TUTTOLANDIA

"…il posto che mi piace si chiama mondo…"

Heart of the Sea – Le Origini di Moby Dick

  di Ron Howard

 

La storia parte dalla caccia alle balene ricercate per il loro grasso, trasformato poi in olio, bene preziosissimo in quell’epoca.
1820, la baleniera Essex, del New England, viene attaccata da una balena dalle dimensioni e dalla forza smisurata.
I marinai superstiti della straziante aggressione saranno costretti a compiere l’impossibile, oltre i loro limiti, per sopravvivere.
Tra loro Thomas Nickerson, 14enne mozzo, il più giovane dell’equipaggio; ormai anziano racconterà allo scrittore Herman Melville la terribile esperienza vissuta.

 

Film drammatico, la storia del disastro marino è realmente accaduta, e avrebbe ispirato Herman Melville a scrivere “Moby Dick”.
Il film indubbiamente colpisce, anche per il positivo uso della tecnologia; film spettacolare che ci mostra l’eterna lotta tra l’uomo e la natura. Ottima la scenografia e la fotografia, buono il cast.
L’impressione è che il tema messo in evidenza però non è la lotta tra uomo e cetaceo (natura), ma la lotta tra il capitano e il primo ufficiale.
Sinceramente , pur riocnoscendone la positività, io non ne sono stata coinvolta, se non per i meravigliosi colori che mi hanno affascinato, mentre la storia mi ha a tratti annoiato.

 


Preferisco Gregory Peck e il Moby Dik senza spettacolarità…

 

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Il ragazzo invisibile

di Gabriele Salvatores

 

 

Giovanna, poliziotta vedova, vive con il figlio Michele, un adolescente che spesso viene preso di mira dai bulli a causa della sua timidezza.
Michele si rende conto ben presto di avere un superpotere, può diventare invisibile.
Ma Michele scopre anche di essere stato adottato.
I genitori naturali fanno parte di un gruppo di persone con superpoteri acquisiti dopo un disatro nucleare in Russia.
La mamma risulta essere morta nel tentativo di fuggire dall’area contaminata e controllata dai militare, il padre riesce a sopravvivere e mettere in salvo  Michele, ancora in fasce, lasciandolo davanti la casa di Giovanna

 

 

Film non recente (ma io ci arrivo con mooolta calma), del 2014. Un film da vedere, non per gli effetti speciali (che non ci sono), no per supereroi muscolosi (che non ci sono), non per scene d’azione rocambolesche (che non ci sono)…ma per ciò che rappresenta il personaggio: la crisi adolescenziale, l’autostima, l’affermazione, l’amore innocente.
E ancora: una regia stupenda, una sceneggiatura ottima, un cast perfetto, una storia fantastica ma piacevole, originale, non banale, dal finale soprprendente. Un film dove la noia è bandita.
La trama sembra un film da ragazzi, e lo è, ma anche gli adulti non ne rimaranno delusi. Io a tratti mi sono anche emozionata (come dice mia figlia …core de mamma…).

 

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Belle & Sebastien – L’avventura continua.

di Christian Duguay

 

 

Sebastien e Belle aspettano con ansia il ritorno di Angelina,  che purtroppo rimane vittima di un incidente: l’aereo su cui vola cade al confine tra Francia e Italia.
L’incendio che si propaga anche nella foresta fa pensare che non ci siano superstiti.
Sebastien non vuole convincersi che Angelina è tra questi, insieme all’inseparabile Belle e al nonno, decide di andarla a cercare.
Su suggerimento del nonno incontra Pierre Marceau, aviatore, che, oltre ad aiutarlo nella spedizione di salvataggio, si rivelerà più del provetto pilota che è. La vita di Sebastian cambierà.

Il primo film l’ho trovato stupendo, questo una favoletta dove tutti vissero felici e contenti, dove i salvataggi rocamboleschi mi sanno tanto di action movie assurdo.
Comunque bravissimo il piccolo Félix Bossuet; avrei voluto la splendita Belle più coinvolta; belli i paesaggi.
In questo film manca lo spettacolo naturalistico come poesia, manca l’emozione dei sentimenti che si appiattiscono a fronte delle azioni spettacolari. Sceneggiatura prevedibile.
Peccato, non mi ha coinvolto neanche un po, mi sono “accontentata”, già dall’inizio, per amore dei miei piccoli vicini.

