earl Stone, floricoltore, veterano di guerra, diventa corriere della droga in tarda età, causa un dissesto finanziario
In breve riesce a trasportare grandi quantitativi di droga per i narcotrafficanti messicani con il suo pick-up; guadagna bene e impiega gran parte del denaro per scopi benefici.
La sua età avanzata lo rende un insospettavbile, ma la DEA lo controlla e lo fermerà.

 

 

Film drammatico, pazzesco, da vedere,
Trovo sia un capolavoro, per la storia, la regia e l’interpretazione degli attori, tutti; eccellente Bradley Cooper, ma Clint Eastwood è davvero fantastico, potente, senza trucco mostra tutte le sue rughe, ma anche la sua ancora forte figura.
Il film è tratto da una storia vera (quella di Leo Sharp), Eastwood ha saputo magistralmente dirigerlo mettendo in evidenza l’America dei non-miti, del non-sogno.
Sorprendente e commovente il personaggio da lui interpretato. Un film sul tramonto della vita, che ancora scorre su binari inaspettati.
lo dico senza remore. Ho amato Eastwood dai film di Sergio Leone, mi ha incantato con lo sguardo dell’ispettore Callaghan, e ancora mi affascina.

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