TUTTOLANDIA

"…il posto che mi piace si chiama mondo…"

Jacques Perrin…

…l’ho adorato, ho visto moltissimi suoi film. Alcuni ancora li guardo. Attore stupendo e bellissimo… Ciao!

Nuovo Cinema Paradiso

La ragazza con la valigia

Cronaca familiare

La corruzione

In nome del popolo sovrano

Il deserto dei Tartari

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Sully

di Clint Eastwood

 

Sully, è un capitano, pilota di linea, il suo vero nome è Chesley Sullenberger.
Il 15 gennaio 2009 decolla dall’aeroporto di New York, poco dopo il velivolo si scontra con uno stormo di oche che causa la rottura dei due motori.
Troppo lontano dal primo aeroporto utile, impossibile tornare indietro, l‘unica soluzione possibile per il pilota è tentare un ammaraggio nel fiume Hudson, per sperare di salvare 155 persone: equipaggio e passeggeri.
L’ammaraggio riesce e tutti vengono portati in salvo. Il gesto verrà ricordato come il “miracolo dell’Hudson”.
L’opinione pubblica lo considera un eroe ma il National Transportation Safety Board, agenzia investigativa indipendente del Governo, lo mette sotto accusa, vuole indagare sulla correttezza delle decisioni del pilota.
Riuscirà Sully a sostenere con equilibrio l’attenzione mediatica , le udienze , le accuse, lo stress psicologico?

Torno dopo giorni di assenza, ho avuto il piccolo dei vicini ospite fino a ieri, i suoi fratelli e la mamma Covid, il papà ha fatto da fac totum, ma tenere lui lontano dagli altri era impossibile, anche se la casa è molto grande, quindi lo abbiamo preso con noi. Una faticaccia 🙂
Prima di questa assenza con le amiche abbiamo deciso di vedere questo film, anche se io già lo avevo fatto quando uscì, è del 2016.
Clint Eastwood, ancora una volta magnifico regista, maestro direi, non ha creato un film con una trama ma, avvalendosi di un fatto realmente accaduto, realizza un film che mette in evidenza il fattore umano, l’uomo predomina sull’inchiesta che è comunque inevitabile, giusta.
Il regista da spazio al conflitto dell’uomo eroe e umano, colui che ha paura ma sa di dover agire e assumersi tutte le responsabilità, colui che è consapevole di fare un lavoro di grande responsabilità e professionalità. Sully è questo.
Film asciutto, magnifico, di cuore, a tratti poetico, senza grandi spettacolarità; punta sul fattore umano, la passione, il coraggio, l’etica del lavoro, il rispetto verso il prossimo, l’onestà morale di chi, sapendo di fare il giusto, non ha paura di sfidare le regole; non un supereroe, ma l’uomo reale.
Eccellente Hanks, interpretazione memorabile, con capelli e baffi bianchi, riesce a dare al protagonista la giusta umiltà e nello stesso tempo far emergere l’eccezionale persona , il “lavoratore”, l’uomo normale.

 

Il vero Sully Sullenberger

 

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The Wedding Party

di Leslye Headland

 

Regan, è la migliore in tutto, così almeno si sente nel gruppo delle amiche; quando scopre che Becky, che dai tempi del liceo veniva chiamata Faccia di maiale perché obesa, sta per sposarsi, oltretutto con un bel ragazzo ricco, inorridisce… prima di lei?!
Addio primato!
Invitata al matrimonio dovrà essere una delle damigelle, insieme a Katie e Gene.
Regan organizza così un addio al nubilato, un party che sarà all’insegna della follia e che rischierà di far saltare il matrimonio.

Volevamo un film che non ci facesse “pensare”, volevamo ridere, la scelta capita su questo, visto il titolo Roberta ha pensato che sarebbe stato divertente. Qualche sorriso ce lo siamo concesso, ma….
Solita commedia, molto americana, troppo tutto ripetitivo come altri film, davvero banale. Sinceramente non c’è niente che faccia ridere e non c’è neanche un argomento che possa essere avvicinato al mondo delle donne come emancipazione (forse la regista mirava a questo?), anzi, a noi ha fatto l’effetto contrario, ci fa vedere un mondo di donne rivali, nevrotiche, non unite, anche molto superficiali.
Sceneggiatura scarsa, dialoghi volgari, situazioni eccessive.
Sconsigliatissimo.