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Infanzia clandestina

 di Benjamín Ávila.

 

1979, Juan, dodicenne, torna in Argentina con la sua famiglia dopo un periodo di clandestinità.
I genitori sono guerriglieri oppositori della dittatura militare di Videla che ha rovesciato con un golpe il governo Peron nel 1976.
Essendo latitanti ricercati, devono vivere nascosti, con una falsa identità per poter proseguire l’attività politica. Una parte importante nella vita del ragazzo l’avrà lo zio Beto.
Juan sarà costretto a diventare Ernesto.

 

 

Il film è tratto da una storia vera, è uno spaccato della vita del regista.
Film drammatico, realista, dove la clandestinità, se pur per una causa ritenuta giusta, toglie l’infanzia a Juan, un bambino privato del gioco, della serenità, un bambino costantemente messo sotto pressione dalla paura di sbagliare ed essere scoperti, dalla solitudine, un bambino costretto a vivere due identità.
Il cast è eccezionale, sceneggiatura perfetta, regia originale, tra realtà e fumettistica.
Un film da vedere, che commuove, fa sorridere, che sconvolge se si pensa a quel bambino che deve crescere in fretta, che vede scene violente, che ama e vive con due nomi diversi.
Io trovo che sia tra i film più belli che ho visto, quello che mi ricorda che in Argentina è stata distrutta una generezione, nel silenzio totale, un vero olocausto nascosto. Mi ricorda che anche sotto la dittatura il cuore dell’innocenza trova la forza di innamorarsi.
Perchè forse nell’amore ci sarà il vero riscatto di questa umanità sempre in continuo travaglio.

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Il racconto dei racconti – Tale of Tales

di Matteo Garrone

 

Castelli, re, regine, principi, principesse, orchi. Maghi, streghe, mostri, pulci, saltimbanchi, lavandaie.
Desideri, cuori, figli, incantesimi, gelosie, inganni, lussuria.

Tratto da Il Racconto dei Racconti (Lo cunto de li cunti, scritto nel 1600) di Giambattista Basile, un film suggestivo, evocativo e inquietante, surreale, gotico e anche grottesco…Ci sono scene bellissime, costumi fantastici, costruiti.
Ottima, potente la fotografia, minuziosa la coreografia, perfette le location (italiane, che meraviglia!). Immagini che sembramo quadri dai tratti romantici. Bravissimi gli attori, John C. Reilly, Salma Hayek,Vincent Cassel (autoironico e per me il migliore), la giovanissima, deliziosa Bebe Cave.


Un film che è una metafora continua, una fantasia nella fantasia.
Da vedere senza cercare per forza una morale (anche se c’è, eccome!)

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Il grande Gatsby

di Baz Luhrmann

 

Long Island, 1922, Nick Carraway, agente di borsa, vive accanto alla villa di Gatsby, uomo misterioso e miliardario, amante di feste sontuose. Un giorno per Nick arriva un invito a una festa.
Ma chi è Gatsby? E’ una spia? Un contrabbandiere? Un bugiardo? O è solo un sognatore illuso e fragile che inganna se stesso? Nella vita di Gatsby arriva Daisy Buchanan, cugina di Nick, la donna di cui Gatsby è innamorato, per la quale vuole possedere tutto pur di averla, ma dalla quale non è corrisposto  
Nick rimarrà con Gatsby fino al dramma.

