TUTTOLANDIA

"…il posto che mi piace si chiama mondo…"

San Andreas

di Brad Peyton

 

California: la faglia di Sant’Andreas da vita ad un terremoto di magnitudo 9.
Lo sciame sismico corre inaspettatamente dalla diga di Hoover in Nevada, scrolla Los Angeles fino ad arrivare a San Francisco, tutto seguito dall’onda d’urto che viaggia sulla stessa linea.
Le strade si inarcano, i palazzi crollano, i ponti si spezzano, valanghe di detriti, auto in precario equilibrio o sott’acqua…
Ray Gaines, pilota di elicotteri della squadra di soccorso dei vigili del fuoco, tenta di salvare la sua ex moglie Emma e la loro figlia Blake.

       

Premetto che non amo il genere catastrofico, ma un’amica lo propone, lei è un tipo adrenalitico, e allora proviamo.
Devo riconoscere che è un film visivamente spettacolare grazie alla grafica da computer, è inquietante, ha un ritmo infernale, frastornante.
Ovviamente la famiglia si salva (ma forse il film voleva parlare dell’unione familiare?), come era prevedibile, anche tra le situazioni sul limite del possibile…Davvero un film inverosimile, esagerato, molto molto “americano”.
Se volete passare due ore a non recepire nulla se non l’azione accomodatevi!
O se qualcuno ama i muscoli ce ne sono a iosa, tutti quelli di Dwayne Johnson, comunque un bel vedere, e perchè no, anche quelli di Alexandra Daddario.

6 commenti »

Pride

di Matthew Warchus.

 

Londra, 1984: i minatori sono ormai in sciopero da più di un anno* vengono sostenuti e aiutati da un gruppo di di gay e lesbiche che decide di raccogliere fondi per sostenere le famiglie dei minatori, questo grazie all’idea di Mark Ashton, attivista della Young Communist League.
Mark propone l’idea ai membri dell’associazione che inizialmente sono scettici, così come lo sono i minatori; un gruppo di questi però, nel Galles, accetta l’aiuto. Un loro rappresentante va a Londra per accettare la donazione, abbastanza sostanziosa che i gay sono riusciti a racimolare, e fare un ringraziamento pubblico in un locale gay.
I problemi nascono quando un componente dei minatori informa la stampa che si scatena con articoli di disapprovazione. I minatori fanno retromarcia, ma la Young Communist League non si da per vinta e organizzano un concerto di beneficenza con l’aiuto di alcuni scioperanti.
Quando gli attivisti organizzano il Pride di Londra del 1985 i minatori gallesi raggiungono in massa la manifestazione in segno di solidarietà.

Il film è tratto da una storia vera, un film con un cast magnifico.
Tutto parte da uno scipero, che però non è il fulcro dela trama, dentro c’è molto molto di più. Si potrebbe definire una commedia brillante con tanto di dramma dentro.
Si ride, a tratti ci si entusiasma, ma c’è anche la sofferenza, tanta. Si toccano temi delicati e sempre attuali, purtroppo direi, come la violenza omofobica, l’AIDS, le sconfitte sul lavoro (in questo caso quella dei minatori).
E poi cè il risvolto positivo: la solidarietà che nasce scartando i pregiudizi, l’integrazione che abbandona l’odio per la ricerca dell’altro; se si capisse quanto la fratellanza aiuta forse questo mondo sarebbe davvero migliore, ci sarebbe più umanità.
Un film che non è un capolavoro, non voglio parlare di tecnica cinematografica, è un film che va visto con il cuore, forse sembra una favola, ma qualche volta le favole fanno bene all’anima.

 

*lo sciopero, realmente accaduto, fu causato dai tagli voluti della politica della allora premier Margaret Thatcher (oltre ventimila licenziamenti).

 

 

2 commenti »

Torneranno i prati

di Ermanno Olmi

Altopiano di Asiago, 1917, trincea italiana.
Si combatte a prima guerra mondiale, la disfatta di Caporetto è alle porte, la neve rende tutto spettrale, gelido. Una trincea a pochi metri da quella austriaca.
Soldati semplici che hanno capito di dover morire invano e un capitano, che riceve dal maggiore un ordine assurdo: occupare un dosso vicino, si rifiuta, perchè sa che sarà un suicidio di massa; viene arrestato. Il maggiore lascia il comando a un giovane tenente che da ordine di attaccare, la strage è compita…allora dà l’ordine di ritirarsi, alcuni superstiti si mettono in marcia, il tenente e altri soldati restano per seppellire i morti. Nella neve.