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1001 Grammi

di Bent Hamer

 

Marie, trentacinquenne, lavora all’Istituto di Metrologia Norvegese, l’organizzazione responsabile delle norme nazionali in materia di misurazioni, anche suo padre Ernest ne fa parte.
Marie ha il compito di controllare bilance postali e atri apparecchi di misurazione in modo che possano essere certificati, in tutta la Norvegia.
Marie è precisa, riservata, schematica, silenziosa, forte e fragile allo stesso tempo, Marie è alle prese con una separazione e poi la morte del padre.
Per verificare il chilo norvegese viene inviata a Parigi, e il suo equilibrio salterà anche grazie ad un “giardiniere”.

Film “semplice”, che si muove in determinati spazi che rispecchiano i personaggi. Quelli della protagonista è del padre sono ristretti, un po’ come le loro vite, quelli parigini più ampi, come poi porta l’evolversi della storia.
Poco emozionale, forse un po’ triste, ma non spiacevole, anche se il finale avrebbe meritato qualcosa di più.
Bella la fotografia.
Un film che può dare “la misura” di quanto pesi la vita, l’amore, la delusione, il dolore…

 

In questo film l’attrice appare malinconica e solitaria, ma scusate il commento che esce fuori dal film, quanto è bella, almeno io così la vedo, Ane Dahl Torp!

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Shame

di Steve McQueen

 

Brandon Sullivan vive ai New York. Carriera perfetta, bello tanto da avere molto successo con le donne. Brandon è un uomo ossessionato dal piacere, dal sesso violento, dalle prostitute, dall’autoerotismo, dai siti pornografici, una dipendenza che gli impedisce di condurre una relazione sentimentale sana, con una sola persona.
Una sera, tornando a casa da una cena con colleghi, trova la porta aperta della sua abitazione, con la musica ad alto volume, inizialmente pensando si tratti di un ladro, invece si trova davanti la sorella Sissi, l’unica persona a cui tiene veramente, anche se doverla ospitare l’infastidisce. Sissy è perennemente in cerca d’affetto, è fragile e insicura; tenterà di dare un senso alle loro solitudini.


Il legame tra loro è forte ma complesso, Brendon sarà costretto a prendersi cura di lei e la sua vita non sarà più la stessa, dovendo riflettere sul suo disturbo dopo aver passato una notte alla ricerca del piacere estremo.

 

Mattinata faticosa, ma non avara di buone novità. certo il morale non è dei migliori, ma questo appuntamento con le amiche cerchiamo sempre di rispettarlo. Neanche sapevo il film scelto, non ho avuto tempo questi giorni di preoccuparmene, ma quando ho saputo non  sono stata troppo contenta, ma la regola è: chi decide non può essere contrariata, e allora…

Film premiato e pluricandidato, può sembrare un film erotico, ma a parte il nudo integrale dell’attore protagonista, Fassbender, e qualche scena, è un film drammatico.
Michael Fassbender da vita a un Brendon dal volto affascinante ma gelido e tormentato, sicuramente l’attore è riuscito a rendere quel volto intenso, quello di un uomo che sembra libero di vivere come vuole ma che fondamentalmente è incatenato alla sua angoscia di avere tutto subito, come il sesso, un uomo psichicamente con dei squilibri. Un personaggio apparentemente forte ma fondamentalmente smarrito. Anche la figura della sorella, una splendida Carrey Mulligan appare squilibrata, anche nel rapporto con il fratello, che a me ha dato idea di un’innamoramento tra i due, non voglio arrivare all’incesto, ma qualche scena lo fa pensare; bella e malinconicamente commovente la sua interpretazione di New York New York.
Non è il genere che amo, ma devo dire che il film non mi è dispiaciuto, questa volta l’insistenza della mia amica ha giovato, lei è patita per Fassbender, che invece io non amo particolarmente, ma qui è stato un magistrale interprete, in una scena mi ha colpito molto, il suo volto stravolto dal dolore, che era poi il riflesso del dolore e dell’angoscia interiore, almeno così la vedo io.
Il film rispecchia molto alcuni aspetti del mondo di oggi, ambiguo e spesso patinato.