 

 

Tratto dal romanzo Il grande Gatsby*, che è un capolavoro, almeno per me, di Scott Fitzgerald, questo film è una tragica storia d’amore, dove lei rifiuta lui perchè povero, lui diverrà milionario solo per amarla. Triste vero?
Film visivamente piacevole, tra gioielli e abiti lussuosi, tra colori e tappetti, tra Jazz e Art Dèco.
Bravi tutti gli attori, splendida Carey Mulligan. ma un Di Caprio superbo (per me lo è spesso), in grande forma, un perfetto Gatsby, affascinante ed oscuro, intenso.
Sicuramente il film non mi fa dimenticare Robert Redford nel film del ’74 di Coppola, siamo su livelli diversi, completamente, difficile fare un confronto, registi troppo diversi, attori troppo diversi.

 

 

 

 

 

 

 

Ho trovato bella la scenografia; benchè convulsa, ho trovato la regia di Luhrmann coinvolgente, elettrizzante, fantasiosa, che ci riporta al mondo falsamente luccicante che la nostra società sta vivendo, una regia visionaria che ha modernizzato un’epoca non poi troppo lontana da noi, un’epoca di sfarzi e poi grandi ribassi economici e morali.
Bella la colonna sonora.
Da vedere per vivere anche il mondo dorato e tragico di Fitzgerald.

 

  *Il grande Gatsby, romazo toccante e amaro (così l’ho visto io quando lo lessi molti, molti anni fa), è il riflesso nato dalla vita eccesiva, lussuosa, stravagante dello scrittore Scott Fitzgerald e di Zelda, donna bellissima, sensuale, anticonformista, ribelle, amante della danza, ma moglie infelice che finirà in manicomio
Sposati, vanno a vivere a Long Island, in una villa presa in affitto dove vivono nel lusso, ma sempre sul baratro del fallimento visto le spese folli per abiti, gioielli, automobili, feste. Fitzgerald sprofonda sempre di più nell’alcolismo, Zelda, pur avendo una figlia, continua la sua vita di divertimenti, balli, tradimenti. Tra i due si insinuerà Ernest Hemingway, una frequentazione assidua che fa sospettare Zelda di un legame a sfondo omosessuale tra i due scrittori. La coppia si allontana sempre di più, anche per i rispettivi tradimenti. Zelda cerca una sua vita: partecipa a lezione di danza, dipinge, pubblica un romanzo…tra alti e bassi, minata dall’alcol e dalle cure per una presunta schizofrenia, muore nel 1948 nell’incendio che devasta la clinica in cui è ricoverata.
Senza Zelda ci sarebbe mai stata Daisy?

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Il giovane favoloso

di Mario Martone.

 

Dalla giovinezza, passando per una famiglia anaffettiva, dalla disperazione di una adolescenza solitaria all’amore per Fanny, dall’amico Antonio Ranieri al viaggio romano, si arriva a Napoli dove Leopardi vivrà l’ultimo tratto della sua vita.
Giacomo sente che la sua vita sarà breve e la vuole vivere intensamente, anche se compresso in un fisico minato.

 

 

Film biografico del 2014. Non sono molto attratta dalle biografie al cinema, le scelgo solo per i personaggi che amo, così nella mia povera e incompleta cultura cerco di capire se qualcosa del personaggio mi è sfuggita, ma Leopardi non lo avrei perso, raccontarlo non credo sia stato facile, personaggio emotivamente complesso, e saper gestire un’emotività complessa sullo schermo a volte crea dei buchi. Amo questo poeta che trovo potente proprio emotivamente e che trovo passionale.
Un Leopardi visionario, struggente nella sua fragilità fisica, meraviglioso nella sua intellettuale sensibilità, un’anima dalla grande voglia di vita, ma condannata dal fisico e dalle gabbie dell’epoca.
Ho provato tenerezza, per questa figura di uomo giovane che parlava di Infinito, ma che lui stesso è stato l’Infinito che ancora echeggia, per questa mente che io reputo “libera” dai preconcetti dell’epoca, una mente che ha saputo varcare confini, reali e no. Malgrado sia sempre stato additato come “noioso”, io l’ho sempre trovato affascinante, geniale, gentile e, nella sua dolorosa fisicità, forte.
Il cast all’altezza, ma Elio Germano (Leopardi) mi ha conquistato, un’interpretazione bellissima, elegante; bravissimo Massimo Popolizio (padre di Leopardi). Ottima la scenografia. La vera perla di questo film è nella parte che coinvolge la vita di Leopardi a Napoli. Se non lo avete visto fatelo, non perdetelo.

