TUTTOLANDIA

"…il posto che mi piace si chiama mondo…"

La scelta

di Michele Placido

 

Laura viene stuprata da uno sconosciuto e, dopo qualche tempo, scopre di essere incinta.
E’ sposata con Giorgio, sono una coppia che si ama tantissimo, non sono mai riusciti ad avere figli. Giorgio si sente defrautato del suo senso di paternità, Laura vuole trasformare la violenza in amore, malgrado “la scelta” non sia facile. Riuscirà Giorgio ad accettare un figlio che potrebbe non essere suo?

             

Una storia emotivamente forte, un tema che che da sempre scavalca i secoli, un tema attuale ma che ha radici profonde. Un film dove non solo è preso in considerazione il tema della paternità, ma anche l’accetazione dello stupro è messa in evidenza. Temi delicati, intensi.
Film sentimentalmente drammatico, da vedere.
Brava davvero Ambra Angiolini, un ruolo difficile il suo, piatta come sempre la recitazione espressiva di Raoul Bova, ma comunque efficace. Ottima la regia di Michele Placido, che recita anche nel film, ottima la colonna sonora, bella la fotografia.

 

 

Il film è ispirato alla commedia teatrale di Pirandello, “L’innesto” (1919).
Se non l’avete mai letto lo consiglio, a me è piaciuto tantissimo, e per questo mi è venuta voglia di vedere il film. Un Pirandello sempre attuale.

 

 

 

 

 

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Suite Francese

di Saul Dibb

 

Francia, 1940.
Molti uomini partono pert il fronte, molti vengono fatti prigionieri dalle armate naziste e di loro non si sa nulla.
Tra i prigionieri potrebbe esserci il marito della bella Lucile, sposato pe rimposizione del padre, che vive con la dispotica suocera nel villaggio di Bussy, che viene occupato dai tedeschi.
Proprio nella casa delle donne viene alloggiato un giovane e affascinane ufficiale che con i suoi modi gentili conquisterà Lucile.
Tra la popolazione monta l’odio per il nemico che crea tensione tra fucilazioni e perquisizioni. E montano i sospetti sulla giovane donna.

 

Nell’Europa insaguinata dalla guerra nasce un sentimento, una storia d’amore impossibile.
Due personalità differenti che non si annullano una nell’altra, anzi.
Un film da vedere, credetemi. Inquadrature spettacolari, bella la colonna sonora, ricostruzione perfetta del momento storico, bravissimi gli attori e ottimamente scelti per i ruoli (Lucile-Michelle Williams Madame Angellier-Kristin Scott Thomas (attrice che adoro) Bruno von Falk-Matthias Schoenaerts) e che esprimono perfettamente le emozioni, le paure. Non è un film romantico, il contorno all’amore è l’orrore della guerra, la perdita di dignità, l’infelicità, la cattiveria, ma anche la solidarietà, il coraggio; l’amore è un rifugio a tutto questo anche nella difficoltà di viverlo. E’ un film che mi ha creato un forte impatto emotivo.
Film tratto dal romanzo di Irène Némirovsky*, che raccontò la Francia occupata, dove non tutti i tedeschi erano spietati, non tutti i francesi facevano resistenza.

 