 

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Sicilian Ghost Story

di Fabio Grassadonia e Antonio Piazza

Sicilia. Un piccolo paese dove tutti si conoscono e i legami familiari sono claustrofobici. Luna e Giuseppe (figlio di un boss della mafia), tredicenni, si innamorano.
I genitori di lei sono contrari, vista la famiglia del ragazzo.
Un pomeriggio Giuseppe, dopo aver trascorso del tempo con Luna, scompare, viene rapito da chi vuole far tacere il padre, che sta collaborando con la giustizia.
Luna, che ha una spiccata sensibilità e ama il disegno, non si arrende alla sparizione del ragazzo, all’omertà e alla complicità che la circonda, non si da pace ed entra in conflitto con la famiglia, i compagni di classe a e la sua migliore amica.
Luna per non cedere al dolore inizia a disegnare sui muri della sua camera, fa sogni strani, si rifugia nell’immaginazione, ma tutto ciò non mettee a tacere la sua inquietudine e lucida cognizione dell’accaduto.
E il bosco diventa protagonista…
Riuscirà Luna a riportare Giuseppe a casa?

Basato sulla storia vera e atroce di Giuseppe Di Matteo (figlio di un boss della mafia e poi collaboratore di giustizia), il bambino fu rapito e tenuto segregato per due anni per poi essere strangolato e sciolto nell’acido da Brusca (attuale pentito di mafia); il film è tratto dal racconto Un cavaliere bianco scritto da Marco Mancasso.
Il protagonista del film porta lo stesso nome di Giuseppe Di Matteo.
Il film è emotivamente forte, non è di fantasia ma crudemente reale, anche nel descrivere i drammi interiori che vivono i giovani protagonisti, il dolore di entrambi è messo in risalto, ma anche la poesia che vivono con il loro amore ancora innocente, adolescenziale.
Malgrado il tema trattato ho trovato questo film delicato, affascinante nelle visioni della ragazza, misterioso nelle suggestive immagini del bosco, dell’acqua, del nero degli abiti delle donne, nei silenzi…tutte visioni che diventano simbolicamente emozioni e sentimenti; realtà e fantasia si fondono meravigliosamente.
Notevole la regia, bravi gli attori, soprattutto Julia Jedlikowska (Luna), accattivante la fotografia.
Un film coraggioso che non lascia indifferenti, che richiama alla voglia dei giovani di non arrendersi e lottare disperatamente contro un sistema omertoso, orrido e ancora tristemente convenzionale.

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The Wife – Vivere nell’ombra

di Björn Runge

 

Siamo nel 1992, Joe Castleman, grande scrittore, vince il premio Nobel per la letteratura, La moglie Joan e il figlio, schiacciato dalla fama del padre, decidono di accompagnarlo a Stoccolma per la premiazione,.
Joan è di fatto la vera autrice dei libri “scritti” dal marito; lei, sempre un passo dietro e con la responsabilità della gestione familiare; proprio a Stoccolma, ripensando alla bugie e ai tradimenti del marito matura l’idea di rivelare la verità, stanca di aver trascorso quarant’anni nell’ombra per rispettare quel patto segreto, decide così di non scrivere più libri per Joe…
La decisione presa avrà una conseguenza nefasta…
Si può tenere un segreto così pesante per sempre?

Tratto dal romanzo The Wife da Meg Wolitzer, il film è stato pluripremiato e pluricandidato
Attori talentuosi, (Glenn Close è superba in un ruolo complesso) che riescono a mostrare perfettamente le due personalità, lui un uomo fondamentalmente mediocre ma carismatico,  lei moglie devota e donna sacrificata e poi coraggiosa.


Sceneggiatura eccezionale, dialoghi perfetti, interessante l’idea dei flashback che ricostruiscono la vita dei primi anni della coppia; film emozionante che mette in risalto la figura femminile; film che parte un po’ a rilento ma poi si vivacizza quando esplodono i contrasti tra i coniugi.


Il film crea l’ambientazione giusta per scoprire la realtà sulla relazione di una coppia tra tradimenti, gelosie, insicurezze, debolezze.
Se avete pazienza è da vedere.

