TUTTOLANDIA

"…il posto che mi piace si chiama mondo…"

Loro chi?

di Francesco Miccichè e Fabio Bonifacci

 

David ha una vita tranquilla a Roma, ma sempre alla ricerca di un salto professionale che lo gratifichi approda a Trento, dove una ditta pubblicitaria gli chiede di lanciare un prodotto rivoluzionario, questo potrebbe essere il salto tanto atteso.
Casualmente incontra Marcello, che lo elogia per il suo modo di fare e lo invita a casa sua per una serata dove verranno coinvolte anche due ragazze. David accetta, ma quando si sveglia la mattina seguente si rende conto di essere stato derubato, anche del conto in banca, e  si rende conto di non aver presenziato al lancio del prodotto. Svaniti soldi e sogno, decide allora di cercare Marcello, che è un truffatore professionista, quando lo troverà, tra situazioni ilari e baruffe varie, diverranno complici.

Commedia brillante, gustosa, che oscilla tra la noia del vivere e la vita spericolata.
Buona la regia che crea un’intreccio, una storia che funziona anche per la vivacità d’azione.
Con le amiche avevamo voglia di un film non pesante, e questo ci ha fatto ridere…ma anche riflettere sul mondo contemporaneo, soprattutto quello che coinvolge i finanziamenti.
Nel cast un bravissimo scaltro Marco Giallini, ma anche lo sprovveduto inesperto Edoardo Leo.

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Le paludi della morte

di Ami Canaan Mann

 

Zona periferica di Texas City.
Nelle paludi chiamate killing fields vengono ritrovati i corpi straziati di numerose donne, anche prostitute e alcune giovanissime studentesse.
Due agenti della omicidi, Mike e Brian, indagano. La sparizione di Anne, ragazzina che Brian ha preso sotto la sua protezione,  intensifica la ricerca.

 

 

Il film è tratto da un romanzo che narra una vicenda realmente accaduta.
Bravi gli attori Sam Worthington e Dean Morgan nei panni degli agenti, che hanno ben saputo caratterizzare i personaggi nella tensione che l’esasperante ricerca del serial killer implica e nel far capire anche le loro sfaccettature caratteriali.
Ottima la sceneggiatura scritta dall’ex agente della DEA Donald F. Ferrarone.
Il film è drammatico, non è un capolavoro ma coinvolge e scorr ; apprezzo la regista che non ha usato scene particolarmente violente. La drammaticità della storia è anche supportata dalla cupezza del luogo, la palude, che rimanda anche alla malsana anima degli uomini.
La storia reale si è svolta nel 1969, sono stati ritrovati cinquantina cadaveri orrendamente mutilati e le vittime hanno subito anche abusi sessuali; Il film è del 2011 e ditemi se non è inquietante pensare che questo thriller è purtroppo ancora attuale.
La regista ha girato il film per non dimenticare gli omicidi e soprattutto i femminicidi che ancora oggi sono senza un colpevole.

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L’ora più buia*

 

 

 

 

 

 

 

di  Joe Wright

 

1940, l’Europa cede all’avanzata nazista che, sotto la guida folle di Adolf Hitler, ha già invaso Belgio, Olanda, Francia, una parte delle nazioni del Nord Europa.
La Gran Bretagna sente la pressione, il governo chiede le dimissioni di Neville Chamberlain, primo ministro, ritenuto incapace di gestire la situazione, al suo posto viene nominato Winston Churchill, di famiglia agiata, imparentato con la nobiltà inglese, uomo dalla sagace ironia.  Scaltra la sua intuizione sui venti di guerra, inizialmente non fu creduto, ma le sue intuizioni divennero realtà.
I ministri chiedono un trattato di pace con Hitler, ma lui non si fida, lo definisce non affidabile, decide di non cedere alle pressioni politiche.
Gli inglesi subirono fortemente l’attacco dei tedeschi, ma anche il popolo decise “ Mai arrendersi!” (scena mitica, inventata dal regista); la figura di Churchill fu fondamentale, forte, deciso, grande stratega; decisiva fu la battaglia di Dunkirk (https://tuttolandia1.wordpress.com/2020/07/02/dunkirk/), che ebbe il coraggio e la forza di portare avanti anche con tutte le fragilità umane e da uomo di età. Ebbe la forza di sacrificare una guarnigione per salvare migliaia di altri uomini, decisione che gli costò un grande tormento.