*Scrittrice ebrea nata a Kiev nel 1903, figlia di un ricco banchiere ebreo, venne allevata dalla sua governante francese Zezelle. A causa di una taglia che i soviet misero sul padre la famiglia fu costretta a scappare fino ad arrivare in Francia, Paese che la scrittrice adottò come sua patria. Colta (laureata in lettere alla Sorbona), parlava sette lingue. Nel 1923 Irène Némirovsky scrisse la sua prima novella: l’Enfant génial, nel 1926 pubblicò il suo primo romanzo ma divenne celebre nel 1929 con il romanzo David Golder, negli anni a venire pubblicò molto.
Si convertì al cattolicesimo nel 1939.
Nel 1926 sposò Michel Epstein, ingegnere russo emigrato, divenuto poi banchiere, da cui avrà due figlie: Denise ed Élisabeth.
Vittime delle leggi antisemite varate nel 1940 dal governo di Vichy, Michel Epstein non poté più continuare a lavorare in banca e a Irène Némirovsky fu proibito pubblicare, si trasferirono a Issy-l’Évêque, dove avevano messo al riparo nel settembre del 1939 le loro figlie. Némirovsky scrisse ancora diversi manoscritti. Considerata un’ebrea dovette applicare la stella gialla sui suoi abiti. Le sue opere non furono più pubblicate. Solo l’editore Horace de Carbuccia, sfidando la censura pubblicò le sue novelle fino al 1942. Il 13 luglio 1942, Irène fu arrestata dalla guardia nazionale francese, tradita da un suo compatriota. Fu deportata ad Auschwitz, dove venne trasferita nel Rivier (l’infermeria in cui venivano confinati i prigionieri troppo ammalati per lavorare) per essere poi uccisa il 17 agosto 1942. Il marito fu arrestato nell’ottobre del 1942, deportato ad Auschwitz assieme alla sorella, venne ucciso nelle camere a gas al suo arrivo.
Le figlie finirono sotto la tutela di Albin Michel e Robert Esmenard fino alla loro maggiore età.
Denise ed Élisabeth riuscirono a salvare alcuni documenti conservandoli in una valigia, la stessa in cui li avevano trovati, per anni Denise non aprì la valigia; quando finalmente decise di aprirla (1990) vi scoprì un manoscritto nel quale riconobbe la grafia della madre e il colore azzurro dell’inchiostro che preferiva. Era Suite francese, opera incompiuta. Il testo doveva comporsi di cinque parti, ma soltanto le prime due, Tempesta in giugno e Dolce, furono completate, delle restanti si conoscono solo i titoli abbozzati dall’autrice: Prigionia, Battaglie, La pace; non iniziò mai a scriverli a causa della deportazione. I manoscritti sono diventati, nel 2004, un libro

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Viaggio sola

di Maria Sole Tognazzi

 

Irene, quasi cinquantenne, vive girando il mondo e da sola. E’ “l’ospite a sorpresa”, il controllore di qualità degli alberghi di lusso: da una zona all’altra del mondo incontra gente, prende appunti e da voti.
Un lavoro che può svolgere non avendo creato una sua famiglia, non avendo figli. In viaggio si sente libera, quando torna a Roma da sua sorella, fa i conti con se stessa.
Si chiede se è felice, cosa sia veramente la felicità, come sarebbe se la sua vita fosse stata diversa. Nascono i dubbi se la scelta di vita sia quella giusta. Domande aperte senza mai una risposta definitiva, domande che nascono da una situazione che metterà alla prova ogni certezza.


Un film da vedere, con Margherita Buy, Stefano Accorsi, Fabrizia Sacchi, Gianmarco Tognazzi…
Una commedia delicata che tratta non solo il tema della solitudine come scelta di vita, ma anche della crisi di coppia, della comunicazione, dei pregiudizi nei confronti di donne di età e sole. Ci sono tutti i dubbi della protagonista per questa scelta di vita indipendente, da donna dei nostri giorni.
Buona regia per una buona trama: essenziale, tranquilla, intelligente.
Brava Margherita Buy, perfetta nella sua dolcezza e interpretazione.

 

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La verità sta in cielo

  di Roberto Faenza.

 

Roma, 22 giugno 1983. La famiglia Orlandi non sarà più la stessa.
Perchè a Roma scompare Emanuela Orlandi, quindicenne, figlia di un dipendente del Vaticano.
Scompare dal centro di Roma, nessuno ne saprà più niente.
Una rete televisiva inglese, interessata a “Mafia capitale” decide di inviare a Roma una giornalista, che in collaborazione con un’altra giornalista, inviata di un noto programma televisivo italiano, scopre una nuova pista su Emanuela Orlandi. Nell’inchiesta è coinvolta Sabrina Minardi, amante di Enrico De Pedis, chiamato Renatino, boss della mafia romana, ucciso dalla banda della Magliana e sepolto nella Basilica di S. Apollinare, proprio accanto alla scuola di musica frequentata da Emanuela. La Minardi dice di avere informazioni sul rapimento della ragazza.