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Resta con me

di Baltasar Kormákur

 

 

 

Tami, ragazza solare e dal carattere forte, e Richard Sharp, sognatore, fidanzati, hanno trascorso un periodo sulle isole polinesiane a bordo di una barca a vela. Essendo skipper provetti, viene proposto loro di portare l’Hazana, un modernissimo yoth a vela, fino al porto di San Diego, un occasione affascinante anche economicamente  e accettano. Salpano da Tahiti e dopo due settimane, nel bel mezzo dell’Oceano Pacifico, un uragano di proporzioni terrificanti si abbatte sulla loro imbarcazione, sarà una delle tempeste tra le più violente della storia. Tami scende sotto coperta e mentre si assicura con una cima, sente Richard gridare, poi il buio; Tami resta priva di sensi per diverse ore. Quando si risveglia trova l’imbarcazione semidistrutta e il ragazzo gravemente ferito. Non si vedono navi, né terra, solo una distesa d’acqua .
Ma Tami è forte, determinata, sa che deve resistere, li sola in mezzo all’oceano, anche se disidratata e a tratti con allucinazioni. E’ una lotta contro il tempo anche se sono senza motori, senza albero, senza strumentazione, con la riserva d’acqua e cibo limitata. 

 

 

“Il 41º giorno un uccellino giunge sulla barca, Tami ripensa ai primi giorni del viaggio, quando si presentò una circostanza del tutto simile, e Richard le aveva spiegato che quello era un esemplare di terra. La ragazza capisce quindi di essere vicina alla salvezza. Qualche istante dopo, infatti, dopo aver scorto la terraferma, incontra un peschereccio che la porta in salvo.”

 

 

Il flm è tratto da una storia vera avvenuta nel 1983, ha per protagonisti Shailene Woodley e Sam Claflin*.
Film emozionante e coinvolgente, è una storia di amore ma anche di coraggio, anche di sfida, se mai si può sfidare la natura, ma la voglia di vivere spinge spesso a non mollare.
Non riporto qualche notizia per non spoilerare se magari qualcuno lo volesse vedere, per chi l’ha visto sa di cosa parlo.
La fotografia è incredibilmente stupenda, la colonna sonora perfetta. 
Gli attori, nei panni dei protagonisti, grazie all’alchimia che li accomuna, hanno dato veramente il meglio.

 

* I veri protagonisti avevano 23 anni lei e 34 lui, da un anno e mezzo navigavano per i mari del mondo portando barche da un porto a un altro per conto di ricchi committenti. Nell’ultimo viaggio furono investiti dall’uragano Raymond. Furono realmente realmente 41 giorni alla deriva.
Quasi vent’anni dopo quegli eventi, nel 2002, Tami Oldham Ashcraft raccontò la sua storia in un libro intitolato  Red Sky In Mourning,  proprio da quel libro nasce il copione per il film. 
Tami oggi 60enne, vive sull’isola San Juan, al largo di Seattle e non ha mai smesso di andare in barca a vela.

I veri protagonisti

 

Il

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This Must Be The Place

di Paolo Sorrentino

Cheyenne, ebreo, è stato una rockstar degli anni ottanta.
Ormai 50enne continua a vestirsi e truccarsi come una volta.
Grazie alla sua posizione economica riesce a vivere nel lusso, a Dublino, insieme alla moglie. Malgrado la vita agiata è perennemente annoiato, depresso.
Quando viene avvisato che suo padre sta morendo, decide di andare a New York, malgrado non abbia avuto contatti con lui per trenta anni. Quando arriva il padre è deceduto, viene a sapere che questi era alla ricerca dell’ufficiale tedesco che lo aveva umiliato nel campo di concentramento in cui era stato rinchiuso.
Cheyenne decide allora di proseguire la ricerca del padre. Cosa troverà?