Film pluricandidato e pluripremiato.
Film di qualità, accurata l’ambientazione; il film non punta alla ricostruzione storica, non è un film d’azione, anzi…ma ci presenta la figura di Churchill. Joe Wright ci consegna una regia pulita, elegante, senza effetti speciali. Trovo magistrale Gary Oldman, che da vita ad un Winston Churchill perfetto (l’ho sempre immaginato così): dal sigaro, al panciotto, al whisky, un Churchill dall’oratoria suggestiva, dai scatti irosi.
Film che mi ha appassionato, trovo sia magistrale nella sua complessità.

 

*”L’Ora più buia” è un’espressione attribuita a Churchill per descrivere il periodo della seconda guerra mondiale che va dalla caduta della Francia all’Operazione Barbarossa.
Il momento più “oscuro” di solito è considerato il 10 maggio 1941, quando morirono oltre 1500 civili in attacchi della Luftwaffe soltanto a Londra.

 

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Lo chiamavano Jeeg Robot

di Gabriele Mainetti

 

 

Enzo Ceccotti, ladro mediocre di  Tor Bella Monaca,  per sfuggire alla Polizia si tuffa nel Tevere e cade in un barile che contiene una sostanza radioattiva; dopo una notte di febbre e nausee torna in perfetta forma, anzi dotato di una forza incredibile, decide di usare questo potere per fare i soldi. Per una serie di circostanze viene in contatto con due bande, quella di Nunzia e quella dello Zingaro, della quale fa parte Sergio, un suo amico. Quando questi muore Enzo si prende cura della figlia Alessia, che ha problemi psichici ed è appassionata del cartone animato Jeeg Robot d’acciaio, tanto da sovrapporre la fantasia alla realtà.
Enzo, durante una sparatoria viene colpito da una  pallottola, cade nel vuoto ma rimane illeso, si convince ancor di più di avere acquisito i “superpoteri” e quando lo Zingaro va a casa di Alessia, maltrattandola per sapere che fine a fatto un carico di droga,  interviene e la salva. La ragazza crede davvero che sia Hiroshi Shiba. I due provano attrazione una per l’altro, hanno un rapporto sessuale ma non come avrebbe voluto Alessia che rimane delusa.
Intanto lo Zingaro, dopo aver saputo come Enzo ha acquistato i poteri si immerge nel Tevere. Pronto a impadronirsi di Roma, sulla sua strada troverà Enzo, che, dopo la morte di Alessia, a cui aveva giurato di usare i poteri solo per scopi di giustizia, lo affronta. Riuscirà il novello Hiroshi a fermarlo?

Film non recentissimo (2015) pluripremiato e pluricandidato.  E’ la seconda volta che lo guardo, mi piace tantissimo, per diversi motivi.
Un film che racconta una storia  semplice, quasi una favola; con una ottima sceneggiatura, coinvolgente, che fa ridere e anche commuovere; un film fantasioso, ironico quanto basta, con dialoghi divertenti;  bellissima la fotografia e un cast davvero eccezionale,
E’ vero che adoro il protagonista, Claudio Santamaria, il supereroe, ma è stato davvero incredibile, ben calato nel personaggio, caratterizzandolo fortemente in tutte le sue sfumature, dall’uomo scansafatiche, solitario,  che vede solo film porno all’uomo avido che riesce a trovare in se una moralità sana, con i sentimenti.