 

 

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Il fondamentalista riluttante

di Mira Nair

 

Pakistan, 2010.
Changez Khan viene intervistato da Bobby Lincoln, giornalista americano.
Changez Khan gli racconta la sua vita di ambizioso analista finanziario di una grande agenzia di New York che valuta in qualsiasi luogo del mondo le credenziali di aziende in difficoltà; oltre ad inserirsi perfettamente nell’occidentale vita americana, si innamora di una fotografa, Erica.
Dopo l’11 settembre 2001 sarà costrettoa tornare in patria, perchè vittima di pregiudizi e sospetti.

 

  

 

Tratto dall’omonimo romanzo, di Moshin Hamid, questo film del 2012 è da vedere, anche se non è tra i migliori che ho visto.
Buona regia, meraviglioso cast dove primegia Riz Ahmed, ottima sceneggiatura, stupenda la fotografia, buona colonna sonora.
L’argomento trattato è spinoso e attualissimo: il fondamentalismo e l’America.
Alla fine qualche dubbio rimane sul protagonista, su come vediamo realmente le altre culture, su come ci si possa, e se è possibile, adattare a vivere in un paese completamente diverso dal nostro.
Film anche inquietante, doloroso, con un pizzico di mistero, ma niente sentimentalismo.
Non ho letto il romanzo, e non lo leggerò, ma credo che sia meglio del film, argomenti così profondi è difficile chiuderli in una macchina da presa.

 

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Il Clan

 di Pablo Trapero.

 

Primi anni ’80, Arquimedes Puccio vive in Argentina, è stato un funzionario dei servizi segreti durante la dittatura. Grazie ad una rete di protezione, e i suoi familiari, organizza sequestri di persona a scopo di estorsione, portando i sequestrati nella sua casa per poi ucciderli a sangue freddo.
Il figlio Alejandro, astro del rugby, pur se riluttante non riesce a dire no al demoniaco padre. Il tutto peggiora quando Arquimedes Puccio rapisce un compagno di Alejandro.
E intanto la vita della famiglia scorre come se niente accadesse, attraversando un periodo post regime tra i più drammatici della storia argentina dove il clero corrotto non disdegna la corruzione. Anche del corpo.

 

 

C’è crudeltà in questo film magistralmente diretto; tratto da una storia vera che coinvolge la famiglia Puccio; un film dove violenza va a braccetto con impunità, dove indifferenza va a braccetto con orrore.
Un film da non perdere, uno spaccato della situazione politica e sociale dell’Argentina sotto regime, dove i rapimenti degli oppositori politici erano usati come modo per tenere la popolazione sotto controllo e paura, un film che mi ha devastato il cuore e l’anima, per l’orrore, per il male che serpeggia nascosto, per l’ipocrisia degli uomini.
Bravissimi gli attori, una recitazione intensa.

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I vichinghi

 di Claudio Fah

 

Guidati dal giovane Asbjorn, un piccolo gruppo di vichinghi alla ricerca di nuove terre, sfidando il Mare del Nord, cerca di arrivare in Gran Bretagna.
Dopo una tempesta approdano in terra scozzese. Osteggiati dalle milizie del signore locale i vichinghi devono scontrarsi con loro e vincere; faranno prigioniera una bella ragazza che si rivelerà un’alleata e un lasciapassare.

Amicizia, sacrificio, lealtà, colpi di scena, avventura…langhe sconfinate, popoli, combattimenti…castelli arroccati, principesse, guerrieri.
Sui vichinghi, sin da bambina, ho sempre favoleggiato: uomini pronti all’esplorazione, popolo misteriso, affascinante, forte…ma in questo film non c’è nè fantasia nè realtà nè mitologia, solo romanzo nato da dove? La trama?
Mi aspettavo un film avvincente, ne sono delusa anche se la visione è scorrevole. Ma banale. Salvo le belle inquadrature dei luoghi. Attori nel mediocre dei personaggi.

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