Chi mi segue avrà capito perfettamente che non amo Sorrentino, quindi lascio pensare a chi leggerà questo post l’idea che sono prevenuta verso il regista, senz’altro è così. Ma non mi piace proprio, non trovo mai niente di innovativo nei suoi film, mai una originalità, anzi a volte mi sembra di vedere film già visti (e non credo di sbagliarmi), mi sono fermata a pochi suoi film come visione, purtroppo la prima cosa che mi assale quando li vedo è la noia, la non emozione.
Detto questo veniamo a questo film, scelto da una delle mie amiche.
Anche qui cosa c’è di nuovo? La storia è simile a mille altre, la ricerca di se stessi passando per un’altra storia neanche tanto originale, anzi per niente; la ricerca di Cheyenne alla fine non è che un percorso di vita dove cercare il perchè di situazioni mai risolte, ad esempio il rapporto con il padre. La sua maschera è un modo di alzare barriere tra lui e il mondo reale, il trolley che si porta dietro un simbolo di pesi che ha nell’anima.
Sean Penn è magistrale, davvero tanto, la sua maschera comunque mi fa strizzare l’occhio ad un Edward Mani di forbice meno delicato, più del momento, ma me lo ricorda.
Le musiche sono spettacolari, questo si, come la fotografia.
Il film è malinconico, con dentro intrecci di personaggi, a tratti lento in alcune scene troppo.
Una cosa a favore che potrei dire è che la ricerca vera del personaggio è quella del tempo, di come viverlo e apprezzarlo per non sprecarlo, ecco questo può essere affascinante, anche poetico se vogliamo, questo solo ho avvertito di emozionale, per il resto non trovo niente di nuovo che possa farmelo apprezzare.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Il Ritorno di Mary Poppins

di Rob Masrhall

 

Michael Banks abita ancora nella casa di famiglia in Viale dei Ciliegi 17. Come quando era piccolo e venne accudito, insieme a sua sorella e Jane, che ora vive da sola, da una tata speciale, Mary Poppins.
Insieme a loro ci sono i figli di Michael: Annabel, John e Georgie, rimasti orfani prematuramente della mamma.
Michael, seguendo le orme del padre e del nonno, lavora presso la Banca di Credito, Risparmio e Sicurtà di Londra, ma con un contratto a scadenza; Jane, ereditando le idee della mamma, è sempre molto impegnata a combattere per i diritti dei lavoratori
Malgrado l’aiuto di una governante in casa regna il caos e i bambini sono spesso tristi e poco gioiosi, non riescono a costruire un rapporto sereno con il padre.
E si prospetta un problema grave, il signor Wilkins, direttore della banca, decide di gravare un’ipoteca sulla casa dei Banks, con la scusa di aiutarli economicamente
Chi potrà aiutare la famiglia Banks?
Forse una bambinaia che ha poteri magici….

 

   

 

 

Oggi la ciurma del vicinata era ridotta a due, ma mi hanno dato un bel da fare, prima gioco all’aperto, ma, malgrado il sole, il vento era gelido e siamo dovuti rientrare presto, poi una merenda e un po di Lego e poi stremati un film, scelto da loro.
Mary Poppins, per capirci, non il primo, quello del 1964, già l’avevamo visto e allora via con il secondo.
Film, pluricandidato e premiato, non è il sequel del primo, direi un remake.
Anche qui, musica, fantastiche avventure, si ritrovano vecchi personaggi, ad esempio lo spazzacamino (che è diventato un lampionario vista l’epoca più vicina a noi) che non è Bert ma Jake, personaggi stravaganti, l’Ammiraglio Boom (un bravissimo David Warner) con il suo cannone, invece dello zio Alber (quello del té sul soffitto, che io preferivo) troviamo una bizzarra zia, Topsy.


Ritroviamo molte situazioni dell’originale ma cambia l’ambientazione, cambiano le tematiche sociali, che tolgono molto della gioiosità che c’era nel primo (sono di parte, lo preferisco in assoluto rispetto a questo).
Emily Blunt è bravissima, le devo dare atto, ma sinceramente il carisma di Julie Andrews (che vinse un Oscar) non c’è.
La scena che ho apprezzato è quella della vasca da bagno, fantasiosa direi, d’altra parte qui ci sono sorprendenti effetti speciali.
Belli i costumi, la scenografia, un film delizioso, si, ma non ne capisco il senso, forse chi mi segue sa che non amo sequel o remake, trovo che non siano mai all’altezza dei primi.
Questo ad esempio,, non può eguagliare il primo.

 

 

Quando ero piccola questa scena mi faceva sognare…e anche adesso….

 

 

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