Bravissimo anche Luca Marinelli in un personaggio non facile, dalle mille sfaccettature, un  folle spietato, isterico, surreale, psicopatico, accattivante.


E brava anche Ilenia Pastorelli., un’interpretazione ben calata nel personaggio, palpabile nella sua dolcezza e nelle sue problematiche.

Questa storia mi ha fatto anche pensare che nel Tevere “sporco” e “torbido” ci ho visto un’assonanza con una parte di società; le due figure principali mostrano una realtà: due entità che si toccano per un attimo e prendono strade diverse, uno ambizioso, l’altro neanche un po’, uno votato al male completo, l’altro con un nascosto senso della morale, l’ambivalenza della vita.
E poi ci sono i supereroi, ma anche i superstupidi.
Un film che consiglio, trovo che sia un gioiello.

 

 

 

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Litigi d’amore

di Mike Binder

 

Detroit. Terry, abbandonata dal marito per la segretaria, ha quattro figlie adolescenti con tutti i problemi che l’età vissuta richiama. La donna è depressa, collerica, frustrata, impaurita dallo scorrere del tempo e… amante dei drink.
Il suo vicino di casa è un ex campione di baseball, Denny, solo, annoiato e che non disdegna l’alcol.
Tra colpi di scena, situazioni drammatiche e ilari, progetti lavorativi, riusciranno Terry e Denny a costruire una coppia stabile?

Pioggia torrenziale con tuoni e fulmini, un’amica propone di vedere un film, sceglie, più che il film l’attore, Kevin Costner, e a Kevin non si può dire di no.
Una commedia gradevole che a tratti emoziona, godibile anche se non è un capolavoro. Personalmente più di tanto non mi ha coinvolto, ma mi ha fatto trascorrere il tempo in buona compagnia con tè e ciambelline zuccherate.
Ottima Joan Allen nei panni di Terry.

 

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Life – Non oltrepassare il limite

di Daniel Espinosa

 

 

 

Stazione spaziale internazionale.
Un gruppo di scienziati raccoglie un campione organico su Marte. La cellula, che apparentemente è innocua, viene studiata, stimolandola reagisce. Nell’entusiasmo generale per questa scoperta, condiviso anche sulla Terra, gli viene dato un nome: Calvin.
Ma la cellula è intelligente, non è innocua come inizialmente sembrava, in pochi giorni cresce, uccide, distrugge, è forte, resiste a ogni tipo di attacco… e allora bisogna tenerla lontana dal pianeta Terra.
La scoperta di una forma aliena diventa una lotta per la sopravvivenza.

Lo definirei un thriller fantascientifico, claustrofobico, trasmette tensione.
Il genere non è una novità, ci sono diversi precedenti.
Il film non è niente di originale, anche prevedibile (una minaccia per il genere umano che va fermata), ma devo dire che la scenografia è ottima, gli effetti speciali godibili, come la fotografia…. comunque un buon film, da vedere; bella la colonna sonora, ma veramente bravi gli attori, tutti.
Ottima l’interpretazione di Ryan Reynolds, Jake Gyllenhaal, Rebecca Ferguson, eccezionale Hiroyuki Sanada (sono un po’ di parte) davvero bravo Ariyon Bakare

 

 

 

 

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La Favorita

di Yorgos Lanthimos

 

 

Nell’Inghilterra del XVIII secolo siede sul trono la regina Anna Stuart, donna dalla salute precaria e dalla personalità fragile.
Anna si lascia influenzare, anche politicamente e soprattutto sul voler continuare la guerra contro la Francia, da Lady Sarah, duchessa e amante della regina, dal carattere fermo e dalla spiccata furbizia, intima consigliera della regina. A corte anche Robert Harley, ambizioso politico, cerca di attirare a se i favori della regina, ma i due verranno “disturbati” nei loro intenti da Abigail Masham, nobile decaduta, parente di Lady Sarah,
Tre donne perfide , perverse…ma chi delle due nobildonne sarà la favorita della regina? Chi vincerà: l’intelligenza o la sensualità ?