                       

Film pluri candidato, ma che è passato non dico inosservato, ma che non ha avuto la visibilità che credevo.
Un film di guerra…anzi no, sulla guerra. Un film che parla della paura, dello scoraggiamento, della tristezza, della solitudine, del silenzio che hanno vissuto gli uomini al fronte. Racconta di come gli uomini siano stati considerati numeri e non persone
Le inquadrature degli occhi, le inquadrature dei paesaggi, delle figure imbacuccate, le lise coperte, sono le emozioni, è una vera trasposizione, dal fisico all’emotivo.
La scenografia è scarna ma potente, non ci sono guerriglie ne combattimenti, ne effetti speciali, c’è il dolore che si porta dietro una guerra; tutte le guerre sono assurde, ma io la Prima Guerra Mondiale la vivo sempre come una devastazione personale, tutti quei giovanissimi (e non solo) mandati a morire, al macello per niente (in Italia una intera generazione è stata decimata in modo pesante).
Forse parlo così perchè immagino mio nonno, che all’ora aveva 17 anni, e che per fortuna tornò, sperduto e atterrito, lui non voleva mai parlare di questa guerra, a differenza della Seconda di cui ci ha raccontato molto, non abbiamo mai insistito perchè come qualcosa gliela ricordava piangeva e se ne andava se c’era qualcuno. Immagino allora quanto lacerante sia stata…E mi lacera perchè quando si ricorda la seconda ci sono tante manifestazioni nazionali, per la prima meno; quando sono andata nei luoghi dove si è combattuto o dove riposano tanti militari sono tornata ancora più devastata. Ora sto scrivendo e le lacrime scendono lente ma continue, non lo so, non posso fermarle, ogni volta è così.
Questo film l’ho voluto rivedere, anche se mi costa molto, non ci si deve aspettare chissà quale grande storia, quali immagini a cui di solito siamo abituati nelle regie di oggi.
Ma quel silenzio, quei volti, quella neve dice più di mille immagini.
Sicuramente sono di parte, amo smoderatamente Olmi, ma ottima la regia, bellissima la fotografia che in parte è stata rielaborata con una tecnica nuova, bravi e intensi gli attori.
Se volete vedere la guerra, guardatelo.
Il titolo lascia spazio a più interpretazioni, io dico che quei prati sono la rinascita della vita e i semi sono stati concimati dal sangue di tutti i militari che sono seppelliti in tutte le parti del mondo.
E ancora siamo come prima…guerre e ancora guerre…

7 commenti »

Il filo nascosto

 di Paul Thomas Anderson.

Londra, anni cinquanta: Reynolds Woodcock, sarto e stilista, affiancato dalla inseparabile sorella Cyril, è all’apice del successo.
Le sue creazioni affascinano le donne della casa reale, le stelle del cinema, le signore dell’alta borghesia.
Reynolds e Cyril vivono in simbiosi, nessuno dei due è sposato. Reynolds frequenta donne sempre diverse che lo venerano fino a quando non si esaurisce la sua vena ispiratrice. Tutto questo fino a quando non incontra casualmente Alma, giovane e bella cameriera che diventerà musa e modella e soprattutto compagna di vita.
Alma è soggiogata dalla personalità del sarto e ne è innamorata, ma quando lui inizia a soffrire “l’abitudine” del rapporto e infastidirsi dell’esuberanza della ragazza che “disturba” il suo lavoro decide, con il sostegno iniziale della sorella di allontanarla.
Alma troverà il modo di renderlo dipendente e riuscirà a farsi sposare, demolendo anche il ricordo della madre di lui, morta da anni ma ossessivamente presente nella vita dello stilista.