 

Non ho capito bene se è un film, un’inchiesta o un documentario.
Grande lavoro di Faenza (che per’altro mi piace come regista) come ricosruzione, ma alla fine non rimane niente…non porta a niente. I fatti esposti sono noti e quel poco che c’è di romanzato non apre scenari mentali nuovi. sarebbe stato interessante ampliare il discorso su figure come la Minardi, visto che da lì parte il film.
Proprio la staticità del racconto rende il film un po noioso, almeno per me. C’è un’intreccio di situazioni che però non da una linea definita sul giallo di questa scomparsa dolorosa.
Attori non eccezionali, uno Scamarcio (Renatino) troppo “fisico”, così come Greta Scarano (Minardi) troppo scenica fisicamente.
No, decisamente mi ha lasciato perplessa e indifferente.

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La Truffa dei Logan

di Steven Soderbergh

 

America rurale.Tre fratelli: Jimmy, disoccupato e con una gamba offesa da un brutto infortunio; Clyde, veterano della guerra in Iraq con una protesi al braccio; Mellie, parrucchiera ossessionata dalle automobili.
Squattrinati, con una vita difficile e perseguitati da una maledizione famigliare.
Per risollevare le finanze decidono di tentare una rapina durante la gara di auto Coca-Cola 600 , l’evento NASCAR più atteso e seguito dell’anno, ai danni del Charlotte Motor Speedway 
Decidono di farsi aiutare da Joe Bang, esperto in esplosioni, che però è in carcere; la decisione è di farlo evadere, almeno per il tempo della rapina.
Sulla loro strada però entra l’agente dell’FBI Sarah Grayson che inizia a indagare sulla scena del crimine, decisa a incastrare i colpevoli.

 

 

Una commedia da vedere.
Film ben costruito, cast eccellente (tra cui Daniel Craig e Hilary Swank), ottima l’ambientazione, mi è piaciuto tantissimo, anche grazie ai personaggi che definirei surreali, creano intrattenimento con un un divertente ironico intreccio di situazioni. Un film dove le auto sfrecciano ad alta velocità, un film che ti dona un paio d’ore di serenità; è coinvolgente. E poi quella maledizione! che complica la vita ogni volta che sembra sia arrivata la svolta vincente…davvero incredibile, una maledizione che complica economicamente la vita di chi già è in difficoltà, in contrasto con le grandi opportunità che si dice offra l’America.
E nel film non si dimenticano i sentimenti.

 

 

 

 

 

 

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La terra

 

 

 

 

 

 

 di Sergio Rubini.

 

 


Luigi, professore di filosofia, ritorna a Mesagne in Puglia, suo paese d’origine, che aveva lasciato da adolescente perchè si era ribellato ad un padre padrone.
Qui ritrova i fratelli, Michele, Mario e Aldo, quest’ultimo ha il carattere violento e donnaiolo del padre.
Luigi vuole vendere la vecchia masseria di famiglia ormai in disuso. Aldo non vuole, visto che vi abita, anche se questo aiuterebbe il fratello Michelle a liberarsi da Tonino che è uno strozzino a cui deve un’ingente somma.
Durante la processione del Venerdì Santo però Tonino viene ucciso.
I sospetti vertono verso Michele e Aldo, ma in tutto il paese si respira un’aria torbida.

 

A me Rubini piace, anche se trovo che questo non è tra i suoi film migliori è comunque godibile, da vedere, una buona regia.
Oltre che un giallo, nel film c’è la ricerca introspettiva dei personaggi che devono affrontare una ricerca personale e di confronto con gli altri, un’indagine sui valori della famiglia.
Bellissimi i paesaggi, un omaggio alla stupenda terra pugliese. Bravissimi tutti gli attori, Rubini eccezionale nel ruolo dello strozzino, stupendo Fabrizio Bentivoglio nei panni di Luigi, mi ha affascinato.

 

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La scelta di Barbara

 

 

 

 

 

 

di Christian Petzold

 

Germania dell’Est, Berlino, estate 1980.
Barbara, dottoressa pediatra, progetta, con l’aiuto del fidanzato Jörg che vive all’Ovest, la sua fuga. Intanto chiede un visto di uscita, tenuta sotto stretto controllo dalla Stasi, per punizione viene trasferita in uno sperduto ospedale di campagna dove incontra Andrè, il primario, che inizia a nutrire interesse per lei. Andrè è un chirurgo che ha commesso un grave errore professionale e per questo è stato mandato nell’ospedale dove incontra Barbara. Tra i pazienti della dottoressa c’è una giovanissima ragazza fuggita da un centro di rieducazione, la ragazza è in situazione tragica, ha tentato il suicidio, Barbara si affeziona a lei, tanto da creare la situazione per farla uscire dal paese.