 

Film Pluripremiato e pluricanditato.
Nel film è messa in evidenza la difficoltà delle donne nel gestire la vita al di fuori dell’ambiente patriarcale dell’epoca; unica donna ad avere parola è la regina (apparentemente), una regina presentata come fragile, bambinesca, viziata, psicologicamente instabile (persa nel ricordo dei 17 figli morti tra aborti o prematuramente, che fa rivivere per nei 17 conigli che alleva nelle stanze della reggia), bulimica, ma anche feroce, una regina che deve barcamenarsi tra battaglie pubbliche e passioni private; nella storia si mette in rilievo la bramosia del potere, i giochi di potere, lo sfruttamento delle masse più povere, la falsità e il cinismo dei personaggi all’interno della corte.

 

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Ghost in the Shell

  di Rupert Sanders

Hanka Robotics esce fisicamente devastata da un’incidente, unica parte del suo corpo recuperabile è il cervello. Grazie ad un intervento cibernetico viene trasformata, dalla dottoressa nonché scenziata Ouelet, in un perfetto soldato, potente, unico nel suo genere, che avrà il compito di scovare un criminale in grado di entrare in una mente cibernetica e prenderne il possesso.
Hanka dovrà comunque fare i conti con il suo passato…

 

Tratto da un manga (che non ho letto), ispirato ad un videogioco (che non conosco), è un film di fantascienza con molta azione dentro, dove il confine tra umanità e tecnologia scompare quasi del tutto.
Scenografia spettacolare: colori, ologrammi giganteschi, luci…davvero tutto bello, ma il film in se non mi ha coinvolto più di tanto, non sono riuscita ad apprezzare neanche lo sforzo del regista di voler promuovere il labile confine tra il mondo artificiale e quello reale, dove a volte è l’anima non scompare completamente (forse).
Comunque brava, anzi bravissima Scarlett Johansson che è sempre più eroina che mai, sempre elegante Juliette Binoche.


Non lo boccio completamente, è un buon film anche se a tratti noioso, ma se penso a Blade Runner,  con cui ovviamente, per motivi temporali e di tecnologia cinematografica non credo si possano più fare paragoni, non regge, film del genere che io preferisco in assoluto.

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L’affido – Una storia di violenza

di Xavier Legrand

 

Siamo in Francia, Bretagna, Julien, 11 anni, è conteso dai genitori che si sono separati.
Julien vuole vivere con la madre (come la figlia maggiorenne che ha potuto scegliere), ma il padre dà battaglia, fino a quando il giudice decide che il ragazzino deve passare i fine settimana con il padre.
Ogni volta che Julien va dal padre entra in ansia, l’uomo è violento, irascibile, frustrato, anche nei confronti dell’ex moglie su cui vorrebbe, e spesso ci riesce, avere ancora il controllo fisico ed emotivo.

 

Film pluripremiato, non mostra scene particolarmente violente, ma mette in evidenza le violenze psicologiche che possono essere devastanti come quelle fisiche.
La storia è centrata su un uomo che non accetta di essere lasciato, una condizione spesso reale, purtroppo molto comune. La trama può sembrare scontata, ma il film è ottimo.