 

Film pluri candidato e anche premiato.
La trama può farlo sembrare una storia d’amore. L’amore c’è, ma non nel senso più facile della parola, è più un thriller psicologico, se penso al finale mi ricorda la trama dei film di Hitchcock.
Non dico tutto del film, per chi volesse vederlo, e secondo me ne vale la pena, perchè ci sono dentro tante sfumature che toccano l’animo umano.
Nel film trovi il rapporto vittima-carnefice, c’è la seduzione dello scapolo manipolatore, la maniacalità, l’ossessione istrionica, c’è l’immagine, la strisciante allucinata psicologia, la complessità dei rapporti, il complesso  d’Edipo…
A mio giudizio film raffinato proprio nella sua lentezza che fa assaporare ogni situazione, soprattutto quelle nascoste da scoprire un poco alla volta, come c’è da scoprire un fantasma.
E’ un film che cattura l’occhio e l’anima, un film ambiziosamente emotivo, ben diretto, bella la scenografia, la fotografia, stupendi i costumi, ben recitato; splendida l’intensa carismatica interpretazione di Daniel Day-Lewis (Reynolds Woodcock), straordinaria Vicky Krieps (Alma), all’altezza del ruolo Lesley Manville (Cyril).
E il filo nascosto qual’è? Io l’ho trovato, un po mi ha aggrovigliato, se vi va di cercarlo….
(il film è tratto da una storia vera)

3 commenti »

Truth

di James Vanderbilt

 

2004, Stati Uniti: Mary Mapes, quarantanovenne giornalista della CBS News, affiancata dal collega Dan Rather, prepara uno scoop sul presidente George W. Bush pronto a ricandidarsi.
Nello scoop si mette in evidenza la mancata leva militare e il mancato obbligo di partecipare alla guerra in Vietnam, nel 1972, di George W. Bush perchè arruolato con raccomandazione nella Guardia Nazionale.
A sostenere la tesi c’è l’allora governatore del Texas Ben Barnes e il colonnello in pensione Bill Burkett.
Lo scoop dovrebbe essere mandato in onda nella popolarissima trasmissione giornalistica 60 Minutes condotta da Dan Rather.
I documenti vengono contestati mettendo in dubbio la loro autenticità, in effetti non erano stati controllati, la Mapes e tutti i suoi collaboratori vengono licenziati, Dan Rather rassegnò le dimissioni.

 

Il film racconta un fatto realmente accaduto (tratto dal libro della Mapes); racconta il clamore mediatico dello scoop della Mapes e il fallimento dello scandalo che ne doveva seguire buttando lo sguardo sul lavoro dei giornalisti, le loro passioni, la loro etica. Un dramma che lega politica e giornalismo. Tra colpi di scena e artifici il film vuole denunciare la scomparsa del giornalismo inteso come inchiesta a favore di “voci” non controllabili che appaiono su social, blog, Internet…
La storia di per se non è che mi interessi molto, ma mi piaceva scoprire Cate Blanchett nei panni di Mary Mapes e guardare un attore sempre meraviglioso come lo è Robert Redford (Dan Rather) che però qui mi ha un po deluso, troppo statico.
In tutto il film la parte che ho preferito nella recitazione della Blanchett è nel finale, dove l’ho trovata più “vera” rispetto a tutto lo scorrere della pellicola dove mi è sembrata ripetitiva, rivedevo qualche altra sua interpretazione in altri film, poi troppo perfettina nella bufera, troppo elegante e capello sempre perfetto…nelle bufere della vita mi è sembrata un’esagerazione, la volevo più “sfatta”, direi “ciancicata” da ciò che gli è caduto addosso.
Anche se buona la sceneggiatura a tratti mi sono annoiata.

 

Lascia un commento »

Crudelia

 di Craig Gillespie

1960, Inghilterra, Londra: Miller, bambina vivace e un po crudele, ha i capelli metà neri e metà bianchi. Ha per amico un cagnolino di nome Buddy. Sua madre Catherine la chiama Cruella.