Una storia drammatica e avvincente che mi ha riportato indietro nel tempo, nella Germania del Muro, un muro soffocante, coercitivo, dove la diffidenza e l’oppressione facevano da padrone.
Malgrado il tema forte che viene trattato, trovo sia un film delicato; mi piace la figura di questa donna apparentemente fragile nella sua elegante bellezza, ma molto coraggiosa e misteriosa; brava l’attrice Nina Hoss (la dottoressa), che ha saputo rappresentare con sguardi, gesti e poche parole la complessità caratteriale della protagonista.
Perfetta l’ambientazione: essenziale, inquietante. Bravo il regista nel ricreare l’atmosfera politica e far capire come un medico “vero” sceglie anche nel rispetto deontologico.
Per me un bellissimo film

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La ragazza del dipinto

di Amma Asante.

Figlia illegittima del capitano della marina inglese Sir John Lindsay e di una schiava africana, Dido Elizabeth Belle, mulatta, dopo la morte della madre viene portata dal padre in Inghilterra e affidata allo zio, Presidente della Corte Suprema. Qui conosce la cugina Elizabeth Murray. Tra le due nasce un profondo legame che dall’infanzia in poi si farà sempre più forte, anche quando Dido erediterà la fortuna del genitore mentre Elizabeth si troverà senza dote. L’ aristocrazia dell’epoca non vedeva di buon occhio la giovane e bella ragazza mulatta che, pur appartenendo ad una ricca e potente famiglia, dovrà subire i pregiudizi e le discriminazioni razziali del perbenismo dell’epoca, la fine del ‘700. Dido, essendo “negra” stenta ad avere un posto in società, non può pranzare in pubblico con i familiari perché creerebbe imbarazzo, gli è difficile trovare un pretendente anche davanti l’ingente dote lasciatale dal padre. Finalmente conosce un giovane avvocato, John Davinier, che sta lavorando a un caso molto complicato: il Massacro della Zong. Dido si interessa alla questione e si avvicina sempre di più al giovane Davinier, per questo lo zio Murray deciderà di interrompere l’apprendistato del ragazzo, impedendogli di frequentare la nipote. Le loro strade, però, torneranno a incrociarsi…

Un bellissimo film, ben costruito, interessante, perfetta la scenografia.
Splendide le scene che riproducono anche ambienti lussuosi, costumi bellissimi, bravi gli attori; la bella Gugu Mbatha-Raw ha interpretato Belle con raffinata maestria
Un film storico, sulla schiavitù, ma anche sulla lotta sociale che iniziava a serpeggiare nell’Inghilterra di fine ‘700, sulle discriminazioni razziali, sulla politica, ma anche sull’amore.
La regista, di origine ghanese, si è ispirata ad una storia vera, in parte romanzata nel film, quella della cantante di colore Dido Elizabeth Bell. La regista ha preso spunto da un quadro del 1779, attribuito a Johann Zoffany (esposto a Scone Palace, in Scozia), che ritrae Dido Elizabeth Belle accanto a sua cugina Lady Elizabeth Murray (unico nell’arte britannica del XVIII secolo che raffigura una donna nera e una donna bianca quasi uguali).
Da vedere.

Dido Elizabeth Belle nasce in schiavitù nel 1761 nelle Indie occidentali britanniche da una donna africana ridotta in schiavitù (Maria Belle), concubina di Sir John Lindsay, 24 anni, ufficiale di marina di carriera e poi capitano su una nave da guerra britannica. Tornato a Londra nel 1765 affida la piccola a suo zio, il conte William Murray e a sua moglie, la contessa Elizabeth Murray; battezzata come Dido Elizabeth Belle, la bambina viene seguita e istruita insieme alla cugina, Lady Elizabeth Murray, la cui madre era morta. Belle fu compagna di giochi di Lady Elizabeth ma in seguito fu sua assistente personale, ha lavorato anche come amanuense per il conte, che gli dimostrava fiducia e rispetto e apprezzava la sua educazione e abilità, per tali mansioni ricevette un’indennità annuale. Il padre di Belle morì nel 1788 senza eredi legittimi ma lasciando somme per figli illeggittimi. William Murray, nel suo testamento fece includere un codicillo che confermò esplicitamente la libertà dell’amata pronipote, per assicurarle il futuro dopo la sua morte, le lasciò in eredità £ 500 come somma totale e £ 100 di rendita. Dopo la morte dello zio, Belle sposò John Davinier, un francese, ebbero almeno tre figli. Belle morì nel 1805 all’età di 43 anni.