Ho apprezzato molto questo film, non fa giri inutili, nella sua durezza fa riflettere su chi subisce la violenza ma senza dimenticare chi la usa. Durante la scena dell’udienza mi sono posta il dubbio su chi avesse ragione, lei o lui?, ma andando avanti il regista sa ben definire la situazione, in un crescendo emotivo ad alta tensione. Ho visto e conosciuto bambini costretti a subire l’affido non voluto , e ovviamente con ragione, motivato dalla legge; ho sofferto nel vedere la sofferenza di Julien se l’avvicino soprattutto ad una bambino che mi è stato molto caro e che, ormai adulto, lo è ancora. A volte il silenzio, l’omertà sono la vera arma di dolore che viene inflitta a questi bambini.
Complimenti a Xavier Legrand, che sicuramente racconta una storia che a qualcuno farà storcere il naso (direi coraggioso), ma ha saputo dipanarla dalla parte del ragazzo, del suo dolore, della sua ansia, almeno io questo ho percepito; bravissimi Denis Ménochet e Léa Drucker nell’interpretare i genitori, meraviglioso Thomas Gioria nella parte di Julien.
Il film fa riflettere sulla quotidianità che purtroppo viviamo sempre più spesso, persone (uomini o donne che siano, anche se le statistiche parlano di maggioranza uomo) che fuori dalla famiglia sono irreprensibili, in famiglia demoni (e i giudici a volte non credono), basta un niente per dar fuoco a una miccia, e arriva la paura, il ricatto, la violenza.
Purtroppo la maggior parte delle violenze è perpetrata da uomini, le madri tendono a subire, fino a che possono, per difendere i figli.
E si avvicina la Giornata contro la violenza sulle donne
Le statistiche dicono che ogni 60 ore una donna viene uccisa, l’81% delle violenze è in ambito domestico, nel 46% l’assassino è il partner o l’ex, il 35% dei delitti avvengono nella casa della vittima, il 15,8% in strada.

 

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Green Book *

di Peter Farrelly,
America anni ’60.
Ad un buttafuori italoamericano di origini siciliane, Tony Lip, viene proposto di fare da autista a Don Shirley, pianista afroamericano, che deve partire per un tour di concerti insieme al suo trio. Dovranno attraversare gli Stati del profondo Sud dell’America.
Tony, cresciuto nella culla del razzismo, abituare a scazzottare se ce n’è bisogno, dal linguaggio e i modi volgari, inizialmente tentenna, ma spinto dal bisogno accetta.
Don Shirley è colto, raffinato, talentuoso e non sopporta le volgarità.

L’ho rivisto con mia figlia, ci tenevo che lo vedesse.
Dico subito che sono spudoratamente di parte, per due motivi, amo Viggo Mortensen e adoro questa storia.
Non mi dilungo nel commentare, dico solo che è un film da vedere assolutamente. Film pluripremiato che racconta anche con leggerezza e ilarità l’America retrograda, omofoba e razziale di quel periodo, ma che strizza l’occhio ai nostri tempi, dove razzismo e conflitti sociali sono purtroppo ancora attuali.
Film straordinario con due attori bravissimi, Viggo Mortensen e Mahershala Ali, che creano una coppia riuscitissima.
Il film è tratto da una storia vera**

 

* GREEN BOOK È IL NOME DI una guida turistica, con scadenza annuale, che negli USA degli anni ’60 indicava negli stati segregazionisti del Sud i luoghi pubblici, alloggi, attività commerciali, alberghi, ristoranti, stazioni di servizio dove gli afroamericani potevano accedere lungo le strade.

** La vicenda avviene nel 1962. Il viaggio durò circa un anno e mezzo (nel film è stato notevolmente ridotto).
Frank Anthony Vallelonga (padre di uno degli sceneggiatori, Nick Vallelonga) ha sempre dichiarato che l’amicizia con Shirley è stata sincera ed è durata fino alla morte di entrambi, avvenuta nel 2013.
Alcuni parenti del pianista protestarono per la pellicola affermando che tra i due non ci fosse stato mai un legame amichevole, solo di lavoro; questa affermazione è stata però smentita dal ritrovamento di alcune registrazioni dello stesso Shirley che parla dell’amicizia con Vallelonga e dalle lettere che il pianista aiutò a scrivere a Frank indirizzate alla moglie (nel film è riportato), quelle lettere servirono ai sceneggiatori per ricostruire gli eventi.

I veri protagonisti della storia

 

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