La mamma di Estella, per un problema economico, chiede aiuta alla baronessa von Hellman, questa rifiuta e gli aizza contro i propri cani dalmata, la donna per salvarsi corre disperatamente ma cade da una scogliera in mare e muore. Rimasta sola con il suo cagnolino Estella fugge fino ad arrivare a Londra dove conosce due bambini, orfani anche loro, Jasper e Horace, che vivono in strada. Anche loro hanno un cagnolino, Winky.
Crescendo i tre continuano a vivere di espedienti, Estella si tinge i capelli di rosso e trova lavoro come donna delle pulizie presso i grandi magazzini Liberty. Ma il suo sogno è diventare stilista.


I magazzini appartengono alla baronessa che, scoperta la vena creativa di Estella decide di assumerla come stilista
Frequentando la baronessa, Estella scopre che questa indossa la collana di sua madre, capisce che è lei la causa della morte della donna e tra eventi e rivelazioni decide di vendicarsi.
Il primo passo è… tornare al proprio colore di capelli naturale ed essere Cruella.

Giovedì mi sono trovata di nuovo a “controllare” i figli della mia vicina. Non potendo uscire a giocare in giardino, causa il forte vento e il freddo, abbiamo disegnato, colorato, fatto i compiti e hanno deciso di vedere n film.
La proposta che mi hanno fatto è stato il film su Crudelia.
Non l’avevo visto ma non ero molto favorevole, avevo capito che nn era proprio da piccoli, e visto che uno di loro ha solo cinque anni avevo dribblato, ma niente erano tutti e tre decisi, e se poi era in lista vuol dire che i genitori erano d’accordo.
Ovviamente il film non ha alcun riferimento al cartoon della Disney (la carica dei 101), che vado a dire subito che è l’unico che mi piace tra le varie versioni che propongono Crudelia.
Questo poi è una vera e propria manipolazione della storia originale.
Un film in continuo e nevrastenico (a mio giudizio) movimento, opulento fino alla nausea, non mi è piaciuto, anche se ne riconosco la buona tecnica cinematografica. Sinceramente? Non mi sono entusiasmata neanche un po, anzi a tratti annoiata. Un film che definirei dark…(con riserva) nelle intenzioni forse psicoanalitiche che il regista voleva dare per delineare il lato oscuro di Estella/Crudelia.
Salvo la colonna sonora bella davvero e la bravura di Emma Thompson e Emma Stone, davvero strepitose. Belli i costumi e ottima la scenografia.

3 commenti »

Romeo&Juliet

di Carlo Carlei.

 

   

Salto temporale: dal Medioevo al Rinascimento.
Due adolescenti innamorati: Romeo e Gulietta.
Montecchi e Capuleti.

 

 

Non sto a spiegare la trama, la storia è conosciuta e universale.
Il regista cambia qualcosa, ma il sentimentalismo, il romanticismo, la dolcezza dell’amore sono gli stessi, anche se trasportati in un’altra epoca. Belli, bellissimi i giovani protagonisti (Douglas Booth/Romeo,Hailee Steinfeld/Giulietta) anche troppo.


Proprio la bellezza della protagonista, così innocentemente pura e bambinesca toglie alla recitazione carisma e avvenenza
Belli i costumi e le ambientazioni, ottima la fotografia.
Non eccellenti gli attori… e allora di questo film mi è rimasta solo la magia dell’amore.
Che vale sempre la pena sognare.

5 commenti »

Tully

di Jason Reitman

Dopo la nascita del secondogenito, Marlo, quarantenne, inizia a soffrire di depressione postparto. La sua vita diventa un inferno quando scopre di essere di nuovo incinta.
Una bella casa, un marito affettuoso, ma incapace di aiutarla nelle incombenze quotidiane, non le impediscono di scivolare sempre più nella depressione.
Il fratello di Marlo le invia Tully, una giovanissima, gioiosa governante.
Inizialmente Marlo è infastidita da questa presenza, ma la ragazza troverà il modo giusto per entrare in amicizia con la donna e riportarla all’accettazione si se stessa, come donna e come mamma.

   

Film realista, sulla condizione che spesso le mamme affrontano in silenzio e senza aiuto.
Una commedia che mette in evidenza come essere mamma e donna spesso presenta difficoltà immaginabili. Una quotidianità frenetica che può annientare.
Bravissime Charlize Theron (Marlo) e Mackenzie Davis (Tully), godibile la loro recitazione, ma decisamente divina la Theron, sempre all’altezza nel calarsi in ruoli di donne “diverse”.
Un bel film, mi è piaciuto, ma non lo rivedrei, lo consiglio però, mette in evidenza la realtà della maternità, che può essere gioia e dolore contemporaneamente.