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La pazza gioia

di Paolo Virzì

Toscana, Villa Biondi è una comunità terapeutica per pazienti con disturbi mentali.
Beatrice Morandini Valdirana, contessa, ritenuta socialmente pericolosa, è elegante, logorroica, ricca.
Donatella, cubista, è depressa, scontrosa, tatuata, ha a vuto un’infanzia infelice e ha tentato di uccidere il figlio.
Bisognose d’affetto diventano amiche, fuggono, prima a bordo di un bus, poi rubando un’auto e infine a piedi, una fuga tra colline e mare, tra gente meschina, egoista, approfittatrice…

Premetto che non mi piace Paolo Virzì, ma questo è un film bello, intenso, da vedere. Il regista ha usato la delicatezza, l’ironia, la malinconia per raccontare un’alleanza di due donne sole, ingannate, umiliate da uomini che non sanno amare, due donne che fuggono insieme per darsi alla pazza gioia, cercando di accettare sé stesse allontanandosi dalla follia, dall’internamento, dalle lacrime…per ritrovare il sorriso.
Un film da vedere, una commedia drammatica, agrodolce, un miscuglio di emozioni, dove si punta l’attenzione anche sull’incapacità di comprendere le anime di chi è definito “folle”, “diverso”.
Il ritmo del film è in continuo movimento, dialoghi concreti, bravissima Micaela Ramazzotti, straordinaria Valeria Bruni Tedeschi, che hanno interpretato le protagoniste con grande coinvolgimento, donne difficili nella loro femminiltà, tragicità, sensibilità.

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La memoria del cuore

di Michael Sucsy

 

Leo e Paige, innamoratissimi, si sposano malgrado l’avversione dei genitori di lei.
La loro felicità viene stravolta da un grave incidente automobilistico in cui lei perde la memoria. Al risveglio dal coma i suoi ricordi sono confusi, ma la cosa peggiore è che non ricorda di essere sposata, di aver amato intensamente Leo. Lui lotterà contro tutti e contro la paura di Paige vista la difficoltà nel ricordare.

 

Quest’estate (dovete sapere che per “sopravvivere” a tanti momenti difficili mi sono rifugiata nei film, ne ho visti tantissimi) una mia amica mi chiama e mi dice che ha visto un film che gli ricorda la mia storia e mi consiglia di vederlo. E l’ho visto. La memoria del cuore, dal racconto della mia amica, mi era sembrato un film drammatico, in realtà lo è, ma io l’ho trovato soprattutto sentimentale. Il film è ispirato ad una storia vera. La storia è semplice, si può definirla un polpettone, niente di originale visto che è l’argomento è stato spesso trattato, cinematograficamente parlando, regia e scenografia non sono il massimo, ottima la fotografia, brava e bella Rachel Mcadams, bravissimo e affascinante Channing Tatum. Comunque mi sento di dire che è da vedere, scorre piacevolmente
Un film in cui c’è la vita reale: il dolore, il dramma personale, la sofferenza, ma c’è anche l’amore, e scusate se è poco.

Vabbè c’ho l’età, forse stò diventando morbidona, ma vederlo mi ha commosso, non nego di aver tirato giù qualche lacrima, pensando anche che avrei potuto non rinnamorarmi di mio marito. Anche io sono stata in coma, anche io al risveglio ricordavo poco della mia vita precedente e a volte quel poco era anche confuso. La tristezza era che davvero non avevo riconosciuto mio marito, il visetto che mi sorrideva dalla foto sul comodino non sapevo essere mia figlia…scoprirlo piano piano è stato devastante e meraviglioso allo stesso tempo. Non ringrazierò mai mio marito per aver aspettato e lottato pazientemente perchè io ricordassi tanti aspetti della nostra vita insieme…
Forse è vero che l’amore quando è forte non conosce ostacoli.

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