 

 

 

Lascia un commento »

Il dubbio

di John Patrick Shanley

 

 

1964, St. Nicholas Church School, nel Bronx, New York.
Suor Aloysius Beauvier, preside della scuola, entra in conflitto con padre Brendan Flynn, parroco che si prende cura dei studenti.
Suor Aloysius è autoritaria, conservatrice, terrore degli studenti per i suoi metodi inflessibili.
Padre Brendan va contro una scuola e una fede troppo conservatrice avvicinando i ragazzi con metodi più comprensivi e amorevoli, soprattutto con ragazzi che arrivano da situazioni familiari difficili, come l’unico alunno di colore, il dodicenne Donald Miller, di cui padre Flynn ne promuove l’integrazione, iscritto all’istituto dalla madre per sottrarlo anche al carattere violento del padre.
Le molte attenzioni che il parroco dedica al giovane studente fanno sorgere sospetti nella giovanissima suor James, che si confida con la direttrice.
Inizia così un contrasto forte tra la preside e il parroco, sorgeranno dubbi e conflitti fino allo scontro finale dove suor Aloysius accuserà padre Flynn di abusi sessuali, pur non avendo prove, ma sostenuta dalla sua “incorutibile” fede.
L’intera comunità ne verrà sconvolta, il sacerdote subirà l’onta di un dubbio infamante…perchè di dubbio si parla….
E ci sarà certezza? Lo spettatore riuscirà a sciogliere o confermare il “dubbio”? Quanto si è disposti a mettere in gioco per rinunciare a se stessi pur di sopraffare l’altro?

Film meraviglioso, fortemente emozionale, almeno per me lo è stato.
Il tema centrale non è nello specifico la pedofilia, anche se ha il suo peso, soprattutto parlando di questa piaga all’interno della chiesa cattolica non solo americana, ma il tema complesso della fede, della morale, dell’intransigenza personale, quella che non fa andare le proprie vedute oltre se stessi. A mio avviso la peggiore. Il tema è il cambiamento, l’evoluzione, l’abbandono o il mantenimento di alcune rigidità sociali e morali.
Superba l’interpretazione di Maryl Streep (suora Aloysious), eccezionale quella di Philip Seymour Hoffman (padre Flynn), affascinanti nelle loro interpretazioni; da non perdete il volto di Viola Davis (mamma di Donald Miller),
Straordinaria la regia, la sceneggiatura, i dialoghi; ottima la fotografia.
Film che consiglio vivamente, dove ogni argomento è chiaro, senza contorte situazioni, arriva dritto e crudo al punto e al cuore e, se l’avete, all’anima.

 

 

 

 

4 commenti »

Tutta colpa del vulcano

di Alexandre Coffre

 

2010, il vulcano islandese erutta con tutta la sua potenza oscurando i cieli dell’Europa.
L’aereo su cui volano Alain e Valerie è costretto ad atterrare a Stoccarda.
I due, ex marito e moglie, si ritrovano dopo vent’anni in volo, diretti a Corfù per celebrare il matrimonio della figlia Cecile.
Si odiano ferocemente ma si uniscono per affrontare un viaggio in macchina attraverso l’Europa. Un viaggio dove non mancheranno angherie reciproche, dispetti, fughe, situazioni imprevedibili… dovute a rancori e dissapori mai appianati.
Chissà se troveranno un punto d’incontro per arrivare sereni al matrimonio?

 

Commedia francese di qualche anno fa.
Con le amiche cercavamo qualcosa di “leggero”, diciamo che per poco più di un’ora ci siamo rilassate, carino, divertente ma ci aspettavamo qualcosa di più, diciamo che le nostre risate erano contenute.
Però bravissimi gli attori, Dany Boon (Alain) e Valérie Bonneton (Valérie), nell’esternare le emozioni; bella la fotografia, sotto tono la sceneggiatura, grottesca la trama.

 

2 commenti »